
«La meravigliosa storia di S. Margherita M. Alacoque»
di Benedetto XV
DOVE STA L'IMPORTANZA DEL DOCUMENTO?
«Ci
vogliono più formalità per far dichiarare un Santo che per farsi santi »,
esclamarono ad Annecy i promotori del primo processo di beatificazione, iniziato
quasi subito dopo la morte di Suor Margherita Maria Alacoque. Difatti,
nonostante la vasta fama di santità che Margherita aveva lasciato e
l'entusiasmo dei fautori della causa, le cose andarono tanto per le lunghe che
solamente nel 1864, quasi due secoli dopo, si arrivò alla sua beatificazione e
dopo 230 anni alla canonizzazione.
Ma le ragioni di questo enorme ritardo non stanno tanto nelle «formalità» del
processo, quanto nell'accanita ostilità dei nemici della devozione del S.
Cuore: i giansenisti in prima fila e quelle frange di cattolici, che ne sanno
sempre una più della Chiesa. Margherita, come era naturale, fu coinvolta nella
mischia: Era stata lei, si andava ciarlando, a inventare tutto; e fu fatta
passare per donna dal gusto morboso per la sofferenza, squilibrata e isterica.
L'importanza di questo documento sta nel fatto che, iscrivendo sr. Margherita
Maria Alacoque nell'albo dei santi, Benedetto XV mette in evidenza tre punti
essenziali.
1)
Il Papa non solo mette fine alle infondate e allegre calunnie sul suo conto,
ma, narrando la sua «meravigliosa storia », esalta la sua personalità e ce la
propone come donna equilibrata ed eroica, di cui
Vogliamo ricordare che già Pio IX, nel decreto cosiddetto del tuto del
2)
Benedetto XV però, insieme alla mirabile Santa celebra anche la grande mistica,
di cui accetta in pieno il messaggio: il culto al Cuore di Cristo. Sappiamo
tutti quanto il Magistero della Chiesa sia lento e guardingo nel recepire le
rivelazioni private, ad approvarle e soprattutto a farle proprie.
Questo di santa Margherita Maria è uno dei rarissimi casi tanto che si può
affermare che, se la devozione al Sacro Cuore ha come fondamento
3) C'è un punto però del suo messaggio che ha recato e reca ancora grosse
difficoltà: la grande promessa. In occasione dei due processi di beatificazione
e canonizzazione tutti gli scritti di Sr. Margherita Maria, furono sottoposti a
numerosi e minuziosissimi esami, ma uno dei capitoli più scabrosi è sempre
stato la retta interpretazione e la dottrina teologica della grande promessa Ma
il giudizio dei teologi, prima della canonizzazione, fu tanto unanime e
favorevole che Benedetto XV, volendo offrire una solenne e autorevole
testimonianza a questa straordinaria promessa del Cuore di Cristo, la fece
inserire, in questa bolla di canonizzazione.
Il caso più unico che raro per un documento del Magistero della Chiesa
dovrebbe, credo, far seriamente e responsabilmente riflettere più di un pastore
d'anime (2).
E ora, prima di passare alla lettura del documento, vorrei segnalare gli
accorgimenti redazionali usati per rendere tale lettura meno difficoltosa.
Tanto per cominciare, la traduzione è stata fatta direttamente dal latino (3). Per presentare poi il racconto più
riposante, l'ho diviso in capitoli con relativi titoli e sottotitoli. Per una
più facile consultazione l'ho distribuito in numeri; l'ho corredato di alcune
note che mi sono sembrate indispensabili. Infine, proprio perché la
pubblicazione avesse le caratteristiche di una vita della santa, ho saltato l'ultima
parte della «Bolla», nella quale si racconta l'iter storico della
canonizzazione e si riportano i miracoli esaminati e accettati in tale
occasione. Buona lettura.
Luigi Filosomi S.I.
Il testo della Bolla di canonizzazione:
1 -
1.
È antichissima consuetudine della Chiesa iscrivere nell'albo dei Santi coloro
che durante la vita vissero le virtù in grado eroico e operarono prodigi e
miracoli. Per mezzo delle canonizzazioni, decretate dalla Chiesa, si celebrano
le lodi dei Santi e le opere della misericordia di Dio, il quale volle premiare
le fatiche dei Santi con meravigliose grazie concesse per loro intercessione,
quand'erano ancora su questa terra; nello stesso tempo si proclama la gloria
che essi godono in Cielo. Ed è giusto che
Fa il voto di castità
2. Margherita Maria nacque a Lhautecour, diocesi di Autun, il 22 luglio 1647, da Claudio Alacoque, regio notaio della provincia e da Filiberta Lamyn.Le fu madrina al fonte battesimale Margherita di Saint-Amour la quale, appena la figlioccia raggiunse l'età di quattro anni, chiese ed ottenne di averla presso di sé nel suo castello di Corcheval e l'affidò alle cure di due domestiche. Di queste una era amabile e premurosa, però non piaceva a Margherita; l'altra invece era piuttosto severa e tuttavia la bambina stava più volentieri con lei. C'era una ragione: il Signore le aveva manifestato che quest'ultima viveva in grazia di Dio, mentre l'altra no. Illuminata così da Dio poté evitare i pericoli contro la sua innocenza. E tanto era l'amore che Dio aveva infuso nel cuore della fanciulla verso la purezza, che senza neppure saperne il significato, spesso ripeteva queste parole: «Signore, ti consacro la mia purezza e faccio voto di castità perpetua». Rifuggiva i giochi e il chiasso dei fanciulli, mentre volentieri andava a cercare nascondigli nel parco, in cui potesse a suo agio pregare Iddio.
La prima comunione
3.
Ben presto però la visitò il dolore. Mortole infatti il padre all'età di otto
anni, la madre che aveva a carico cinque figli, affidò Margherita alle
religiose di santa Chiara a Charolles, presso le quali, a nove anni, fece la
prima comunione. Avrebbe desiderato rimanere per sempre presso quelle religiose
per impadronirsi della loro santità, ma presto fu assalita da tale debolezza
fisica che la madre fu costretta a portarla a casa. Ma né il tempo né le
medicine recarono sollievo a quella misteriosa malattia, e la fanciulla passò
quattr'anni senza poter camminare, e tanto le sporgevano le ossa da sembrare
che stessero per rompere la pelle.La madre si decise allora di chiederne la
guarigione alla beata Vergine, promettendo che la figliola sarebbe stata in
modo speciale tutta sua. Così, ricuperata la salute,
Il fascino del mondo
4. Il mondo intanto tentava di esercitare il suo fascino nell'animo della giovane: Margherita cominciò ad apprezzare la propria libertà, la moda del mondo, l'eleganza nel vestire e a partecipare, insieme alle coetanee, ai divertimenti e alle conversazioni del suo ambiente.Iddio, però, geloso della santità della sua serva, la richiamò, attraverso le afflizioni, a più severi costumi. C'erano, in casa di Margherita, tre donne che si comportavano da autentiche padrone e sorvegliavano tanto dispoticamente ogni suo atto da toglierle ogni libertà. Inoltre avevano tolto ogni autorità anche alla madre di Margherita, la quale, stando spesso malata, era affidata soltanto alle cure e all'assistenza della figlia. Stretta da tali angustie, Margherita si confortava ricorrendo a Gesù nell'Eucaristia, che le insegnava la scienza della preghiera e la invitava ad abbracciare la vita religiosa. Da essa però sembrava che la tenesse lontana l'amore di figlia, desiderosa di non privare la madre della sua assistenza.
5.
