La preghiera
di domanda (parte 2)
N°15
Preghiera “ispirata”
“...Lo Spirito viene in aiuto alla nostra
debolezza, perché nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo
Spirito stesso intercede con insistenza per noi, con gemiti inesprimibili; e
Colui che scruta i cuori sa quali sono i desideri dello Spirito, poiché Egli
intercede per i credenti secondo i disegni di Dio…” (Romani 8,26.27).
Qui ci vengono mosse delle
precise imputazioni nel campo della preghiera.
E proprio in quel settore specifico
che è la preghiera di domanda, in cui ci consideriamo un po’ tutti specialisti.
Ma cosa viene a dirci
Quando preghiamo, lo facciamo
quasi sempre perché abbiamo delle richieste ben definite da sottoporre
all’attenzione del Signore.
La preghiera di supplica, nel
nostro panorama religioso, purtroppo, toglie spazio ad altri tipi di preghiera, che pure andrebbero praticati: lode, benedizione, azione di
grazie, adorazione, offerta, contemplazione.
Il fatto è che abbiamo tante,
troppe cose da chiedere. Le necessità sono innumerevoli.
Oltre a quelle ordinarie, ci sono
gli imprevisti, gli incidenti spiacevoli che non si possono preventivamente
mettere in conto, le disgrazie, le emergenze.
Dalla salute alla scuola,
passando per i problemi economici e familiari, l’elenco delle “grazie” per cui
bussare alla porta del Signore aumenta ogni giorno di più.
E non sempre Lui (come almeno noi
pensiamo…) è pronto nell’esaudire come noi vorremmo, per cui restano irrisolte
sempre troppe richieste che ci obbligano, nostro malgrado, a sollecitare.
Paolo ci dice che “…nemmeno sappiamo che cosa sia conveniente
domandare…” .
Oggi siamo abituati a recitare
preghiere martellanti, definitive, non di rado indiscrete, eccessive quanto al
tono. Tutto è specificato in maniera particolareggiata.
Dio è “obbligato” ad esaudirci,
attenendosi scrupolosamente alle nostre istruzioni.
In fondo, gli facilitiamo il
compito!!!
Il guaio è che “…non sappiamo nemmeno cosa sia conveniente
domandare…”.
Senza lo Spirito che prega dentro
di noi “..con gemiti inesprimibili..”, le nostre suppliche non arriverebbero mai al Padre.
Anzi, la preghiera sarebbe
impossibile.
La nostra
preghiera troppo spesso fa dei calcoli eccessivamente meschini.
E’ commisurata alle nostre
possibilità, più che alle disponibilità del Dio “padrone dell’impossibile”.
Soprattutto: la nostra preghiera
non sempre riesce a dar conto delle nostre vere necessità.
Non ci accorgiamo delle cose
essenziali che ci mancano.
Di fronte ad un ostacolo, una
difficoltà, abitualmente esigiamo che Dio provveda, appianando il terreno,
togliendo di mezzo quelle realtà spiacevoli.
Non ci rendiamo conto che,
invece, è conveniente domandare che il Signore ci dia il coraggio,
l’intelligenza, la fantasia per affrontare quella situazione.
Compito dello Spirito non è
quello di “appoggiare” le nostre richieste, assicurarci un esito favorevole ed
in tempi brevi.
No.
Lo Spirito deve ispirare la nostra preghiera, le nostre
domande.
Siamo noi che dobbiamo entrare nella prospettiva dello Spirito, non
viceversa.
Dovremmo almeno avere il sospetto
che se Dio ci esaudisse secondo i nostri gusti e non secondo i desideri dello
Spirito, secondo i nostri progetti e non secondo i Suoi disegni, avremmo da
perdere più che da guadagnare.
Insomma, quando si tratta di
preghiera, è necessario tirarci in disparte e dar voce allo Spirito, resistendo
alla tentazione di soffocarla con le nostre richieste.
Sì, il Padre conosce le nostre
necessità!
La leggenda dell’Amore
C’era una volta l’Amore…
L’Amore abitava in una casa
pavimentata di stelle e adornata di sole.
Un giorno l’Amore pensò ad una cosa più bella.
Che strana idea quella dell’Amore!
E fece la terra, e sulla terra ecco fece la carne
e nella carne ispirò la vita
e nella vita impresse l’immagine della Sua somiglianza.
E la chiamò: uomo!
E dentro l’uomo costruì
ma palpabile, inquieta, insoddisfatta come l’Amore.
E l’Amore andò ad abitare nel cuore dell’uomo
e ci entrò tutto là dentro,
perché il cuore dell’uomo è fatto d’infinito.
Ma un giorno…l’uomo ebbe invidia dell’Amore.
Voleva impossessarsi della casa dell’Amore,
la voleva solo per sé,
voleva per sé la felicità dell’Amore,
come se l’Amore potesse vivere da solo.
E l’Amore fu scacciato dal cuore dell’uomo.
L’uomo allora cominciò a riempire il suo cuore,
lo riempì di tutte le ricchezze della terra,
ma era ancora vuoto.
L’uomo triste si procurò il cibo col sudore della fronte,
ma era sempre affamato
e restava col cuore terribilmente vuoto.
Un giorno l’uomo decise di condividere il suo amore
con le creature della terra.
L’Amore venne a saperlo….
Si rivestì di carne
e venne anche Lui a ricevere il cuore dell’uomo.
Ma l’uomo riconobbe l’Amore
e lo
inchiodò sulla croce.
E continuò a sudare per procurarsi il cibo.
L’Amore allora ebbe un’idea:
si travestì di cibo, si travestì di pane e attese silenzioso.
Quando l’uomo affamato lo mangiò,
l’Amore ritornò nella sua casa, nel cuore dell’uomo.
E il cuore dell’uomo fu riempito di vita,
perché la vita è Amore.
(Anonimo del XXI°
secolo)
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