OFFRIAMO A
DIO IL SANGUE DEL FIGLIO SUO Serva di Dio
Maria Costanza Zauli
Profilo biografico spirituale
La serva di Dio Maria Costanza del Sacro Costato, al secolo Palma Zauli, nacque a Faenza, nel cuore dell'ardente Romagna, da Giuseppe Zauli e Rosa Tanesini, il 17 aprile 1886. Tre giorni dopo, al fonte battesimale della Cattedrale ricevette, con la grazia del sacramento, i nomi di Palma Pasqua, esprimenti in sintesi tutto il mistero pasquale, che caratterizzerà la sua vita in Cristo. Da babbo e mamma, luminose figure di genitori cristiani, prima con la testimonianza della vita che con la parola, ebbe una solida educazione, che trovò in lei un ottimo terreno.
Fin dai tre anni sentiva in sé una forte e delicatissima direttiva che la portava a scegliere il bene; sempre a quell'età una luce irradiante dall'Ostia santa accese in lei la prima scintilla di quell'attrazione verso l'Eucaristia che sarà dominante in tutto l'arco della sua esistenza. Nella prima comunione Gesù le rivolse l'invito ad essere tutta sua, ed ella, cosciente e decisa, vi aderì con slancio.
Dopo l'asilo infantile non potè frequentare regolarmente le scuole elementari, ma in parrocchia era assidua ai sacramenti, alla preghiera e al catechismo. Il parroco si commoveva ascoltando le sue risposte che rivelavano già un non comune dono di sapienza. Vedendola sostare a lungo in un coretto appartato della chiesa, le domandò più volte cosa mai dicesse a Gesù. Lei allora non osava esprimersi, ma confiderà poi nel suo diario: « Lo guardavo e mi lasciavo guardare da lui ».
Trascorse la fanciullezza e l'adolescenza nella cura diligente della casa, dovendo genitori provvedere col lavoro alla numerosa famiglia, e si rivelò una perfetta educatrice dei cinque fratellini minori. Col fratello maggiore Vincenzo era legata da profonda amicizia. Aperta ed esuberante di vita, la piccola Palmina era la gioia di tutti.
Ebbe come primo direttore spirituale mons. Alfonso Archi, penitenziere della Cattedrale di Faenza (e successivamente vescovo di Comacchio, di Como e di Cesena). Aveva dodici anni quando un giorno, dopo essersi confessata, nel fare il ringraziamento davanti al tabernacolo, sotto le volte imponenti del duomo, ricevette una illuminazione interiore per cui distinse con chiarezza le sette effusioni del Sangue preziosissimo; da quel momento comprese - il Signore stesso glielo insegnava - come per implorare grazie avesse dovuto offrire al Padre quei sette calici contenenti il prezzo d'inestimabile valore della nostra Redenzione. Nel candore intatto e trasparente dei suoi tredici anni, nella solennità dell'Annunciazione, che ebbe sempre per lei una particolare attrattiva, si consacrò allo Sposo divino con il voto di verginità.
Il 15 agosto
Nel periodo della sua formazione fu molto provata dalla
superiora generale, che aveva intuito come fosse chiamata ad un alto grado di
santità. Lei non si ribellava mai, anzi, in segno di gratitudine, si chinava a
baciare la terra dove
Guidata per vie mistiche altissime, con il solido equilibrio che possedeva, procedeva con sicurezza, non lasciandosi turbare neppure dallo scatenamento dell'inferno. Compiva le mansioni, affidatele accanto alle piccole educande con finissimo senso pedagogica perfuso di materno amore.
Nel periodo della prima grande guerra fu assegnata, assieme ad altre consorelle, quale infermiera nell'ospedale militate S. Leonardo, dove incontrò largo apprezzamento sia per la sua saggezza e abilità, come pure per l'umile dignità del suo portamento: un semplice cenno di lei otteneva il, pronto ristabilirsi dell'ordine e della calma negli ambienti più agitati. I soldati la chiamavano la loro mamma a quanti fu premurosamente vicina nell'ora estrema! Veri prodigi visibili di conversioni furono il frutto della sua preghiera e della sua dedizione, che la portava a prodigarsi anche al di sopra delle sue forze. Cadde inferma. Sottoposta a minutissimi esami clinici, si potè riscontrare in lei un temperamento perfettamente equilibrato.
Durante: quegli anni il Signore le veniva manifestando gradatamente
il disegno di una nuova Opera di vita contemplativa, che ella avrebbe dovuto
attuare; la illuminava sempre, più ampiamente sulla spiritualità eucaristica
che doveva informarla, e voleva ché per prima seguisse quelle nuove linee.
Perché potesse farlo più facilmente le dava spesso la visione di un ostensorio luminoso e le faceva sentire la sua presenza
come in chiesa. Lei si trovava tanto bene sotto i raggi del Sole eucaristico,
si univa a lui in tutto ciò che faceva e quando era sola s'inginocchiava in adorazione.
Gesù se ne compiaceva. Voleva infatti formarla così: eucaristicamente.
Le diede come guida
Nel 1923 rimase costretta al letto con una malattia che durò ben dieci anni. Di natura ardente, esuberante di energie (era sui 37 anni), dovette fortemente reagire su se stessa per accettare una così prolungata immobilità, ma lo fece con il massimo amore, proponendosi il sorriso in un continuo « Deo gratias» e si tenne costantemente unita all'offerta del Calice santo che s'innalza nelle 24 ore del giorno da un punto all'altro della terra. Da quel letto, che era un altare, si sentiva impegnata in un apostolato universale, particolarmente in aiuto ai sacerdoti, e illuminava con l'esempio e il consiglio le consorelle e quanti potevano avvicinarla. Afferma nel suo diario: « In senso mistico, direi che si veniva operando in me una misteriosa maternità in ordine alla fondazione ».
Nel 1933, anno Santo della Redenzione, per obbedienza del
card. Giovanni Battista Nasalli Rocca, arcivescovo di
Bologna, accettò di iniziare la realizzazione del piano che da anni e
ripetutamente il Signore le aveva manifestato. Sigillo della volontà divina fu
la sua istantanea guarigione, operatasi la sera del 3 agosto davanti all'Ostia
santa solennemente esposta per la prima volta nella cappella della nuova casa
religiosa. Per ventun anni consecutivi
Sulla scia della Vergine santissima, della quale era discepola attenta e imitatrice fedele, fu la vera adoratrice in spirito e verità.
La spiritualità della Madre Maria Costanza è tipicamente
eucaristica. L'adorazione è stata « il cuore e la sostanza della sua vita » ed
è pure il suo messaggio. Per
Si comprende così il posto eminente che occupa nella sua
spiritualità il Sangue prezioso di Gesù: è il Sangue della, Vittima divina che
continuamente si offre sui nostri altari; è il prezzo della nostra Redenzione,
è la voce che incessantemente perora per noi presso il Padre... E' una missione
che continua la missione di Maria, che adora e offre al Padre il Figlio divino
dalla sua infanzia fino alla croce e anche dopo la sua risurrezione e
ascensione, e si offre con lui.
Pur abituata a vivere nella più intima comunione con Dio,
Soprattutto nella sua famiglia religiosa Madre Maria Costanza riversò i doni di natura e di grazia di cui era dotata. In ogni figliola vedeva un ostensorio e mentre le prodigava le più tenere cure tanto che ognuna si sentiva la preferita, era attentissima a lasciar operare la grazia, e maternamente esigente nella corrispondenza. Era un continuo lavoro a cesello per rendere prezioso agli occhi di Dio il gioiello dell'anima. Per lei i vincoli della carità superavano anche quelli del sangue: era madre in tutta l'ampiezza del termine. Durante l'ultima guerra, anche sotto i più rovinosi bombardamenti, teneva sollevata la comunità con virile coraggio. La sua fiducia incrollabile nella Divina Bontà le ottenne, la prodigiosa preservazione del monastero. L'essersi chiusa, in clausura non significò per lei dimenticare i fratelli. Tutt'altro! Proprio per poter essere maggiormente utile alla Chiesa e all'umanità ella scelse, per ispirazione di Dio, la vita nascosta dell'immolazione, della preghiera continua, della separazione dal mondo. Si sentiva figlia della Chiesa e attestava coi fatti la sua devozione. (Sentiva suoi gli interessi dello Sposo: non c'era missione o campo di apostolato in cui non si considerasse personalmente coinvolta. Chi soffriva la trovava sempre disponibile al conforto, e al consiglio è ancor più alla preghiera, che diveniva spesso come la lotta di Giacobbe con l'Angelo per riuscire a strappare la grazia desiderata; e specialmente quando si trattava della salvezza delle anime, non aveva paura di pagare di persona, avvalorando la sua moneta con i meriti del Sangue divino.
