I PRIMI NOVE
VENERDI’ DEL MESE
PROMESSE fatte da N S. Gesù
Cristo alla BEATA MARGHERITA M. ALACOQUE per le persone devote del Sacro Cuore:
1. Io darò loro tutte le grazie necessarie nel loro stato.
2. Io metterò la pace nelle loro
famiglie.
3. Io le consolerò nelle loro
afflizioni.
4. Io sarò loro sicuro asilo in
vita, e specialmente in morte.
5. Io spargerò abbondanti
benedizioni sopra tutte le loro imprese.
6. I peccatori troveranno nel mio
cuore la fonte e l'oceano della misericordia.
7. Le anime tiepide
s'infervoreranno.
8. Le anime fervorose giungeranno
rapidamente a grande perfezione.
9. Io benedirò le case, ove
l'immagine del mio Sacro Cuore verrà esposta e onorata.
10. Io darò ai Sacerdoti il dono
di commuovere i cuori più induriti.
11. Le persone che propagheranno
questa devozione avranno il loro nome
scritto
nel mio Cuore, e non ne sarà cancellato giammai.
12. Nell'eccesso della
misericordia del mio Cuore, prometto che spargerò gli influssi del mio amore
onnipotente su tutti quelli, i quali si comunicheranno nel primo venerdì di
ogni mese per nove mesi consecutivi, e concederò loro la grazia della
perseveranza finale, onde non moriranno nella mia disgrazia, né senza avere
ricevuti i Santissimi Sacramenti: e il mio Cuore sarà per essi, in quell'ora
estrema, sicuro asilo contro gli assalti dell'infernale infernale.
"
Un"eccesso del suo amore e
della sua onnipotenza", definisce Gesù la sua ultima Promessa che i fedeli
in coro hanno definita "Grande".
La "Grande Promessa",
nei termini fissati dall'ultima critica testuale suona così: "Io ti prometto nell'eccessiva
misericordia del mio Cuore che il mio amore onnipotente concederà a tutti
quelli che si comunicheranno per nove primi venerdì del mese, consecutivi, la
grazia della penitenza finale, essi non moriranno in mia disgrazia, ma
riceveranno i santi Sacramenti ed il mio Cuore sarà loro sicuro asilo in
quel momento estremo".
Da questa dodicesima promessa del
Sacro Cuore nacque la pia pratica dei "Primi Venerdì del mese". Questa
pratica è stata vagliata, accertata e studiata scrupolosamente dalla Santa Sede
di Roma.
1° Venerdì: ATTIRACI A TE
1. Invocazione
Ti ringraziamo, Padre, perché in
Gesù Cristo ci riveli il mistero del tuo immenso amore e in lui ci chiami a
testimoniare la tua carità. Tu che benedici chi ti benedice e santifichi chi
confida in Te, salvaci da ogni male, conservaci nella tua comunione e fa' che
ti vediamo presente nel nostro cammino.
2. Lettura (Gv 12,20-33)
Tra quelli che erano saliti a
Gerusalemme per il culto durante la festa, c'erano anche alcuni greci. Questi
si avvicinarono a Filippo, che era di Betsaida di
Galilea, e gli chiesero: "Signore, vogliamo vedere Gesù". Filippo
andò a dirlo ad Andrea, e poi Andrea e Filippo andarono a dirlo a Gesù. Gesù rispose: "E’ giunta l'ora che sia glorificato il Figlio
dell'uomo. In verità, in verità vi dico: se il chicco di grano caduto in
terra non muore, rimane solo. Se invece muore, produce molto frutto. Chi ama la
sua vita la perde e chi odia la sua vita in questo mondo, la conserverà per la
vita eterna. Se uno mi vuol servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il
mio servo. Se uno mi serve, il Padre lo onorerà. Ora l'anima mia è turbata. E
che devo dire? Padre, salvami da questa ora? Ma per questo sono giunto a questa
ora! Padre, glorifica il tuo nome". Venne una
voce dal cielo: "L'ho glorificato e di nuovo glorificherò!". La folla
che era presente e aveva udito, diceva che era stato un tuono. Altri dicevano:
“Un Angelo gli ha parlato”. Gesù rispose: “Questa voce non è
venuta per me, ma per voi. Ora è il giudizio di questo mondo; ora il
principe di questo mondo sarà gettato fuori. Io, quando sarò
elevato da terra, attirerò tutti a me”. Questo Gesù diceva per indicare
di qual morte doveva morire.
3. Meditazione
Gesù indica la sua croce:
"Quando sarò elevato da terra attirerò tutti a me" (Gv 12,32). Già
nel colloquio con Nicodemo, Gesù gli aveva confidato: "Come Mosè innalzò
il serpente nel deserto, così bisogna che sia innalzato il Figlio dell'uomo,
perché chiunque crede in Lui abbia la via eterna" (Gv 3,14).