Nonostante tutti questi contrasti, soccorreva, come poteva, i poveri, radunava
in casa sua i loro figli e insegnava loro il catechismo, a meno che in questa
sua missione non fosse impedita da quelle donne, che spadroneggiavano in casa
sua.Vivissimo nella giovane si accese il contrasto tra l'amore per la madre e
il desiderio di arrendersi all'invito del cielo.Intanto non mancarono dei
giovani che la chiedevano in sposa e i parenti, che cercavano di
tranquillizzarla per il voto di castità e di persuaderla che esso non aveva
alcun valore perché l'aveva fatto da bambina, senza capire perciò quel che
faceva.Tra queste angustie venne a confortarla il sacramento della cresima, che
ricevette nel 1669, dal vescovo di Chalon-sur-Saône. Un po' tardi, in verità,
ma non aveva potuto riceverla prima perché i vescovi di Autun da molti anni non
facevano più la visita della diocesi.
2 - FINALMENTE RELIGIOSA
Orsoline o Visitandine?
6. Intanto, mentre la voce di Dio continuava a ricordare alla giovane il suo voto di perpetua castità, le infermità di sua madre si andavano aggravando, e i familiari esortavano Margherita a non abbandonarla perché, in quelle circostanze, sarebbe stata, da parte sua, una vera crudeltà. Essa però, convinta ormai della necessità di assecondare, senza altri indugi, gli ordini di Dio, finì per piegare la volontà dei parenti. Sorse allora una nuova contesa sulla scelta dell'ordine religioso. I suoi la esortavano a entrare tra le orsoline, dove si trovava già una sua parente, mentre Margherita era sicura che il Signore la voleva tra le suore della Visitazione, anche se rimaneva indecisa, in qual monastero entrare tra i tanti che le si presentavano. Appena però fu certa di essere chiamata al monastero di Paray, cominciò subito le trattative con quelle religiose, per la sua accettazione. E ciò avvenuta, la gioia pervase talmente l'animo della giovane che coloro che la vedevano tanto raggiante cominciarono a dubitare della sua vocazione e mormoravano tra di loro: Questa ragazza tanto gaia ed esuberante potrà mai diventare una buona religiosa?
A Paray
7. Essa, sempre gioiosa, nel 1671 entrò nel monastero di Paray, dove tanto aveva desiderato vivere, e, dopo due mesi, il 25 agosto, nella festa di san Luigi re di Francia, vestì l'abito religioso e prese il nome di Margherita Maria. Qui, il Signore la colmò subito di tante celesti consolazioni, che, non potendole più contenere, lo supplicò di sospenderle alquanto e di mandarle invece umiliazioni e disprezzo. La superiora era allora Madre Margherita Gerolama Hersant e suor Anna Francesca Thouvant la maestra delle novizie. Queste, dopo aver conosciuto che lo spirito che la conduceva veniva veramente da Dio, la distoglievano spesso dagli esercizi di pietà, e le imponevano di occuparsi delle più umili faccende di casa. Per lei però niente era ripugnante e nessuna cosa le stava più a cuore che obbedire in tutto a Dio. Tuttavia quel cammino meraviglioso per il quale il Signore conduceva la sua serva, rendeva perplesse le superiore, e pensando che i Santi Fondatori non volevano che fra di loro ci fosse alcunché di straordinario, cominciarono a dubitare se Margherita Maria fosse idonea o no a far parte del loro istituto Per questo, terminato il noviziato, le ritardarono il giorno della professione.
La professione
8.
Grande naturalmente fu il dolore di Margherita Maria, ma,
Aiuto infermiera
Così preparata, il 6 novembre di quel medesimo anno, pronunziò i voti religiosi e quindi venne assegnata come coadiutrice della sorella infermiera; carica di cui ebbe a soffrire molto dal demonio, il quale, per quanto gli era permesso, la molestava con innumerevoli noie e fastidi. Di più, il carattere dell'infermiera e quello della sua aiutante erano assolutamente diversi, dal che proveniva che in quel che faceva, Margherita non incontrava l'approvazione dell'infermiera e, sebbene vi si impegnasse con ogni sforzo, non riusciva mai ad accontentarla.La serva di Dio, ardendo di inestinguibile sete di abiezioni, chiedeva assolutamente allo Sposo celeste umiliazioni e disprezzo. Egli esaudiva la sua prediletta, sicché l'animo della suora era pienamente soddisfatto, felice che rimanessero nascoste nell'umiltà le cose ammirabili che le avrebbero attirate le lodi.
La prima autobiografia
9.
Riuscì assai penoso all'umilissima suora questo comando, ma il Signore le fece conoscere che doveva obbedire prontamente, suggerendole che, considerando se stessa, si sarebbe subito accorta che quanto era in lei era da attribuirsi a Dio e non a una misera creatura quale essa era. Perciò con tutta semplicità e diligenza obbedì al volere della superiora.E così, fra le molte altre cose, sappiamo da lei che nella vigilia della Visitazione, essendo in pena perché a motivo di una raucedine non poteva cantare con le consorelle, d'un tratto, sfolgorante di luce il Bambino Gesù le si posò sulle braccia, favorendola di celesti colloqui. Temendo però che ciò fosse un inganno del demonio, chiese che se realmente fosse Lui, il Bambino Gesù, le desse la possibilità di cantar le sue lodi. L'ottenne subito e le carezze del divino Fanciullo non la distolsero un istante dal seguire le consorelle con grande raccoglimento dell'animo, nel compiere quel sacro ufficio. Nel giorno solenne di Pasqua poi, rincrescendole di non poter stare con le altre consorelle, a motivo di un incarico affidatole, il Signore la riprese ricordandole che l'obbedienza e il sacrificio gli erano più graditi dell'orazione.
Sua guida: S. Francesco d'Assisi
10. Così, a poco a poco, il Signore iniziava a parlare del suo Sacro Cuore con la dilettissima serva. Glielo presentò come un porto e asilo nei più gravi pericoli; le predisse che nel suo Cuore le anime avrebbero trovato la quiete, il conforto e ogni dolcezza; che il suo Cuore avrebbe regnato nelle sofferenze, trionfato nell'umiltà, esultato nelI'unità. E così l'animo di Margherita già sentiva accendersi dal desiderio di far conoscere e predicare a tutti l'amore del Cuore di Gesù. Nel giorno della festa di san Francesco d'Assisi, Dio diede questo Santo come patrono a Margherita Maria, e le disse che questa era una prova del suo divino amore, giacché il Santo l'avrebbe dovuta guidare attraverso una via di amarezze e di incessanti dolori. Soggiungeva di voler esser tutto per la sua sposa, suo conforto e gaudio e nello stesso tempo sua pena. Margherita Maria infatti diceva di sentir la sua anima tanto presa dal divino Sposo, da non aver altra brama, altra facoltà se non quella di amarlo, e di non aver altro timore che quello del peccato. Come inabissata nel Cuore di Gesù, chiedeva ardentemente il disprezzo, la noncuranza, la dimenticanza degli uomini per rendersi somigliante allo Sposo suo crocifisso. Così, gradualmente, Dio onnipotente formava la sua serva fedele perché divenisse preparata e pronta a rivelare agli uomini l'ardentissimo amore del suo Cuore divino.
La prima apparizione
11. Nel giorno della festa di san Giovanni Evangelista, del 1673, mentre Margherita Maria pregava dinanzi alla Santissima Eucaristia, le apparve il Signore Gesù e la invitò a riposare a lungo sul suo petto. Quindi, mostrandole per la prima volta il suo adorabile Cuore, le disse: «Questo Cuore brucia di tanto amore per te e per tutti gli uomini che non posso più contenerlo. È necessario perciò che, per mezzo tuo, sia fatto conoscere a tutti, sicché tutti siano ricolmi dei benefici del mio Cuore e siano preservati dagli eterni supplizi».Chiestole quindi il cuore, dopo averlo immerso nella fornace del Cuore divino, glielo restituì infuocato del medesimo incendio e per tutta la vita essa arse di quel fuoco, né mai si estinse lo spasimo iniziato in quel momento.
