VIA CRUCIS
DELL’ANIMA RIPARATRICE
La
meditazione sopra i misteri della Passione di Gesù è un mezzo necessario per
confortare e fortificare lo spirito, è la via regia e più sicura per farsi
santi, è la scuola divina ove s'impara l'altissima scienza per divenire umili,
amanti del patire, ad essere dolci, mansueti, pieghevoli ed obbedienti, ad
essere persone di orazione. Poiché
l'opera divina della redenzione delle anime è avvenuta attraverso la croce, le
anime riparatrici rappresentano la continuità del cammino del Calvario
attraverso i secoli, grazie ai patimenti generosamente offerti al Signore in
unione a quelli del Redentore. Compiendo in se stesse « ciò che manca alla
Passione di Cristo», ottengono la salvezza dei poveri peccatori, loro fratelli. Si abbandonano senza riserva, affinché Egli disponga di loro secondo il Suo beneplacito. Esse non
desiderano che il compimento della Sua Santa Volontà, perciò accettano
volentieri ed anticipatamente in spirito di riparazione tutte le pene e le
sofferenze, sia dell'anima sia del corpo, cioè tutte
quelle che Egli crederà opportuno di mandar loro, per cooperare con la loro
immolazione alla maggior dilatazione del Regno del S. Cuore di Gesù, ottenere
l'esaltazione della Chiesa e la santificazione del Clero e dei fedeli.
ORAZIONE INTRODUTTIVA
Onnipotente
ed eterno Dio, che per dare al genere umano un esempio di umiltà
da imitare, hai voluto che il nostro Salvatore s'incarnasse e subisse la morte
di croce, concedici di accogliere gli esempi della sua pazienza e di meritare
di essere partecipi della sua risurrezione. Per Cristo Nostro Signore. Amen.
I STAZIONE
« ...Andò, secondo il solito, al Monte degli Ulivi, seguito
dai discepoli. E giunto disse loro: "Pregate per
non entrare in tentazione". Poi si staccò da loro quanto un tiro di pietra
e inginocchiatosi pregava: Padre se vuoi, allontana da me questo calice, però
non sia fatta la mia volontà ma la tua". In preda all'angoscia più intensamente
pregava ed il suo sudore diventò come goccie di
sangue che scorreva in terra ». (Luca 22, 39-44).
Inizia,
nel Getsemani, l'ultimo atto dell'opera redentiva di Gesù. Qui, allontanandosi alquanto dai suoi
discepoli, si prostra in preghiera, come un uomo qualsiasi, bisognoso
dell'aiuto divino, mostrandosi persino debole sotto il peso immane
dell'amarezza che l'opprime, per cui chiede al Padre
che allontani da Lui l'amaro calice. Ma sa che deve e
vuole berlo sino in fondo per la redenzione dell'umanità e si abbandona
totalmente alla volontà del Padre. E' la volontà di Dio che prevale, alla fine,
nella volontà umana del Cristo. E' la volontà di Dio che sempre deve prevalere
sulla nostra in un continuo olocausto di tutti i nostri desideri. Ciò che
vogliamo sia sempre quello che Dio stesso vuole. E' così che ci renderemo
simili al nostro Redentore. La volontà di Dio si adempie meglio nelle aridità,
desolazioni, abbandoni ed altri travagli piuttosto che nelle consolazioni.
Accettiamo con fede viva e con serenità soprattutto le sofferenze, perché è
soffrendo che Gesù ci ha redenti.
II
STAZIONE
DAL
VANGELO
« ...Mentre ancora parlava, ecco
venire Giuda, uno dei dodici, accompagnato da numerosa folla con spade e
bastoni... Il traditore aveva dato loro un segnale. Colui che
bacerò, è Lui, arrestatelo. E subito avvicinatosi a
Gesù disse: "Salve Maestro" e lo baciò. Gesù gli disse: "Per
questo sei qui?". Allora si fecero avanti, gli misero le mani addosso e lo
arrestarono"... (Mat. 26, 47-50).
I
discepoli di Gesù non sono stati capaci di vegliare neppure un'ora con Lui e
Gesù ha sofferto in solitudine, la prima tappa della Via Crucis. Ora, uno dei suoi discepoli, Giuda, lo tradisce con un bacio, col
segno di cui ci serviamo per esprimere: l'amore. Col segno dell'amore
Giuda tradisce Colui che per amore si è incarnato,
Colui che è l'amore. Ma Gesù vuole immolarsi:
potrebbe, essendo Dio, fermare per l'eternità le mani sacrileghe dei suoi
nemici, ma non fa nulla, perché è Lui stesso che ha scelto di soffrire e di
morire, per redimere l'umanità, per liberarla dalla prigionia del peccato.
