Le tre tappe della preghiera
N° 17
La preghiera ha tre tappe.
La prima è: incontrare Dio.
La seconda è: ascoltare Dio.
La terza è: rispondere a Dio.
Se voi percorrete queste tre tappe, voi siete arrivati alla preghiera profonda.
Può succedere che voi non siate arrivati nemmeno alla prima tappa, quella di incontrare Dio.
1. Incontrare Dio da figlio
E’ necessaria una rinnovata scoperta del grande mezzo della preghiera.
Nel documento “Novo Millennio Ineunte” Papa Giovanni Paolo II ha lanciato dei forti allarmi, dicendo che “è necessario imparare a pregare”. Perché lo ha detto?
Poiché si prega poco, si prega male, tanti non pregano.
Io sono rimasto scioccato, alcuni giorni fa, da un santo parroco, che mi ha detto: “Io vedo che la mia gente dice preghiere, ma non sa parlare con il Signore; dice preghiere, ma non sa comunicare con il Signore…”.
Stamattina dicevo il Rosario.
Al terzo mistero mi sono
svegliato e mi sono detto: “Sei già al terzo mistero, ma hai parlato
con
Noi diciamo preghiere, ma non sappiamo parlare con il Signore. Questo è tragico!
Nel Novo Millennio Ineunte il Papa dice:
“…Le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche scuole di
preghiera.
Occorre che l’educazione alla preghiera diventi, in qualche modo, un
punto qualificante di ogni programmazione Pastorale…”.
Qual è il primo passo per imparare a pregare?
Il primo passo è questo: voler veramente pregare, capire con
chiarezza qual è l’essenza della preghiera, lottare per arrivare lì e prendere
abitudini nuove, costanti e profonde di preghiera autentica.
Perciò la primissima cosa da fare è disimparare le cose sbagliate.
Una delle abitudini che abbiamo fin dall’infanzia è l’abitudine alla preghiera parolaia, l’abitudine alla preghiera vocale distratta.
Essere distratti, di tanto in tanto, è normale.
Ma essere abitualmente distratti non è normale.
Pensate a certi Rosari, a certo salmeggiare distratto!
S. Agostino ha scritto: “Dio preferisce l’abbaiare dei cani al
salmodiare distratto!”
Noi non abbiamo sufficiente allenamento alla concentrazione.
Don Divo Barsotti, grande mistico
e maestro di preghiera dei nostri giorni, ha scritto: “Noi siamo abituati ad essere invasi e dominati da tutti i pensieri,
mentre non siamo abituati a dominarli”.
Questo è il grande male della vita spirituale:non siamo abituati al silenzio.
E’ il silenzio che crea il clima di profondità della preghiera.
E’ il silenzio che aiuta a prendere contatto con noi stessi.
E’ il silenzio che apre all’ascolto.
Il silenzio non è tacere.
Il silenzio è per ascoltare.
Dobbiamo amare il silenzio per amore della Parola.
Il silenzio crea ordine, chiarezza, trasparenza.
Io dico ai giovani: “Se non arrivi alla preghiera di silenzio,
non arriverai mai alla preghiera vera, perché non scenderai nella tua
coscienza. Tu devi arrivare a stimare il silenzio, ad amare il silenzio, ad
allenarti al silenzio…”
Noi non ci alleniamo alla concentrazione.
Se non ci si allena alla concentrazione, avremo una preghiera che non scende nel profondo del cuore.
Io devo trovare il contatto interiore con Dio e ristabilire continuamente questo contatto.
La preghiera minaccia continuamente di scivolare nel puro monologo.
Deve invece diventare colloquio,
deve diventare dialogo.
Dal raccoglimento dipende tutto.
Nessuna fatica è sprecata a questo scopo e anche se tutto il tempo della preghiera trascorre soltanto nel cercare il raccoglimento, sarebbe già ricca preghiera, perché raccogliersi significa essere svegli.
E l’uomo, nella preghiera, deve essere sveglio, deve essere presente.
Urge piantare nella testa e nel cuore le idee fondamentali della preghiera.
La preghiera non è una delle tante occupazioni della giornata.
E l’anima di tutta la giornata,
perché è il rapporto con Dio l’anima di
tutta la giornata e di tutte le azioni.
La preghiera non è un dovere, ma un bisogno, una necessità, un dono,
una gioia, un riposo.
Se non arrivo qui, non sono arrivato alla preghiera, non l’ho capita.
Quando Gesù ha insegnato la
preghiera, ha detto una cosa di straordinaria importanza: “…Quando pregate dite: Padre…”.
Gesù ha spiegato che pregare è entrare in rapporto affettuoso con Dio, è diventare figli.
Se non si entra in rapporto con Dio, non si prega.
Il primo passo della preghiera è incontrare Dio, è entrare in rapporto
affettuoso e filiale.
Questo è un punto su cui bisogna lottare con tutte le forze, perché è qui che si gioca la preghiera.
Pregare è incontrare Dio con il cuore caldo, è incontrare Dio da figli.
“…Quando pregate dite: Padre….”.
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