12. Non molto tempo dopo le apparve di nuovo il Cuore divino di Gesù. Più
sfolgorante del sole e trasparente come un cristallo stava sopra un trono di
fiamme; lo cingeva una corona di spine, era sormontato da una croce, mentre la
ferita della lancia irradiava splendori. Mosso dal desiderio di essere
fortemente amato dagli uomini, il Signore manifestava alla sua sposa di essere
risoluto a far loro conoscere il suo Cuore e per esso spargere largamente i
tesori dell'amore, della misericordia, della grazia, della santità e della
salvezza. Aggiungeva che gli era sommamente gradito di vedersi onorato
pubblicamente dagli uomini sotto la figura del suo Cuore di carne, per meglio
commuovere, con tale immagine, i loro cuori. Dovunque perciò quella immagine
venisse onorata, avrebbe operato ogni sorta di benedizioni. Udì inoltre queste
parole dal Cuore sacratissimo: «Ho una sete ardente di essere onorato dagli
uomini nel santissimo Sacramento: ma non trovo quasi nessuno che si adoperi ad
estinguere la mia sete e corrisponda al mio amore». Parole che recarono
incredibile angoscia al cuore di Margherita, ardente com'era di amore per Gesù.
Maestra delle «sorelle del piccolo abito»
13. Intanto Margherita Maria, esonerata dall'ufficio di infermiera, nel 1674 fu nominata maestra delle «sorelle del piccolo abito»: ragazze accolte nel monastero, per essere educate, perché una volta diventate giovani, potessero entrare fra le novizie.In quelle giovani Margherita Maria cercava di ispirare l'orrore del male, l'amore di Dio e della virtù. Affabile e condiscendente in tutto, era però severa quando si trattava di menzogna e di poca sincerità.Quanto quelle fanciulle la stimassero e la venerassero è cosa che desta meraviglia. Conservarono come sacre reliquie i piccoli doni della maestra e perfino qualche ciocca di capelli che fossero riuscite ad avere. Quando poi sorprendevano la maestra in preghiera, si chiamavano a vicenda per ammirarla.
Nuova apparizione
14.
Gesù apparve di nuovo alla sua sposa: dalle sue cinque piaghe e specialmente
dal suo Cuore adorabile, si sprigionavano fiamme e fulgori. Le ricordò il suo
amore infinito per gli uomini e si lamentò di venir corrisposto con
ingratitudine, ostinazione e oltraggi. E aggiunse: «Tu almeno compensa
l'ingratitudine del loro abbandono». «E come potrei io, Signore?» rispose essa.
E Gesù: «Ecco, ora hai come supplire alla tua debolezza». E aperto il divin
Cuore ne uscì una fiamma tanto veemente che a mala pena le ressero le forze per
sostenerla.Le ordinò allora ciò che avrebbe dovuto fare: doveva accostarsi alla
santa comunione quanto più spesso gliel'avesse permesso l'ubbidienza e ogni
primo venerdì di ciascun mese. Prima della mezzanotte dal giovedì al venerdì, a
ricordo della tristezza mortale che oppresse il Redentore degli uomini nel
giardino degli ulivi, per lo spazio di un'ora intera doveva giacere prostrata a
terra, implorare misericordia per i peccatori e alleviare insieme, in qualche
modo, l'amarezza da Lui provata per l'abbandono degli Apostoli. Doveva
guardarsi diligentemente dal nemico, che, in tanti modi, le avrebbe teso
insidie; doveva aver per norma l'obbedienza e non doveva far nulla senza il
comando dei superiori. Rimasta come fuori di sé per tale visione, le consorelle
che la cercavano, si accorsero che non riusciva né a rispondere né a fare un
passo, e così infiammata e tremante la condussero alla superiora. Margherita
Maria, gettandosi alle sue ginocchia, le raccontò a malincuore quanto le era
accaduto. Ma
Sotto la protezione della Vergine
15.
Ma quella fiamma che divinamente aveva pervaso le fragili membra di Margherita,
le fece contrarre una febbre tanto alta e continua, anche se tollerata da lei
volentieri, che la portò a tal punto che sembrava dovesse morire da un momento
all'altro. Madre de Saumaise ordinò allora a Margherita Maria di chiedere a Dio
la guarigione; se l'avesse ottenuta, questa sarebbe stata prova sicura che era
guidata dallo Spirito divino. Obbedì alla volontà della superiora e fu subito
esaudita. A Margherita malata, infatti, apparve la santissima Madre di Dio, e
le disse che era stata inviata dal divin Figlio per restituire alla diletta
figlia la salute di prima. Poi con molta bontà, la consolò e le predisse che le
restava ancora un lungo cammino da percorrere, sempre sotto la croce, trafitta
da chiodi e spine, lacerata da flagelli. Non doveva però temer nulla, perché
Essa non l'avrebbe mai abbandonata, ma l'avrebbe tenuta costantemente sotto la
sua protezione.
4 - IL PADRE
«La visionaria»
16. Davanti a questi fatti Madre de Saumaise non poteva avere più alcun dubbio che i fenomeni che avvenivano in Margherita Maria fossero di origine soprannaturale. Non sentendosi però capace di dirigere una figlia che batteva vie tanto eccelse, credette giustamente necessario di far esaminare il tanto difficile caso da persone religiose di Paray, esperte nella conoscenza e guida delle anime. Costoro, esaminati i fatti, ritennero Margherita Maria una visionaria e proibirono a lei e alla superiora di accettare e prestar fede a quanto si presentasse di meraviglioso. Invano Margherita Maria si sforzava con tutte le sue energie di eseguire questo comando, perché il Signore non glielo permetteva. Cadde così in una grande ansietà, perché, mentre Dio continuava a operare con insistenza sulla sua serva, questa aveva l'ordine di ritenere che non era Dio ad agire in lei. Mentre, in tale stato di perplessità, si credeva abbandonata da Dio, il divino Maestro la tranquillizzò, promettendo di inviarle un suo servo, al quale voleva che manifestasse tutti i segreti da lei conosciuti intorno al suo sacro Cuore: egli infatti era stato scelto a confermarla sulla via straordinaria sulla quale camminava.
"Ecco colui che ti mando"
17.
All'inizio dell'anno seguente, giunse a Paray, come superiore della casa dei
gesuiti, il venerabile Padre Claudio de
L'unione dei tre cuori
18.
Un giorno il Padre
La grande rivelazione
19. E degna d'eterna memoria la celebre rivelazione fatta a Margherita Maria durante l'ottava della festa del Corpus Domini del 1675. Stando essa dinanzi al santissimo Sacramento, lo Sposo divino profuse alla sua diletta grazie tanto straordinarie, che essa si sentiva spinta fortemente a trovare, a tutti i costi, il modo di ringraziarlo. «Non puoi ricompensarmi, disse Gesù, in modo più gradito che portare a compimento ciò che più volte ti ho chiesto». Scoprendo quindi il suo divin Cuore disse: «Ecco quel Cuore che ha tanto amato gli uomini da non risparmiare nulla fino al sacrificio supremo senza limiti e senza riserve, per dimostrare il suo amore. La maggior parte di essi però mi ricambia con l'ingratitudine, che manifestano con irriverenze, sacrilegi e con l'apatia e il disprezzo verso di me in questo sacramento d'amore. Ma ciò che maggiormente mi affligge è il vedermi trattato così anche da cuori a me consacrati. Perciò ti chiedo che il venerdì dopo l'ottava del Corpus Domini, sia celebrata una festa per render culto al mio Cuore. In quel giorno i fedeli si accosteranno alla comunione e insieme faranno una riparazione intesa ad onorare il mio Cuore e a compensare gli oltraggi recati al santissimo Sacramento nei giorni nei quali è stato esposto all'adorazione del popolo. Ti prometto che il mio Cuore si dilaterà per effondere abbondantemente le grazie del suo divino amore su coloro che Gli renderanno quest'onore e procureranno che anche altri glielo rendano».