Questo è il sacrificio che redime e che santifica: il sacrificio desiderato,
accettato con slancio di amore, accogliendo
generosamente ciò che costa, vedendo in esso solo ciò che riesce di gloria a
Dio. Essere crocifissi con Cristo è il mezzo più efficace
per giungere alla perfezione del puro amore.
III
STAZIONE
DAL
VANGELO
« ...Poi Gesù disse a coloro che erano
contro di lui, gran Sacerdoti, capi delle guardie del tempio, e gli anziani:
"Come, contro un brigante siete usciti con spade e bastoni, ogni giorno
ero con voi nel Tempio, e non avete steso le mani su di me. Ma questa è l'ora
vostra, è il potere delle tenebre". Lo arrestarono e lo portarono via
"... (Luca 22, 52-54).
I
Sacerdoti dell'Antica Legge, i capi delle guardie del Tempio di
Dio vero, gli anziani, sono costoro che vogliono la morte di Gesù. E l'hanno fatto catturare alla stregua di un brigante
pericoloso, mentre le armi che Cristo ha usato e continua ad usare, nella sua
lotta contro il male, sono state e sono quelle della verità, della
misericordia, dell'amore. Ma Egli è l'amore stesso che
tutto dà senza nulla chiedere, e non cede pertanto all'avvilimento e con
serenità e fortezza affronta la tempesta che satana ha scatenato contro di Lui.
L'anima amante si nutre del cibo soprannaturale di eterna
vita che è la volontà di Dio, più nel patire che nel godere; patisce con
pacifico silenzio di fede e amore, prendendo le cose avverse con la stessa pace
con la quale riceve le prospere. La forza e la pace dell'anima non consistono
nel non avere tentazioni, né ripugnanze, ma nel superarle e nel vincerle.
IV
STAZIONE
Gesù
viene tradotto in giudizio davanti a Caifa e perdona Pietro che afferma di non conoscerlo
DAL
VANGELO
« ...Quelli che lo avevano arrestato condussero Gesù a Caifa, il Sommo Sacerdote, presso il quale erano radunati
gli scribi e gli anziani. Pietro lo seguiva da lontano, fino al cortile del
Sommo Sacerdote, poi vi entrò e sedette con le guardie per vedere come andava a
finire. Ora i grandi sacerdoti, e l'intero Sinedrio cercavano una falsa
testimonianza contro Gesù per condannarlo a morte "... (Matt. 26, 57-59).
Gesù,
il giudice divino, l'unico che pub giudicare senza commettere errori di
giustizia, si umilia fino a sottoporsi al giudizio di un uomo, di Caifa. Questi, insieme con tutti i grandi sacerdoti ed il
Sinedrio, sa che Gesù è innocente e cerca testimonianze false per condannarlo.
C'è chi lo conosce bene; c'è Pietro, ci sono gli altri discepoli, ma tutti si
tengono lontani dalla dimora del Sommo Sacerdote. Solo Pietro, che aveva
giurato che mai lo avrebbe tradito, ha seguito Gesù, anche se con prudenza,
fino al cortile. Ma qui, riconosciuto quale seguace
del Messia, dice di non conoscerlo neppure. Gesù è veramente solo nella Sua
Passione, ma niente io distoglie dall'offrirsi in
olocausto per noi, perché sa che soltanto il sacrificio vissuto in solitudine e
senza conforto è un sacrificio veramente fecondo. Stare con gioia sulla Croce,
perché quando la Croce è specialmente più afflittiva
e penetrante, quando il patire è privo di conforto, quando le creature ci sono
più contrarie, allora ci avviciniamo di più all'unione
col Signore.
V
STAZIONE
DAL
VANGELO
«...Venuta la mattina tutti i
grandi sacerdoti e gli anziani del popolo tennero consiglio contro Gesù per
farlo morire, e legatolo lo condussero e lo consegnarono al governatore Pilato»... (Matt. 27, 1-2).
