NOVENA DI NATALE
(inizia il 16 dicembre)
CORONELLA DA RECITARSI PRIMA DI CIASCUNA
MEDITAZIONE
I. Gesù mio dolcissimo, che nascesti
in una grotta e poi fosti collocato in una mangiatoia sulla paglia, abbi di noi
pietà.
Abbi pietà Signore, abbi di noi pietà.
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
II. Gesù mio dolcissimo, che fosti
presentato ed offerto da Maria nel tempio, per esser poi un giorno sacrificato
per noi sopra la croce, abbi di noi pietà.
Abbi pietà Signore, abbi di noi pietà
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
III. Gesù mio dolcissimo, che fosti
perseguitato da Erode e costretto a fuggire in Egitto, abbi di noi pietà.
Abbi pietà Signore, abbi di noi pietà
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
IV. Gesù mio dolcissimo, che
dimorasti in Egitto per sette anni povero, sconosciuto e disprezzato da quella
gente, abbi di noi pietà.
Abbi pietà Signore, abbi di noi pietà
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
V. Gesù mio dolcissimo, che
ritornasti alla tua patria per esser ivi un giorno crocifisso in mezzo a due
ladri, abbi di noi pietà.
Abbi pietà Signore, abbi di noi pietà
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
VI. Gesù mio dolcissimo, che fanciullo di
dodici anni rimanesti nel tempio a discutere con i dottori, e dopo tre giorni
fosti ritrovato da Maria, abbi di noi pietà.
Abbi pietà Signore, abbi di noi pietà
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
VII. Gesù mio dolcissimo, che
vivesti nascosto per tanti anni nella bottega di Nazareth servendo a Maria ed a
Giuseppe, abbi di noi pietà.
Abbi pietà Signore, abbi di noi pietà
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
VIII. Gesù mio dolcissimo, che tre
anni prima della tua Passione uscisti a predicare insegnando la via della
salvezza, abbi di noi pietà.
Abbi pietà Signore, abbi di noi pietà
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
IX. Gesù mio dolcissimo, che
finalmente per nostro amore terminasti la vita morendo in croce, abbi di noi
pietà.
Abbi pietà Signore, abbi di noi pietà
Padre nostro, Ave Maria, Gloria al Padre.
MEDITAZIONE
dell'amore di Dio nel farsi uomo
Consideriamo l'amore immenso che
Iddio ci dimostrò nel farsi uomo per ottenere a noi la salute eterna. Pecca
Adamo il nostro primo padre, e ribellandosi a Dio viene scacciato dal paradiso
e condannato alla morte eterna con tutti noi suoi discendenti. Ma ecco il
Figlio di Dio che vedendo perduto l'uomo, per liberarlo dalla morte si offre a
prendere carne umana ed a morire giustiziato in croce. Ma,
“Figlio”, par che allora gli dicesse il Padre, “pensa che in terra dovrai fare
una vita umile e penosa. Dovrai nascere in una grotta fredda ed esser
posto in una mangiatoia per bestie. Dovrai bambino fuggire in Egitto per
scampare dalle mani di Erode. Ritornato dall'Egitto dovrai vivere in una bottega
da umile garzone, povero e disprezzato. Finalmente, a forza
di dolori, dovrai lasciar la vita sopra una croce, svergognato ed abbandonato
da tutti”. “Padre, non importa, risponde il Figlio, di
tutto mi contento, purché si salvi l'uomo. Che si
direbbe mai se un principe, avendo compassione d'un verme morto, volesse
diventare egli verme, e facendo un bagno del suo sangue, morisse per dar la
vita al verme?”. Più di questo ha fatto per noi il Verbo Eterno,
ch'essendo Dio ha voluto farsi verme come noi e morire per noi, al fine di
acquistarci la vita perduta della grazia divina. Vedendo egli che con tanti
doni a noi fatti non aveva potuto guadagnarsi il nostro amore, che fece? Si
fece uomo e ci diede tutto se stesso (cf.. Gv 1, 14 e Ef 5, 2). L'uomo disprezzando Dio, dice S. Fulgenzio, si parti da Dio; ma Iddio amando l'uomo, venne
dal cielo a ritrovare l'uomo. E perché venne? Venne affinché l'uomo conoscesse
quanto Dio l'amava e così almeno per gratitudine l'amasse. Anche le bestie che
ci vengono appresso si fanno amare; e noi perché siamo così ingrati con un Dio
che scende dal cielo in terra per farsi da noi amare? Un giorno, dicendo un
sacerdote quelle parole della Messa <<E il Verbo si fece carne>>, un
uomo ivi presente, non fece alcun atto di riverenza; allora il demonio gli
diede un grande schiaffo, dicendogli: <<Ah ingrato! Se Dio avesse fatto
tanto per me quanto ha fatto per te, io starei sempre colla faccia per terra a
ringraziarlo>>.