Dopo
che il Signore si degnò di parlare così alla sua diletta, essa rispose: «Ma,
Signore mio, chiedi queste cose a una creature così misera e peccatrice che con
la sua indegnità impedirà i tuoi disegni?». Disse il Signore: «Ingenua creatura!
Non sai che io mi servo delle persone più deboli per confondere quelle più
forti?». Replicò Margherita: «Allora rendimi capace di fare quanto mi
comandi».Di nuovo il Signore: «Rivolgiti al mio servo (cioè al padre de
20. Quando Margherita comunicò al padre Claudio gli ordini ricevuti dal
Signore, questi le comandò di mettere in iscritto quanto riguardava la
devozione al sacro Cuore ed ogni altra cosa utile alla gloria di Dio, in cui
anch'egli aveva parte, e di consegnargli lo scritto per potervi comodamene
meditare (5).I due araldi di questa devozione, scelti
dal Signore stesso, il 21 giugno di quello stesso anno 1675, celebrarono per
primi la festa del divin Cuore di Gesù Si consacrarono a Lui pronti a
intraprendere e soffrire ogni cosa per portare a compimento i suoi disegni.
Indescrivibili sofferenze
21.
Di lì a non molto però, venne a mancare a Margherita Maria l'aiuto del padre de
5 - IL TESTAMENTO A FAVORE Dl CRISTO
La «terribile» Madre Greyfié...
22.
La Madre Greyfié, succeduta alla Madre de Saumaise nel governo del monastero di
Paray, trovò che i sentimenti delle consorelle nei confronti di Margherita
Maria erano diversi. Per mantenere la concordia mostrava di non dar alcun peso
a quanto di straordinario accadeva in Margherita e, se faceva qualcosa che non
era gradito alle altre, anche se l'avesse fatto dietro suo ordine o col suo
consenso, non dubitava di punirla davanti a tutte.
Questo modo di agire suscitò nella serva di Dio sentimenti di riconoscenza
verso la superiora e rafforzò sempre più i legami di una santa amicizia.
...cambia parere
23.
Sebbene a Margherita niente stesse più a cuore che far conoscere a tutti gli
uomini il Cuore adorabile di Gesù, tuttavia umilissima come era, a motivo della
sua ingenuità, non osava intraprendere nulla per timore di guastare e
distruggere un'opera così santa.
Intanto però la superiora le proibì di trascorrere in preghiera l'ora, che per
ordine del Signore faceva tutte le notti dal giovedì al venerdì. Essa obbedì
umilmente ma ogni tanto si presentava alla superiora per esprimerle il timore
che il Signore non approvasse questo divieto e le infliggesse qualche castigo.
La superiora non si lasciò rimuovere dal suo rifiuto, ma quando vide morire
improvvisamente per sbocchi di sangue suor Maria Elisabetta Quarré, in cui
aveva riposto le più belle speranze, pensò che ciò fosse in punizione della sua
colpa, e concedette nuovamente a Margherita il permesso che le aveva poco prima
tolto.
Il Signore dona a Margherita Maria un fedele custode
La serva di Dio si valeva costantemente dell'aiuto che le era stato dato, e
questi, in momenti di angustia, si faceva anche vedere- da lei. Una volta questo
fedele custode per farle comprendere quanto grande amore avesse lo Sposo per
lei: «Io sono, disse, uno di quei beati spiriti che stanno più vicini al trono
della divina Maestà e che partecipano di più degli ardori del Sacro Cuore di
Gesù».
Il testamento
25.
Un giorno Margherita si sentì imporre dal cielo di fare al suo Sposo una
completa donazione di tutto ciò che aveva e per scrivere il solenne atto fu
scelta Madre Greyfié. Questa facendo le parti di notaio, l'ultimo giorno di
dicembre dell'anno 1678, mise in iscritto che, in virtù del potere che aveva
sopra Margherita Maria, con clausola irrevocabile e assoluta, offriva, dedicava
e consacrava al sacro e adorabile Cuore di Gesù tutte le opere buone che
Margherita Maria avrebbe potuto compiere nell'intera sua vita e che altri
avesse compiuto per lei dopo la morte, affinché il medesimo sacro Cuore ne
disponesse di sua libera volontà ed arbitrio in favore di coloro che voleva,
vivi o defunti.
Suor Margherita Maria da parte sua dichiarava fermamente di spogliarsi di
tutto, eccettuato il desiderio di voler essere per sempre unita al divin Cuore
di Gesù e di amarlo solamente per amor di Lui stesso. Tanto
Il ritorno del Padre
Il nome di Gesù sul cuore
27. Nell'autunno dell'anno seguente, suor Margherita Maria, visto che già si rimarginava la ferita che si era prodotta per incidere sul proprio cuore il nome santissimo di Gesù, spinta dal suo ardente amor di Dio, pensò di ravvivarla con la fiamma di una candela. Ma l'effetto sorpassò le sue intenzioni, perché prodottasi una grande piaga, fu costretta ad informarne la superiora, la quale, per evitare danni più gravi, le fece sapere che bisognava usare dei rimedi. Ma l'umilissima suora, terrorizzata al pensiero di dover svelare ad altri il male che si era prodotto per amor di Dio, pregò calorosamente il Signore di togliere la sua sposa da tanta angustia. Il Signore le promise che l'indomani sarebbe guarita; come infatti avvenne.Non avendo però avuto il tempo di far conoscere la prodigiosa guarigione, ricevette nel frattempo dalla sua superiora un biglietto che le ordinava di mostrare il suo male alla suora che glielo consegnava. Siccome però non era rimasta alcuna traccia del male, Margherita Maria credette di non dover eseguire l'ordine e si recò subito dalla Madre, la quale però la rimproverò aspramente e volle che mostrasse il posto della ferita alla suora infermiera, anche se non v'era più bisogno di alcun rimedio. Anche più severamente, per lo spazio di cinque giorni la trattò il divino Sposo, e le disse che, in pena della sua mancanza, non sarebbe più apparso all'esterno il sacro nome, che ella si era impressa con tanto dolore.
Una «disobbedienza» punita
28.
Le infermità che continuamente l'affliggevano, ma che del resto costituivano il
suo piacere, la costringevano spesso a rimanere in infermeria. Trovandosi ivi
già da qualche tempo, il 19 giugno 1680, vigilia della festa del Corpus Domini,
ottenne, dietro vive istanze, dalla Madre Greyfié, che era andata a visitarla,
il permesso di alzarsi il giorno dopo, per breve tempo, per assistere alla
Messa. La sorella infermiera perciò ebbe l'ordine di portarle qualcosa da
mangiare verso l'ora dell'ufficio, facendola poi alzare e condurla alla Messa.
La sera però Margherita Maria disse all'infermiera che desiderava di restar
digiuna per poter fare la comunione, sperando che il Signore le avrebbe dato
forze sufficienti per farlo.L'infermiera non fece opposizione e pensando che
neppure
L'umilissima suora, prostrata alle ginocchia della superiora; accettò la severa riprensione, chiese perdono e penitenza della sua mancanza e immediatamente si diede ad eseguire quanto le veniva ordinato.
Salute per cinque mesi
29.
Il Signore però venne benevolmente in suo aiuto; promise la salute alla sua
diletta sposa; salute che godette esattamente cinque mesi, spirati i quali si
riversarono sopra di lei tutti i mali che, con tanta avidità, aveva sempre
chiesto. Con tutto ciò stupisce quanto
6 - ASSISTENTE E MAESTRA DELLE NOVIZIE
La corona di spine
30.