Gesù viene condotto e consegnato al governatore Ponzio Pilato. Il Figlio del Dio vero, consegnato nelle mani di un
testimone degli «dei falsi e bugiardi», accusato di essersi ribellato al potere
di Roma, Egli che aveva detto, invece, che il « Suo regno non è di questo mondo
». E' davvero l'ora delle tenebre, l'ora in cui il
nulla ha preso il sopravvento sul tutto: il male sul bene, il falso sul vero.
E' veramente necessario avere un cuore generosamente disposto al sacrificio
estremo, quale solo Gesù può avere, per sopportare un tale capovolgimento di
valori. In mezzo a tutti i dolori più atroci, in mezzo agli obbrobri,
bestemmie, ingiurie, schiaffi, flagelli, spine, croce e morte, Gesù taceva. Quanto ci fa pensare il suo
silenzio, sotto il tempestare delle ingiuste accuse, e di fronte all'infamante
sentenza. A sua imitazione dobbiamo operare, patire, tacere, senza
giustificarci, senza lamentarci, senza risentirci: essere generosi nel
sacrificio, cercare ciò che più costa, ma è necessario avere un cuore come il
suo. Questa la grazia che continuamente Gli chiederemo.
DAL
VANGELO
« ...Per la terza volta Pilato
disse loro: "Ma che male ha fatto costui? Non ho trovato in Lui nulla che sia degno di morte, lo castigherò e lo rilascerò". Ma
quelli insistevano nel chiedere con alte grida che fosse
crocifisso... Allora Pilato, volendo accontentare la
folla rilasciò loro Barabba e, dopo aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò
perché fosse crocifisso »... (Luc. 23, 22-23) (Mar.
15, 15).
Pilato non
riconosce alcuna colpa in Cristo e vorrebbe perciò liberarLo.
Ma la folla, istigata dai grandi sacerdoti e dai loro alleati, insiste nel
chiedere che sia crocifisso. Pilato,
dopo qualche debole tentativo per distogliere questa dall'infame richiesta, Lo
fa flagellare e Lo consegna perché sia crocifisso.
Gesù tutto accetta in silenzio, senza difendersi, senza opporre resistenza; con
serenità accetta anche l'infamante condanna alla morte per crocifissione,
propria degli schiavi e dei banditi. L'anima amante si riconosce se è fedele
nel patire volentieri, con pace e con rassegnazione, staccandosi dal suo proprio godere, dal suo proprio sentire, dal suo proprio
intendere, mettendo tutto il suo contento nella Croce di Gesù, per morire a
tutto quello che non è Dio, sulla Croce del Salvatore. Quanto
è grande l'amore di Gesù per noi. Solo chi ama immensamente può
sacrificarsi con gioia. Chiediamo perciò la grazia di un amore immenso per
poterci sacrificare anche noi con gioia, tutto accettando r amore di Gesù, con
Lui soffrendo, con Lui vivendola nostra Via Crucis, per la nostra e l'altrui
santificazione.
VII
STAZIONE
DAL
VANGELO
« ...Allora i soldati lo condussero dentro il cortile, cioè nel Pretorio e convocarono la coorte. Lo rivestirono di
porpora e dopo aver intrecciato una corona di spine gliela misero sul capo.
Cominciarono poi a salutarlo: "Salve re dei giudei", e gli
percuotevano il capo con una canna, gli sputavano addosso e piegando le
ginocchia si prostravano a lui » (Mar. 15, 16-20).
Cristo,
il re del creato, si fa re da burla, si lascia porre in capo una corona di
spine, per punire in sé i nostri pensieri peccaminosi, si lascia percuotere il
capo con una canna per punire in sé il nostro orgoglio, permette che gli
sputino addosso e si inginocchino
dinanzi a Lui burlandoLo, per insegnarci in quanto poco conto dobbiamo avere la
nostra stima nei rapporti con i nostri simili. Egli è il re
dei re, si fa oggetto dello scherno di sconosciuti soldati. Il suo
olocausto si fa sempre più totale, senza mai un attimo di ripensamento, perché
noi impariamo la costanza nel sacrificio anche se
questo richiede l'annullamento totale di noi stessi. « In questo annullarci »,
imitando il Cristo, troveremo la strada che ci conduce a Dio. Diamo a Gesù un
amore che condivide tutto, un amore che non rifiuta
nulla, con umiltà profonda, con fiducia illimitata, abbandonandoci senza
riserva all’azione della grazia. Lasciamo che essa operi in noi come vuole, che
ci faccia moggetto di tribolazioni, di scherno,
fiduciosi nell’azione redentrice di essa.