Una delle più spiccate caratteristiche della sua fisionomia interiore fu la gioia. Alle sue figlie, che volevano conoscere il segreto di quell'intimo gaudio che non l'abbandonava mai, neppure nei momenti più oscuri e sofferti, confidò: « La mia felicità non si basa su quello che sperimento nella mia sensibilità, ma sul fatto che la mia volontà, fusa con quella di Gesù, non cerca e non brama che il compimento del divino volere. La gioia della Madre è Dio » (dalle Cronache della comunità).
E con la gioia, la riconoscenza, che la portava ad accordare costantemente la sua voce al Magnificat di Maria.
Man mano che si avvicinava alla grande meta, la sua fede nell'Eucaristia raffinata al crogiuolo della prova diveniva sempre più luminosa e trasparente. Le sue notti erano, si può dire, veglie eucaristiche in comunione con l'oblazione incessante di Gesù perché, pur coricata, non poteva riposare per gli acuti spasimi del suo fisico martoriato. Nelle prime ore del mattino cominciava a sorgere, salutando con gioia il nuovo giorno come un dono pasquale, e dopo lunghi sforzi poteva, circa alle quattro, scendere in chiesa per la mattutina adorazione.
La sera del 21 aprile
La mattina seguente, 28 aprile, non la si vide scendere in cappella.
Il Signore nella notte, l'aveva chiamata a sé. Le sue suore
la trovarono con gli occhi perfettamente chiusi, come se una mano invisibile si
fosse posata su quelle palpebre, e pensarono che
La sua salma venne religiosamente composta nella sua celletta,
divenuta come un piccolo santuario, venne trasportata in chiesa, - dove fu
visitata da vari prelati e sacerdoti, dalle religiose Ancelle del S. Cuore con
le loro educande, dai parenti e da tante altre persone, attratte da quel volto
- dolcissimo, i cui lineamenti si facevano di ora in ora sempre più distesi e
sereni. Il 30 aprile, solennità di S. Caterina da Siena patrona d'Italia,
furono celebrate le solenni esequie. All'intonazione dell'antifona In paradisum uno squarcio d'azzurro lasciò filtrare nel cielo
grigio denso un raggio di sole che giunse a posarsi sul feretro inondandolo di
luce: Sembrò a tutti un sorriso di Dio, un invito ad aprire il cuore a quella
gioia che
La venerata spoglia riposa ora nel piccolo sepolcreto del monastero, quasi pietra di fondamento del treno eucaristico. Lo spirito della Madre Maria Costanza del Sacro Costato continua a vivere nella sua comunità.
Molti, al presente, ricorrono alla intercessione di lei, si
nutrono della sua dottrina spirituale attraverso le varie pubblicazioni dei
suoi scritti e attendono con vivo desiderio il giudizio infallibile della
Chiesa sulla sua santità. Presso
I.
CONTEMPLAZIONI SULLE SETTE EFFUSIONI DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
Dopo otto giorni dal Natale di Gesù, ancora nella squallida grotta di Betlem, puntualmente e fedelmente S. Giuseppe, il giusto, si accinge ad imprimere nel Figlio divino il sacro sigillo della circoncisione.
E' compreso di alta riverenza, il cuore gli trema, gli trema la mano, ma per fedeltà alla Legge compie il delicatissimo religioso ufficio come padre legale di Gesù; e sparge le prime gocce di quel Sangue divino che un giorno, versate in copia dallo Croce, redimeranno il mondo. Egli conosce il valore di quelle stille e con spirito sacerdotale le offre all'Altissimo entro il calice vivo del suo cuore.
Tutto è silenzio. Maria, in disparte, contempla adorando e si offre insieme al suo tenero Agnello per la grande immolazione redentrice.
Il Bambino, comprimendo nel cuore i palpiti dell'Amore infinito, ripete al Padre celeste: « Non hai voluto né ostie né sacrifici; mi hai preparato un corpo. Ecco, io vengo per compiere, o Dio, la tua volontà ».
Raccogliamo religiosamente le prime gocce del preziosissimo Sangue di Gesù e offriamole al trono dell'Altissimo: rappresentano la primizia di quel Sangue che sarà versato dal nostro Redentore nella sua passione per la nostra salvezza. (Da una meditazione).
Appena prostrato in atteggiamento di profondissima adorazione, il divino Maestro per prima cosa ringrazia il Padre per il dono immenso che sta per fare all'umanità; lo ringrazia di averlo fatto giungere a quell'ora nella quale gli sarà dato di glorificarlo, e in questo atto prevale lo slancio, l'ardore dell'offerta. Ma nessun segno di compiacimento viene dal cielo; 1a tenerissima paternità di Dio non si fa sentire che ammantata di terrore. Il rigore della giustizia punitrice sta per abbattersi su colui che volontariamente si è caricato dei peccati di tutti. Il Figlio dell'uomo, il divin Redentore, freme di ribrezzo per l'ombra di morte che lo sovrasta.
Nel pieno vigore della sua fiorente giovinezza, la morte, e quel genere di morte, non poteva che ingenerare nella delicatissima sensibilità di lui un senso di ripugnanza invincibile. Quale utilità avrebbe portato la sua morte? Vede la perdita di tante anime, prima fra tutte quella di Giuda. Un tedio opprimente lo attanaglia, lo stringe sotto il peso dei più nauseanti peccati, fino a spremergli un copiosissimo sudore di sangue che inzuppa il terreno. Preso dal più acuto spasimo; nella sottrazione di ogni conforto dall'alto, Gesù, a cui pesala solitudine, cerca la compagnia dei suoi fidi discepoli e li trova addormentati.
Il cuore ambasciato gli fa
bramare vicina, per posare il capo sul petto di lei, la diletta Madre. Gemendo
sommessamente la chiama. Ella, per la finezza
dell'intuito materno, avverte il richiamo, sente quello che esperimenta il
Figlio, agonizza con lui, spreme tutto il sangue del cuore. Avrebbe tutto
affrontato pur di raggiungere il suo Gesù, che sente abbandonato fin dai suoi,
ma un cenno della volontà paterna la trattiene, imponendole un distacco che la
fa soffrire più ancora di quando vedrà il Figlio flagellato e crocifisso.
