LA SANTA
MESSA
Sarebbe più facile che la
terra si reggesse senza sole
che senza la Santa Messa (S.
Pio da Pietrelcina )
La LITURGIA è il complesso
delle feste ecclesiastiche. Come c’è l’anno civile, che va dal primo gennaio al
trentuno dicembre, così c’è l’anno liturgico o ecclesiastico, che comincia la
prima domenica di Avvento e si chiude con l’ultima
domenica di Pentecoste. L’anno liturgico
è regolato dalla Pasqua, che è una festa mobile, cioè
non ha una data fissa poiché dipende ogni anno dalla luna; il primo plenilunio
di primavera segna la Pasqua, la quale si celebra la prossima domenica dopo il
plenilunio. Durante l’anno liturgico sfilano dinanzi a noi, secondo un ordine
cronologico, gli avvenimenti principali della vita di Gesù e contemporaneamente
ogni giorno si ricorda un Santo.
LA SANTA MESSA ha una struttura, un orientamento e una dinamica che bisogna avere presenti quando si va a celebrare
in Chiesa. La struttura consta di tre punti:
Si chiama SANTA MESSA perché la Liturgia, nella
quale si è compiuto il mistero della salvezza, si conclude con l’invio dei
fedeli (missio) affinchè
compiano la Volontà di Dio nella loro vita quotidiana.
Ciò che Gesù
Cristo fece storicamente oltre duemila anni fa, lo fa ora con la partecipazione
dell’intero Corpo Mistico, che è la Chiesa, che siamo noi. Ogni azione
liturgica è presieduta da Cristo, attraverso il suo Ministro ed è celebrata
dall’intero Corpo di Cristo. Ecco perché tutte le preghiere
inserite nella Santa Messa sono al plurale.
Entriamo in Chiesa e ci segniamo con
l’acqua santa . Questo gesto dovrebbe ricordarci il Santo
Battesimo. E’ molto utile entrare in Chiesa un po’ di tempo prima per
prepararci in raccoglimento.
Rivolgiamoci con filiale fiducia
e confidenza a Maria e chiediamole di vivere insieme a
noi la Santa Messa. ChiediamoLe di preparare il nostro cuore per accogliere
degnamente Gesù.
ENTRA IL SACERDOTE e la Santa Messa inizia
con il segno della Croce. Questo ci deve far pensare che andiamo a offrire insieme a tutti i cristiani il sacrificio della
croce e ad offrire noi stessi. Andiamo a unire la
croce delle nostre vite con quella di Cristo.
Altro segno è il bacio
dell’altare da parte del celebrante e sta a significare
rispetto e saluto.
Il sacerdote si rivolge ai fedeli
con la formula : “Il Signore sia con voi". Questa
forma di saluto e augurio viene ripetuta quattro volte
durante la celebrazione e ci deve ricordare la reale Presenza di Gesù Cristo,
nostro Maestro, Signore e Salvatore e che noi siamo riuniti nel suo Nome,
rispondendo alla sua chiamata.
INTROITO - Introito vuol dire ingresso. Il Celebrante, prima di dare
inizio al Sacri Misteri, si umilia dinanzi a Dio col
popolo, facendo la sua confessione; recita perciò: "Confesso a Dio
Onnipotente ....." insieme a tutti i fedeli. Questa preghiera deve salire dal profondo del cuore perché possiamo ricevere la grazia che il
Signore vuole donarci.
ATTI D’UMILTA’ - Poiché la
preghiera dell’umile va dritta al Trono di Dio, il Celebrante, a nome proprio e
di tutti i fedeli dice: "Signore, pietà!
Cristo pietà! Signore pietà!"
Altro simbolo è il gesto della mano che per tre volte batte il petto ed è un
antico gesto biblico e monastico.
In questo momento della celebrazione la Misericordia di Dio inonda i
fedeli che, se sono sinceramente pentiti, ricevono il perdono dei peccati
veniali.
ORAZIONE - Nei giorni festivi il Sacerdote e i fedeli innalzano un
inno di lode e di acclamazione alla Santissima
Trinità, recitando "
La prima parte della santa Messa
ci prepara ad ascoltare la Parola di Dio
“Preghiamo” è l’invito che il celebrante rivolge all’assemblea e
poi recita la preghiera
del giorno usando i verbi al plurale. L’azione liturgica quindi non è svolta solo
dal celebrante principale ma da tutta l’assemblea. Siamo Battezzati e siamo un popolo sacerdotale.
Durante la santa Messa svariate volte rispondiamo “Amen”alle preghiere e alle esortazioni del sacerdote. Amen è una
parola di origine ebraica e anche Gesù la usava
spesso. Quando diciamo “Amen” diamo la piena adesione del nostro cuore a tutto ciò che si
sta dicendo e celebrando.