Un giorno, mentre Margherita si accostava alla divina Eucaristia, nell'Ostia
consacrata le apparve il Signore nell'atto di cingere la sua sposa con una
corona di spine e la esortò a riceverla come pegno di un'altra corona che stava
per imporle e che l'avrebbe resa a Lui somigliante.
E di fatto, poco dopo, colpita alla testa per casuali indicenti, ebbe a
soffrire atroci sofferenze, delle quali era assai più riconoscente al suo
Signore che se le avesse donato i diademi dei più potenti sovrani del mondo.
Durante le notti insonni poi, si reputava beata di poter passare il tempo col
divino sposo, felicissima che il dolore le impedisse di poggiare la testa sul
guanciale, come il Signore Gesù che non poteva poggiare il capo sopra la croce.
Muore il Padre
31.
Nel mese di agosto di quell'anno, ritornò a Paray il Padre
Prima però che iniziasse l'inverno, poté recarsi qualche volta al monastero
della Visitazione e rivedere suor Alacoque e le altre figlie spirituali. Ma
ancora per poco, perché le sue condizioni di salute precipitarono tanto, che
tutti compresero che il clima di Paray non era confacente alla sua salute. Si
pensò di trasferirlo in riva al Rodano o a Lione, oppure a Vienne per respirare
l'aria nativa. In gran segreto furono fatti i preparativi per il viaggio e, il
29 gennaio 1682, il fratello del Padre che lo doveva accompagnare, era già
arrivato a Paray, quando la signora di Mayneaud di Bisefranc, subodorata la
cosa, la manifestò a Margherita Maria. Questa la incaricò di dire a Padre
Claudio di non partire, se poteva farlo senza mancare all'obbedienza.
Il Padre chiese che Margherita Maria gli spiegasse il motivo per iscritto, ed
essa scrisse in un biglietto: «Mi ha detto di voler qui il sacrificio della sua
vita». Così fu rimandato il viaggio.
Il 15 febbraio 1682, verso le sette pomeridiane, il padre Claudio
Frattanto l'umile suora si adoperava per ricuperare il biglietto spedito al
Padre prima di morire, ma il Padre Bourguignet, superiore della residenza dei
gesuiti, rispose che avrebbe dato più volentieri l'archivio della casa che quel
profetico biglietto.
Sollecitudine per le anime del Purgatorio
32. Quanta compassione sentisse Margherita Maria per le anime che si purificavano nel fuoco del Purgatorio, è veramente incredibile. Non di rado il Signore permetteva che si presentassero davanti a lei manifestandole i loro pentimenti. Ed essa pregava con l'ardore più vivo e si addossava le loro sofferenze fino a che non sapesse che eran giunte al possesso della bramata visione beatifica di Dio.
La nuova superiora Madre Melin
33.
Il giorno dell'Ascensione del Signore del 1684,
Il cambiamento della superiora riuscì sgradito a Margherita Maria, specialmente
perché non la riprendeva come faceva spesso e pesantemente Madre Greyfié. Ancor
più doloroso le riuscì il fatto che Madre Melin, desiderosa di averla presso di
sé come assistente, ottenne che la comunità delle religiose la eleggesse a tale
ufficio. Essa però cercava di consolarsi per quella carica ricevuta tanto a
malincuore, dedicandosi ai servigi più umili: offrendo il suo aiuto alle suore
di cucina, portando la legna e lavando le stoviglie.
Maestra delle novizie
34.
Alla fine del medesimo anno, Margherita Maria fu nominata maestra delle
novizie, su richiesta delle stesse, nella speranza che con l'insegnamento e gli
esempi di tale maestra avrebbero più agevolmente raggiunta la perfezione della
vita che incominciavano. E vi fu chi, finito il tempo del noviziato, volle
tornare ad affidarsi alla sua direzione.
Margherita Maria poneva a base della vita religiosa la volontà di Dio:
insegnava che la volontà di Dio era la norma di tutte le azioni, e bisognava
rinunziare per sempre alla propria volontà, spogliandosi di ogni affetto
estraneo, distaccarsi da tutte le cose, disprezzare se stesse e partecipare a
tutte le preghiere e atti religiosi; soggiungeva tuttavia che bisognava pregare
sempre. Iniziava in pari tempo le sue dilette novizie alla devozione verso il
santissimo Cuore di Gesù, di cui parlava spesso; ed esse accoglievano le
esortazioni della fervente maestra con la massima disponibilità e con l'ardente
desiderio di metterle in pratica.
7 - «IL RITIRO SPIRITUALE» E L'AUTOBIOGRAFIA
La festa del Sacro Cuore in noviziato
35.
All'avvicinarsi del giorno stabilito da Gesù stesso, da consacrarsi al suo
sacratissimo Cuore, nell'anno 1685 (era il 20 giugno), Margherita Maria
tracciò, a penna, un'immagine del Cuore di Gesù. Le sue novizie da lei
infervorate, si alzarono a mezzanotte, eressero un piccolo altare, ottenuto il
permesso vi collocarono sopra quell'immagine e l'adornarono con devozione. Al
mattino ciascuna di esse si consacrò e si offri al S. Cuore come sua proprietà.
La loro maestra intanto proclamava beate loro, le prescelte dal Signore, per
dare inizio alla devozione verso il divin Cuore. Tutto il giorno fu trascorso
dalle novizie nell'onorare, lodare e benedire l'umilissimo e soavissimo Cuore
di Gesù.
Quanta gioia provasse Margherita Maria a questo primo trionfo del Cuore di
Gesù, è facile immaginarlo. Ma alla letizia tennero dietro dure reazioni.
Quando si venne a sapere nel resto del monastero ciò che era successo nel
noviziato, non mancarono delle religiose che rimproverarono aspramente la serva
di Dio e le sue discepole perché di propria iniziativa, dicevano, volevano
imporre alle altre suore preghiere e devozioni inconsuete, il che era proibito
dalle costituzioni.
Sorte queste contese, Madre Melin, per amor di concordia, vietò di fare in
noviziato, davanti agli occhi delle altre religiose, alcunché di simile; in
privato però rimaneva lecito alle novizie di praticare le loro devozioni.
Il «Ritiro Spirituale» del P.
No
Si giunse al brano nel quale si raccontava di una certa persona favorita da Dio
con familiari comunicazioni e alla quale, mentre essa se ne stava in preghiera
davanti al santissimo Sacramento, il Signore aveva chiesto di adoperarsi per
stabilire la festa del suo santissimo Cuore, il nono giorno dopo la solennità
del Corpus Domini. Questa stessa persona poi aveva trasmesso all'autore del Ritiro
l'ordine di Dio.
Al racconto, le religiose compresero che tra le mura del loro monastero era
accaduta qualcosa di soprannaturale e di divino e che la persona ornata di così
eccelsi privilegi era suor Margherita Maria Alacoque.
Finita al refezione, durante la ricreazione, una delle consorelle non dubitò di
farsi incontro a Margherita Maria e parlargliene apertamente. Essa, senza
smentire le cose narrate nel Ritiro, nelle quali aveva avuto un ruolo
principale, rispose che da ciò doveva trarre giusto motivo di amare la propria
abiezione.
La festa del Sacro Cuore in monastero
In quell'auspicatissimo giorno del 21 giugno 1686, le religiose, recandosi al
coro, osservarono l'altarino e, meravigliate della novità, furono intimamente
commosse e, mutati immediatamente gli animi, a gara adorarono il Cuore divino e
lo glorificarono con ardente devozione. Si propose subito di far dipingere un
quadro che rappresentasse quel santo mistero e ciascuna poteva chiedere del
denaro ai propri congiunti per l'esecuzione.