Finché l'oggetto amato è sotto i nostri occhi la sofferenza è addolcita. Nel
grido iterato: « Se è possibile passi da me questo calice », si sente anche
l'esigenza dell'amore filiale e materno insoddisfatta; ma in perfetta fusione
di palpiti Madre e Figlio pronunciano il loro incondizionato fiat. Ed ecco in
un lampo aprirsi il cielo ed apparire un Angelo, nel quale Gesù vide figurata
Dopo la cattura,
Offriamolo per le mani e attraverso il Cuore trafitto di
Maria per
Gesù vuole che comprenda bene la preziosità della grazia: dono al quale dobbiamo gli effetti di luce all'intelletto, la forza alla volontà, l'ardore di carità a1 cuore. Colma di gratitudine, mentre ringraziavo effusamente il Signore di questo dono, ne domandavo la massima abbondanza per tutti, specialmente per i Sacerdoti e le persone consacrate a Dio. A questa mia domanda, il divino Maestro ha voluto farmi intendere a quale prezzo ci abbia ottenuto questo dono inestimabile; e mi ha posto sotto gli occhi la scena raccapricciante della sua flagellazione. In passato mi erano state date varie illustrazioni sulla Passione, ma non me ne comunicavano la profonda conoscenza che ne ricavo al presente, in cui mi si apre il segreto delle intime disposizioni di Gesù in tutta la sua grande immolazione. Quale ardore di amore nel Cuore divino per il Padre suo! Che zelo bruciante per la sua gloria! Quante volte lo ringraziava di aver voluto l'Incarnazione, dandogli così la possibilità di offrirsi a Lui in olocausto d'amore, di riparazione, di impetrazione, di lode! Erano questi i sentimenti di Gesù allorché il vile Pilato lo volle sebbene riconosciuto innocente - condannare alla flagellazione. Mentre quegli infuriati strumenti di satana sfogavano il loro odio crudele sulle sue carni immacolate, Egli implorava per essi, come poi avrebbe fatto per i crocifissori: « Padre, perdona loro... ». Gli tornò quanto mai tormentosa quella spogliazione che lo esponeva, velato solo del suo Sangue, agli sguardi irriverenti e ai dileggi della folla. Cercava, per quanto potevano permetterlo le legature, di conservarsi nell'atteggiamento più composto, nonostante che ciò rendesse più spietati quei forsennati flagellatori. Nessuna parte del corpo venne risparmiata: dal capo fino alle dita dei piedi, ogni membro ebbe il suo spasimo. I flagelli terminavano con pallottole di piombo uncinato che percuotendo laceravano fino a scoprire le ossa. Gli Angeli, ai piedi della colonna, raccoglievano il Sangue divino. La natura umana di Gesù era tutta un fremito di rivolta e ad ogni percossa avrebbe gridato di venire risparmiata, ma l'amore per il Padre e per noi gli dava la forza di ripetere con gaudio: « Per te, per soddisfare la tua giustizia, per pagare il debito dei miei poveri fratelli ed ottenere loro il dono della tua grazia! ».
Mentre Gesù offriva il suo Sangue, intendeva unire alla sua l'offerta di tutte quelle anime generose che lungo il corso dei secoli avrebbero accettato l'immolazione con la stessa carità e per gli stessi fini. Ed offrì per ottenere ad esse ampiezza di grazia e forza per restare coraggiose e serene fino al « consummatum est ». (232-1950).
Dice Gesù: -«Non potendo più soffrire in me stesso, chiedo il concorso di anime generose per l'attuazione dei miei piani di misericordia. Mentre venivo flagellato e le mie carni cadevano a brandelli e il mio Sangue scorreva in abbondanza, non la crudeltà dei soldati romani, ma la sete che avevo di dare come in nutrimento alle anime il mio Corpo e il mio Sangue così mi lacerava. Nelle mie predilette deve trovare eco fedele la sete di anime che premeva il mio cuore. Quando, nei giorni precedenti la mia Passione, moltiplicai i pani per sfamare le turbe, vedendo l'avidità con cui veniva consumato quell'alimento materiale, mi sentivo divorato dalla fame di darmi in nutrimento spirituale, e mi era di refrigerio il vedere ché la mia sete, che culminò nell'ultimo sitio sulla croce, avrebbe trovato eco fedele in quelle anime che per dissetarmi avrebbero vissuto nello spasimo di una simile sete ». (10-7-1939).
La coronazione di spine
Con quale dignità Gesù subiva gli strazi e le umiliazioni della Passione! Coronato di spine, percosso e ingiuriato; ingiustamente condannato, Egli teneva un atteggiamento dolce e mansueto. E non è a dirsi quanto lo ferissero nella sua dignità le volgarità che si permettevano i suoi aguzzini! (3-4-1943).
Questa fase de grande dramma fu forse la più umiliante, perché Gesù venne ridotto in maniera obbrobriosa. La sua delicatezza gli fece sentire al vivo l'umiliazione, che rimase incisa a stigma di sangue pure nel cuore della Madre. (5-3-1951).
Nelle ore più oscure della Passione, quasi per un suprema
sforzo di amore, pareva che il Padre volesse far brillare nel Volto umiliato
del Figlio l'impronta della più avvincente bellezza. Di quel Volto adorabile,
quale scempio si fece, nella crudelissima coronazione di spine! Anche per
Sempre, dai primi palpiti della vita terrena, ma particolarmente nell'ultima ardua ascesa verso il Calvario, Gesù trovò nel cuore della Madre sua un riposo d'amore che addolciva ogni sua pena.
Dalla preparazione dell'ultima cena fino al « consummatum est » il divino Maestro ebbe sempre nel
pensiero
La morte di Gesù in Croce
Parla Maria: « Quando Gesù, la mansuetissima Vittima, l'immacolato Agnello, fu disteso sulla croce, vi si adagiò guardando sua Madre... Da quel momento i suoi occhi cercarono sempre i miei, comunicandomi silenziosamente parole di vita. Fra i nostri cuori era una comprensione massima, che li teneva indissolubilmente uniti. Se mi fossi potuta distendere con Lui sulla croce, il mio patire sarebbe divenuto una gioia: dovetti subire tutta la crocefissione mantenendomi eretta accanto a Gesù. Quattro esseri inumani, posseduti da odio satanico, si gettarono violentemente sopra il mio Figlio per fissarlo al tronco fatale. Lo stirarono così che tutti i nervi si rattrappirono, riducendo quel Corpo adorabile, perfettissimo, come verme della terra. Presero il braccio destro e, slogandolo alle giunture, lo stirarono finché rilassati i muscoli e i nervi, arrivò al punto ove volevano fissare il chiodo. Il Sangue preziosissimo scorreva a rivoli, e veniva calpestato con disprezzo e indifferenza... Conficcate le mani, gli furono sul corpo e per distenderlo, lo pigiarono brutalmente coi ginocchi sul costato. Non è possibile descrivere tutti i particolari di questa scena straziante... Lui mi guardava sempre. Finalmente, come fu confitto, andarono per interrare la croce, ma nel sollevarla, incespicarono in un rialzo del terreno, e per non rimanere essi sotto il peso lasciarono cadere la croce con appeso il mio Gesù. Al colpo ché fece, mi si oscurarono gli occhi e fui sul punto di venir meno. Ma mi ripresi e andai a vedere. La croce era caduta in una fossa ed il suo peso aveva fatto franare la terra in maniera che Gesù ne era rimasto quasi interamente sepolto, con la terra che aderiva alle sue Piaghe sanguinanti... Solo gli occhi erano rimasti liberi e col destro, che riuscivo a vedere, mi guardava ancora, dicendomi interiormente: Come sono preziose le anime! Quale dimenticanza di sé; che generoso amore! Allorché la croce fu innalzata, vi fu un'attimo in cui ai nostri cuori balenò il compiacimento del Padre per la prossima riabilitazione del genere umano. Ma fu immediatamente seguito dall'abbandono, e prima del ‘consummatum est’, Gesù sperimentò anche il dolore della separazione dalla Madre sua che non vedeva più... Per ciascuna anima in particolare il Figlio mio ha tanto sofferto e ha versato il suo Sangue. Il mio cuore di Madre avrebbe avuto l'impulso irresistibile, di strappare il mio Figliolo dalle mani di quegli spietati carnefici, ma lo sguardo di Lui mi ricordava la mia missione, la mia maternità di dolore, dandomi la forza di rimanere ferma, mentre risentivo anche nel mio fisico tutti gli spasimi che distruggevano quell'immacolato, perfettissimo Corpo...» (28-8-1939).
Il tradimento di Giuda e il preconosciuto tradimento di tutti quelli che avrebbero seguito il disgraziato apostolo fu per Gesù la feccia più amara dell'amarissimo calice della sua Passione. Questo fu il motivo dello strazio che torturò l'anima e il cuore del Redentore morente e che addensò su di Lui l'oscurità più cupa dell'abbandono del Padre.
Proprio nel momento in cui con magnanima generosità abbracciava il sacrificio fino all'ultimo dissanguamento per accumulare tesori di grazia, di forza e di luce per le sue predilette anime, doveva venire nauseato dall'aceto mirrato che si porgeva alla sua sete di amore. Questa sofferenza fu compresa a fondo e condivisa in pieno soltanto dalla Madre che agonizzava sotto la croce, con una particolare sensibilità, accresciuta dall'investimento di quella Maternità universale assunta proprio quando i figli di adozione le costavano il Sangue e la morte del suo Gesù (21-3-1949).