VIII
STAZIONE
Gesù
è condannato alla crocifissione, prende le sua croce e
si avvia al Calvario
DAL
VANGELO
“…Disse
loro Pilato: “Metterò in croce il vostro re?”.
Risposero i Sommi Sacerdoti: “Non abbiamo altro re all’infuori di Cesare”. Alloera lo consegnò loro perché fosse crocifisso.
Essi allora presero Gesù, ed Egli portando la croce si avviò verso il luogo del
cranio, detto in ebraico “Golgota” (Giov. 19, 17-18)
Su
tutto e su tutti primeggia Gesù e la sua ferma volontà d’immolarsi sulla croce
e si avvia sotto il peso della croce verso il Golgota,
senza che altri ve lo spinga. Come non apprezzare e non ritenere una grazia la
croce che Dio sceglie per ognuno di noi, se essa può unirci intimamente al
Cristo e rendere veramente vivo e vivificatore il nostro amore per Lui e per i
nostri simili? Le infermità, i patimenti, i travagli di ogni
sorta, accettati volontariamente, con totale rassegnazione al beneplacito di
Dio, sono la mercede che Lui dà quaggiù ai suoi servi per renderli simili al
Divin Figlio Crocifisso. In questi travagli starci come sulla Croce. Gesù pregò
tre ore sulla Croce e fu un'orazione veramente crocifissa,
senza conforto né da dentro né da fuori. Che grande
in-segnamento! Riceviamo tutto il nostro patire tanto di corpo che di spirito
come dalla mano amorosissima di Dio con pazienza e
rassegnazione, stando sulla Croce del nostro patire con abbandono totale al
beneplacito divino.
IX
STAZIONE
DAL
VANGELO
« ...Mentre uscivano incontrarono un uomo di Cirene e lo
costrinsero a prendere sulla spalle la Croce di Lui »
(Matt. 27, 32).
Uno
straniero, originario di Cirene, viene costretto ad
aiutare Cristo, ormai stremato dalle sofferenze e dalla fatica, per portare la
croce verso il luogo designato per la crocifissione. Anche
se costretto, il Cireneo è l'unico ad aiutarlo. Si realizza così la parabola
del buon samaritano. Aiutiamo anche noi Gesù a portare la croce. Aiutiamolo nei
nostri fratelli, perché in ognuno di essi che soffre o
comunque soffra, moralmente o fisicamente, è Gesù che soffre. Lasciamoci «
martirizzare » dal santo amore con povertà e nudità di
spirito, con angustie ed abbandoni. Perciò bisogna
custodirle con fedeltà, tenendosele care come preziosi tesori. Che grande tesoro racchiude il nudo patire senza conforto né dal
cielo né dalla terra. Offrirsi spesso vittima di olocausto
sull'Altare della Croce, ivi finir di morire di quella morte mistica in Cristo
che porta con sé la nuova vita d'amore.
X
STAZIONE
Gesù
esorta le donne di Gerusalemme a piangere piuttosto i peccati onde evitare l'ira di Dio
DAL
VANGELO
« ... Ma Gesù, voltandosi verso le donne disse:
"Figlie di Gerusalemme, non piangete su di me ma
piangete su di voi stesse e sui vostri figli. Ecco verranno giorni nei quali si
dirà beate le sterili e i grembi che non hanno generato e le mammelle che non
hanno allattato. Allora cominceranno a dire ai monti cadete
su di noi, ed ai colli: copriteci. Perché
se trattano così il legno verde, che cosa avverrà del legno secco? » (Luc. 23, 28-30).
RIFLESSIONE
Molte
donne, piangono, mostrano compassione per Gesù ma Egli
le invita a piangere per il male che ottenebra le menti degli uomini, fino a
spingerli ad odiarsi
e ad ammazzarsi fra
di loro. Contro di Lui è stata commessa certo un'ingiustizia, la più grave che la storia possa e potrà ricordare, ma Egli l'ha
sopportata in pace. Se anche contro di noi vengono
commesse delle ingiustizie, sopportiamole con forza, non disperiamoci per esse.
