O
Gesù, ti chiedo :
che la fede
sia l'Amore che
attende,
che l'adorazione sia l'Amore
che si prostra,
che la preghiera
sia l'Amore
che s'incontra,
che la fatica
sia l'Amore che
lavora,
che la mortificazione sia
l'Amore
che s'immola ,
che soltanto il tuo
Amore, o Gesù,
diriga i miei
pensieri,
le mie parole
e le mie
opere.
(B.Elena
Guerra)
N. 28
Allargare gli orizzonti....
Contemplare deriva dal latino templum (tempio).
Nella prospettiva biblica, il
tempio è il luogo dove abita il Signore.
Il contemplativo, però, allarga
smisuratamente l'area del tempio, perché scopre e vede che Dio è in azione, nel
mondo, nelle vicende della storia, nel cuore dell'uomo.
Il tempio è il mondo, luogo della
“manifestazione nascosta” del Signore.
Perciò il contemplativo trova nel
mondo il tempio, ossia il luogo della propria esperienza di Dio.
La contemplazione cristiana ha
due “luoghi privilegiati”:
- Gesù contemplato nella
preghiera
- Gesù incontrato nel prossimo .
La contemplazione è anche
inseparabile dalla fede e dall'ascolto assiduo della Parola di Dio.
La contemplazione non è un lusso
spirituale, un misticismo negato alle possibilità della gente comune.
E', invece, l'unica maniera di
vivere nella verità.
La preghiera contemplativa non
rappresenta una forma di evasione e un rifugio che difende dalla dura realtà.
Al contrario, più che
rappresentare un altro mondo, irreale, è la possibilità di vedere questo mondo alla luce di Dio.
Contemplare non significa
“passare al largo”, scansare appuntamenti scomodi con gli impegni terrestri.
Ma tra-passare, ossia
passare attraverso o passare dentro.
Contemplare non si riduce a
quiete, serenità, silenzio, estraneità, assenza, impassibilità.
La contemplazione è un'esperienza
del vivere, inteso in senso globale.
La preghiera contemplativa è un miracolosa operazione di allargamento di spazi.
Non si può improvvisare.
Va preparata.
Gli autori classici e moderni
della spiritualità sono concordi nell'indicarne alcune condizioni
fondamentali:
- purificazione del cuore
- umiltà
- silenzio
- abbandono.
La preghiera contemplativa dà un
senso, un orientamento all'azione.
La inserisce nel solco della
volontà di Dio.
Arriva più lontano sulla strada
della contemplazione non chi si isola, ma chi è capace di fare unità.
Dalla preghiera contemplativa
scaturisce l'attività apostolica, missionaria, del credente, del testimone.
La missione della Chiesa e il suo
servizio non possono che partire dalla contemplazione e passare attraverso la
contemplazione.
La contemplazione nasce
dall'amore, è esperienza d'amore e sfocia necessariamente nell'amore.
Se nella preghiera contemplativa
un cristiano non scopre l'amore, ciò significa che invece di raggiungere Dio ha
contemplato “una caricatura di Dio”, o magari la propria immagine.
La contemplazione non è
accartocciamento su se stessi, ma comunione.
Avendo scoperto la gente comune,
il contemplativo entra in comunione con le altre persone e con l'universo
intero.
Un'immagine della contemplazione
cristiana può essere data dalla particolare esperienza di Dio che gli ebrei,
nel faticoso cammino attraverso il deserto, hanno compiuto grazie alla “nube”
che li accompagnava.
“...Ad
ogni tappa, quando la nube s'innalzava e lasciava
(Esodo 40:36-38)
Presenza velata.
La nube manifestava la divinità
e, al tempo stesso, la nascondeva.
Resta l'immagine di un cammino
guidato da una Presenza, discreta e necessaria.
Non è il “Dio che ti vede”, ma il
“Dio che ti accompagna”.
La contemplazione è anche
l'immagine del roveto ardente (Es. 3:2-3).
Nel deserto, il cespuglio era
ardente, ma non si consumava.
Dio, frequentemente, ama
nascondersi.
Di solito si parla della
contemplazione in termini di montagna, di vetta, ma la contemplazione ti
colloca spesso anche sull'orlo sottile di un abisso che si è scavato dentro di
te.
La contemplazione cristiana si
realizza nella fede.
Non è la visione diretta, “faccia
a faccia”.
I nostri occhi non sono in grado
di sostenere la luce abbagliante del sole.
Dobbiamo socchiudere gli occhi
per sopportare il sole.
E' attraverso l'oscurità che
intravediamo la luce.
Accordata sul ritmo di Dio, la
preghiera di contemplazione ci proietta in un tempo “diverso”, che è anche il
tempo dell'imprevisto, del non-programmabile, della sorpresa,
dell'irripetibile, dell'avvicinarsi dei Suoi passi.....
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