Mi risuona continuamente nell'anima l'eco dolorosa dell'ultimo grido di Gesù morente, grido così colmo d'amore che se fosse inteso spezzerebbe anche i cuori più duri del sasso! Maria ne intese tutta la forza e, nella sua responsabilità di Madre universale, fu trapassata da vivissima angoscia vedendo non solo inutile, ma per tanti causa di ancor più irreparabile rovina la voce di quel Sangue. Che strazio le venne per il trionfo di. satana su anime che, chiamate a guida del gregge, si sarebbero fatti lupi rapaci... (28-3-1949).
Ho avùto l'intuizione chiara dell'ampiezza dell'amore del cuore appassionato di Gesù per noi; ho veduto come siamo state abbracciate dal nostro Sposo divino nel momento in cui, a prezzo di tutto il suo Sangue, ci conquistava a sé. Quarto la porzione eletta è annata dal Signore! Nel duro travaglio della Passione, tutto fu offerto senza risparmio dal Redentore morente e dalla fortissima Regina dei martiri per essa (4-4-1,949).
Per esigenze di espiazione in ordine ai suoi fini il
Signore mi tiene in una immolazione profonda. Troppi sono i delitti che si
moltiplicano e tanto gravi da pesarmi sull'anima in maniera quanto mai
tormentosa. Ieri mattina avevo iniziato davanti all'altare del grande
Crocifisso l'offerta delle sette effusioni del preziosissimo Sangue (pratica
che torna tanto gradita al Padre) ed ero forse a metà della preghiera quando mi
sono sentita improvvisamente mutata, avvertendo quel senso di interiore
soavità che viene prodotto in me dalla presenza di Gesù. Dopo un atto di
profonda umiliazione, alzando gli occhi sono rimasta quasi abbagliata dalla
luce che si effondeva dal Crocifisso. Non era più il simulacro quello che
vedevo, ma la realtà; e Gesù sullo sfondo della Croce si presentava in tutto lo
splendore della sua Umanità gloriosa con le Piaghe splendenti, lasciando
uscire da quella del sacro Costato uno sprazzo abbagliante che pareva andare a
formare un baluardo di difesa al Vaticano (ora che tanto si avversa
Ti rimane ancora un compito assai importante da svolgere, una missione molto delicata in ordine, alla collaborazione da dare per il compimento dei miei disegni. Adoperati a tutto potere e tieni unite a te queste anime che ti seguono. Non chiedo niente di speciale; amo la semplicità. Mi sono scelto anime semplicissime e desidero trovarle sempre più piccole e semplici per potermi comunicare ad esse e sollevarle fino ad immergerle con me negli splendori del Padre. Invitale a darmi momento per momento quella fedeltà che non disperde la minima particella di grazia, quella reazione energica sulla propria natura e le varie insidie che stabilisce la vera intimità col mio Cuore. E' minima, ma limpidissima questa via, e vorrei che fosse ben compresa. In questo periodo, quanta confusione e quale oscurità si sono avanzate anche fra anime belle! Alle purissime linee emananti dall'Eterno. Sole si vogliono sostituire quelle delle creature, ed avviene, purtroppo, che l'orgoglio umano e tutte le sue grette derivazioni fanno crescere la zizzania nel giardino della Chiesa. Dopo la guerra darò mano alla riforma ».
A patto che mi tenga assolutamente sépolta in Lui, ho promesso di lasciarmi adoperare e l'ho pregato insistentemente di voler manifestare il suo amore, la sua bontà, la sua misericordia. E' stato tanto buono! Dopo avermi parlato dei suoi disegni di misericordia: « Accostati, mi ha detto, poni le tue labbra sulla ferita del mio Costato », e sollevandomi fino all'altezza del suo Cuore, mi ha fatto gustare il liquore corroborante del suo preziosissimo Sangue. E' stato un contatto al tutto simile a quello della Comunione sacramentale, che mi ha anche fisicamente rinnovata. Mi sentivo in antecedenza ridotta ad uno sfinimento mortale non sapevo più come trascinarmi; ed ora una nuova vita fluiva in me. Dopo un simile favore rimasi a lungo prostrata in adorazione... (3-7-1944).
II.
« Quanto ci ha amate il Signore! Quanto gli siamo costate! Figliole mie, pensiamo che costiamo, tutto il Sangue preziosissimo del nostro Dio d'amore!
Come non lo ameremo con altrettanto amore? » (22-2-1945).
Gesù desiderò l'ora del suo battesimo di Sangue
In questo tempo
Vera causa della sua Passione sarà l'impeto travolgente di due correnti di un'unica carità: l'amore al Padre e l'amore per le anime. Noi non siamo capaci che di accoglierne una minima stilla... Il desiderio ardentissimo di risarcire l'ingiuria fatta al Padre mediante la colpa, era un assillo continuo, che faceva invocare a Gesù l'ora di poter venire battezzato con quel battesimo di Sangue che avrebbe sigillato il riscatto dell'intera umanità. E il suo desiderio della nostra salvezza era ed è tale da fargli dire che per un'anima sola avrebbe incontrato volentieri mille morti.
Pure, a nostro incoraggiamento, volle sentire le ripulse della natura fino a sudare Sangue nell'Orto degli Ulivi.
Mi spiegava che uno degli effetti del peccato era stato quello di rendere tanto difficile all'uomo l'andare a Dio da fargli sentire ripugnanza e disgusto per tutto quanto vi ci conduce... Questi effetti della colpa non avrebbero potuto avere il loro rimedio salutare se non dalla Passione del nostro Redentore. Ecco perché Gesù abbraccia con tanto slancio la sofferenza, l'immolazione: perché ne intuisce gli effetti, che saranno meravigliosi, specie per le persone consacrate, che troveranno nei tesori della Redenzione tutti gli aiuti necessari per portare a compimento i più sublimi disegni di santificazione (24-3-1947).
Non avevo mai seguito come quest'anno il mistero di passione
che si racchiude nella Domenica delle Palme. Gesù mi ha aperto le disposizioni
del suo cuore nella circostanza del solenne ingresso nella città santa. Quale
scena commovente e toccante! L'ho avuta chiara ed aperta allo sguardo interiore
come se mi ci fossi trovata presente. Quando il corteo che si era venuto
formando dietro la modesta cavalcatura del Divino Maestro fu a poca distanza da
Gerusalemme, Gesù, con una profonda emozione che trapelava dal suo sguardo,
alzò gli occhi al Padre per rinnovare l'offerta di tutto se stesso al
compimento dei suoi disegni di redenzione. Qui, fra il Padre e il Figlio, vi fu
uno di quei particolari incontri quali ce li fa rilevare il Vangelo, come ad
esempio nel battesimo al Giordano, sul Tabor, ecc.
Prima che il grande dramma volgesse al suo sanguinoso epilogo, era necessario
che un'immersione nell'amore del Padre temprasse
Ho ancora vivamente presente il pianto di Gesù nell'appressarsi
a Gerusalemme. Mi pare di intuire il vero motivo di quell'angoscioso pianto.
Amando ardentissimamente le anime, avrebbe voluto
stringerle tutte a sé per renderle felici veniva ad offrire loro la vita, la
salvezza e il suo dono sarebbe stato rifiutato! Negli « osanna » di oggi
sentiva i « crucifige » di domani; « crucifige » che si sarebbe continuato a
gridare anche ai suoi araldi che avrebbe inviato nel mondo per portare la
buona novella... Non per sé, ma per le anime che si sarebbero perdute e sulle
quali il suo Sangue sarebbe caduto a condanna, per l'espiazione che l'umanità
colpevole si sarebbe attirata in terribili castighi sulle generazioni fino alla
fine, soffrì immensamente, e lo schianto di quella pena morale, se la potenza
divina non lo avesse sostenuto, lo avrebbe fatto soccombere. « Molte anime (mi
diceva) si fermano a compassionarmi flagellato, crocifisso..:, ma sono
pochissime quelle che penetrano la vera passione del mio cuore, che culminò il
giorno stesso del mio ingresso trionfale in Gerusalemme. Allora bramai chi mi
comprendesse, ma mi vidi e mi sentii solo a sorbire l'amarissimo calice.