Il Signore ci ha tanto amati, amiamo anche noi Lui ed
i nostri fratelli, amando e guardando il prossimo nel Costato di Gesù, per
poter amare di amore puro e santo. Tutta la vita di un vero servo di Dio deve
essere di « stare in Croce con Cristo » con riposo e gioia di spirito e ciò si fa con totale alienazione dai contenti esterni delle
creature. L'anima nostra martellata dalle preziose croci non solamente deve
tacere, ma riposare in Dio, patendo ed amando.
XI
STAZIONE
DAL
VANGELO
«...Venivano condotti, insieme con
lui, due malfattori per essere giustiziati. Quando
giunsero al luogo detto il Cranio, là crocifissero lui e i due malfattori, uno
a: destra e uno a sinistra »... (Luc. 23, 32-33).
RIFLESSIONE
Cristo
è ormai crocifisso, i suoi nemici hanno vinto, il loro
potere, che essi ritenevano minacciato dalla sua predicazione, non ha più niente
da temere. Almeno è così che essi credono. Ma così non
è! Cristo è il vincitore, la Croce è il trono che Egli cercava, la
Crocifissione è l'apoteosi della sua opera, questo è il posto giusto da Lui
stesso voluto lasciare. L'uomo ha ritrovato la sua giusta dimensione, quella di
vivere su questa terra, proteso verso il cielo. Ma tutto ciò è possibile solo
se l'uomo amerà la sua Croce, cioè i suoi sacrifici,
anche i più piccoli che la vita di ogni giorno gli offrirà. Il vero amore si
esercita sulla Croce; ed il vero modo di arricchirsi di grazie in mezzo alle
pene interne ed esterne è di cibarsi della divina volontà, rassegnandosi in
tutto al volere di Dio vivendo abbandonati con grande indifferenza, con pura
fede e amore nella sua volontà. Imitare Gesù paziente, questo è il grande colpo del puro amore.
XII
STAZIONE
DAL
VANGELO
« ... Il popolo stava a guardare,
i capi invece lo schernivano, anche i soldati lo schernivano... Anche uno dei
malfattori appesi alla croce lo insultava: "Non sei tu il Cristo? Salva te stesso ed anche noi!" ma l'altro lo rimproverava:
"Noi riceviamo il giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto
nulla di male", e aggiunge: "Gesù, ricordati di me quando entrerai
nel tuo regno". Gli rispose Gesù: "Oggi sarai con me in
Paradiso"» (Luca, 23, 37-42).
RIFLESSIONE
La
crudeltà dei nemici di Cristo non ha limiti: uno solo, un malfattore crocifisso accanto a Gesù, non lo schernisce, riconoscendo
in Lui un innocente, anzi, anche se implicitamente, Lo confessa «Rei dei Cieli»
e gli chiede di ricordarsi di Lui quando sarà in
Paradiso, e riceve la promessa della salvezza eterna. Noi che abbiamo scelto di
essere uniti a Cristo col sacrificio e con l'oblazione, chiediamo la grazia di
esserlo sempre di più, procurando di mostrarci mansueti e cordiali con quelli
che ci disprezzano, cercando tutte le occasioni per servirli, mostrando loro
tutta la carità con grande rispetto. Ricordiamo i
santi che in tali occasioni con più avidità che non fanno quelli che vanno a
cercare perle e diamanti, cercavano di conformarsi a
Cristo sofferente. Sono questi gli atti che ci fanno rassomigliare a Gesù.
XIII
STAZIONE
« ...Stavano presso la Croce di Gesù, sua Madre, la sorella
di sua Madre, Maria di Cleopa
e Maria di Magdala. Allora Gesù, vedendo sua Madre lì, accanto a lei il
discepolo che Egli amava, disse alla Madre: "Ecco tuo figlio" poi
disse al discepolo: "Ecco tua Madre" ...Dopo questi fatti, Giuseppe
d'Arimatea...... chiese a Pilato di prendere i1 corpo di Gesù e Pilato
lo concesse... Allora lo calò dalla Croce»... (Giov.
19,25-27) (Luca 23,53).
RIFLESSIONE
Gesù
sta per esalare l'ultimo respiro. La Madre è presente. Impietrita dal dolore
non parla, sta immobile. Quale parola, quale movimento
del capo e delle braccia potrebbe esprimere l'immane
dolore di Maria? Ne c'è creatura umana che possa
comprenderlo, nemmeno una madre che abbia perduto il proprio figlio unico,
perché il dolore di Maria SS.ma
è unico, essendo il dolore di una madre unica, della Madre di Dio. Ma ora Cristo la vuole anche madre nostra e vuole che noi ci
affidiamo a Lei quali figli amorosi. Non lasciamo di compatire Gesù col cuore addolorato' di Maria e di compatire Maria col cuore
addolorato di Gesù. Questi due cuori sono fornaci d'amore. Anzi una fornace
sola! Buttiamoci in questo amoroso oceano di fuoco per
consumare tutte le imperfezioni e diventare un pane mondo per la mensa del Re
della gloria.
