VIA CRUCIS meditata (3)

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(Meditazione scritta da Sant’Orsola Ledòchowska.)

 

Atto di contrizione

 Mio Dio e Signore! Ti offro questa via crucis in onore di Gesù crocifisso, per ottenere un amore sempre più ardente verso nostro Signore crocifisso, la contrizione perfetta e il riposo eterno per le anime dei defunti.

Mi pento con tutto il cuore di averti offeso, mio Signore e Padre, di aver ferito con i miei peccati il Sacro Cuore di Gesù Agonizzante. Mi pento perché ti amo, o Gesù crocifisso, e propongo fermamente di morire piuttosto che offenderti volontariamente.

Madre di Dio, prega per me e ottienimi la grazia, che questa via crucis sia per me una sorgente di grazia, d’amore e di contrizione.

 

Stazione Prima :Gesù è condannato a morte 

Il mite Agnello è là, davanti al tribunale del giudice ingiusto. Accetta senza ribellarsi la condanna a una morte crudele. Sottomette la sua volontà alla volontà del suo Padre Divino, volontà che riconosce anche nell’iniqua sentenza del misero giudice. Lo fa per amor mio, per allontanare da me la condanna meritata ed ottenermi la misericordia divina.

O Gesù, ti debbo tanta gratitudine e per amor tuo dovrei accettare, come penitenza meritata e senza rammarico ogni croce, ogni dolore. Tu hai accettato il castigo da me meritato ed io non vorrei per amor tuo accettare la giusta penitenza dei miei peccati?

 

Stazione Seconda: Gesù si carica la croce sulle spalle

Gesù prende sulle sue spalle la pesante croce e inizia la dura via dolorosa. Carico della croce cammina con coraggio, con amore, perché mi vuole bene, e il pensiero della mia povera anima a cui la croce stessa aprirà il paradiso d’amore, gli dà forza e santa gioia in mezzo alle terribili sofferenze.

O Gesù, perché sono così meschina, così incostante, suscettibile nelle mie piccole croci? Perché non ti amo come dovrei, o Gesù, per me carico della croce, perché non comprendo, come dovrei, l’immensità del tuo amore per me? Gesù mio, insegnami ad amare te e per te amare con coraggio le piccole croci che tu mi mandi. Sono infatti unite alla tua croce, sono per me sorgente d’amore e di merito.

 

Stazione Terza: Gesù cade la prima volta

 Vedo Gesù sfinito per le perdite di sangue, curvo sotto il peso della croce e infine caduto a terra. La croce lo schiaccia, vuole sollevarsi, ma gli mancano le forze. I soldati lo fanno alzare con colpi e strattoni. La croce è così pesante perché gravano su di essa i peccati di tutta la mia vita, e Gesù li prende su di sé per amor mio, per far penitenza per me, per darmi la felicità eterna.

O Gesù, perché non so comprendere l’immensità del tuo amore verso di me misera, peccatrice, perché non abomino tanto il peccato, da essere pronta piuttosto a morire che a offenderti? Gesù mio, che per me porti la croce, i miei peccati non gravino mai più su di essa, che l’amore tenerissimo mi renda d’ora in poi impeccabile. So che la mia vita è colma di imperfezioni, o Gesù, che per me cadi sotto il peso della croce ma che mai più vi si trovino peccati.

 

Stazione Quarta: Gesù incontra sua Madre

 Quanto immenso è per il cuore di Maria Santissima il dolore quando incontra nella via del Calvario il suo Figlio Divino, curvo sotto il peso della croce, coronato di spine, il volto sanguinante. Immagine del dolore e della sofferenza.  Il Cuore di Maria è trafitto da una spada di dolore, ma non indietreggia. Preferisce essere accanto a Gesù  sul cammino della croce, che senza Gesù, nel silenzio della sua cameretta. Comprendo io, anima religiosa, di essere entrata in convento per essere la fedele compagna di Gesù carico della croce, di non dover nemmeno desiderare di allontanarmi da questa via dolorosa?