Un'unica creatura avrebbe potuto essermi di conforto:
Avendomi fatto esperimentare un'impronta di quella sofferenza, mi è sembrata fra le più ardue di quante ne avessi sperimentate fin qui. Ero interamente imbevuta della più angosciosa amarezza, e tuttavia in pace, in una quanto mai intima unione al mio Dio. Soffrivo in me la persecuzione che viene mossa alla Chiesa, spasimavo per il desiderio di poter contribuire a costo di qualsiasi sacrificio alla salvezza dei fratelli... (26-3-1951).
Dice il Signore: « Quello che ebbi a soffrire alla frazione
del pane, resterà sempre, un impenetrabile segreto. Un dolore immenso colmava
le capacità quasi infinite del mio cuore, fino a traboccarne, capace da solo di
farmi morire... L'onnipotenza divina mi sosteneva per un'altra consumazione!
Questa resistenza non diminuiva la mia sensibilità, anzi, la acuiva. Mi era
pure d'immensa pena il vedere che per assicurare a tutte le anime i frutti
dell'opera redentrice, altre, creature prescelte all'immolazione avrebbero
dovuto gustare di quell'amarissimo calice. Il
traditore e l'incomprensione dei miei in quell'ultima
Cena...! Neppure l'amore che portavo ad essi poteva farmi velo. Per maggiore
tormento dovevo vedere quanto quel manipolo dei fedeli fosse lontano, quasi
assente e tanto impreparato ai compiti che avrei loro affidati. Mi sentivo
solo, e proprio sul punto di dare
compimento alla grande opera della Redenzione, col mio sacrificio.
Nessuno mi comprendeva, neppure il prediletto che riposava sul mio cuore, e che
lasciavo prendersi quel conforto, vedendo quanto lui pure fosse trepidante e
incapace di comprendere la mia immensa pena. In tutti dominava la paura, la
diffidenza ed una estrema ritrosia al patire. Da nessuno mi venne una parola
di conforto. Una sola creatura in terra era capace di comprendere e tenersi in
perfetto accordo coi miei palpiti in quell'ora:
Il traditore fu per il mio cuore come una spada tagliente... Eletto da me, oggetto come tutti gli altri di innumerevoli finezze di amore, arrivava ad un atto di una malizia che non sarebbe stata concepita possibile neppure dai miei nemici, e che io penetravo in tutta la sua odiosità misurando con spasimo l'offesa che ne veniva al Padre. Ero venuto in terra appunto per riparare le offese che si facevano alla Divina Maestà, ed ecco quello che raccoglievo da uno dei miei più intimi fino allora stato alla mia sequela! Quella fu la stilla più intensamente amara del mio calice, e la sorbii per dare riparazione all'offesa, al tradimento che il Creatore aveva ricevuto dal primo uomo. La naia sofferenza non potrà mai essere compresa a pieno, perché nessuno è in grado di misurare la gravità dell'offesa di Dio e chi è Dio. Vedendo come l'uomo fosse incapace di riparare degnamente e quanto il Padre amantissimo desiderasse la salvezza dell'umanità, avevo accettato di farmi io stesso peccato, al fine di poterlo espiare dando ad un tempo soddisfazione alla Giustizia e all'infinito Amore. Dall'istante in cui, per il tradimento, ero stato consegnato in mano a quelli che avevano già decretato la mia morte, venne ad addensarsi sull'anima mia la procella del divino rigore. Compresi ciò che importava l'essermi fatto agli occhi di Dio vero capro espiatorio per i peccati di tutti... Prima di allora mi ero sentito il Figlio delle divine predilezioni, ma dopo consumato l'atto del tradimento per parte di Giuda, avendo preso su di me anche quel nero peccato, mi sentii come fulminato dalla divina giustizia e sentii che la soddisfazione che sarebbe stata richiesta non avrebbe potuto avere addolcimenti. Rappresentavo l'intera famiglia umana, ero responsabile dei peccati di tutti... ».
Lo stato d'animo di Gesù nella Passione risulta pittoricamente espresso dai Salmi e da certi brani di profezie che hanno una ríspondenza tanto esatta con la realtà da sembrare scritti per descrivercela.
Essendosi voluto rivestire di tutte le nostre colpe, doveva sentirsi in una estrema abbiezione innanzi al Padre suo, oggetto d'ignominia e di disprezzo. Si direbbe quasi che l'inscindibile unione che a Lui lo univa rendesse ancor più fortemente e dolorosamente sentita la ripulsa che subiva per parte di Dio...
« Con infinito amore abbracciavo quello stato di abbiezione in riparazione, per lo zelo geloso che mi divorava per la gloria del Padre mio. Lo capivo di dargli con ciò la soddisfazione più gradita e di accumulare tesori per le anime. "Se il seme gettato a terra non muore, non produrrà il suo frutto! " ». (15-3-1943).
Gesù mi ha fatto comprendere come, in tutto lo svolgimento del piano della Redenzione, egli fosse sempre in perfetto accordo col Padre suo, una cosa sola con Lui. L'amore del Figlio divino per il Padre celeste, lo zelo per la sua gloria, il desiderio di compiacerlo prevalevano su tutto, erano la vera passione del cuore; la forza che sospingeva Gesù all'immolazione suprema. Neppure quando sentì pesare su di sé i rigori della Divina Giustizia si allentò la stretta che lo teneva amorosamente incatenato al Padre suo. Pur nel colmo delle sofferenze fisiche e morali, l'anima umana del Cristo, mantenne la sua direttiva di ordine sovrano, imperniandosi nella infallibile volontà di Dio.
Per i meriti suoi, possiamo noi pure sostenerci nel sacrificio con simili disposizioni, specie quando si tratti di sofferenze permesse o volute per la salvezza dei fratelli. Che cosa mai ci ha ottenuto Gesù a prezzo dei suoi patimenti! Certo egli doveva aver di mira ciascuna delle sue anime e per tutte e per ciascuna in particolare volle portare il peso della salvifica croce e versare il suo Sangue. Nessuno potrà sfuggire al dolore, se non altro dovrà subire la morte, e chissà in quale maniera... Per chi si associa intimamente alla Passione redentrice, la sofferenza è sorgente di luce e chiave d'oro che apre le porte del Cielo e di tutti i suoi tesori di grazia, primo dei quali è l'intimità di amore con Dio. Questo è il frutto più dolce della Croce di Gesù. Per essa veniamo sollevati al Padre. (18-3-1943).
Continuano gli insegnamenti di Gesù sulla necessità che abbiamo di investirci profondamente delle impronte della sua Passione. Per «investimento della sua Passione » è da intendersi quella cooperazione attiva che l'anima deve prestare perché gli effetti della Redenzione valgano a farle raggiungere quel grado di santità al quale è attesa. La vita spirituale non ammette arresti, ma di continuo deve far procedere nell'ascesa. Un tale ascendere richiede l'energico superamento di tutti gli ostacoli che la natura e l'inferno possano frapporre. La sofferenza è uno dei mezzi scelti da Dio per farci superare gli ostacoli, vincere le resistenze, purificare dalle scorie, riparare e redimere. Dopo che Gesù si è voluto servire di essa per la sua opera di Redenzione, è divenuta (come lo era dopo il peccato, ma in altro modo) legge di vita per l'uomo. Nessuno va esente dal soffrire, ma per il cristiano, e tanto più per il consacrato, il dolore deve divenire la fiamma di amore che, configurando al Cristo crocefisso, solleva alle più alte vette dell'unione con Dio. Importantissima la meditazione sulla Passione per illuminare l'intelletto, fortificare la volontà e accendere il cuore di vero amore di carità. La conoscenza dei patimenti del Figlio di Dio, come primo effetto di grazia sull'anima, le dona l'impulso ad una più piena - e generosa conformità alla volontà divina in ogni sua impronta: siano prove interne od esterne, contrarietà, sofferenze di ogni genere..., accogliendo tutto con assoluto abbandono, inalterabile tranquillità di spirito e costante sorriso sul labbro. Inoltre, questo investimento della Passione stimola ad un progressivo avanzamento nella perfezione della carità, che muove ad offrire, in unione alla Vittima divina, per il bene di tutti, a costo pure dell'assoluto dissanguamento del cuore. L'efficacia di una tale offerta non dipende tanto da un grande soffrire, quanto dalle disposizioni interiori che l'accompagnano.
