Preghiere di Padre
Michel Quoist
Padre Michel Quoist
(Le Havre, 1921 – Le Havre, 18 dicembre 1997)
è stato uno scrittore
e sacerdote
francese
AMARE - La preghiera
dell'adolescente
(Michel Quoist)
Signore,
vorrei amare, ho bisogno d'amare.
Tutto
il mio essere non è che desiderio: il mio cuore, il mio corpo, si protendono
nella notte verso uno sconosciuto da amare. Le mie braccia brancicano nell’aria
verso uno sconosciuto da amare.
Sono
solo mentre vorrei essere due. Parlo e nessuno è presente ad ascoltarmi.
Vivo
e nessuno coglie la mia vita. Perché
essere così ricco e non aver nessuno da arricchire?
Donde
viene quest'amore? Dove va?
Vorrei
amare, Signore, Ho bisogno d'amare.
Ecco
stasera, Signore, tutto il mio amore inutilizzato.
Ascolta, Mio caro,
fermati,
Fai, in silenzio, un
lungo pellegrinaggio fino in fondo al tuo cuore.
Cammina lungo il tuo
amore nuovo, così come si risale un ruscello per scoprirne la sorgente.
E al termine, laggiù in
fondo, nell’infinito mistero della tua anima turbata, Mi incontrerai,
perché io mi chiamo
Amore piccolo, ed Io non sono altro che Amore, da sempre,
E l'amore è in te. Io ti
ho fatto per amare, per amare eternamente.
Ed il tuo amore sarà un
altro te stesso. Lei sta cercando;
rassicurati, è già sulla tua strada,
in cammino da sempre,
sulla strada del Mio Amore.
Bisogna aspettare il suo
passaggio, lei si avvicina, tu ti
avvicini, vi riconoscerete, perché Io ho fatto il suo corpo per te, ho creato il tuo per lei, ho fatto il tuo cuore per lei, ho creato il
suo per te, e voi vi state ricercando nella notte, nella mia notte che
diventerà luce se voi avrete fiducia in
Me. Conservati per lei, piccolo mio,
come lei si conserva per te. Io vi
custodirò l'uno per l'altra, e, giacché hai fame d'amore, ho posto sul tuo cammino tutti i tuoi
fratelli da amare.
Credimi, è un lungo
tirocinio l’amore, e non vi sono diverse
specie di amore:
Amare, vuol sempre solo
dire abbandonare se stessi per darsi agli altri .....
Signore,
aiutami a dimenticarmi per gli uomini miei fratelli,
Perché
dando me stesso impari ad amare.
SE SAPESSIMO ASCOLTARE
DIO...
(Michel Quoist)
Se
sapessimo ascoltare Dio, sentiremmo che ci parla.
Infatti
Dio parla. Ha parlato per mezzo del suo Vangelo.
Parla
pure per mezzo della vita, questo nuovo vangelo di cui noi stessi scriviamo
ogni giorno una pagina. Ma, siccome la nostra fede è troppo debole e la nostra
vita troppo umana, di rado riceviamo il messaggio di Dio. Per aiutarci ad
intenderlo, all’inizio della nostra vita di amicizia con il Cristo, possiamo
immaginare quel che ci direbbe se Lui stesso traducesse il suo Vangelo per gli
uomini del nostro tempo.
AIUTAMI A DIRE DI SI.
(Michel Quoist)
H
o paura di dire di sì, o Signore. Dove mi condurrai?
Ho
paura di avventurarmi, ho paura di firmare in bianco, ho paura del sì che
reclama altri sì.
Eppure
non sono in pace. Mi insegui, o Signore, sei in agguato da ogni parte.
Cerco
il rumore perché temo di sentirTi, ma Ti infiltri in un silenzio.
Fuggo
dalla via perché Ti ho intravisto, ma mi attendi quando giungo in fondo alla
strada.
Dove
mi potrei nascondere? Ovunque T’incontro: non è dunque possibile sfuggirti!
…
Ma ho paura di dire di sì, o Signore
Ho
paura di darTi la mano, Tu la tieni nella Tua.
Ho
paura di incontrare il tuo sguardo, Tu sei un seduttore.
Ho
paura della tua esigenza, Tu sei un Dio geloso. Sono braccato, ma mi nascondo.
Sono
prigioniero, ma mi dibatto, e combatto sentendomi vinto.
Perché
Tu sei il più forte, o Signore, Tu possiedi il Mondo e me lo sottrai.
Quando
tendo le mani per cogliere persone e cose, esse svaniscono ai miei occhi.