Affetti e preghiere
O Figlio di Dio, tu ti sei fatto
uomo per farti amare dagli uomini, ma dov'è l'amore che gli uomini ti portano?
Tu hai dato il sangue e la vita per salvare le anime nostre, e perché poi ti
siamo noi così irriconoscenti che, invece d'amarti, ti disprezziamo con tanta
ingratitudine? Ed ecco, Signore, io sono stato uno che più degli altri ti ho
maltrattato così. Ma la tua Passione è la speranza mia. Deh per quell'amore che
ti fece prendere carne umana e morire per me sopra la croce, perdonami tutte le
offese che ti ho fatte. Ti amo, o Verbo Incarnato, ti amo, mio Dio, ti amo,
bontà infinita; e mi pento di quanti disgusti ti ho dato, vorrei morirne di
dolore. Dammi, Gesù mio, il tuo amore, non mi far vivere più ingrato
all'affetto che mi hai portato. Io ti voglio sempre amare. Dammi la santa
perseveranza. O Maria, Madre di Dio e Madre mia, impetrami tu dal tuo Figlio la
grazia di amarlo sempre, sino alla morte.
17 Dicembre
Meditazione dell'amore di Dio nel nascere bambino
Poteva il Figlio di Dio nel farsi uomo per nostro amore comparire al mondo in età
d'uomo perfetto, come comparve Adamo quando fu creato; ma poiché i bambini
sogliono maggiormente tirarsi l'amore di chi li guarda, egli volle comparire in
terra da bambino, e da bambino più povero e spregiato che mai tra bambini sia
nato. Scrisse S. Pier Crisologo: Cosi volle nascere
il nostro Dio, perché così volle essere amato. Avendo già predetto il profeta
Isaia che il Figlio di Dio doveva nascer bambino e così darsi tutto a noi per
l'amore che ci portava: Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio (Is 9, 5).
Gesù mio, mio sommo e vero Dio, e chi mai dal cielo ti ha spinto a nascere in
una grotta, se non l'amore che porti agli uomini? Chi dal seno del Padre ti ha
indotto a collocarti in una mangiatoia? Chi dal regnare sopra le stelle ti ha posto
a giacere sopra la paglia? Chi da mezzo ai cori degli angeli ti ha ridotto a
startene tra due animali? Tu infiammi di santo fuoco i serafini, ed ora tremi
di freddo in questa stalla. Tu dai il moto ai cieli ed al sole, ed ora per
muoverti hai bisogno di chi ti prenda in braccio. Tu provvedi di cibi gli
uomini e le bestie, ed ora hai bisogno d'un poco di latte per sostentarti la
vita. Tu sei l'allegrezza del cielo, ed ora come ti sento piangere e vagire!
Dimmi, chi ti ha ridotto a tante miserie? S. Bernardo dice che l'ha fatto
l'amore che tu porti agli uomini.