Investirsi della, Passione equivale a venire investiti del vero spirito eucaristico, essendo l'Eucaristia il memoriale della Passione. Lo stato sacramentale di Gesù apre al mio spirito orizzonti sconfinati. Vi trovo la vita della carità, in tutta la sua feconda attività di bene, esplicante un meraviglioso apostolato universale. Affondandomi e lasciandomi investire dal palpito divino del Cuore Eucaristico di Gesù, sento di poter compiere nella maniera più efficace e gradita la mia missione che abbraccia tutto il mondo. (1-4-1943).
Il Divino Maestro mi continua a scoprire il segreto della sua Passione interiore, e più che fermarmi all'impressione che suscita la vista del suo Corpo straziato dai flagelli, vuole che fissi il suo Cuore e che, nella mia pochezza; mi studi di accordare il mio al palpito perfettissimo della sua carità per il Padre e i fratelli. Questo palpito ha in sé tale ricchezza, ampiezza e ardore da mutare in gaudio ogni più cruda sofferenza, da far sentire vivissima la brama del martirio, dell'immolazione, così come ardentemente bramava lui il suo battesimo di Sangue. A noi rimane incomprensibile questo accordo tra il massimo del dolore e la pienezza della felicità, quale risuonò perfettissimo nell'Uomo-Dio. Ma per la generosità del nostro Salvatore sono state addolcite tutte le nostre pene e per la grazia, frutto della Redenzione, possiamo noi pure arrivare a gustare il gaudio fin nella sofferenza.
Sono stata ulteriormente illuminata sulla unione di Gesù
con Maria, durante
Il punto che più valeva a sostenere l'eroica fortezza della
santissima Vergine in quella associazione alla immolazione redentrice era la
sempre più ampia conoscenza che il Figlio le comunicava del Padre suo. Ciò
valeva ad accenderla di uno zelo sempre più infuocato per la sua gloria e per la
salvezza delle anime. Nel più acuto dello spasimo, il Salvatore ebbe presenti
le sue anime, specie quelle prescelte a continuare l'immolazione riparatrice, e
per esse venne offerto l'eroico dissanguamento dei cuori di Gesù e di Maria.
Nell'ora più grave della Passione, mentre il Figlio divino agonizzava sulla croce e ai piedi di essa,
trapassata dalla spada del dolore, stava eretta
Il giorno di Pasqua sono stata favorita di una luminosa
manifestazione del trionfo del Figlio di Dio sulla morte. Più che rappresentativa
per i sensi, è stata chiarissima all'intelletto e quanto mai ricca di salutari
ammaestramenti. Dopo aver passato una Quaresima nell'assorbimento di tutte le
prove che il Signore ha permesso, ecco che
Con la sua Pasqua, Cristo dotò
Di tutti i misteri della vita di Cristo, quello della
Risurrezione è il più grande, perché corona l'opera sua con un trionfo che associa
la terra al cielo. Giustamente
III.
IL SANGUE DI CRISTO E IL MISTERO EUCARISTICO
In principio, Iddio volle
l'uomo come re del creato, capolavoro fra le meraviglie tratte dal nulla; ed
impresse su di lui la sua divina somiglianza. Si compiaceva il Creatore di ogni
creatura, ma il massimo compiacimento intendeva trarlo dall'uomo, appositamente
dotato d'intelligenza e di volontà perché fosse capace di conoscere e amare il
suo Dio. Leggendo il libro della Genesi, ci si meraviglia dell'intimità dei
familiari rapporti che Iddio aveva coi nostri progenitori. Ma è l'amore di un
tenerissimo Padre per i suoi figlioli! Ed anche dopo la prevaricazione, il
decreto dell'Amore eterno avrebbe trionfato e le tristi conseguenze della colpa
(l'allontanamento da Dio) sarebbero state annullate mediante
Nella S. Messa, ad ogni consacrazione eucaristica, si rinnova l'implorazione potente del Sangue di Gesù e sarà soltanto per il Sacrificio dell'altare che potranno ottenersi la pace e la misericordia al mondo. Nel grande istante della consacrazione si rinnova la palpitante realtà di un'offerta immensamente gradita al Padre, di grandissimo valore soddisfattorio e impetratorio: la stessa che fu presentata nel Cenacolo e consumata sulla Croce. Nella luce della Verità mi è apparsa la sfolgorante potenza del Sacerdozio del Cristo in due momenti che si completano a vicenda: il Cenacolo e il Calvario. La prima Messa di Gesù Sacerdote, l'istituzione del nuovo Sacerdozio e dei Sacramenti, traenti la loro efficacia dal preziosissimo Sangue e dal Sacrificio cruento del Golgota. Ora le nostre Messe sono la reale ripetizione di quei momenti sublimi ed è ancora il cuore vivo di Gesù, in tutta la perfezione della sua carità, che rinnova l'offerta di sé per la salvezza dei fratelli.
Intimamente associata all'offerta è pur sempre Maria, come
lo fu ai piedi della Croce. Tutto quello che è del Figlio appartiene alla
Madre; e non è possibile immaginare quanto questa fusione di palpiti torni
gradita a Dio e fruttuosa per tutta
Nulla difetta al valore del Sacrificio Eucaristico. Eppure la continuazione delle offese fatte a Dio esige per l'applicazione degli effetti della Redenzione un certo contributo d'immolazione da parte nostra. Dio sceglie alcune anime per questa missione riparatrice e le vuole associate al Sacrificio della Croce e dell'Altare. Per le purissime mani di Maria al momento della consacrazione dobbiamo presentare la nostra offerta. per ottenere misericordia e salvezza al mondo intero. (20-9-1948).
Vorrei saper spiegare quello che ho compreso riguardo alla S. Messa. Mentre il Sacerdote è all'altare, si ripete realmente quello che avvenne nel Cenacolo e sulla Croce. Gesù si sostituisce al suo ministro e nella pienezza del suo carattere pontificale rinnova al Padre l'offerta già consumata, rimanendo nella più fervida perorazione onde ottenere al suo popolo misericordia e perdono.. E' il nostro amorosissimo Salvatore che supplica e guai se dalla terra non si levasse continuamente al Cielo la voce del suo Sangue!
Nella vita eucaristica, per il SS. Sacramento che ne è il cuore, ogni minimo atto di fedeltà assurge ad un grande valore. Le nostre minime offerte, immerse nell'onda vivificante del preziosissimo Sangue, vengono col Calice della salvezza offerte al Padre, che le ricambia in torrenti di grazia. Se in questa via si vuole conservare la serenità, senza stare troppo a considerare il soffrire, bisogna offrire. Chi offre, ama. Chi offre, si dimentica. Chi offre, interamente si dona. (1-5-1942).
La piccola stilla del nostro soffrire unita al Sangue dell'Agnello
Mi pare di vedere la grazia genuina della vocazione eucaristica. Di preferenza medito su questi punti: Gesù nello stato sacramentale, la mistica rinnovazione del Sacrificio del Gólgota nella Messa, Gesù in funzione di Pontefice Sommo, l'opera della Redenzione sempre in atto, l'efficacia inesauribile dell'offerta della Vittima divina, alla quale soltanto si deve se questa povera terra non è stata ancora inabissata. Il Signore invita le sue anime a farsi ostie di propiziazione con Lui, a collaborare generosamente per l'attuazione del suo programma di salvezza, affinché l'intera umanità possa in eterno glorificare il Padre. (17-6-1944).