Madre Melin, ispirata da Dio, pensò che prima di dipingere il quadro bisognava
costruire una cappella per collocarvelo. Le «sorelle del piccolo abito»
offrirono, per la costruzione, il denaro sottratto ai loro minuti piaceri. Mai
come in quell'occasione fu deprecata la povertà del monastero. A tale indigenza
si rimediò con un lavoro assiduo ed efficace: dai registri del monastero risulta
che quell'anno l'orto fu coltivato con tanta alacrità che il raccolto venne
raddoppiato.
Non c'è da meravigliarsi che, dopo questa lettura del Ritiro, l'opinione
della santità di lei presso tutte le consorelle venisse profondamente
confermata.
Il Padre Rolin e l'«Autobiografia»
37.
Nell'anno 1685 il Signore affidò la direzione dell'anima della sua serva al
Padre Ignazio Rolin, che trovavasi nella casa dei Gesuiti di Paray. A lui essa
fece la confessione di tutta la sua vita, ed egli dopo aver ascoltato e aver
riflettuto seriamente, le ordinò di mettere in iscritto tutto quanto le era
accaduto durante l'intera sua vita. Così ella, mossa dall'obbedienza, compose
quella Autobiografia alla quale dobbiamo la conoscenza di molte cose che
diversamente avremmo assolutamente ignorato (6).
38. In quello stesso periodo di tempo si dovette dimettere una novizia che non
aveva la vocazione per il loro istituto.
Tutto lo scontento e il risentimento non solo dei laici, ma anche delle suore,
si riversò contro Margherita Maria maestra delle novizie.
Il Padre Rolin dissipò le sue ansie, le fece coraggio, la esortò seriamente a
non dar retta alle contestazioni che erano sorte. I sentimenti di ostilità di
cui era vittima erano provocate soltanto dal demonio. Doveva anzi ritenere
quelle cose come permesse da Dio per provare l'umiltà, la pazienza, la
mansuetudine della sua sposa. Doveva piuttosto ringraziare molto Iddio che in
quel modo le manifestava il suo amore.
40.
Frattanto la devozione al Sacro Cuore di Gesù si propagava anche in altri
monasteri della Visitazione, come a Semur-en-Auxois, per opera della Madre
Greyfié, allora superiora del monastero; a Dijon per impegno di Madre de
Saumaise, validamente coadiuvata da suor
41.
Con il consenso e l'incoraggiamento del Padre Rolin, nell'anno 1686, Margherita
Maria si obbligò, con voto, di consacrarsi con una unione più strettamente
possibile al sacratissimo Cuore di Gesù. Promise di rimettersi totalmente a Lui
nelle gioie e nei dolori, e, dimentica completamente di sé, di amarlo, di
offrirgli riparazione, e di voler essere per sempre una sua vittima, operando e
soffrendo tutto in silenzio.
Promise, inoltre, di voler amare di cuore tutti i suoi avversari, di ritenerli
come i suoi principali amici, di adoperarsi a loro vantaggio e di fare ad essi
tutto quel bene che avrebbe avuto la possibilità di fare.
La «Grande Promessa»
42. Il Signore Gesù poi si degnò di rivolgere alla sua fedele sposa queste parole:
«Ti prometto, nell'eccessiva misericordia del mio Cuore, che a coloro che si accosteranno alla sacra mensa per nove mesi consecutivi, ogni primo venerdì del mese, l'onnipotente amore del mio Cuore concederà il dono della penitenza finale: non moriranno in stato di peccato, né senza ricevere i santi sacramenti; e il mio Cuore in quegli ultimi istanti sarà per loro sicuro asilo».
La guarigione del fratello Giacomo
43.
Sul finire di quel medesimo anno, Giacomo Alacoque, fratello della serva di Dio
e parroco di Bois-Sainte-Marie, si ammalò tanto gravemente che tre medici lo
avevano dato per spacciato. L'altro fratello, Crisostomo, spedì un messo a
Margherita Maria perché pregasse per il fratello moribondo. Essa ricevuta la
triste notizia, annunciò che non sarebbe morto e, allontanatasi dal messo, andò
a pregare davanti al santissimo Sacramento. Ritornata ilare in volto, confermò
che il fratello non sarebbe morto di quella malattia, e in questo senso scrisse
anche a quelli di casa sua. Difatti otto giorni dopo era guarito da ogni
infermità. Per ottenere la guarigione del fratello, la sorella aveva fatte
molte promesse al Signore, il quale le fece sapere che avrebbe concesso la
grazia e restituita la sanità, e l'avrebbe fatto santo, purché questi
rispondesse ai suoi disegni e alle sue grazie.
All'inizio dell'anno seguente la sorella inviò una lettera al fratello guarito
per fargli conoscere quel che aveva promesso a Dio per lui; lasciasse perciò
l'attaccamento alle cose terrene, la passione per il gioco d'azzardo e ponesse
maggiore impegno nel frenare le passioni. Doveva imparare a sperare tutto dal
Sacro Cuore del Signore, che tanto lo prediligeva e voleva che si facesse
assolutamente santo. Per questo l'aveva conservato incolume e gli aveva mandato
quella malattia per richiamarlo e condurlo più speditamente sulla via della
perfezione.
Qual dolore avrebbe recato alla sorella se, non assecondando la volontà di Dio,
avesse rifiutato e resi vani e inutili i suoi santi consigli. Se non avesse
sacrificato tutto al Signore, per l'avvenire non avrebbe avuto più né pace né
serenità. Per ottenere questo avrebbe dovuto faticar molto, ma non gli
sarebbero mancate né la grazia di Dio, né la forza, né il soccorso del Sacro
Cuore del Signore nostro Gesù Cristo.
44.
Si aprì così la via alla propagazione della devozione al santissimo Cuore di
Gesù nella parrocchia di Bois-Sainte-Marie. Crisostomo infatti, provvide a sue
spese alla costruzione di una cappella, nella chiesa parrocchiale, dedicata al
Sacro Cuore; Giacomo istituì una fondazione perché venisse celebrata in
perpetuo una Messa ogni venerdì. Di queste opere, fatte per sua esortazione,
Margherita Maria ne ebbe una grande gioia.
Intanto la devozione al divin Cuore di Gesù, per iniziativa e incitamento della
serva di Dio andava divulgandosi a Moulins da madre de Soudeilles e a Digione
da madre de Saumaise.
45. La madre Maria Cristina Melin, rieletta superiora, espresse di nuovo il
desiderio di riavere per assistente Margherita Maria. Le suore dettero
volentieri il loro consenso. La cosa riuscì invece molto gravosa
all'interessata, la quale scriveva poco dopo a una sua amica: Confesso d'aver
sentito moltissimo, in questa occasione, la mia debolezza e la mancanza di
sottomissione. Per sottrarmi infatti all'ufficio sono ricorsa a molte persone;
ma tutto è stato vano. Bisogna proprio abbandonare noi stessi e dimenticarci
completamente e non desiderare e non aspirare più a nulla per trovare tutto in
Dio.
9 - VISITANDINE E GESUITI
46.
Da lungo tempo l'umile religiosa si sentiva spinta a chiedere, per
intercessione di san Francesco di Sales, tutte le grazie necessarie al suo caro
istituto della Visitazione, e in special modo le virtù fondamentali del suo
ordine: la perfezione nell'unione e nella carità fraterna.
Avendo il Signore più volte respinto questa domanda, disse: «Dio mio, io non mi
allontanerò da Te fino a quando non mi concederai questa grazia e, finché avrò
vita, impiegherò quanto è in me per impetrarla». Rispose il Signore:
«Accoglierò la tua preghiera, se verrà eseguito quanto ti domando. Bisogna che
ogni religiosa esamini rigorosamente se stessa per conoscere ciò che è di
impedimento a questa mia grazia. Impedimento grave, infatti, è quella certa
gelosia e invidia delle une verso le altre e, insieme, la freddezza del cuore,
che distrugge la carità e rende inutili le mie grazie».