Questa affermazione, come aveva
lasciato Nicodemo nel mistero, così ora lascia nella confusione anche la folla
di Gerusalemme, la quale non sa trovare un nesso logico tra l'ingresso
trionfale del Maestro nella città santa e l'annuncio della sua morte in croce.
Bisogna imparare a contemplare
Gesù nel Crocifisso, con la fede del discepolo, che non vede su quel patibolo,
riservato agli schiavi e al turbolenti, un uomo
"fallito" e tolto definitivamente dalla storia, ma il Figlio
"glorificato" dal Padre, aver dato tutto: la parola, le fatiche,
l'obbedienza, la vita, per amore. Dobbiamo fissare il nostro sguardo nel
Crocifisso, con la certezza di essere stati ritrascritti
nel libro della Vita, a causa di quel Sangue uscito dal suo costato aperto e
dal suo Cuore trafitto.
È un amore che ci ha purificati e
salvati; un amore che ci ha rigenerati alla vera vita e ci ha riuniti nella
comunione con Dio; un amore che ci ha infiammati e inebriati, fino al dono di
noi stessi agli altri. Noi non possiamo guardare colui che hanno trafitto, con
semplici occhi umani, ma con la mente e il cuore ripieni di fede.
Dobbiamo annunciare che l'amore
misericordioso di Dio, che si è manifestato nel Gesù di Nazaret, nel Verbo
fatto carne, morto e risorto, ha scritto la pagina di storia più stupenda e
convincente sulle alture del Calvario.
Lasciamoci attrarre dal volto di
Cristo! Fissiamo con fiducia il nostro sguardo nel suo Cuore!
Egli ci attira a sé, perché siamo
suoi.
4. Preghiamo
Ti presentiamo,
Padre, la povertà del nostro cuore, perché lo riempia della tua misericordia.
Rendici abili a scoprire la tua volontà nelle situazioni della vita e rendici
docili alla voce di Cristo, perché possiamo essere, a sua imitazione, veri
servi dei nostri fratelli.
Donaci la mitezza del Cuore di
Cristo, perché possiamo annunciare la tua misericordia, con la generosità del
perdono.
Veglia sui nostri pensieri,
parole e azioni; custodiscici, perché le nostre opere siano volute e compiute a
gloria del tuo nome e per la salvezza del mondo. Amen.
2° Venerdì: TU SEI
1. Invocazione
Padre di bontà e Dio di
consolazione, tu ci ami sempre nel tuo Figlio Gesù, che si umilia per noi e ci
risolleva dalle cadute del peccato e dalla morte; rinnovaci dunque nella gioia
e nella sicura speranza perché non soccombiamo sotto il peso delle colpe, ma
sappiamo risollevarci per poter partecipare alla felicità eterna. Amen.
2. Lettura (Gv 15,114)
In quel tempo
Gesù disse: "Io sono la vera vite e il Padre mio è il vignaiolo.
Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie, e ogni tralcio che porta
frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già mondi, per la parola che
vi ho annunziato. Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far
frutto da se stesso, se non rimane nella vite, così anche voi, se non rimanete
in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto
frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene
gettato via come il tralcio e si secca, e poi lo raccolgono e lo gettano nel
fuoco e lo bruciano. Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi,
chiedete quel che volete e vi sarà dato. In questo è glorificato il Padre mio:
che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli. Come il Padre ha amato
me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore! Se osserverete i miei
comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del
Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia
in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate
gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un
amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei
amici, se farete ciò che io vi comando.
3. Meditazione
Con l'immagine biblica della vite
e dei tralci, Gesù ci sottolinea la necessità della sua presenza nel mondo del
nostro cuore, della nostra famiglia, della nostra comunità. Senza la sua
presenza, saremmo incapaci di opere buone.
Nel linguaggio dei profeti, la
vigna rappresentava il popolo d'Israele: vigna amata e curata dalle mani del
Signore. Sradicata quella vigna, vale a dire, scomparsa quella porzione di
increduli, Gesù è diventato la nuova vigna e i cristiani i nuovi tralci,
destinati a produrre frutti di opere buone.
Noi siamo veramente tralci produttivi? Ci lasciamo veramente potare dei nostri
difetti? Ogni cristiano dovrebbe essere un tralcio, docile all’amore del Padre,
che è il coltivatore del suo popolo. Diversamente diventa un tralcio inutile, che
viene tagliato e gettato via. Non è il vignaiolo, che ci toglie dalla sua
vigna, ma siamo noi a staccarci, per innestarci nell'albero della morte.
Gesù ha spalancato la porta dei suo cuore. Tutti
possiamo varcare quella soglia per saziare la nostra sete di amore e di
speranza; tutti possiamo beneficiare dei tesori di grazia, che fluiscono dal
suo costato aperto, la cui sorgente inesauribile è il suo cuore.