O Maria, Madre mia, tienimi per mano accanto a te sulla via della croce affinché io, a causa della mia debolezza, della mia delicatezza non abbia voglia di rimanere indietro ma rimanga con te, insieme a te segua sempre Gesù che porta la croce, portando con gioia le mie piccole croci, quelle piccole schegge della croce di Cristo che lui mi concede perché mi ama.

 

Stazione Quinta: Il Cireneo aiuta Gesù a portare la croce

Il Cireneo viene costretto ad aiutare Gesù a portare la croce. Ciò che all’inizio gli era sembrato insopportabile, si trasforma in felicità, poiché portando la croce impara ad amare.

Non lamentiamoci mai della croce, perché essa ci avvicina a Gesù ed è per noi una sorgente di meriti. E ricordiamoci inoltre che, benché non ci sia possibile fare, come una volta fece Simone, aiutare Gesù a portare la croce, egli accetta come resi a lui i servizi resi al prossimo. Quanto è dolce questo pensiero!

O buon Gesù, servendo gli altri voglio portare la croce con te. Non voglio mai, per mancanza di spirito di sacrificio, rifiutare a qualcuno un qualsiasi servizio, sarebbe come dire a te, Gesù: non voglio aiutarti a portare  il peso della croce! No, no, mio dolce Gesù! Voglio essere il tuo Cireneo, per amor tuo voglio essere perseverante nell’aiutare gli altri a portare le loro croci, in quanto mi sarà possibile.

 

Stazione Sesta: La Veronica asciuga il volto di Gesù

 Veronica aveva bisogno di coraggio per superare la schiera dei soldati spietati, per raggiungere Gesù e offrirgli il lino per asciugare il suo volto coperto di polvere, di sudore e di sangue. L’amore per Cristo le fa superare ogni ostacolo. Vuole offrire a Gesù un po’ di sollievo, consolarlo, perciò non pensa a se stessa, non si domanda se va incontro al pericolo, se non si assume un compito troppo arduo. L’amore non indietreggia di fronte ad alcuna cosa quando si tratta di portare aiuto all’Amato. Forte come la morte, l’amore osa tutto per Gesù.

O Gesù, quanto miserabile è il mio amore di fronte a quello della Veronica!  Pensa soltanto a una cosa: consolare te con il suo amore. A me sta a cuore prima di tutto Gesù? Sono disposta per lui ad ogni lavoro, ad ogni fatica, ad ogni sacrificio, ad ogni scomodità, anche al martirio? O Gesù, sono ancora così occupata di me, spesso mi preoccupo molto più del mio benessere che di come lavoro per te, come mi sacrifico per te, come ti consolo, Gesù. Gesù mio, quanto sono misera! Gesù, insegnami ad amarti così da dimenticare me stessa.

 

Stazione Settima: Gesù cade la seconda volta

Gesù cade la seconda volta sotto il peso della croce. Il mio Gesù è sempre più debole, la caduta è sempre più dolorosa, ma non cessa il suo amore per me. Si rialza nuovamente con uno sforzo sovrumano, per continuare il cammino verso il Golgota.

O Gesù, fammi imparare da te la perseveranza e l’amore, affinché continui sempre con coraggio il mio cammino, senza scoraggiarmi e senza abbattermi;  avanti nel lavoro su me stessa, nonostante le momentanee cadute, avanti nell’adempimento dei miei doveri, nonostante la stanchezza, la spossatezza; avanti, avanti, nella sofferenza – nonostante l’avvilimento. Avanti con perseveranza! Nulla mi possa impedire di lavorare intensamente per conquistare la santità, per tendere a Dio!

O Gesù, dammi una perseveranza sempre maggiore! Con sempre maggior coraggio, sempre più in alto verso Dio.