E san Francesco di Sales, che era presente, aggiunse: «Una vera figlia della
Visitazione dev'essere una vittima vivente a somiglianza di Gesù Cristo».
Un altro giorno la santa Fondatrice disse a Margherita Maria: «Le vere figlie
della Visitazione devono godere nella croce e nelle umiliazioni: il loro
trionfo, infatti, consiste unicamente nella croce».
«È finito, non accadrà più nulla»
47.
Nel giorno della festa della Visitazione, il 2 luglio 1687, suor Margherita
pregava con tutto il fervore per il suo Ordine dinanzi al santissimo
Sacramento. Il Signore disse alla sua sposa: «Non mi parlare più di questo
argomento; le religiose consacrate sono sorde alla mia voce e distruggono le
fondamenta dell'edificio; se si pensa di basarlo su altro fondamento, io lo
rovescerò».
Fu necessario che s'interponesse
Il demonio, divenuto furibondo e ardente d'ira, suscitò un'orrenda bufera che
pareva volesse rovesciare il monastero e la chiesa; per due volte furono
strappate le tende delle grate del coro e fu udita per l'aria la voce di Satana
che diceva: «Sarei riuscito a distruggere l'Ordine della Visitazione se non
fosse stato sorretto da quella forte colonna, contro la quale non ho alcun
potere».
Si racconta che fu tanto veemente il fragore, che una religiosa che pregava con
suor Margherita davanti al santissimo Sacramento, si alzò precipitosamente per
fuggire, ma fu trattenuta da lei che le disse: «Non temere; è finito, non
accadrà più nulla». A queste parole si rasserenò l'animo di lei e comprese che
Margherita Maria aveva avuto una visione.
La visione del 2 luglio 1688
48.
Le cose andarono meglio, e l'anno seguente, mentre, nel giorno della festa
della Visitazione, Margherita Maria pregava davanti al santissimo Sacramento,
vide un luogo molto alto e spazioso, di bellezza meravigliosa. Al centro, come
in un trono di fuoco sfolgorava il sacratissimo Cuore di Gesù; da un lato c'era
la beatissima Vergine, dall'altro san Francesco di Sales e il Padre de
La Regina del Cielo esortò le sue figlie con queste parole: «Venite, figlie
dilette, avvicinatevi». E additando il divin Cuore, continuava: «Ecco questo
divino tesoro che è stato manifestato soprattutto per voi, perché predilige il
vostro Istituto e, come suo Beniamino, lo ama in modo del tutto particolare e a
preferenza di altri e lo vuole arricchire di questo dono. Non basta però che
voi godiate di tanto tesoro, ma bisogna che ne rendiate partecipi anche gli
altri e lo distribuiate con abbondanza nel mondo intero, perché col prenderne
non finisce, anzi, quanto più vi si attinge, più ne rimane da attingere».
Rivolgendosi quindi al Padre de
49.
Fu per la serva di Dio un giorno di grande gioia il 7 settembre del 1688,
quando, condotta a termine la cappella del Sacro Cuore di Gesù, costruita nel
monastero di Paray, si celebrò la festa dell'inaugurazione, festa alla quale
partecipò anche tutta la città. Il pio sodalizio dei Sacerdoti di Paray e i
curati delle parrocchie vicine si riunirono nella chiesa parrocchiale e di là
si recarono processionalmente al chiostro del monastero e al piccolo santuario,
dove si radunò gran folla di fedeli. Il sacro rito cominciò verso l'una del
pomeriggio e terminò alle tre.
50. Molto più a lungo però, si protrasse la contemplazione e l'estasi di
Margherita Maria. Essa poi, pur non volendo, anzi con suo grande dispiacere,
suscitava in mezzo al popolo sempre maggior venerazione per la sua persona, e,
ad aumentarla, ci si metteva pure il Signore.
Così accadde a Suor Maria Lazzara Dusson, la quale sentendo leggere a
refettorio al vita di santa Caterina da Siena, pensò che sarebbe stata ben
felice se avesse potuto vedere una persona che rassomigliasse alla Santa. Il
Signore, internamente, le rispose: «Guarda, tu hai sott'occhio la mia diletta,
alla quale non sono stato meno prodigo di grazie e di favori». E volgendosi
attorno, si vide di fronte suor Margherita Maria, che in quel tempo era
assistente della comunità.
Messaggio al Re di Francia
51.
Come sappiamo da una lettera indirizzata a Madre de Saumaise, a Margherita
Maria venne affidato dal Cielo una missione di straordinaria importanza. In
essa, con la consueta semplicità, scrive che le era stato comandato di mandare
al Re di Francia il seguente messaggio: «Il Signore desiderava regnare nel
palazzo reale e soprattutto nel cuore del Re; voleva che la sua immagine fosse
dipinta nelle bandiere, scolpita nelle armi per renderle vittoriose. Inoltre
voleva che Gli venisse innalzato un tempio, in cui venisse esposta l'immagine
del Sacro Cuore per ricevere la consacrazione e gli onori di tutta la corte. E
infine il Signore lo aveva scelto, come suo fedele amico, per impetrare dalla
Santa Sede la celebrazione della Messa in suo onore e gli altri privilegi
annessi alla devozione al Sacro Cuore».
Per assicurare la realizzazione di tali desideri, suor Margherita Maria
Alacoque aggiungeva i suoi consigli.
Avendo Dio scelto il Padre de
Quale il risultato? Fu trasmesso al re l'ammonimento celeste? Al re mancò il
coraggio di eseguirlo? Di questa faccenda nulla è stato tramandato per
iscritto. Dall'insieme delle cose si può però congetturare, che se nella
famiglia reale non vi fosse stata nessuna conoscenza del messaggio, Luigi XVI
non avrebbe potuto emettere un voto in tal senso. L'infelice re, infatti, si
obbligò con voto di impegnarsi affinché in tutta
10 - «È MORTA
L'ultima malattia
52.
Il giorno 8 ottobre del 1690, Margherita Maria fu colpita da un'infermità che
sarebbe stata l'ultima. Fu costretta a mettersi a letto; ma il dottor Billet
non la giudicò affatto grave.
Nei primi giorni della malattia fu presa dal timore dei divini giudizi, ma dopo
la confessione il timore si mutò in fiducia, tanto che si sentiva come
consumata dall'amore e dal desiderio di unirsi a Dio. Convinta che dopo breve
tempo sarebbe morta, la mattina del 16 ottobre domandò di ricevere il Corpo di
Cristo in forma di Viatico, cosa che non ottenne, perché nessuno pensava che
fosse in pericolo imminente di vita. Essendo però ancora digiuna, desiderò la
santa Eucaristia, che ricevette con serafico ardore, consapevole che sarebbe stata
l'ultima comunione.
Soffriva atroci dolori ma con animo tanto gioioso, che, benché bramasse
ardentemente di godere Dio, avrebbe preferito rimanere in quei tormenti fino al
giorno del giudizio, se tale fosse stata la divina volontà.
Nell'ultimo giorno di vita, Margherita Maria viene di nuovo presa dal terrore
dei divini giudizi: trema, si umilia, si annienta davanti a Cristo Crocifisso
e, sospirando, implora misericordia. Non molto dopo però ritorna alla serenità
e alla tranquillità di prima, ed esclama: «Canterò in eterno le misericordie
del Signore» (Sal 88, 2).
Si lamenta tuttavia che, per tutta la sua vita, non aveva saputo amare Iddio;
prega perciò le consorelle che ne domandino perdono a Dio per lei e per
riparare la sua negligenza, e raccomanda loro di amare Dio sopra ogni cosa.