Come raggiungere questa fonte
inesauribile di vita? Ricevendo i sacramenti con fede. Con il battesimo siamo
diventati figli adottivi di Dio; con la cresima abbiamo avuto la forza di
essere testimoni della nostra fede; con l'eucaristia riceviamo il nutrimento,
che alimenta la nostra vita spirituale; con la penitenza riceviamo il perdono
dei nostri peccati. Siamo tralci docili nelle mani di Dio!
4. Preghiamo
Padre buono e santo, tu sei
vicino ai tuoi figli e ti riveli a noi in ogni modo: ci sostenga sempre la
forza e la pazienza del tuo immenso amore; porti frutto la tua parola, seme e
lievito della Chiesa, perché si ravvivi la speranza di una umanità
nuova, che il Signore al suo ritorno farà splendere nel tuo regno. Ascolta nel
tuo Spirito e in nome del Signore Gesù.
3° Venerdì: ECCO L’AGNELLO DI DIO
1. Invocazione
Signore, Dio dell'universo, che
crei per esigenza d'amore, hai dato come modello di vita per tutti gli uomini
del mondo il tuo Figlio Gesù, il Cristo, venuto nella
fragilità umana e offerto in sacrificio per noi fino all'umiliazione in croce:
fa' che rimanga presente il grande insegnamento della sua volontaria passione,
per partecipare tutti insieme alla gloria della risurrezione. Ascoltaci nella
tua bontà.
2. Lettura (Gv 1,29-34)
In quel tempo,
Giovanni vedendo Gesù venire verso di lui disse: "Ecco l'Agnello di Dio,
ecco colui che toglie il peccato del mondo! Ecco colui del quale io
dissi: Dopo di me viene un uomo, che mi è passato avanti, perché era prima di
me. Io non lo conoscevo, ma sono venuto a battezzare con
acqua, perché Egli fosse fatto conoscere a Israele". Giovanni rese testimonianza dicendo: "Ho visto lo Spirito
scendere come una colomba dal cielo e posarsi su di lui. Io non lo
conoscevo, ma chi mi ha inviato a battezzare con acqua, mi aveva detto: L'uomo
sul quale vedrai scendere e rimane lo Spirito è colui che battezza in Spirito
santo. E io ho visto e ho reso testimonianza che questi è il Figlio di Dio.
3. Meditazione
Giovanni Battista è il profeta
che ha avuto da Dio il compito di presentare a Israele e al mondo intero Gesù
di Nazaret, Figlio di Dio nato da Maria. Egli l'ha presentato nell'immagine
dell'agnello: l'Agnello pasquale, che dà il via, nel segno del suo sangue, alla
Nuova Alleanza tra Dio e l'umanità.
Con l'avvento di Gesù, cessano tutti gli altri sacrifici dell'Antico
Testamento. Ha fine anche la cena pasquale degli ebrei, da essi celebrata
mangiando l'agnello, in memoria della liberazione del popolo dalla schiavitù
d'Egitto.
Gesù è il nuovo Agnello, che è
stato immolato per la liberazione dal male del peccato, che rende l'uomo
schiavo delle sue stesse mani, incapace di allargarsi per innalzare a Dio una
preghiera di lode e di ringraziamento, di supplica e di riconciliazione.
Per questo l'autore
dell'Apocalisse canta: "L'Agnello che fu immolato è degno di ricevere
potenza e ricchezza, sapienza e forza, onore, gloria e benedizione" (Ap 5,12). Gesù è l'Agnello immolato, che ci ha ridato
fiducia nella vita, togliendoci dalle tenebre del male per riportarci alla luce
del bene.
Ora Gesù spera di trovare in noi
una risposta d'amore e di solidarietà, nell'offerta della nostra stessa vita
per togliere il peccato del mondo. Ognuno di noi, pensando nei propri e negli
altrui peccati, deve sentirsi solidale con Cristo che prega: "Padre,
perdonali, perché non sanno quello che fanno" (Lc
23,33)
Impariamo a tenere vivi nella
memoria gli eventi della nostra salvezza. Giustamente è stato scritto:
"Non bisogna considerare i misteri della vita di Cristo come avvenimenti
passati, ma come cose vive e presenti, di cui si deve raccogliere, in ogni
tempo, un frutto presente ed eterno". Chi aderisce a Cristo impara a
gustare le ricchezze umane e divine, che Egli contiene nel suo.
4. Preghiamo
Signore Dio, nostro Padre, noi
vaghiamo ancora lontani nel deserto di questo mondo; ora ci rivolgiamo a te con
l'estrema fiducia di figli: rendici fedeli discepoli della tua infinita
sapienza che ha in Gesù crocifisso il suo maestro e la sua cattedra, perché
impariamo a vincere le tentazioni e le paure che sorgono dal nostro cuore e
possiamo camminare sicuri verso la vita che ci hai data.
4° Venerdì: IMPARATE DA ME!