Affetti e preghiere
O mio caro Bambino, dimmi che sei venuto a fare in questa terra? Dimmi che vai
cercando? Ah già t'intendo: tu sei venuto a morire per me, per liberarmi
dall'inferno. Sei venuto a cercare me pecorella perduta, affinché io non fugga
più da te e t'ami. Ah Gesù mio, mio tesoro, mia vita, mio amore, mio tutto, e
se non amo te chi voglio amare? Dove posso trovarmi un padre, un amico, uno
sposo più amabile di te e che più di te mi ha voluto bene? Ti amo, caro mio Dio, ti amo unico mio bene. Mi dispiace
d'essere stato tanti anni al mondo e non averti amato, anzi di averti offeso e
disprezzato. Perdonami, amato mio Redentore, che io mi
pento d'averti così trattato, me ne dispiace con tutta l'anima mia. Perdonami e
dammi la grazia che io da te più non mi separi e ti ami sempre nella vita che
mi resta. Amor mio, a te tutto mi dono; accettami e non mi rifiutare come io
meriterei. Maria, tu sei l'avvocata mia, tu con le tue preghiere ottienimi quanto desideri da questo Figlio; pregalo che mi perdoni e
mi dia la santa perseveranza fino alla morte.
18
Dicembre
MEDITAZIONE della vita povera che cominciò a fare Gesù fin dalla sua nascita
Dispose Iddio che nel tempo in cui nacque il suo Figlio
in questa terra, uscisse l'ordine dell'imperatore che ognuno andasse a
iscriversi nel luogo della sua origine. E così avvenne che dovendo
andare Giuseppe con la sua sposa in Betlemme a farsi iscrivere secondo
l'editto di Cesare, giunta l'ora del parto ed essendo stata Maria scacciata
dalle altre case ed anche dall'ospizio comune dei poveri, fu ella costretta a
starsene in quella notte in una grotta, ed ivi partorì il Re del cielo. Se Gesù
fosse nato in Nazareth, è vero che ancora sarebbe nato da povero, ma almeno
avrebbe avuta una stanza asciutta, un poco di fuoco, pannicelli caldi ed una
culla comoda. Ma no, egli volle nascere in quella grotta fredda e senza fuoco;
volle che una mangiatoia gli servisse da culla, ed un poco di paglia pungente
gli servisse da letto per più patire. Entriamo pertanto nella spelonca di
Betlemme, ma entriamo con fede. Se ci entreremo senza fede, altro non vedremo
che un povero bambino che ci muove a compassione nel rimirarlo così bello, che
trema e piange per il freddo e per la paglia che lo punge. Ma se entreremo con
fede e penseremo che questo bambino è il Figlio di Dio,
che per nostro amore è venuto in terra e tanto patisce per pagare i nostri
peccati, come sarà possibile non ringraziarlo e non amarlo?
Affetti e preghiere
Dolce mio Bambino, come io, sapendo quanto hai patito
per me, ho potuto esserti tanto ingrato col darti tanti disgusti? Ma queste
lacrime che spargi, questa povertà che hai eletta per mio amore, mi fanno
sperare il perdono delle offese che ti ho fatte. Mi pento, Gesù mio, di quante
volte ti ho voltato le spalle e ti amo sopra ogni cosa. Mio Dio, da oggi
innanzi tu devi essere l'unico mio tesoro ed ogni mio
bene. Ti dirò con sant'Ignazio di Loyola: Datemi
l'amor vostro, datemi la vostra grazia, e son ricco abbastanza. Niente più
voglio, niente desidero, tu solo mi basti, Gesù mio, vita mia, amore mio.
19
Dicembre
MEDITAZIONE della vita umile che cominciò a fare Gesù fin da bambino
Tutti i segni che l'angelo diede ai pastori per ritrovare il Salvatore già nato, furono segni di umiltà. Questo sia il segno, disse l'angelo, per rinvenire il nato Messia: lo ritroverete bambino avvolto tra poveri pannicelli, dentro una stalla e posto sulla paglia in una mangiatoia d'animali (cf. Lc 2, 72).