LETTURE – La liturgia
della parola non è né una introduzione alla
celebrazione dell’Eucaristia, né solo una lezione di catechesi, ma è un atto di
culto verso Dio che parla a noi attraverso la Sacra Scrittura proclamata.
Essa è già un nutrimento per la
vita, due sono infatti le mense alle quali si accede
per ricevere il cibo della vita: la mensa della Parola e la mensa
dell’Eucaristia. Le due mense sono entrambe necessarie.
Attraverso le scritture Dio fa
così conoscere il suo disegno di salvezza e la sua
volontà, provoca alla fede e all’obbedienza, spinge alla conversione, annuncia
la speranza.
Si sta seduti perché questo
consente un attento ascolto, ma i testi, a volte assai difficili ad un loro
primo ascolto, andrebbero letti e un po’ preparati
prima della celebrazione.
Ad eccezione del tempo pasquale,
normalmente la prima lettura è tratta dall’Antico Testamento.
La storia della salvezza,
infatti, ha in Cristo il suo compimento ma inizia già
con Abramo, in una rivelazione progressiva che giunge fino alla Pasqua di Gesù.
Ciò è sottolineato
anche dal fatto che la prima lettura ha normalmente un legame con il Vangelo.
Il salmo è la risposta corale a
quanto della prima lettura è stato proclamato.
La seconda lettura è scelta del
Nuovo Testamento, quasi a voler far parlare gli apostoli, le colonne della
Chiesa.
Al termine delle due letture si
risponde con la formula tradizionale: “Rendiamo grazie a Dio.”
Il canto dell’alleluia, con il
suo versetto, introduce poi alla lettura del Vangelo, è una breve acclamazione
che vuole festeggiare Cristo.
VANGELO – L’ascolto in
piedi del Vangelo indica un atteggiamento di vigilanza
e di più profonda attenzione, ma esso richiama anche l’essere in piedi di
Cristo risorto, i tre segni di croce significano la volontà di far proprio un
ascolto con la mente ed il cuore, per poi, con la parola, portare agli altri
quanto abbiamo ascoltato.
Finita la lettura del Vangelo, si
dà gloria a Gesù dicendo "Lode a Te, o Cristo!". Nei giorni
festivi e quando le circostanze lo permettano, finita
la lettura del Vangelo, il Sacerdote fa la predica o Omelia. Ciò che si
apprende nell’Omelia illumina e fortifica lo spirito; potrà servire per ulteriori meditazioni e per condivisione con il prossimo. Finita l’Omelia, si fissi in mente un
pensiero spirituale o un proposito che serva per il
giorno o per la settimana. Quanto abbiamo appreso deve
tradursi in azioni concrete.
CREDO - I fedeli, già
istruiti dalle Letture e dal Vangelo, fanno la professione di fede, recitando
il Credo insieme al Celebrante. Il Credo, o Simbolo Apostolico, è il complesso
delle principali verità rivelate da Dio ed insegnate dagli Apostoli. E’ anche
l’espressione dell’adesione di fede di tutta
l’assemblea alla Parola di Dio proclamata e soprattutto al Santo Vangelo.
OFFERTORIO –(Presentazione dei
doni) - Il Celebrante prende il Calice e lo pone al lato destro. Prende la
patena con l’Ostia, la solleva e la offre a Dio. Dopo infonde nel Calice un po’
di vino ed alcune gocce d’acqua. L’unione del vino e dell’acqua rappresenta
l’unione nostra con la vita di Gesù, il quale ha assunto la forma umana. Il
Sacerdote, sollevando il Calice, offre a Dio il vino, che dovrà essere
consacrato. Procedendo nella celebrazione ed avvicinandosi il momento sublime
del Divino Sacrificio, la Chiesa vuole che il Celebrante si purifichi sempre di
più, pertanto prescrive che lavi le mani. Il Santo Sacrificio è offerto dal
Sacerdote in unione con tutti i fedeli, i quali vi prendono parte attiva con la
presenza, la preghiera e le risposte liturgiche. Per questa ragione, il
Celebrante si rivolge ai fedeli dicendo "Pregate, fratelli, perché il
mio e il vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre Onnipotente". I
fedeli rispondono: "Il Signore riceva dalle tue mani questo sacrificio,
a lode e gloria del Suo nome, per il bene nostro e di tutta la sua santa
Chiesa".