1. Invocazione
Padre buono e santo, volgi il tuo
sguardo a noi tuoi figli di elezione e mostra anche
oggi la tua continua benevolenza verso il tuo popolo che ti ritiene pastore e
guida, rinnova l'opera stupenda della tua creazione e custodisci nell'amore ciò
che hai rinnovato col sacrificio del tuo Figlio. Ascoltaci nel tuo Spirito e in
nome di Gesù. Amen.
2. Lettura (Mt 11,25-30)
In quel tempo
Gesù disse: "Ti benedico, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché
hai tenuto nascoste queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai
rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così è piaciuto a te. Tutto mi
è stato dato dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e
nessuno conoscesse il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare. Venite a me, voi tutti, che siete
affaticati e oppressi, e io vi ristorerò. Prendete il mio giogo sopra di voi e
imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per le
vostre anime. Il mio giogo, infatti, è dolce e il mio carico
leggero".
3. Meditazione
Gesù si è rivelato ai piccoli,
agli umili, ai semplici. Egli ha trovato un ostacolo insormontabile in chi
presume di risolvere tutti i problemi della vita, appellandosi a una scienza,
che mai potrà penetrare nel mistero dell' amore di
Dio.
Ci sono tanti umili tra gli
uomini di scienza e tanti presuntuosi tra il numero degli sprovveduti. Chi
rivolge seriamente il suo sguardo verso il Cuore di
Gesù non può certo cadere nel languore di un vago sentimentalismo, né esaurire
la sua devozione in pratiche formalistiche, senza l'impegno di una risposta
d'amore, attiva e permanente. Non si può rimanere insensibili di fronte a chi
ha dato tutto, fino al sacrificio cruento della propria vita.
Qual è, infatti, il Gesù caro
alla nostra mente e al nostro cuore? E’ il Gesù che mostra le piaghe delle mani
e dei piedi, la ferita del costato aperto e del cuore trafitto, il volto da cui
traspare mitezza e comprensione. Egli continuamente ci invita a cercare ristoro
nella sua parola, nella sua presenza nella nostra storia, che viviamo spesso
con fatica e nella sofferenza.
Gesù ha detto di avere un cuore
mite e umile! Dire cuore e penetrare nell'essere di una persona, e aprire il
libro dove si annidano i suoi pensieri, è leggere negli occhi i sentimenti più
occulti, è scorgere nei gesti e nelle parole l'autenticità del suo dire, senza
barriere e senza finzioni.
E dire "Sacro Cuore" è
chiamare sulla scena umana lo stesso Gesù, nel cui petto "batte un cuore
animato da sentimenti pienamente umani di mitezza e di religiosa umiltà".
Mosso da questo amore divino e umano, Gesù volle e seppe vivere, con mitezza e
umiltà, con obbedienza e servizio, tutta la sua vita terrena, nella quiete
domestica di Nazaret, con Maria e Giuseppe; nelle operose e dinamiche
peregrinazioni apostoliche, tra folle esultanti e persone ostili; negli
innumerevoli prodigi operati a favore dei bisognosi; nelle sue situazioni di
sofferenza, imposta dalla fame e dalla sete, dalla fatica e dalla stanchezza,
dalle incomprensioni e dalle persecuzioni.
La bontà del suo cuore superò
ogni attesa, quando, dal patibolo della croce, chiese al Padre di perdonare a
quanti lo avevano crocifisso e affidò alle cure materne di Maria la fragilità
umana della sua chiesa.
Egli raggiunse il culmine della
sua generosità, quando promise al ladrone, condannato dalla giustizia umana, di
portarlo con sé in paradiso, riconciliato con Dio e con gli uomini.
Ora Gesù è rimasto in mezzo a
noi, carico di quello stesso amore di pietà e di misericordia.
4. Preghiamo
Ci rivolgiamo fiduciosi a te,
Padre, Figlio e Spirito Santo, fonte della vita e della santità, certi che tu
rimani fedele e non abbandoni chi t’invoca: infrangi la nostra durezza della
mente e del cuore perché sappiamo accogliere con semplicità di fanciulli i tuoi
insegnamenti paterni e portiamo frutti copiosi di vera e continua conversione,
per vivere nella libertà e nella gioia promesse. Amen.
5° Venerdì: IO SONO IL BUON PASTORE
1. Invocazione
Signore Dio, grande e buono, ti
glorifica la tua Chiesa contemplando il mistero della tua infinita sapienza con
la quale hai creato e ordinato il nostro mondo; tu ci hai riconciliati in Gesù
e santificati nel tuo Spirito: concedi a tutti noi che, nella pazienza e nella
speranza, possiamo giungere alla piena conoscenza di te che sei
amore, verità e vita. Ascoltaci nella tua bontà.