 

Stazione Ottava: Gesù consola le donne di Gerusalemme

Le pie donne seguono Maria, la Madre di Gesù, sulla via dolorosa, e la vista delle sue sofferenze fa sgorgare le lacrime dai loro occhi. Gesù le ammonisce: “Non piangete sopra di me ma sopra i vostri figli”.

O Gesù, ti seguirò insieme a loro, piangerò con loro, ma non soltanto sopra i tuoi dolori, no! Voglio piangere innanzitutto sopra i miei peccati causa delle tue sofferenze!

Oh! se amassi veramente Gesù che soffre, che porta la croce, se provassi un’autentica compassione per le sue sofferenze, mi sforzerei prima di tutto di destare una profonda contrizione dei miei peccati, quella contrizione che sgorga dall’amore, una contrizione simile a quella della Maddalena ai piedi di Gesù. La posso raggiungere soltanto seguendo Gesù sulla via dolorosa. Per mezzo di un lavoro faticoso acquisterò questo tesoro che renderà la mia anima gradita a Gesù, capace di una vera compassione per le sofferenze di Cristo – una contrizione perfetta che consiste principalmente in un fermo proposito di non ferire mai più Gesù con alcun peccato, mai più! 

 

Stazione Nona: Gesù cade la terza volta

Vedo Gesù steso per terra nella polvere. I carnefici lo prendono a calci. E’ ormai privo di forze, ma deve rialzarsi, deve continuare il cammino.

Gesù mio, a questa tua caduta, la più dolorosa di tutte ti hanno portato il mio orgoglio, la mia ambizione, la mia presunzione. O Gesù mio, più io voglio essere “qualche cosa”, essere importante, innalzarmi sopra le altre e più tu ti abbassi sotto i piedi anche dei tuoi crudeli carnefici. O Gesù mio, se ti amo devo, necessariamente devo odiare il mio orgoglio, devo desiderare di vincere la mia natura superba, devo lottare contro la mia ambizione e presunzione, devo desiderare per il futuro di essere piccola, molto piccola come il piccolo verme che striscia per terra e che il piede del bambino calpesta senza timore.

Gesù mio, concedimi la vera umiltà, che non si offende, che non parla di sé, che è mite, per imitare la tua mitezza, la tua umiltà!

 

Stazione Decima: Gesù spogliato delle sue vesti e abbeverato di fiele

Che orribile spettacolo! Dal corpo ferito di Gesù i carnefici strappano le vesti appiccicate alle ferite. Insieme alla veste strappano via anche brandelli di carne, si riaprono le piaghe di Gesù. Dolore orribile! Gesù trema di dolore, un silenzioso gemito esce dalla sua bocca. 

Gesù, buon Gesù,  perché prendi su di te tanto martirio? Per amore della mia povera anima mi vuoi insegnare che dovrei sempre più distaccarmi dalla terra per essere tutta di Dio. Ma questo distacco dalla terra, dalle creature, è doloroso per la povera natura umana. Non dovrei avere paura né desiderare consolazione in questo sforzo di spogliarmi di tutto ciò che è terreno. Invece della compassione, a Gesù fu offerto l’aceto. Rinunciando al mio “io” dovrei coraggiosamente accettare il dolore, se questo mi avvicina, mi unisce a  Dio.

O Gesù, voglio rinunciare ad ogni cosa, prendi da me ciò che vuoi, basta che io sia tutta tua e tu tutto mio. Via la debolezza che rimpiange la perdita delle creature! Meno numerosi sono i legami che mi incatenano alla terra, con maggior fiducia posso chiedere: Signore, dammi le ali di una colomba, e potrò volare e aver riposo in te, nel tuo Cuore, o mio Dio.

 

Stazione Undicesima: Gesù inchiodato sulla croce

Fissiamo lo sguardo su questa terribile scena. Il povero Gesù viene gettato sulla croce. Gli ordinano di stendere le mani e i piedi per crocifiggerlo. Egli, come a Nazaret aveva obbedito a Giuseppe e a Maria, ora obbedisce ai carnefici e si lascia perforare mani e piedi con terribili chiodi. Sì, davvero, Gesù fu obbediente, obbediente fino alla morte di croce, e ciò per amor mio. Devo sempre ricordarlo - fu obbediente  per insegnarmi l’obbedienza.