DAL
VANGELO
« ... Il giorno dopo era la Parasceve, si riunirono presso Pilato,
i Sommi Sacerdoti e i farisei, dicendo: "Ci siamo ricordati che quell'impostore, mentre era in vita disse: "Dopo tre
giorni risorgerò". Ordina dunque che sia vigilato i1 sepolcro fino al terzo giorno,
perché non vengano i suoi discepoli, lo rubino e poi
dicano al popolo: "E' risuscitato dai morti". Così quest'ultima impo-stura sarebbe peggiore della prima... ».
(Matt. 27,62-64).
RIFLESSIONE
Ottenuto
da Pilato il permesso di deporre il corpo di Gesù
dalla croce, Giuseppe d'Arimatea e le pie donne, prodigarono alla salma dell'adorato Signore le cure suggerite
dal loro intenso affetto. Gesù disse di sé: « Io sono il pane
vivo disceso dal Cielo, chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la
vita eterna, ed io lo risusciterò nell'ultimo giorno: perché la mia carne è
veramente cibo ed il mio sangue è veramente bevanda ».
Quale corrispondenza tra il Calvario e l'altare. tra
il sepolcro ed il tabernacolo! La sua immolazione si rinnova quotidianamente
sugli altari sparsi in tutto il mondo; e come il sepolcro trattenne in vigile
attesa le anime appassionate di Lui dopo la sua morte, così il tabernacolo
attiri continuamente le anime nostre, in costante ed operosa attesa, che, dopo
averlo seguito per la via della Croce, ci renda partecipi della sua gloriosa
risurrezione.
O Dolcissimo e Buon Gesù, Divino Agnello perennemente
immolato sui nostri altari per la salute degli uomini. Voglio unirmi a Te, soffrire con Te, immolarmi con Te. A
tal fine ti offro le mie angustie, le mie fatiche, i miei patimenti di questo
giorno e di tutta la mia vita, per la salvezza delle anime ed in particolare
per... Umilmente ti chiedo, che per gli stessi fini, voglia degnarti di
annoverare anche me, qual Ostia d'Amore con Te, e di ammettere anche me sulla
stessa tua via dei patimenti e della Croce fino alla morte.
Ti offro ancora il sacrificio della mia vita, consentendo di morire quando e
nel modo che a Te piacerà. Cuore Agonizzante di Gesù, Vittima d'amore per noi,
degnati di associare anche me alle tue sante disposizioni, soprattutto a quelle
che hai avuto nel giardino degli Ulivi e sulla Croce,
affinché mi possa offrire con Te in sacrificio al Padre Celeste come un
olocausto fragrante ed accettevole. Cuore
compassionevole di Maria, aiutami e prega lo Spirito Stinto che effonda su di me le sue più copiose benedizioni.
I
seguenti suggerimenti sono proposti alle Anime riparatrici, come mezzo facile
per penetrarsi sempre più dello Spirito di riparazione che deve informare tutta
la loro vita. Ciascuno potrà farvi quelle modifiche che esigono i doveri del
proprio stato.
1) Unirsi all'« Ecce Venio » del
Cuore di Gesù che si offre al Padre Celeste sin dal primo istante della sua
venuta nel mondo per compiere pienamente la sua volontà. Fare con Gesù la
convenzione che ogni battito del cuore sia un atto di offerta
al Preziosissimo Sangue, un atto di unione al sacrificio dell'Altare.
2) Fare sempre l'orazione mentale in unione col Cuore di
Gesù che non cessa mai di fare orazione per noi nel SS.mo Sacramento dell'Eucarestia; offrire all'Eterno Padre l'orazione che il Suo
Divin Figlio fa nell'Ostia Santa.
3) Possibilmente ascoltare ogni giorno la S. Messa
offrendosi per le mani del Salvatore, come una piccola vittima, unita alla grande vittima divina.