2. Lettura (Gv 10,11-18)
In quel tempo
Gesù disse: "Io sono il buon pastore. Il buon pastore offre la vita
per le pecore. Il mercenario invece, che non è pastore e al quale le pecore non
appartengono, vede venire il lupo, abbandona le pecore e fugge, e il lupo le
rapisce e le disperde. Egli è mercenario e non gli importa delle pecore. Io
sono il buon pastore, conosco le mie pecore e le mie pecore conoscono me, come
il Padre conosce me e io conosco il Padre; e offro la vita per le pecore. E ho
altre pecore, che non sono di questo ovile; anche queste io devo condurre;
ascolteranno la mia voce e diventeranno un solo gregge e un solo pastore. Per
questo il Padre mi ama: perché io offro la mia vita per poi riprendermela di
nuovo. Nessuno me la toglie, ma la offro da me stesso, poiché ho il potere di
offrirla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo comando
ho ricevuto dal Padre mio".
3. Meditazione
L'immagine di Gesù, "Buon Pastore",
avrà certo fatto presa nel cuore della gente del suo tempo, poiché le colline,
la pianura e persino il deserto erano ancora percorsi da umili e semplici
pastori, uniti al loro gregge, come l'anima al corpo. Si distingueva il vero
pastore dal salariato: il pastore, padrone e signore del gregge, lo difendeva
anche a rischio della propria vita, mentre il salariato, più interessato a se
stesso, nel momento del pericolo era più propenso ad abbandonare le pecore alla
mercé dei ladri o dei lupi. Nella cultura biblica, la figura del pastore era il
simbolo del legislatore saggio e giusto, della guida sicura e prudente, del
padre buono e attento.
Tutto questo proveniva dalla
nobiltà del suo cuore: un cuore vigilante e benevolo, generoso e fedele. Per
questo, il pastore per eccellenza era Dio, che si era preso a cuore la vita del
suo popolo. Gesù indica in se stesso il buon pastore
annunciato da Ezechiele nell'oracolo del Signore: "Susciterò per loro un
pastore che le pascerà, Davide mio servo.
Egli le
condurrà al pascolo, sarà il loro pastore" (Ez
34,23). Gesù ha saputo dare tutto sé stesso per ricondurre le pecore al pascoli rigogliosi sui monti d'Israele, per riportare
all'ovile quelle smarrite, per fasciare quelle ferite, per curare le ammalate.
È la descrizione chiara e realistica della nostra situazione umana: a volte noi
stessi ci sentiamo smarriti, feriti dal nostri stessi
difetti, colpiti da una crisi di fede, da momenti di scoraggiamento, da
sensazioni di vuoto spirituale. Chi ci può far uscire da questo stato di
depressione morale e spirituale?
Gesù, il Buon Pastore: è suo
compito ricondurci alla fiducia, alla pace, alla riconciliazione. Gesù vive in
mezzo a noi, è immerso nei nostri problemi, è l'amico fedele della nostra vita,
il maestro che non abbandona i suoi discepoli. Gesù è il pastore instancabile,
che non si accontenta delle novantanove pecore docili alla sua voce, ma va in
cerca della smarrita, che non sempre si lascia trovare.
Solo il Cuore di Gesù, pastore divino, ha la capacità
e il potere di liberarci da un cuore di "pietra", freddo e
insensibile, per far posto a un cuore di "carne", vale a dire, a un
cuore umano che, a detta di S. Agostino, non ha pace finché non trova riposo in
Dio. Rivestiamoci di umiltà e di fiducia, per uscire dallo stato di
indifferenza di cui spesso siamo vittime.
Viviamo nella certezza della
misericordia di Dio.
4. Preghiamo
Signore Dio, Padre nostro, fonte della gioia e della pace, tu continui a
rivelarti in Gesù e affidi al suo potere regale le sorti dei singoli uomini e
di tutti i popoli del mondo: sostieni la nostra fragilità con la forza del tuo
Spirito e fa' che nelle varie vicende vissute nel corso del tempo non ci
separiamo mai dal nostro buon pastore che ci guida con sicurezza alle sorgenti
della vita.
6° Venerdì: TU SEI
1. Invocazione
Padre onnipotente e santo; ti
ringraziamo per averci dato Gesù come Redentore: in lui, tuo unico Figlio, hai
vinto la nostra morte e ci hai aperto il passaggio alla gioia della vita
eterna; concedi a noi cristiani, che celebriamo con esultanza la risurrezione,
di essere rinnovati nel cuore dalla forza del tuo Spirito, per rinascere ogni
giorno nella luce del Signore risorto.
2. Lettura (Lc 24,13-35)
Quello stesso giorno (in cui Gesù era risorto), due discepoli stavano andando a
Emmaus. Lungo la via parlavano e discutevano tra di
loro di quello che era accaduto in quei giorni a Gerusalemme. Mentre ne
discutevano, Gesù si avvicinò e si mise a camminare con loro. Essi però non lo
riconobbero, perché i loro occhi erano come accecati. Gesù domandò loro:
"Di che cosa state discutendo tra di voi mentre camminate?". Essi
allora si fermarono, tristi. Uno di loro, un certo Cleopa,
disse a Gesù: "Sei tu l'unico a Gerusalemme a non sapere quello che è
successo in questi ultimi giorni?". Gesù domandò:
"Che cosa è successo?", e quelli risposero: "Il caso di Gesù, il
Nazareno! Era un profeta potente davanti a Dio e agli uomini, sia per
quel so che faceva, sia per quel che diceva. Ma i capi dei sacerdoti e del
popolo lo hanno condannato a morte e l'hanno fatto crocifiggere. Noi speravamo
che fosse lui a liberare il popolo d'Israele"... Gesù disse loro:
"Voi capite poco davvero. Il Messia non doveva forse
soffrire queste cose prima di entrare nella sua gloria?". Quindi
Gesù spiegò ai due discepoli i passi della Bibbia, che lo riguardavano...