OFFERTA PRIVATA - Come si
è visto, l’Offertorio è uno dei momenti più importanti della Messa, per cui in tale momento ogni fedele può fare il proprio
Offertorio personale, offrendo a Dio quanto crede possa piacerGli. Ad esempio:
"Ti offro, Signore, i miei peccati, quelli della mia
famiglia e del mondo intero. Te li offro affinché Tu li distrugga con il Sangue
del Tuo Figlio Divino. Ti offro la mia debole volontà per rafforzarla nel bene.
Ti offro tutte le anime, anche quelle che sono sotto
la schiavitù di satana. Tu, o Signore, salvale tutte".
PREFAZIO -Il Celebrante
recita il Prefazio, che significa Lode
solenne e poiché esso introduce alla parte centrale del Sacrificio Divino,
conviene intensificare il raccoglimento, unendosi ai Cori degli Angeli presenti
attorno all’Altare.
CANONE - Il Canone è un
complesso di orazioni che il Sacerdote recita fino
alla Comunione. Si chiama così perché tali preghiere sono tassative ed
invariabili ad ogni Messa.
CONSACRAZIONE - Il
Celebrante ricorda quanto Gesù fece nell’Ultima Cena prima di consacrare. In
questo momento l’Altare è un altro Cenacolo ove Gesù, per mezzo del Sacerdote,
pronunzia le parole della Consacrazione ed opera il prodigio di cambiare il
pane nel Suo Corpo ed il vino nel Suo Sangue. Fatta la
Consacrazione, il miracolo eucaristico è avvenuto: l’Ostia, per virtù divina, è
divenuta il Corpo di Gesù con il Sangue, l’Anima e la Divinità. E’ questo il
"Mistero della Fede".
Sull’Altare c’è il Paradiso, perché c’è Gesù con la Sua Corte Angelica e
Non si tralasci quindi di mirare
l’Ostia Divina e si dica mentalmente "Signore mio e Dio mio".
Il Celebrante, proseguendo,
consacra il vino. Il vino del Calice ha
cambiato natura ed è diventato il Sangue di Gesù Cristo. Il Celebrante l’adora, poi solleva il Calice per fare adorare ai fedeli il
Divino Sangue. Si consiglia a tal fine di recitare la seguente preghiera mentre si guarda il Calice: "Eterno Padre,
io Vi offro il Sangue Preziosissimo di Gesù Cristo in sconto dei miei peccati,
in suffragio delle anime sante del Purgatorio e per i bisogni della Santa
Chiesa".
A questo punto avviene una
seconda invocazione dello Spirito Santo al quale si chiede che, dopo aver
santificato il doni del pane del vino affinché
diventino il corpo e il sangue di Gesù, santifichi ora tutti i fedeli che si
nutrono dell'Eucaristia affinché diventino chiesa, cioè l'u
Seguono le
intercessione, si ricordano Maria, gli apostoli, i martiri e i santi. Si
prega per la chiesa e per i suoi pastori, per i vivi e per i defunti nel segno
di una comunione in Cristo che è orizzontale e verticale, comprende il cielo e
la terra.
PADRE NOSTRO - Il
Celebrante prende la patena con l’Ostia e il Calice ed, elevandoli insieme
dice: "Per Cristo, con Cristo e in Cristo, a Te, Dio Padre Onnipotente,
ogni onore e gloria per tutti i secoli dei secoli".
I presenti rispondono "Amen". Questa breve preghiera dà
alla Divina Maestà una gloria senza limiti, perché il Sacerdote, a nome dell’umanità, onora Dio Padre per mezzo di Gesù, con
Gesù e in Gesù. A questo punto il
Celebrante recita il Padre Nostro. Gesù disse agli Apostoli
"Quando entrate in un’abitazione dite: La pace sia a
questa casa e a quanti la abitano". Pertanto il Celebrante chiede la
Pace per tutta la Chiesa. Segue l’invocazione “ Agnello di Dio “
COMUNIONE - Chi vuole ric
La Comunione Spirituale può farsi
molte volte al giorno, anche stando fuori dalla
Chiesa. Si ricorda inoltre che bisogna andare all’Altare in modo ordinato e a
tempo debito. Presentandoti a Gesù, bada che il tuo corpo sia
modesto nello sguardo e nell’abbigliamento.
Ricevuta la Particola, ritorna al
tuo posto ordinatamente e sappi fare bene il tuo ringraziamento! Raccogliti in
preghiera ed allontana dalla mente ogni pensiero disturbatore. Ravviva la tua
fede, pensando che l’Ostia ricevuta è Gesù, vivo e vero e che Egli è a tua
disposizione per perdonarti, per benedirti e per darti i Suoi tesori. Chi ti avvicina durante il giorno, si accorga che tu hai fatto al Comunione, e lo dimostrerai se
sarai dolce e paziente.