Cosi volle nascere il Re del
cielo, il Figlio di Dio, mentre veniva a distruggere la superbia che era stata
causa di far perdere l'uomo. Già predissero i Profeti che il nostro Redentore
doveva esser trattato come l'uomo più vile della terra e saziato d'obbrobri.
Quanti disprezzi non ebbe a soffrire Gesù dagli uomini! Fu trattato da ubriaco,
da mago, da bestemmiatore e da eretico. Quante ignominie poi nella sua
Passione! Fu abbandonato dagli stessi suoi discepoli, anzi uno
lo vendette per trenta danari ed un altro nego d'averlo conosciuto; fu
condotto per le strade legato come un ribaldo, flagellato da schiavo, trattato
da pazzo, da re di burla, schiaffeggiato, sputato in faccia, e finalmente fu
fatto morire appeso ad una croce in mezzo a due ladri, come il peggior
malfattore del mondo. Dunque, dice S. Bernardo, il più nobile di tutti è
trattato come il più vile di tutti! Ma, Gesù, mio, soggiunge poi il santo:
"Quanto più voi mi comparite avvilito e disprezzato, tanto vi rendete a me
più caro ed amabile".
Affetti e preghiere
O mio dolce Salvatore, tu hai abbracciato tanti disprezzi per amor mio, ed io
non ho potuto sopportare una parola d'ingiuria, che subito ho pensato a
vendicarmene! lo che tante volte ho meritato d'esser
calpestato dai demoni nell'inferno! Mi vergogno di comparirti avanti, peccatore
e superbo! Signore, non mi discacciare dalla tua faccia, come io meriterei. Tu
hai detto di non sapere disprezzare un cuore che si pente e si umilia. Mi pento
di quanti disgusti ti ho dato. Perdonami, Gesù mio,
perchè io non voglio offenderti più. Tu per amor mio hai sofferto tante
ingiurie: io per amore tuo voglio soffrire tutte le ingiurie che mi saranno
fatte. Ti amo, Gesù mio disprezzato per me, ti amo, mio bene sopra ogni bene.
Dammi l'aiuto per sempre amarti, e per soffrire ogni affronto per tuo amore. O
Maria, raccomandami al tuo Figlio, prega Gesù per me.
20
Dicembre
MEDITAZIONE della vita tribolata che cominciò a fare Gesù fin dalla nascita
Gesù Cristo poteva salvare l'uomo senza patire
e senza morire; ma no, per farci conoscere quanto ci amava volle scegliersi una
vita tutta tribolata. Perciò il profeta Isaia lo
chiamo uomo di dolori, perché la vita di Gesù Cristo doveva essere una vita
tutta piena di dolori. La sua Passione non cominciò nel tempo della sua morte,
ma fin dal principio della sua vita. Eccolo che appena nato è collocato in una
stalla, dove per Gesù tutto è tormento. E' tormentata la vista col mirare non
altro in quella grotta che mura rozze e nere. E' tormentato l'odorato con la
puzza del letame delle bestie che vi stanno. E' tormentato il tatto colle
punture delle paglie che gli servono da letto. Poco dopo essere nato è
costretto a fuggire in Egitto, ove visse più anni nella sua
fanciullezza povero e disprezzato. Poco dissimile fu poi la vita vissuta
in Nazareth. Finalmente termina la vita in Gerusalemme, morendo sopra una croce
a forza di tormenti. Sicché il vivere di Gesù fu un continuo patire, anzi un
doppio patire, avendo sempre avanti agli occhi tutte le pene che dovevano
affliggerlo sino alla morte. Suor Maria Maddalena Orsini, lamentandosi un
giorno col Crocifisso, gli disse: "Ma Signore, voi per tre ore steste in
croce, io sono più anni che patisco questa pena". Ma
Gesù gli rispose: "Ah ingrata, che dici? Io sin
dall'utero di mia Madre soffrii tutte le pene della mia vita e della mia
morte". Non tanto però afflissero Gesù Cristo tutte quelle pene,
perché quelle volle 'egli volontariamente patirle; quanto l'afflisse il vedere
i nostri peccati e la nostra ingratitudine a tanto suo amore. S. Margherita di
Cortona non si saziava di piangere le offese fatte a Dio, onde un giorno le
disse il confessore: "Margherita, finiscila, non piangere più, perché Dio
già t'ha perdonata". Ma ella rispose: "Ah Padre, come ho da cessare
di piangere, sapendo che i miei peccati tennero afflitto Gesù Cristo mio in
tutta la sua vita?".