Intanto arrivarono al villaggio dove erano diretti, e Gesù fece finta di voler
continuare il viaggio. Ma quei due discepoli lo trattennero dicendo:
"Resta con noi, perché il sole ormai tramonta". Perciò Gesù entrò nel
villaggio per rimanere con loro. Poi si mise a tavola, prese il pane e
pronunciò la preghiera di benedizione; lo spezzo e cominciò a distribuirlo. In
quel momento gli occhi dei due discepoli si aprirono e riconobbero Gesù, ma lui
spari dalla loro vista.
3. Meditazione
È impossibile descrivere la
tristezza e l'amarezza del cuore: "Speravamo che fosse lui a liberare
Israele". E una speranza delusa, forse perché troppo umana; una incredulità amara, forse perché erano penetrati con fede
nel cuore di Gesù, una tristezza profonda, perché sentivano di non poter vivere
senza di lui.
Eppure Gesù era con loro,
camminava con loro, ma non riuscivano a riconoscerlo. Lo riconobbero quando
Gesù spezzò il pane. La risurrezione di Gesù è stato l'evento fondamentale che
ha riunito nella fede il gruppo dei discepoli e ha dato il via alle prime
comunità cristiane
È indispensabile per la nostra vita cristiana non perdere mai di vista il
Cristo risorto, modello esemplare e definitivo della nostra esistenza umana.
Per questo dobbiamo costruire la nostra vita a imitazione della sua, curando di
avere i suoi stessi sentimenti: la costanza di offrire al Padre le cose
quotidiane farle in allegria e quelle vissute nella sofferenza.
Chi pensa realmente di vivere in
sintonia con il Cuore di Gesù non può esimersi
dall'impegno di unirsi a lui nella stessa opera di espiazione e di redenzione.
Non gli è possibile fuggire dal Calvario e dal miraggio della croce, poiché in
essa "la rivelazione dell'amore misericordioso raggiunge il culmine".
Dopo le ore oscure nel silenzio del sepolcro, Gesù ne è uscito vivo.
Per noi, se siamo fedeli
discepoli di Cristo, anche questo mondo assume un altro volto: non quello di
una sofferenza insopportabile e assurda, ma quello della speranza che ci fa
affrontare con coraggio anche la sofferenza inevitabile di ogni giorno.
4. Preghiamo
Padre di bontà e misericordia,
che nella risurrezione di Gesù hai ridato senso alla vita, accresci in noi la
luce della fede perché nei segni sacramentali presenti nella tua Chiesa
riconosciamo il tuo Figlio, che continua a manifestarsi anche oggi ai suoi
discepoli, ed effondi in noi il tuo Spirito perché abbiamo la fierezza di
testimoniare davanti a tutti che Gesù è il Signore e vive e regna in eterno.
Amen.
7° Venerdì: IO SONO IL PANE DI VITA
1. Invocazione
Signore Dio, nostro Padre, che ci
chiami alla vita e raduni noi tuoi figli intorno alla
tua mensa per celebrare in comunione il sacramento del Corpo e Sangue del tuo
Figlio, donaci il tuo Spirito, perché nella partecipazione al bene di tutta
2. Lettura (Gv 6,48-58
In quel tempo
Gesù disse: "Io sono il pane della vita. I vostri padri hanno
mangiato la manna nel deserto e sono morti. Questo è il pane che discende dal
cielo, perché chi ne mangia non muoia. Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.
Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io
darò è la mia carne per la vita del mondo". Allora
i giudei si misero a discutere tra di loro: Come può costui darci la sua carne
da mangiare?". Gesù disse: "In verità, in
verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il
suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il
mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno, perché la
mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e
beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha
mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per
me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri
vostri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in
eterno".
3. Meditazione
Gesù è il pane vivo disceso dal
cielo. Ce l'ha donato il Padre per saziare la nostra fame di Dio, che è fame di
vita; quella vita che va oltre la morte, illuminata dalla presenza di Dio e
beatificata dalla stessa gloria di Cristo.
Questo Gesù noi ora l'abbiamo in
modo particolare nell'Eucaristia, che è "il compendio di tutti i doni che
il Dio della misericordia ci ha lasciato, donandoci questo pane di vita"
(Padre Dehon). Pio XII ci ha ricordato, nella sua
enciclica, che questi "sono doni palesi del Cuore sacratissimo di
Gesù", che noi riceviamo nel sacramento dell'Eucaristia.