La chiave dell'armadio
Pregò poi suor Péronne Rosalia de Farges di scrivere al Padre Rolin perché
distruggesse le lettere che gli aveva mandato e conservasse inviolato il segreto
tante volte da lei richiesto. Supplicò anche la stessa consorella che prendesse
il quaderno scritto da lei per ordine di Padre Rolin, suo direttore e lo desse
alle fiamme, aggiungendo che lei non poteva farlo, perché il Padre le aveva
proibito di distruggerlo prima che egli lo avesse esaminato.
Suor de Farges riuscì a persuaderla a consegnare la chiave dell'armadio alla
superiora e a fare per il resto il sacrificio della propria volontà al Signore.
Essa acconsentì, ma il fatto fece cadere la moribonda in una grande tristezza (1).
Nel Cuore di Gesù Cristo
54.
Saputo poi che la superiora aveva avuto cura di avvertire i parenti: «Io non
vedrò nessuno, esclamò, bisogna ormai morire e sacrificare tutto a Dio». Alle
cinque pomeridiane del 17 ottobre, fu colta da tale crisi di debolezza che
sembrava stesse per spirare; domandò di nuovo il Viatico; ma riavutasi poco
dopo, il medico giudicò che non c'era tutta questa urgenza e che si poteva
aspettare il giorno dopo.
Margherita Maria disse a suor de Farges che non era necessario che glielo
dessero, perché, l'ultima volta che aveva avuto la comunione, Dio stesso
l'aveva avvertita che la ricevesse come Viatico. E desiderando sempre più di
unirsi a Dio andava ripetendo: «Quale gioia, quando mi dissero: Andremo alla
casa del Signore» (Sal 121, 1).
Mentre la suora infermiera pensava che si dovesse richiamare la superiora
uscita poco prima, e un'altra diceva che non era necessario, Margherita Maria
disse: «Sì, sì, fatela venire», e giunta la superiora, le chiese di farle
amministrare l'estrema unzione, aggiungendo che non aveva più bisogno del
medico, ma soltanto di Dio e desiderava di inabissarsi nel Cuore di Gesù
Cristo.
Accorsero tutte le suore e recitarono le preghiere dei moribondi, mentre le
veniva amministrato l'olio santo. Al termine della quarta unzione, invocando il
nome santissimo di Gesù, Margherita Maria lasciò questa vita mortale. Era il
martedì del 17 ottobre 1690.
«È morta la santa»
55.
Grande fu il cordoglio del monastero; le suore piangevano tutte. Alcune si
rimproveravano di aver tardato tanto a riconoscerla per quello che era
veramente. Tutte testimoniavano che aveva lasciato un chiarissimo esempio di
santità.
Appena si sparse nella cittadina la notizia della sua morte, se ne fece lutto
come di una pubblica calamità e tutti per le strade dicevano ad alta voce: «È
morta la santa». Anche i bambini, a loro modo, esclamavano: «È morta la santa
delle sante Marie» (2).
Il mattino seguente, appena fu aperta
La sera del 18 ottobre, il corpo della serva di Dio fu deposto nel sepolcro del
monastero, sotto il coro delle religiose; mai, per la sepoltura di una suora,
s'era visto un concorso tanto numeroso di persone, appartenenti a ogni ceto
sociale. I Sacerdoti poi che erano entrati nel chiostro, vollero avere qualcosa
per conservarla come una vera reliquia.
56.
Omettendo la parte del decreto che narra il lungo iter del processo di
canonizzazione della Santa, ricorderemo soltanto che, dopo più di un secolo, il
30 marzo 1824, Leone XII «affidò alla Sacra Congregazione dei Riti l'incarico
di prendere in esame la causa dell'umile religiosa».
Pio IX, il 18 settembre del 1864 la dichiara beata e soltanto il 13 maggio
1920, dopo 230 anni dalla sua morte, Benedetto XV la iscrive nel catalogo dei
Santi.
Vogliamo invece riportare alcuni brani che chiudono il decreto di canonizzazione
e ci parlano del Santo, canonizzato insieme a santa Margherita Maria, e della
devozione del Sacro cuore.
San Gabriele dell'Addolorata
La devozione verso il divin Cuore
Dal giorno della suprema manifestazione di questa volontà fino ad oggi. è
andato sempre più crescendo il numero di coloro che si studiano di riparare
l'ingratitudine e la diserzione degli uomini da Dio. La solennità destinata ad
onorare il Cuore Sacratissimo è diffusa in tutto il mondo e moltissime sono le
cappelle e le chiese ad esso dedicate, dove accorrono i fedeli a implorare
misericordia dal Sacro Cuore e la grazia della penitenza finale.
Tuttavia è ancora grande il numero di coloro che non si danno pensiero di Dio e
dei suoi comandamenti; enorme l'ignoranza dei doveri verso il nostro Creatore!
Preoccupati degli affari umani, molti dimenticano la vita spirituale ed eterna
e ardiscono perfino proferire bestemmie contro quel Cuore.
Due nuovi santi
59.
Ecco dunque, fedeli, due nuovi Santi, germogliati dal grembo fertilissimo della
Chiesa di Dio, che vengono proposti al vostro culto e alla vostra imitazione
per allontanare tanti mali da questo mondo.
Essi vissero in epoche diverse: Santa Margherita Maria anche durante la vita
ebbe da Dio la rivelazione di grandi cose; San Gabriele visse nell'oscurità del
suo chiostro. Tutti e due però si consacrarono totalmente a Dio come ostie
viventi per placare la divina giustizia e implorare misericordia per tutti.
Giacché Iddio «ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore, ha rovesciato
i potenti dai troni, ha innalzato gli umili» (Lc 1,51), col compiere prodigi
mirabili, li volle esaltare anche dinanzi agli uomini fino agli onori supremi,
perché servano di esempio a tutti coloro che con tutte le forze amano e cercano
solamente Dio...
Dato in Roma presso San Pietro, l'anno del Signore 1920, nel giorno 13 del mese
di maggio, anno sesto del nostro Pontificato,
Io BENEDETTO, Vescovo della Chiesa Cattolica
NOTE
(1) Gauthey,Vie et Oeuvres de S. Marguerite M. Alacoque, vol. III, pag. 141.
(2) Per uno studio più approfondito sulle promesse del S. Cuore in genere e sulla grande promessa in particolare, oso ricordare gli articoli pubblicati sul «Messaggio del Cuore di Gesù» negli anni 1985, 1986 e che ho raccolto, riducendoli alquanto, nel libro I primi venerdì del mese (Ed. ADP, Roma 1986, pagg. 144). In questo studio ho cercato di spiegare al grosso pubblico: la giusta interpretazione, la teologia e l'attualità della grande promessa.
(3) Nel Gauthey, o.c., vol. III a pag. 699 ss. è riportato il testo latino e la traduzione francese.
(4) Questi, insieme ad altri scritti della Santa, li abbiamo
pubblicati in Scritti Autobiografici (Edizioni ADP, Roma, III ed. 1986).
(5)Il P.
(6) Segnaliamo: S. Margherita M. Alacoque: Autobiografia - Edizioni
ADP Roma III ed.
(7) Così fu salvata dalle fiamme l'Autobiografia.
(8) Il popolo chiamava le visitandine «le sante Marie».
Tratto da BENEDETTO XV,La meravigliosa storia di S.
Margherita M. Alacoque, a c. di LUIGI FILOSOMI S.J., Roma: ADP, 1990/3;
titolo originale: Bulla Canonizationis Beatae Margaritae Mariae Alacoque,
virginis, monialis professa ordinis visitationis B.M.V. (AAS 12 [1920],
486-514).
Il testo si può richiedere presso: SEGRETARIATO NAZIONALE DELL'APOSTOLATO DELLA PREGHIERA, 00186 Roma - Via degli Astalli, 16, Tel. (06) 678.60.65/679.83.86.