Il più intimo contatto con Dio avviene quando generosamente
il soffrire viene trasformato in offerta d'amore. L'anima vede in quel dolore
un dono, una visita d'amore e adorando, bacia la mano che la percuote, non
desiderando se non che in lei si compia la divina Volontà. In questo modo
l'anima eucaristica vive continuamente
Il nostro sacrificio quotidiano, unito al Sacrificio Eucaristico, impreziosito dai meriti del Sangue di Gesù, acquista una straordinaria efficacia d'impetrazione. Ciò vale per tutte le anime e in modo speciale per le anime consacrate. Queste, in tutte le manifestazioni della loro vita, anche mediante le azioni più comuni, sono sempre nell'attività dell'offerta, come se celebrassero continuamente la loro Messa. Così si possono ottenere dal Padre innumerevoli grazie, tanto più copiose quanto più queste anime saranno intimamente immedesimate a Gesù. (12-8-1946).
Il divino Maestro mi ha fatto intendere come sia esigenza del suo amore che il santuario che deve accoglierlo sia nella trasparenza di un candore di fedeltà che volontariamente non trascuri il minimo dei doveri. Le inevitabili fragilità, per la forza del Sole Eucaristico, rimangono purificate e, quando non vi siano ostacoli, la grazia penetra in tutta l'anima, comunicandole la vita stessa di Dio. Niente, tanto glorifica Gesù quanto il poter sollevare con sé al Padre le anime conquistate a prezzo del suo Sangue. (11-2-1946).
IV.
OFFERTA DEL SANGUE DI GESÙ
Il preziosissimo Sangue! Avevo dodici anni quando un giorno, dopo essermi confessata da Mons. Alfonso Archi, nel fare il ringraziamento, in Cattedrale, dinanzi al SS. Sacramento, mi fu dato un lume per il quale distinsi con chiarezza le sette effusioni del preziosissimo Sangue. Da quel momento sentii (il Signore stesso me lo insegnava) come per implorare grazie dovessi offrire al Padre quelle sette effusioni. Dopo molto tempo, da religiosa, parlai di questa illuminazione al card. Giorgio Gusmini, che desiderò diffonderne la pratica. Quando andai a Como (a conferire con Mons. A. Archi) eravamo ospiti delle Suore Canossiane. Notai che ogni giorno esse recitavano la coroncina dei Sette dolori della Vergine santissima e, mentre pensavo che si sarebbe potuto adottare quella pratica, Gesù mi disse che noi Ancelle Adoratrici del SS. Sacramento avremmo dovuto, nelle diverse ore del giorno, offrire le sette effusioni del suo preziosissimo Sangue. (6-5-1938).
Offriamo all'Altissimo Iddio il Sangue preziosissimo del suo Figlio divino, sparso per la nostra salvezza. Che forza ha questo Sangue! Sappiamo unire al suo grido potente il nostro grido di fede e di amore per ottenere pietà e misericordia a questa povera umanità sofferente! (28-12-1944).
Preghiamo perché il Sangue preziosissimo di Gesù scenda come onda purificatrice, rigeneratrice, fortificante a consolare tutti i cuori con la sua virtù divina. Offriamo spesso il Sangue di Gesù all'eterno Padre per i bisogni della nostra santa madre Chiesa, per il trionfo della Religione, per la conversione dei poveri peccatori, in suffragio delle Anime sante del Purgatorio. Fin da bambina ho avuto questa bella devozione al preziosissimo Sangue di Gesù e posso dire che - invocandolo - ho visto operare dei veri miracoli di misericordia sulle anime dei peccatori. Il Signore stesso ha voluto che da noi si offrano con devozione - nelle ore del giorno corrispondenti -le sette effusioni del suo preziosissimo Sangue, essendo quest'Opera scaturita dal suo Sacro Costato e compiacendosi Egli di effondere in essa continuamente quell'onda santificatrice. (3-7-1943).
V.
IL SANGUE DI CRISTO LAVACRO DI MISERICORDIA
Uno dei mezzi più efficaci che
l'infinita misericordia di Dio ha messo a nostra disposizione per far rivivere,
conservare ed aumentare la grazia è il Sacramento della Penitenza. Se sapremo
valercene con spirito di fede, compresi della potenza dell'assoluzione
sacramentale che applicando i meriti del preziosissimo Sangue agisce sull'anima
ben disposta come un secondo battesimo, usciremo dal confessionale intimamente
rinnovate, pure, splendide, trasparenti.
Sinceramente convinte della nostra assoluta incapacità al
bene, nella tranquillità dello spirito, esaminiamo la nostra coscienza, ed
escludendo turbamenti e raggiri di amor proprio, accusiamo con schietta
semplicità le nostre colpe, ponendoci con fiducia piena sotto
Per vivere in pieno la vita della grazia non trascuriamo di
valerci degli aiuti potenti che
Signore Gesù, totalmente annientata nel profondo abisso della mia miseria, mi prostro davanti alla tua infinita bontà per umiliarmi e accusarmi di tutti i miei peccati commessi dall'uso di ragione fino a questo momento in pensieri, parole, opere e omissioni e di tutto quello che mi ha reso colpevole al tuo cospetto di tutto, Signore, ti chiedo perdono e ti domando di venire purificata e rigenerata nel tuo Sangue prezioso. Immersa in questo lavacro di misericordia, intendo iniziare una nuova vita di grazia e venire continuamente e nuovamente immersa nel gran Calice che su tutta la terra viene offerto al tuo Divin Padre nelle ventiquattro ore del giorno. Così purificata, possa io venire adoperata da te per i fini della mia santa vocazione. Amen.
VI.
MARIA SS. NEL MISTERO DEL SANGUE DI CRISTO
La mia buona Madre celeste mi ha fatto penetrare gli abissi di dolore che si aprirono nel suo Cuore il giorno della Presentazione di Gesù al tempio. Fin dal Natale ella aveva offerto al Padre il Bimbo divino, cosciente di quello che significava la sua offerta, non essendole stato nascosto il piano della Redenzione, ma in questa presentazione ai sacerdoti dell'antica legge vedeva, contrariamente al significato della cerimonia, una sanzione ufficiale, che ebbe la sua sensibile conferma nella profezia di Simeone. Il divin Padre l'aveva fortificata mediante un profondo tocco di grazia, ma il colpo di quella prima spada penetrò tanto a fondo da dividerle quasi l'anima dal corpo. Fu per un miracolo se ella poté sostenersi in quel punto e in tutti i momenti successivi che maturarono il compimento di quella cruda profezia, fin sotto la croce. Le parole di Simeone, delle quali già conosceva l'intimo senso, misero innanzi al suo intelletto tutto il mirabile piano della Redenzione: piano di infinito misericordioso amore per l'uomo; insieme a tutti i particolari dell'immolazione di quel suo innocentissimo Agnello che avrebbe sparso tutto il suo Sangue e che poi fino alla fine dei secoli avrebbe continuato misticamente la sua immolazione, sempre ricambiato da tanta incomprensione e ingratitudine. In quale oceano di spasimo affondò a quella vista il cuore immacolato di Maria! Con quanta generosità unì all'offerta del Figlio quella di tutta se stessa! In vista del gran piano della Redenzione da portare a compimento delle anime da salvare e della gloria che ne sarebbe venuta al Padre, precorrendo il «fiat » di Gesù, sorbi l'amarissimo calice. (3-2-1947).
Fin dal primissimo istante in cui
Quando nel momento più solenne dell'ultima Cena, Gesù si
elevò in un supremo slancio di amore al Padre suo, volle intimamente associare
a sé
Le anime chiamate ad associarsi intimamente alla Passione per fini di riparazione e di salvezza dovrebbero rispecchiarsi in questi Modelli. Quando il dolore viene da Dio è sempre accompagnato da una tale unzione di grazia, che lo rende, non soltanto sopportabile, ma per l'anima generosa e amante sorgente di gaudio. (23-2-1947).