E’ impensabile un devoto del Cuore di Gesù, che non trovi nell'Eucaristia
l'espressione più viva del culto cristiano. Di qui nasce
l'imperativo della partecipazione attiva alla messa e all'adorazione
eucaristica, quale segno irrinunciabile della pietà cristiana, sollecitata dal
Cuore stesso di Gesù quando, nel momento supremo della sua vita terrena, prese
il pane, rese grazie, lo spezzò e lo diede ai suoi discepoli, dicendo:
"Questo è il mio corpo, che è dato per voi. Fate
questo in memoria di me" (Lc 22,19-20).
L'Eucaristia è il grande
sacramento dell'amore, che dà continuità al mistero dell'Incarnazione e fa
rivivere ovunque il mistero di Betlemme e di Nazaret: è il sacramento che ci
avvicina al Signore più dell'incarnazione stessa. Se siamo convinti di questa
verità, non possiamo fare a meno della messa, per un imperativo che sgorga
irresistibile dal cuore.
Perché la messa ci offre il
momento privilegiato dell'incontro di Gesù con la comunità cristiana, sue
membra. La pratica della comunione nei primi nove venerdì del mese dimostra la
sua reale efficacia, se ha fatto crescere in noi la fedeltà alla partecipazione
attiva della messa, mediante la quale noi celebriamo la gioia di sentirci salvati
e risorti in Cristo
4. Preghiamo
Signore Dio, Padre di bontà,
tanto generoso nel perdono che non ti rassegni a perdere alcuno dei tuoi figli,
accogli nell'abbraccio del tuo amore tutti quelli che tornano a te con animo
umile e contrito; ricoprili della tua tenerezza e dello splendore di salvezza
perché possiamo tutti amarti e gustare l'ebbrezza della gioia intorno alla cena
pasquale. Ascoltaci nello Spirito santo e in nome del Signore Gesù.
8° Venerdì:
1. Invocazione
Signore, nostro Dio e Padre, luce
di verità e guida sicura nel cammino verso di te, in Gesù ci hai promesso di
stabilire la tua dimora in quanti ascoltano la tua parola di vita e la mettono
in pratica: manda a noi il tuo Spirito perché richiami al nostro cuore tutto
ciò che il tuo Cristo ha fatto e insegnato, e ci renda capaci di testimoniarlo
con le parole e con le opere.
2. Lettura (Mt 5, 1-12)
In quel tempo, Gesù, vedendo le
folle, salì sulla montagna e, messosi a sedere, gli si avvicinarono i suoi
discepoli. Prendendo allora la parola, li ammaestrava
dicendo: "Beati i poveri in spirito, perché di essi è il regno dei cieli.
Beati gli afflitti, perché saranno consolati. Beati i miti, perché erediteranno
la terra. Beati quelli che hanno fame e sete di giustizia, perché saranno
saziati. Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia. Beati i puri
di cuore, perché vedranno Dio. Beati gli operatori di pace, perché saranno
chiamati figli di Dio. Beati i perseguitati per causa della giustizia perché di
essi è il regno dei cieli. Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno
e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei
cieli".
3. Meditazione
Le beatitudini sono la descrizione
della felicità di Dio e sono l'augurio più squisito che si possa fare ad una
persona. Dio è felice, perché è mite, è misericordioso, è operatore di pace, è
amante della giustizia, nonostante l'opposizione di quanti lo rifiutano e
l'offendono.
Gesù, nel proclamare le
beatitudini, ha pure descritto il suo cuore, mite e umile; ha illustrato al
mondo la sua missione di pace e di riconciliazione; ha manifestato il suo
desiderio di penetrare nel cuore di ogni uomo per renderlo simile al suo: mite,
misericordioso, operatore di pace, pronto al perdono, al dono di sé, a
beneficio degli altri.
L'uomo che si è lasciato
conquistare dall' amore di Cristo ha, a sua volta,
ripreso il suo posto di privilegio nell'universo creato: non vi è nulla al
mondo al di sopra della dignità della persona umana. Quale può essere il frutto
del culto al Cuore di Gesù?
L'esperienza ci insegna che la
nostra psicologia umana ha bisogno di richiami particolari, di gesti specifici,
di segni distintivi da ripetersi nel tempo, per toglierci dall'usura
dell'abitudine, che troppo spesso ci porta alla freddezza e all'indifferenza
anche verso le cose più importanti e sublimi da credere e da vivere.
Il vero devoto del
Cuore di Gesù non si rifugia certo nella comunione dei primi venerdì del mese
per ottenere una salvezza, che non abbia anche il merito di un impegno
quotidiano nella vita di grazia. Non trascura mai la partecipazione attiva alla
messa domenicale, non tralascia di compiere i suoi doveri di cristiano e di
cittadino.