Affetti e preghiere
Dunque, dolce amor mio, io con i peccati miei ti ho tenuto afflitto in tutta la
tua vita? Ma, Gesù mio, dimmi quel che devo fare, affinché tu possa perdonarmi,
che io tutto voglio fare. Mi pento, o sommo bene, di quante offese ti ho fatte.
Mi pento e ti amo più di me stesso. Sento in me un gran desiderio d'amarti;
questo desiderio tu me lo doni: dammi dunque forza di amarti assai. E' giusto
che ti ami assai chi assai ti ha offeso. Deh ricordami sempre l'amore che mi
hai portato, acciocché l'anima mia arda sempre per te d'amore, a te sempre
pensi, te solo desideri ed a te solo cerchi di
piacere. O Dio d'amore, io che un tempo sono stato schiavo dell'inferno, ora
tutto a te mi dono. Accettami per pietà e legami col tuo amore. Gesù mio, d'oggi innanzi, voglio vivere sempre amandoti ed amandoti
voglio morire. O Maria, Madre e speranza mia, aiutami ad amare il tuo e mio
caro Dio; questa grazia ti cerco e da te la spero.
21 Dicembre
MEDITAZIONE della Misericordia di Dio nel venire dal Cielo per salvarci colla
sua morte
Quando apparve in terra il Figlio di Dio fatto uomo, allora si vide quanto
fosse grande la bontà di Dio verso di noi. Scrive S. Bernardo che “prima era
apparsa la potenza di Dio nel creare il mondo, la sua sapienza nel conservarlo;
ma la sua misericordia allora maggiormente apparve quando egli prese carne
umana per salvare con le sue pene e con la sua morte gli uomini perduti”. E
qual maggior misericordia poteva usarci il Figlio di Dio, che assumere sopra di
sé le pene da noi meritate? Eccolo nato bambino debole e fasciato dentro una mangiatola, che non può da sé muoversi né cibarsi: ha
bisogno che Maria gli porga un poco di latte per sostentargli la vita. Eccolo
poi nel pretorio di Pilato legato ad una colonna con funi da cui non può
sciogliersi, ed ivi è flagellato da capo a piedi. Eccolo nel viaggio al
Calvario che per la debolezza e per il peso della croce che porta, va cadendo
per la via. Eccolo finalmente inchiodato a quel legno infame, dove finisce la
vita a forza di dolori. Gesù Cristo col suo amore volle guadagnarsi tutto
l'amore dei nostri cuori, e perciò non volle mandare un angelo a redimerci, ma
volle venire egli stesso a salvarci colla sua Passione. Se un angelo fosse
stato il nostro redentore, l'uomo avrebbe dovuto dividere il suo cuore, amando
Dio come suo creatore e l'angelo come suo redentore; ma Iddio che voleva tutto
il cuore dell'uomo, siccome era già suo creatore,
volle essere ancora il suo redentore.
Affetti e preghiere
Ah Redentore mio caro, e dove io starei a quest'ora se tu non mi avessi
sopportato con tanta pazienza, ma mi avessi fatto morire quand'io stavo in
peccato? Poiché dunque mi hai aspettato sinora, Gesù mio, perdonami presto prima
che la morte mi trovi reo di tante offese che ti ho fatto. Mi pento, o sommo
bene, d'averti così disprezzato, vorrei morirne di dolore. Tu non sai
abbandonare un'anima che ti cerca; se per il passato io ti ho lasciato, ora ti
cerco e ti amo. Si, mio Dio, ti amo sopra ogni cosa,
ti amo più di me stesso. Aiutami, Signore, ad amarti per sempre nella vita che
mi resta; altro non ti domando; te lo domando e lo spero. Maria, speranza mia,
prega tu per me; se tu preghi, io sono sicuro della grazia.
