La preghiera di pentimento
N° 13
Beati quelli che sanno di essere peccatori
C’è la preghiera penitenziale.
Più completamente: la preghiera
di chi sa di essere peccatore. Cioè
dell’uomo che si presenta davanti a Dio riconoscendo le proprie colpe, miserie,
inadempienze.
E tutto ciò, non in rapporto ad
un codice legale, ma al codice assai più esigente dell’amore.
Se la preghiera è un dialogo
d’amore, la preghiera penitenziale è propria di chi riconosce di aver commesso
il peccato per eccellenza: il non-amore.
Di colui che ammette di aver
tradito l’amore, essere venuto meno ad un “patto reciproco”.
La preghiera penitenziale e i
salmi ci offrono esempi illuminanti in questo senso.
La preghiera penitenziale non
riguarda i rapporti tra un suddito ed un Sovrano, ma un’ Alleanza, ossia una relazione di amicizia, un legame d’amore.
Smarrire il senso dell’amore
significa perdere anche il senso del peccato.
E recuperare il senso del peccato
equivale a recuperare l’immagine di un Dio che è Amore.
Insomma, soltanto se hai capito
l’amore e le sue esigenze, puoi scoprire il tuo peccato.
In riferimento all’amore, la
preghiera di pentimento mi fa prendere coscienza che sono un peccatore amato da Dio.
E che sono pentito nella misura
in cui sono disposto ad amare ( “…Mi vuoi
bene?..”- Gv.21,16).
Dio non è tanto interessato alle
sciocchezze, di varie dimensioni, che posso aver commesso.
Ciò che gli sta a cuore è
accertare se sono consapevole della serietà dell’amore.
Per cui la preghiera penitenziale
implica una triplice confessione:
-
confesso che sono peccatore
-
confesso che Dio mi ama e mi perdona
-
confesso che sono “chiamato” ad amare, che la mia vocazione è l’amore
Un esempio stupendo di preghiera
di pentimento collettivo è quella di Azarìa in mezzo
al fuoco:
“…Non ci abbandonare fino in fondo
per
amore del Tuo nome,
non
rompere
non
ritirare da noi
Si invita Dio a prendere in
considerazione, per regalarci il perdono, non i nostri meriti precedenti, ma
unicamente le ricchezze inesauribili della Sua misericordia, “..per amore del
Suo nome…”.
Dio non bada al nostro buon nome,
ai nostri titoli o al posto che occupiamo.
Tiene solo conto del Suo amore.
Quando ci presentiamo di fronte a
Lui realmente pentiti, crollano ad una ad una le nostre
sicurezze, perdiamo tutto, ma ci rimane la cosa più preziosa: “…essere
accolti con cuore contrito e con lo spirito umiliato…”.
Abbiamo salvato il cuore; tutto
può ricominciare.
Ci siamo illusi, come il figliol
prodigo, di riempirlo di ghiande contese ai porci (Luca
15,16).
Finalmente ci siamo accorti che
possiamo riempirlo solo di Te.
Abbiamo inseguito i miraggi. Ora,
dopo aver inghiottito delusioni a ripetizione, vogliamo imboccare la strada
giusta per non morire di sete:
“…Ora Ti seguiamo con tutto il cuore,…cerchiamo
il Tuo volto…”
Quando si è perso tutto, rimane
il cuore.
E ha inizio la conversione.
Un esempio semplicissimo di
preghiera penitenziale è quello offerto dal pubblicano (Luca18,9-14),che fa il gesto semplicissimo
di battersi il petto (cosa non sempre facile quando il bersaglio è il nostro
petto e non quello degli altri) e usa parole semplici ( “…O Dio, abbi pietà di me peccatore…”).
Il fariseo ha portato davanti a
Dio l’elenco delle proprie benemerenze, delle proprie prestazioni virtuose, e
fa un discorso solenne (una solennità che, come spesso accade, sconfina nel
ridicolo).
Il pubblicano non ha neppure
bisogno di presentare la lista dei propri peccati.
Si limita a riconoscersi
peccatore.
Non osa levare gli occhi al
cielo, ma invita Dio a chinarsi su di
lui ( “ ..Abbi
pietà di me..” si può tradurre con “Chinati su di me”).
La preghiera del fariseo contiene
un’espressione che ha dell’incredibile: “…O
Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini…”.
Lui, il fariseo, non sarà mai
capace di una preghiera penitenziale (al massimo, nella preghiera,
confessa le colpe degli altri, oggetto
del suo disprezzo: ladri, ingiusti, adulteri).
La preghiera di pentimento è
possibile quando uno ammette umilmente di essere come gli altri, ossia peccatore bisognoso di perdono e disposto a
perdonare.
Non si arriva a scoprire la
bellezza della comunione dei Santi, se non si passa attraverso la comunione coi
peccatori.
Il fariseo reca i propri meriti
“esclusivi” davanti a Dio. Il pubblicano reca i peccati “comuni” (i propri, ma
anche quelli del fariseo, ma senza aver bisogno di accusarlo).
Il “mio” peccato è il peccato di
tutti (o che ferisce tutti).
E il peccato degli altri mi
chiama in causa a livello di corresponsabilità.
Quando dico: “…O Dio, abbi pietà di me peccatore…”,
intendo implicitamente “…Perdona i nostri peccati…”.
Cantico di un anziano
Benedetti quelli che mi guardano con simpatia
Benedetti quelli che comprendono il mio camminare stanco
Benedetti quelli che stringono con calore le mie mani tremanti
Benedetti quelli che s’interessano della mia lontana giovinezza
Benedetti quelli che non si stancano di ascoltare i miei discorsi,
già tante volte ripetuti
Benedetti quelli che comprendono il mio bisogno di affetto
Benedetti quelli che mi regalano frammenti del loro tempo
Benedetti quelli che si ricordano della mia solitudine
Beati quelli che mi sono vicini nel momento del passaggio
Quando entrerò nella vita senza
fine mi ricorderò di loro presso il Signore Gesù!
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