Cerchiamo di dimostrare il nostro
amore al Cuore di Gesù, promovendo sempre la pace in
famiglia; affrontando con mitezza di cuore ogni situazione di sofferenza;
confermando in ogni circostanza la nostra fiducia nella bontà e nella
misericordia di Dio.
4. Preghiamo
Padre onnipotente e santo, la tua
Chiesa esulta di gioia per la tua opera di salvezza realizzata nel nostro mondo
con la santa umanità di Gesù: ora che egli è asceso al cielo anche la nostra
umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella
certa speranza di raggiungerlo nella gloria. È questo che dà il senso alla
nostra flebile vita, che ti offriamo con amore.
9° Venerdì: SERVITORI DELLA RICONCILIAZIONE
1. Invocazione
Signore nostro e Dio nostro, tu
non accetti il peccato e in Gesù rinnovi ogni cosa: egli non viene a
condannare, ma a salvare il mondo facendosi profeta dell'amore e servo della
riconciliazione; guarda la nostra fragilità e perdonaci ogni errore perché
rifiorisca in ciascuno il canto della riconoscenza e l'esultanza della gioia.
Ascoltaci nel tuo Spirito e nel nome del Signore Gesù.
2. Lettura (Gv 15,18-25)
In quel tempo
Gesù disse ai suoi discepoli: “Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi
ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché
invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo
vi odia. Ricordatevi della parola che vi ho detto: un servo non è più del suo
padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi; se hanno
osservato la mia parola, osserveranno anche la vostra. Ma tutto questo vi
faranno a causa del mio nome, perché non conoscono colui che mi ha mandato. Se
non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero alcun peccato; ma ora
non hanno scusa per il loro peccato. Chi odia me, odia anche il Padre mio. Se
non avessi fatto in mezzo a loro opere che nessun altro mai ha fatto, non
avrebbero alcun peccato. Ora invece hanno visto e hanno odiato me e il Padre
mio. Questo perché si adempisse la parola scritta nella loro
Legge: Mi hanno odiato senza ragione”.
3. Meditazione
Nel culto al
Cuore di Gesù acquista un grande valore il senso della riparazione: Cristo è
stato il primo grande riparatore delle rovine causate dal peccato nel cuore
dell'uomo.
Come ci dice l'apostolo Pietro:
"Egli stesso portò i nostri peccati nel proprio corpo, sopra il segno
della croce" (1Pt 2,24). Allo stesso tempo, Paolo scrive ai Colossesi: "Ogni cristiano deve compiere nel proprio
corpo quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo, che è la
chiesa" (Col 1,24)
Gesù, poi, ci ha avvertiti che se
hanno perseguitato lui, perseguiteranno anche coloro che veramente l'hanno
conosciuto, amato e seguito. Gesù ci ha associati alla causa della redenzione
del mondo. Egli ci ha chiesto un contributo, che gli possiamo dare nella
preghiera e nel servizio apostolico. Chiamati ad avere gli stessi sentimenti di
Cristo, che umiliò se stesso facendosi obbediente fino alla morte, anche noi
dobbiamo nutrire verso il Padre la stessa obbedienza e la stessa fiducia, che
ha avuto Cristo.
Verso il prossimo dobbiamo saper
"perdere la nostra vita", come Cristo l'ha saputo donare nel
sacrificio della croce. Nella costruzione del Regno di Dio dobbiamo dare la
nostra collaborazione attiva, per stabilire nel mondo la "civiltà dell 'amore", in contrasto
con la "civiltà della violenza", ad ogni livello.
Riparare, quindi, vuol dire
ridare il primato all'amore, che domanda giustizia e riconciliazione,
fraternità e pace, disposti anche a pagare di persona, memori di quanto Gesù ci
ha ricordato: "Il mondo vi odia, perché non siete dalla sua parte" (cf Gv 15,19). Il primo gesto di una riparazione attiva lo
dobbiamo esprimere nel desiderare il bene di ogni uomo, anche del più lontano
da Dio.
Questo porta a un secondo gesto,
che è quello dell'impegno di ridurre il male nell'uomo, sia in colui che lo
provoca sia in colui che lo subisce. La carità ci porta all'esigenza di essere
profeti dell'amore e servitori della riconciliazione degli uomini in Cristo.
Lasciamoci conquistare dall'amore
del Cuore di Gesù: diventeremo capaci di sacrificio e
di solidarietà con gli ultimi; capaci di riparazione e di donazione, per venire
incontro ai bisogni degli altri.
4. Preghiamo.
Veniamo a Te con fiducia, Padre della luce e della gioia, che nel tuo Figlio Gesù
rinnovi gli uomini e le cose: fa' che sappiamo accogliere come norma della
nostra vita il comandamento della carità, per amare te
sopra ogni cosa e i fratelli come tu li ami. Donaci di ben testimoniare con la
nostra vita quotidiana la grande forza rinnovatrice del tuo santo Spirito.
Ascoltaci nel Signore Gesù. Amen.