22 Dicembre
MEDITAZIONE del viaggio di Gesù bambino in Egitto
Viene dal cielo il Figlio di Dio per salvare gli uomini, ma appena nato questi
uomini lo perseguitano a morte. Erode, temendo che questo bambino gli tolga il
regno, cerca di farlo morire; per cui S. Giuseppe è avvisato dall'angelo in
sogno che prenda Gesù con la sua Madre e fugga in
Egitto.
Giuseppe subito ubbidisce e ne
avvisa Maria; egli prende quei pochi ferri del suo mestiere, che servivano per
aver modo di vivere in Egitto insieme colla sua povera famiglia. Maria da
un'altra parte unisce un fardelletto di panni che
dovevano poi servire per il santo Bambino; e poi si accosta alla culla e
piangendo dice al Figlio che dorme: <<O mio Figlio e Dio, tu sei venuto
dal cielo per salvare gli uomini, e questi appena nato ti cercano per toglierti
la vita?>> Lo prende intanto e seguitando a piangere, nella stessa notte
insieme con Giuseppe si mette in viaggio. Consideriamo quanto dovettero patire
questi santi pellegrini facendo un viaggio così lungo e senza alcuna comodità.
Il Bambino non era ancor atto a camminare, onde a vicenda dovettero portarlo in
braccio, ora Maria ed ora Giuseppe. In passare per il deserto di Egitto in
quelle notti, la nuda terra serve loro di letto, in campagna all'aria aperta.
Piange il Bambino per il freddo, e piangono insieme Giuseppe e Maria per
compassione. E chi non piangerebbe nel vedere il Figlio di Dio, che povero e
perseguitato va fuggendo ramingo per la terra, per non esser ucciso dai suoi nemici
Affetti e preghiere
O caro mio Bambino, tu piangi e ben hai ragione di piangere nel vederti così
perseguitato dagli uomini che tu tanto ami. Oh Dio, anche io un tempo ti ho
perseguitato con i miei peccati; ma sappi che ora ti amo più di me stesso e non
ho pena che più m'affligga quanto il ricordarmi di aver così disprezzato te,
mio sommo bene. Deh perdonami, Gesù mio, e permettimi che io ti porti con me,
nel mio cuore in tutto il viaggio della vita che mi resta da fare, per entrare
insieme con te all'eternità. Io tante volte ti ho discacciato dall'anima mia
con offenderti, ma ora ti amo sopra ogni cosa e mi pento sopra ogni male
d'averti offeso.
Amato mio Signore, io non voglio lasciarti più, ma tu
dammi forza di resistere alle tentazioni; non permettere che io mi separi più
da te, fammi prima morire, che io abbia a perdere un'altra volta la tua grazia.
O Maria speranza mia, fammi viver sempre e morire amando Dio.
23 Dicembre
MEDITAZIONE della dimora di Gesù fanciullo in Egitto ed in Nazareth
Il nostro Redentore passa la prima sua fanciullezza in
Egitto, menando ivi per sette anni una vita povera e disprezzata. Ivi Giuseppe
e Maria eran forestieri e sconosciuti, non avendovi
né parenti ne amici; per cui appena si sostentavano
alla giornata colle fatiche delle loro mani. Povera era la loro casa, povero il
letto e povero il cibo. In questa casetta Maria slatto Gesù. Prima l'alimentava
col petto, poi l'alimentava con la mano; prendeva con la mano dalla scodella un
poco di pane disfatto in acqua e poi lo poneva nella sacra bocca del Figlio. In
questa casa ella gli fece la prima vesticciuola; lo
sciolse dalle fasce e cominciò a vestirlo. In questa casa comincio Gesù
fanciullo a dare i primi passi, ma tremando e cadendo più volte, come avviene
agli altri fanciulli. Ivi comincio a proferir le prime parole, ma balbettando.