Con i miei voti mi sono inchiodata volontariamente alla tua croce, o Gesù, ma rimango io su  quella croce? Non mi stacco forse dalla croce con la mancanza di obbedienza, per praticare i sentieri della mia propria volontà, allontanandomi dalla via sicura che è l’obbedienza alla volontà di Dio? 

O Gesù, Gesù, obbediente fino alla morte di croce, insegnami la vera, completa obbedienza e fammi comprendere che la via più sicura è quella di compiere la volontà altrui piuttosto che la propria.

 

Stazione Dodicesima: Gesù muore sulla croce

Gesù sulla croce! Fisso con lo sguardo quest’Uomo dei Dolori. Ferito da capo a piedi è l’immagine di un dolore indicibile!

Gesù, per chi hai permesso che ti riducessero in questo stato? Per chi l’hai fatto? Per me, Signore, per amor mio. Voglio passare tutta la mia vita ai tuoi piedi amandoti, fino a morire d’amore. Voglio inchiodarmi tutta alla croce. Non voglio la terra, essa nulla mi può dare, perché tutto ciò che è terreno è vano e fugace. Il cielo è ancora chiuso per me, dunque tu, croce santa, sii per me luogo del riposo. Voglio inchiodare tutta la mia persona: il mio cuore, la mia volontà e tutto il mio essere, alla croce sulla quale spirò il mio Gesù. Là dove è il mio Gesù, là voglio essere anch’io, tutta per Gesù solo.

O Gesù crocifisso, tu sei il mio tutto sulla terra: la vita della mia vita, la mia speranza, la mia gioia, l’unica mia felicità! Stare con te è bene sempre e ovunque, anche in mezzo alla sofferenza! Resta, resta con me e concedimi di passare tutta la mia vita ai piedi della tua croce, Gesù mio diletto!

 

Stazione Tredicesima: Gesù deposto dalla croce

 Il corpo senza vita di Gesù riposa sul grembo di Maria e la Madre Addolorata ha lo sguardo fisso sulle orribili piaghe che coprono il suo corpo e la cui vista trafigge come con una spada tagliente il Cuore Immacolato della Santissima Madre di Gesù…

Ai tuoi piedi, o Madre Addolorata, mi si spezza il cuore a causa della mia mancanza di compassione per le sofferenze di Gesù,  per la mia mancanza di compassione verso il prossimo che soffre, con la quale dovrei dimostrare la mia compassione per Gesù. Chi troppo ama se stesso non sa trarre dal proprio cuore una vera compassione per le sofferenze di Gesù e per quelle altrui.

Madre Addolorata, impetrami un cuore ardente d’amore per Dio, un cuore di madre per il prossimo e un cuore di pietra per me stessa.

 

Stazione Quattordicesima: Gesù deposto nel sepolcro

 Dopo questi orrendi tormenti il corpo di Gesù, torturato, senza vita, riposa nel sepolcro.

Gesù è morto per me! O Gesù, anch’io dovrei morire e voglio morire per te, affinché tu, o Signore, viva in me. Sono entrata in convento per far morire il mio misero “io”, per far morire il mio amor proprio, il mio orgoglio e la mia ambizione, la mia mollezza, la mia pigrizia, per morire sempre e ovunque, per poter dire in tutta la verità: non vivo più io, ma Gesù vive in me. Ti chiedo questa grazia, o Gesù, deposto per me nel sepolcro.

 

Conclusione

O Gesù crocifisso, ti amiamo sopra ogni cosa!

Accetta questa Via crucis fatta per amor tuo.

Fa’ che ti amiamo sempre più.

Vogliamo vivere per te, per te morire, essere proprietà tua per tutta l’eternità, o Gesù crocifisso!