CONCLUSIONE - Finito il
Sacrificio, il Sacerdote congeda i fedeli, invitandoli a ringraziare Dio ed
impartisce la Benedizione: la si riceva con devozione,
segnandosi con la Croce. Dopo di ciò il Sacerdote dice: "La Messa è
finita, andate in pace". Si risponde: "Rendiamo grazie a
Dio". Questo non vuol dire che abbiamo esaurito il nostro dovere di
cristiani partecipando alla Messa, bensì che la nostra missione comincia
adesso, col diffondere tra i nostri fratelli la Parola
di Dio. La Messa è sostanzialmente lo stesso sacrificio della Croce; è diverso
soltanto il modo dell’offerta. Ha gli stessi fini e produce gli stessi effetti del sacrificio della Croce e quindi ne
realizza in modo proprio le finalità: adorazione,
ringraziamento, riparazione, petizione.
Adorazione - Il sacrificio
della Messa rende a Dio un’adorazione degna di Lui. Con la Messa possiamo dare
a Dio tutto l’onore che gli è dovuto in riconoscimento
della sua infinita maestà e del suo supremo dominio, nella maniera più perfetta
possibile e in grado rigorosamente infinito. Una sola Messa glorifica Dio più
di quanto lo glorificano in cielo per tutta
l’eternità, tutti gli angeli e i santi. Dio risponde a questa
incomparabile glorificazione curvandosi amorevolmente verso tutte le sue
creature. Di qui l’immenso valore di santificazione che racchiude per noi il santo sacrificio della Messa; tutti i cristiani dovrebbero
convincersi che è mille volte preferibile unirsi a questo sublime sacrificio
anziché compiere abituali pratiche di devozione.
Ringraziamento - Gli immensi
benefici di ordine naturale e soprannaturale che
abbiamo ricevuto da Dio ci hanno fatto contrarre verso di Lui un debito
infinito di gratitudine che possiamo saldare soltanto con la Messa. Infatti per mezzo di essa offriamo al Padre un sacrificio
eucaristico, cioè di ringraziamento, che supera infinitamente il nostro debito;
perché è Cristo stesso che, immolandosi per noi, ringrazia Dio dei benefici che
ci concede. A sua volta il ringraziamento è fonte di nuove grazie perché al
Benefattore piace la gratitudine. Questo effetto eucaristico
è sempre prodotto infallibilmente indipendentemente dalle nostre disposizioni.
Riparazione - Dopo
l’adorazione e il ringraziamento non c’è dovere più
urgente verso il Creatore che la riparazione delle offese che da noi ha
ricevuto. Anche sotto questo aspetto il valore della
Santa Messa è assolutamente incomparabile, giacché con essa offriamo al Padre
l’infinita riparazione di Cristo con tutta la sua efficacia redentrice. Questo
effetto non ci è applicato in tutta la sua pienezza,
ma ci viene applicato in grado limitato secondo le nostre disposizioni;
tuttavia:
- ci ottiene, se non incontra
ostacoli, la grazia attuale necessaria per il pentimento dei nostri peccati.
Per ottenere da Dio la conversione di un peccatore non vi è nulla di più
efficace dell’offerta del santo sacrificio della
Messa.
- Rimette sempre infallibilmente se non
incontra ostacoli, almeno parte della
pena temporale che si deve pagare per i peccati in questo mondo o nell’altro.
Petizione - La nostra indigenza
è immensa: noi abbiamo continuamente bisogno di luce, di forza e di
consolazione. Troveremo questi soccorsi nella Messa. Essa, di per sé, muove
infallibilmente Dio a concedere agli uomini tutte le
grazie di cui hanno bisogno, ma il dono effettivo di queste grazie dipende
dalle nostre disposizioni. La nostra orazione, inserita nella Santa Messa, non
solo entra nel fiume immenso delle orazioni liturgiche, il che le conferisce
già una dignità ed efficacia speciale, ma si confonde con l’orazione infinita
Cristo che il Padre esaudisce sempre.
Tali, a grandi linee, le infinite
ricchezze racchiuse nella Santa Messa. Per questo i santi, illuminati da Dio, ne avevano una grandissima stima. Facevano del sacrificio
dell’altare il centro della loro vita, la fonte della
loro spiritualità. Però, per ottenere il massimo frutto, occorre insistere
sulle disposizioni da parte di coloro che partecipano
alla Messa.
Le principali disposizioni sono
di due specie: esterne ed interne.
Esterne: il fedele parteciperà alla santa Messa in silenzio, con
rispetto e attenzione.