— O meraviglia! A che si è ridotto un Dio per nostro amore! Un Dio tremare e
cader camminando! Un Dio balbettare parlando! Non dissimile fu poi la vita
povera ed abbietta che fece Gesù ritornato dall'Egitto nella casa di Nazareth.
Ivi fino all'età di trent'anni non fece altro ufficio che di semplice garzone
di bottega, obbedendo a Giuseppe ed a Maria (cf. Lc 2,51). Gesù andava a prender l'acqua, Gesù apriva e
serrava la bottega, Gesù scopava la casa, raccoglieva i frammenti dei legni per
il fuoco, e faticava tutto il giorno ad aiutar Giuseppe nel
suoi lavori. — Oh stupore! un Dio che serve da
garzone! Un Dio che spazza la casa! Un Dio che fatica e suda per dirozzare un
legno! Chi? Un Dio onnipotente che con un cenno ha creato il mondo e può
distruggerlo quando vuole! Ah che un pensiero di questi dovrebbe intenerirci
d'amore. Che dolce cosa poi era l'osservare la devozione con cui Gesù faceva
orazione, la pazienza con cui lavorava, la prontezza con cui ubbidiva, la
modestia con cui si cibava, e la dolcezza ed affabilità con cui parlava e
conversava! Ah che ogni parola, ogni azione di Gesù era così santa che
innamorava tutti, ma specialmente Maria e Giuseppe che sempre lo stavano
osservando.
Affetti e preghiere
O Gesù mio Salvatore, quando penso che tu, mio Dio, ti
trattenesti tanti anni per amor mio sconosciuto e disprezzato in una
povera casetta, come posso desiderare diletti, onori e ricchezze di mondo? Io
rinunzio a tutti questi beni e voglio essere tuo compagno in questa terra,
povero come te mortificato come te e come te disprezzato; così spero di poter
godere un giorno poi la tua compagnia in paradiso. Che
regni, che tesori! Tu, Gesù mio, hai da esser l'unico mio
tesoro, l'unico mio bene. Mi dispiace sommamente che per il passato ho tante
volte disprezzato la tua amicizia per soddisfare i miei capricci; me ne pento
con tutto il cuore. Per l'avvenire voglio perdere prima mille volte la vita,
che perdere la tua grazia. Dio mio, non ti voglio offendere più, e ti voglio sempre
amare. Dammi tu l'aiuto per esserti fedele sino alla morte .Maria,
tu sei il rifugio dei peccatori, tu sei la speranza mia.
24 Dicembre
Meditazione della nascita di Gesù Bambino nella grotta di Betlemme
Essendo già uscito l'editto
dell'imperator di Roma, che andasse ognuno a scriversi nella sua patria, si
parte Giuseppe con la sua sposa Maria per andare a scriversi in Betlemme. O
Dio, quanto dovette patire
Affetti e preghiere
Adorato mio Bambino, io non avrei ardire di stare ai tuoi piedi, se non sapessi
che tu stesso m'inviti ad accostarmi a te. Io son quello che con i peccati miei
ti ho fatto spargere tante lacrime nella stalla di Betlemme. Ma giacché tu sei
venuto in terra a perdonare i peccatori pentiti, perdona me ancora, mentre mi
pento sommamente di aver disprezzato te, mio Salvatore e Dio, che sei così
buono e tanto mi hai amato. Tu in questa notte dispensi grazie grandi a tante
anime, consola anche l'anima mia. La grazia che voglio è la grazia d'amarti, da
oggi avanti, con tutto il mio cuore; infiammami tutto del tuo santo amore. Ti amo, Dio mio fatto bambino per me. Deh non permettere che io
lasci mai d'amarti.
O Maria, madre mia, tu tutto puoi con le tue preghiere, altro non ti domando, prega Gesù per me.