“ Io desidero Te, soltanto
Te,
il mio cuore lo ripete senza fine.
Sono falsi e vuoti i desideri
che continuamente mi distolgono da Te.
Come la notte nell’oscurità
cela il desiderio della luce,
così nella profondità della mia incoscienza
risuona questo grido:
io
desidero Te, soltanto Te.
Come la tempesta cerca fine nella pace,
anche se lotta contro la pace con tutta la sua furia,
così la mia ribellione lotta contro il Tuo amore,
eppure grida:
io
desidero Te, soltanto Te! ”
(Tagore)
N° 24
Rimanere con il Padre
La solitudine profonda del mio
essere è stata illuminata dalla luce della fede, luce viva e calda,
e un
Abitante è venuto a colmare questa solitudine con
Che faremo,
io e il Padre, nella dimora profonda?
Quali parole diremo?
Gesù stesso ci esorta: “…Pregando…non
sprecate parole!...”.
“…Tu, invece, quando preghi, entra nella tua camera, chiusa la porta,
prega il Padre tuo nel segreto; e il Padre tuo che vede nel segreto, ti
ricompenserà…” (Matteo 6,6).
Rimanere col Padre significa uno
scambio di affetti e di attenzioni con Dio.
Una proiezione, nell’amore e
nella fede, di tutte le mie energie mentali (ciò che io sono profondamente)
verso di Lui.
Così tutto il mio essere si
fissa, rimane quieto, concentrato in Lui, con Lui.
Ma non si tratta solamente di
un’uscita mia verso di lui, non è solo una mia apertura.
E’ allo stesso tempo un mio
accogliere, perché esiste anche un’altra uscita, di
Lui verso di me.
Se lui esce verso di me e io esco
verso di Lui, se Lui accoglie la mia uscita ed io accolgo la sua uscita,
l’incontro diventa la convergenza di due uscite e di due accoglienze.
In questo modo, si produce
un’unione profonda e trasformante.
Più profondo è l’incontro, più io
comincio a camminare alla presenza del Signore.
Dio opera quindi una profonda
conversione del mio cuore e gli altri
vedono in me un riflesso della luce di Dio.
Rimanere col Padre equivale a: parlare con Dio.
Parlare con Dio è differente dal
pensare a Dio.
Infatti, quando penso a qualcuno,
quello è assente; quando invece parlo con qualcuno presente davanti a me, io
allora non penso più a lui, ma stabilisco con lui una relazione.
Questa non è necessariamente
fatta di parole, ma anche solo di interiorità.
Tutto ciò si riassume
nell’espressione: Tu sei con me!
Le tenebre non ti nascondono, le
distanze non ti separano.
Tu sei con me.
Esco sulla via e cammini con me.
Mi immergo nel lavoro, Tu rimani
al mio fianco.
Mentre dormo, vegli il mio sonno.
Non sei un sorvegliante che vigila,
sei un Padre che assiste.
A volte mi viene voglia di
gridare: “Mi sento solo, come un bambino pieno di paure!”
Subito odo
In Te si alimentano le mie
radici.
Mi stringi tra le Tue braccia.
Col palmo della Tua mano copri la
mia testa.
Con la luce del Tuo sguardo mi
penetri.
I miei sentieri e la mia sorte
sono più familiari a Te che a me.
Quasi non ci posso credere, ma è
vero: ovunque io vada, Tu sei con me.
Adorare…..
Adorare è essere presenti
Essere semplicemente presenti
Dire a Dio: “Eccomi!”
Sono presente
E dire questa parola (sono
presente) come un’offerta
Presenza = prima parola dell’adorazione
Presenza a Dio
Presenza a sé
Presenza al mondo
E’ prima di tutto riconoscimento
di Dio creatore
Lo spettacolo della creazione è
il luogo privilegiato dell’adorazione
Adorare è riconoscere l’attività
dello Spirito nella creazione
Lo Spirito riempie l’universo e
non si sa mai esattamente dove sia, come il vento…..
E’ dappertutto
E rifiuta di lasciarsi
rinchiudere in questo o in quel luogo
Lo Spirito non agisce che nella libertà
Il lavoro che sta più a cuore
alla Trinità è quello di liberarci
E’ per questo che Gesù ci
presenta lo Spirito essenzialmente come liberatore: “…Lo Spirito vi renderà liberi….”
Liberi da ogni chiusura
Liberi da ogni ripiegamento sul
passato
Liberi da ogni attaccamento alla
preghiera fatta solo di parole, che ci fa dimenticare lo Spirito
Vieni, Santo Spirito !
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