L'eccezionale elargizione di grazia della Pentecoste -
questo secondo adombramento dello Spirito di Dio - costituì solennemente
Parla Gesù: «In questo periodo di pervertimento io mi compiaccio di riversare i torrenti della mia grazia sulle mie piccole anime fedeli. L'amore e la grazia che tanti rifiutano andrebbero calpestati e dispersi se non vi fossero, anime riparatrici che col loro amoroso annientamento si chinassero a raccoglierli. Adornate da essi, divengono compiacimento di Dio, che le solleva fino a sé rendendole tramiti di misericordia per la povera umanità. E' una missione che deve continuare quella della Madre mia. Ella non permise che andasse calpestata e dispersa nessuna goccia del mio Sangue: tutto lo riassorbì ».
Queste ultime parole hanno aperto al mio spirito un
orizzonte nuovo. Non mi ero mai fermata ad una simile considerazione, e la luce
che ne ho ricevuta al riguardo è stata tanto forte da convincermi di una
verità, che potrà forse essere discussa. Mi è parso di vedere Maria santissima
fatta calice del Sangue divino di Gesù. Quel Sangue preziosissimo, man mano che
veniva sparso, era raccolto da invisibili Angeli e portato a Lei che (non
saprei se realmente, come il Sacerdote quando si comunica, oppure misticamente)
lo attraeva in sé, per forza di amore. Quel Sangue miracolosamente raccolto e
conservato in Lei come tesoro di inestimabile valore, Ella, Vergine sacerdotale,
continuamente offre alla Santissima Trinità a favore delle anime: compito che
prolungherà fino alla fine dei tempi, fino a quando
Quando in passato ebbi l'impulso della devozione che avremmo
avuta per il preziosissimo Sangue, facendo continuamente il pio ricordo e
l'offèrta al Padre delle sette Effusioni, sulle prime non fui compresa, ma ora
vedo la strettissima relazione che ha con la nostra missione. « Voi dovete
continuare a raccogliere misticamente il mio Sangue come faceva
Ho veduto
Gli avvenimenti umani precipitano paurosamente. Un diluvio
di mali piombano su questa misera terra. Sento una grande compassione per
tutti. Ed ho supplicato
Gesù-ostia: ecco la leva potente, che ci rimane per risollevare l'umanità dall'abisso! Nessun'altra offerta, all'infuori di questa, potrà perorare con grido più valido. Noi possiamo valercene ad ogni istante ed offrire al Divin Padre l'Ostia immacolata per la salvezza di tutti.
In occasione della solenne proclamazione del dogma dell'Assunta
venni illuminata sulla grandezza dei privilegi di Maria e vidi questa eccelsa Regina, fedele
specchio degli splendori divini nel suo trono di gloria. Niente è mutato lassù,
ma per questo riconoscimento della Chiesa militante pare che le sia stato
conferito un maggior potere per ottenere, la salvezza dei redenti, specie nel
momento del loro estremo passaggio. La mia buona Madre m'invita a seguirla
nelle sue visite al Purgatorio, spronandomi a dare quel contributo che soltanto
finché si rimane nel tempo è possibile dare. Una chiave d'oro è infatti posta
nelle nostre mani per aprire le porte dell'oscuro carcere: le nostre preghiere
e le nostre sofferenze avvalorate dai meriti del Sangue del Salvatore, e
particolarmente dalle Sante Messe che vengono celebrate, le quali ottengono con
la massima efficacia la liberazione delle Anime penanti. “Aiutami, figliola, mi
esortava
Al presente il Signore aggiunge ai miei campi di apostolato
quello vastissimo del Purgatorio, additandomi nel preziosissimo Sangue nel
Sacrificio dei nostri altari un sicuro mezzo di conquista. Basterebbe l'impegno
per la liberazione delle Anime del Purgatorio per occupare attivamente tutta
una vita. Tuttavia
Nell'ultima visita fatta con
(Questa è la mia
preghiera vocale, e mentre la recito, mi sento quasi sollevata fino al seno del
Padre che in segno di gradimento, la esaudisce con larga effusione di grazia
per tutte le intenzioni espresse. A questi fini indirizzo pure tutte le
pratiche della comunità e delle singole nelle 24 ore del giorno). Durante
All'improvviso torna a me
Dopo l'Ascensione di Gesù, Maria continuamente offriva
al Padre il preziosissimo Sangue
La vita della Madonna, dopo l'Ascensione di Gesù, fu un continuo
martirio tanto simile alla Passione interiore del Figlio, giacché gli
stessi motivi derivanti dal puro amore
trafiggevano quasi spade a doppio taglio, l'anima sensibilissima della divina
Madre. Noi non possiamo che vagamente intuire tale sofferenza.
Questo compito di Maria non può venir meno sulla terra, e sono particolarmente le anime consacrate a Dio che debbono continuarlo. (5-4-1951).
OFFERTA DELLE SETTE
EFFUSIONI DEL PREZIOSISSIMO SANGUE
O Trinità adorabile, per le mani di Maria corredentrice, ti offriamo il Sangue preziosissimo di Gesù, scaturito nella sua circoncisione, in rendimento di grazie per il dono della redenzione, e ti preghiamo di essere fedeli alla Tua santa Legge d’amore e per ottenere grazia, misericordia e pace a tutti i popoli della terra. Gloria al Padre
Padre misericordioso, per i meriti infiniti del preziosissimo Sangue che il Tuo Figlio Gesù effuse nell’agonia del Getzemani, ti preghiamo, fa che, in comunione con Lui e con la sua Madre SS, ci pieghiamo silenziosamente ad adorare ogni espressione della Tua Volontà, per adempierla con amore. Gloria al Padre
Signore Gesù, nostro Dio e Salvatore, ti preghiamo:
purificaci nel Sangue preziosissimo da Te sparso nella Tua flagellazione e
concedici di penetrare, con
Quarta effusione
del Sangue di Gesù nella coronazione di spine.
Padre santo, ti offriamo il Sangue preziosissimo che il tuo Figlio divino effuse nella Sua coronazione di spine e ti chiediamo di rivestire degli splendori della tua santità i tuoi sacerdoti, affinché colmi di Spirito Santo, portino in tutte le anime il fuoco della tua divina carità: che è lo spirito genuino di Gesù Cristo Signore nostro. Gloria al Padre
Quinta effusione
del Sangue di Gesù nella salita al calvario.
Dio di bontà infinita, ti preghiamo affinché il sangue che Gesù sparse nella salita al calvario scenda su tutti noi come onda purificatrice, rigeneratrice, santificatrice. Da questo Sangue possiamo attingere la forza di seguire le orme del Tuo Figlio sulla via dolorosa, per ottenere, uniti a lui, torrenti di grazia e fiumi di misericordia per tutti. Gloria al Padre
Sesta effusione
del Sangue di Gesù nella sua crocifissione.
O Trinità santissima, in unione alla Vergine addolorata, ti offriamo il Sangue prezioso che Gesù sparse nella sua crocifissione, per adorarti, ringraziarti, riparare i peccati che si commettono, e per intercedere tutte le grazie di cui abbiamo bisogno. Ti chiediamo in particolare di saperti donare amore per amore, nella soavità di un sacrificio ma i sospeso, come umile cooperazione all’opera della salvezza. Gloria al Padre
Settima effusione
del Sangue di Gesù nella ferita al Costato.
Signore Gesù Cristo, mite agnello immolato, ti preghiamo umilmente: dal tuo Cuore trafitto sulla croce, da cui sgorgarono Sangue e Acqua per la nostra salvezza, effondi in noi il tuo Spirito d’amore, affinché possiamo amarci come tu ci ami ed essere una cosa sola con Te nel Padre e fra noi. Gloria al Padre
Preghiera per
ottenere grazia, misericordia e pace
Padre Santo, guarda al tuo Figlio divino nel SS.
Sacramento. Ti preghiamo la forza d’impetrazione di ogni istante che Egli passa
in questo Stato Eucaristico: istante che
eterna la sua immolazione e ha tutta l efficacia del grido valido del suo Sangue, dei suoi Meriti, del suo Amore e
ti domandiamo di glorificarlo come Egli glorifica Te. Non guardare ai delitti
che anneriscono questa povera terra, ma unicamente allo splendore che
custodisce nella divina Eucaristia e intervieni, manifestando