Interne: la disposizione migliore di tutte è quella di
identificarsi con Gesù Cristo che si immola
sull’altare, offrendolo al Padre e offrendosi con Lui, in Lui e per Lui.
Chiediamogli che converta anche noi in pane per essere così a completa
disposizione dei nostri fratelli mediante la carità. Uniamoci intimamente con
OGGETTI E PARAMENTI PER LA CELEBRAZIONE
EUCARISTICA.
ALTARE: Mensa sulla quale si celebra il sacrificio della Messa.
Come ogni famiglia si trova riunita la domenica attorno alla tavola per il pasto, così la
famiglia dei figli di Dio si riunisce attorno alla mensa Eucaristica per
cibarsi della Parola di Dio, dell’Eucaristia e per rendere lode al Suo
Creatore.
Tovaglia: L’altare come ogni mensa va ricoperta con una tovaglia.
Candele: Le candele segno di Luce che
venivano già usate dai primi cristiani nelle catacombe (cimiteri) dove si
ritrovavano per celebrare l’Eucaristia.
Fiori: Come ogni mensa l’altare và
abbellito con dei fiori. E’ questo segno di amore
e rispetto.
Messale: E’ il Libro Sacro che viene usato
per la celebrazione ed è uguale per tutto il mondo.
Ampolline con un piccolo asciugamano: Contengono il vino e l’acqua.
L’acqua verrà anche adoperata dal celebrante per purificarsi le mani e aggiunta
nel Calice al vino: “ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la
lancia e subito ne uscì sangue e acqua.”(Giov.19,34)
Calice: che può essere di materiali diversi, dove sarà versato il
vino e l’acqua che diverranno il Sangue di Cristo.
Pisside: Dove vengono conservate le ostie
consacrate (Il Corpo di Cristo) non consumate nelle precedenti celebrazioni,
riposte nel tabernacolo davanti al quale viene sempre tenuto un lumino.
Patena: Di solito è un piccolo piatto di metallo dove viene appoggiata l’ostia più grande.
Ostie: piccole, per comodità nella distribuzione,
e grandi, ma sempre fatte di farina acqua sale e non
lievitate.
Lezionario: il Libro che contiene alcuni passi della Bibbia e la
Parola di Dio che è proclamata durante le celebrazioni.
Leggìo: serve per appoggiare il
lezionario.
Tabernacolo. Se ha una luce accesa sta ad
indicare che è presente il Corpo di Cristo (Ostie consacrate)
Il sacerdote per la celebrazione indossa dei vestiti specifici:
Camice: E’ una veste bianca che scende fino ai piedi e viene indossata dal sacerdote dagli altri ministri dai
ministranti o chierichetti, in segno di purezza.
Cingolo: é un cordone bianco che s’indossa sul camice all’altezza
dei fianchi ed indica la scelta di castità del sacerdote.
Stola: è una striscia di stoffa dello stesso colore della casula in segno della dignità sacerdotale.
Casula: Completa i paramenti
dell’officiante ed è di differenti colori, a secondo
del periodo dell’anno e delle varie festività:
Verde: tempo ordinario, colore della speranza che ci deve sostenere
lungo tutto il nostro cammino.
Bianco: Feste del Signore dei santi non martiri e della Madonna.
Simbolo della gioia cristiana.
Azzurro: si
usa volendo nelle feste della Madonna per ovvi motivi.
Rosso: Simbolo dell’amore, del fuoco, del sangue. Si usa nelle
feste dello Spirito santo, della Croce e dei martiri.
Viola :simbolo di penitenza: Si usa in
avvento, quaresima e nei funerali . (Una volta per i
funerali si usava il nero.)
Oro: Si usava in festività molto importanti e particolari.
Nb. Sull’altare non sono permesse
immagini, statue o altro che non sia il Crocifisso.
Il venerdì santo
sull’altare non ci sono fiori o quanto altro lo possa abbellire.
Ricordiamo che:
Quando si entra
in Chiesa, la prima visita e la prima preghiera devono farsi a Gesù
Sacramentato. Passando davanti al suo Tabernacolo, è prescritta la
genuflessione con un ginocchio; se il Tabernacolo è aperto, la genuflessione si
fa con ambedue le ginocchia, chinando contemporaneamente il capo e recitando
mentalmente qualche giaculatoria (ad esempio: Gesù, Ti adoro) Non
passare vicino al Tabernacolo senza fare una genuflessione davanti al Signore,
con la quale Lo adora pubblicamente.
Sopra ogni Altare sta il Crocifisso affinché ci si ricordi in ogni momento della
Celebrazione della Passione e del Sacrificio di Gesù.