4) Nel corso della giornata elevare
spesso il cuore a Dio, unirsi col pensiero e con l'amore alla vittima divina
che s'immola di altare in altare, poiché l'Agnello Divino percorre senza
interruzione il suo itinerario Eucaristico ed il sacrificio non cessa mai di
rinnovarsi per la ragione della diversità delle ore nelle varie parti del
mondo. Gran cosa sarebbe, invero, un cuore che non cessasse mai di offrire Gesù
e di essere immolato con Lui per una fedeltà costante a tutti i piccoli
sacrifici ispirati dalla grazia.
5) Fare ogni giorno la visita al Santissimo e quando è
possibile farne di più, riparando per la solitudine ove è lasciato solo nel
Tabernacolo e per riparare per le ingratitudini, irriverenze e sacrilegi, per
le freddezze e disprezzi che riceve in questo sacramento d'Amare.
6) Dietro l'esempio di Maria, loro Divina Madre, le Anime
riparatrici percorreranno spesso le stazioni della via dolorosa, raccogliendo
ed offrendo il Sangue di Gesù per la Chiesa e per le anime.
7) La lettura spirituale frequente ha lo scopo speciale di
acquistare una conoscenza sempre più profonda del Cuore di Gesù, « vero libro
di vita », che contiene la scienza dell'amore.
8) Particolare fedeltà alla mortificazione interna. Quando si troveranno innanzi ad un sacrificio che Nostro Signore
lascerà liberi di fare o non fare, seguendo la grazia che spinge a compierlo,
cercare di dare la preferenza alla croce.
9) Con Gesù, Signore degli Apostoli, si adopreranno in
quelle opere esteriori di obbedienza, di preghiera, di
sacrifici, di lavoro per N. Signore, con uno spirito di. fede
e di fiducia nel divino aiuto, di zelo per la gloria di Dio, di oblio di sé,
d'intera dedizione. Compiranno in tutta la sua perfezione il
loro dovere sociale, il quale non è altro che la pratica della carità presa
sotto le sue diverse forme ed i suoi molteplici aspetti.
10) Le Anime riparatrici, ad imitazione del Divino Agnello
immolato per la salute del mondo, si terranno sopra l'altare dell'olocausto
dove Egli vuole consumarle interamente col fuoco del purissimo amor suo.
Tenderanno con forza all'immolazione, sacrificando se stesse e poi lasciandosi
giudicare, contraddire dal prossimo e crocifiggere da Dio come meglio gli
sembrerà. Il dolcissimo Cuore di Gesù, immolato sopra la Croce, sarà il loro
modello. Studieranno le sue disposizioni interiori e procureranno di
conformarsi ad esse.
11) Ameranno la pazienza nel soffrire ad imitazione della
Divina Vittima, immolandosi in silenzio, senza lamentarsi, arricchendo la loro
anima nel segreto e sotto il solo sguardo del Signore. Ameranno
di essere non capite, di essere umiliate, disprezzate, mal giudicate.
Desidereranno di essere annientate nel corpo, nel morale e nello spirito.
Desidereranno di sempre più soffrire.
12) L'amore deve essere la vita delle anime riparatrici.
Dovranno studiare d'imitare le sante virtù di Gesù, in particolare l'umiltà, la
dolcezza, 1'obbedienza. Saranno disposte a dare la propria vita per i fratelli,
perché questo è il massimo dell'amore. Quindi vivranno una fervida carità,
vedendo soltanto il Signore senza mai giudicare, ma amando tutti come Lui ci ha
amati.
13) Poiché il Signore predilige chi dona con gioia, così
saranno sempre ricolme di gioia in ogni pena e. tribolazione, sia fisica che morale o spirituale,
perché l'unico bene è Cristo Crocifisso e la morte un guadagno. Le loro anime
dovranno riposare nel silenzio, per pensare a Lui solo, per ascoltare la sua
voce, perché Dio porta l'anima nella solitudine ed ivi parla al cuore; quindi
le loro anime dovranno essere assetate di silenzio, di amore
di sofferenza redentrice.
14) Ogni giorno rinnoveranno la consacrazione alla Vergine,
perché è Lei quella che le condurrà per mano nella via dell'amore e della
croce. La loro Celeste Protettrice è la Vergine Addolorata, la quale è stata la prima vittima e la prima riparatrice. Compatrona ne è Santa Gemma Galgani, che ha fatto di tutta la sua vita un atto d'amore
e di riparazione.