No
è una cosa allegra, Signore, non posso prendere nulla per me.
Avvizzisce
tra le mie dita il fiore che raccolgo, muore sulle mie labbra il sorriso che abbozzo,
mi
lascia ansante ed inquieto il valzer che ballo.
Tutto
mi sembra vuoto, tutto mi sembra vano, hai creato il deserto intorno a me.
E
ho fame, e ho sete. Non mi potrebbe saziare il Mondo intero.
Eppure
Ti amavo, o Signore; che Ti ho dunque fatto?
Per
Te lavoravo, per Te mi spendevo. O gran Dio terribile, che vuoi dunque ancora?
Piccolo, voglio di più
per te e per il Mondo.
Prima conducevi la tua
azione, ma Io non so che farmene.
Mi invitavi ad
approvarla, M’invitavi a sostenerla, volevi interessarMi al tuo lavoro.
Ma vedi, piccolo,
invertivi le parti.
Ti ho seguito con gli
occhi, ho veduto la tua buona volontà, ora Io voglio di più per te.
Non farei più la tua
azione, ma la volontà del tuo Padre celeste.
Di’:
“sì”, piccino. Ho bisogno del tuo sì,
così come ho avuto bisogno del sì di Maria per venire sulla terra, perché Io debbo essere nel tuo lavoro, Io
debbo essere nella tua famiglia, Io debbo essere nel tuo quartiere, e non devi
esserci tu. Il Mio sguardo penetra e non il tuo, la Mia parola trasporta e non
la tua, la mia vita trasforma e non la
tua.
Dammi TUTTO, abbandonami
TUTTO.
Ho bisogno del tuo sì per sposarti e scendere
sulla terra.
Ho bisogno del tuo sì per continuare a salvare
il Mondo!
O
Signore, ho paura della Tua esigenza, ma chi Ti può resistere?
Affinché
venga il Tuo regno e non il mio, affinché sia fatta la tua volontà e non la
mia, aiutami a dare di SÌ.
SIGNORE, MI HAI
AFFERRATO…
(Michel Quoist)
Signore,
mi hai afferrato, e non ho potuto resisterTi.
Sono
corso a lungo, ma Tu m’inseguivi.
Prendevo
vie traverse, ma tu le conoscevi.
Mi
hai raggiunto. Mi sono dibattuto.
Hai
vinto!
Eccomi,
o Signore, ho detto sì, all’estremo del soffio e della lotta, quasi mio malgrado;
ed ero là, tremante come un vinto alla mercé del vincitore, quando su di me ha
posato il Tuo sguardo di Amore.
Ormai
è fatto, Signore, non potrò più scordarTi.
In
un attimo mi hai conquistato,in un attimo mi hai afferrato.
I
mie dubbi furono spazzati, i miei timori svanirono; perché Ti ho riconosciuto
senza vederTi,
Ti
ho sentito senza toccarTi, Ti ho compreso senza udirTi.
Segnato
dal fuoco del Tuo Amore, ormai è fatto, Signore, non potrò più scordarTi.
Ora,
Ti so presente, al mio fianco, ed in pace lavoro sotto il Tuo sguardo di Amore.
Non
conosco più lo sforzo di pregare: mi basta alzare gli occhi dell’anima verso di
Te per incontrare il Tuo sguardo. E ci comprendiamo. Tutto è chiaro. Tutto è
pace.
In
certi momenti, grazie o Signore, Tu m’invadi irresistibile, come il mare
lentamente inonda la spiaggia; oppure improvvisamente Tu mi afferri, come
l’innamorato stringe tra le braccia il suo amore.
E
non posso più nulla, bisogna che mi fermi. Sedotto, trattengo il respiro;
svanisce il mondo, sospendi il tempo.Vorrei che questi minuti durassero ore…
Quando
Ti ritrai, lasciandomi di fuoco e sconvolto da gioia profonda, non ho un’idea
di più, ma SO che Tu mi possiedi maggiormente. Alcune mie fibre sono più
profondamente toccate, la ferita s’è allargata, e sono un po’ più prigioniero
del Tuo Amore.
Signore,
Tu crei ancora il vuoto attorno a me, ma in un modo diverso questa volta.
Per
il fatto che sei troppo grande ed eclissi ogni cosa. Quello che amavo mi sembra
inezia, e sotto il fuoco del Tuo Amore si sciolgono i miei desideri umani come
cera al sole.
Che
m’importano le cose! Che m’importa il mio benessere! Che m’importa la mia vita!
Non
desidero più altro che Te, non voglio più altro che Te.
Lo
so, gli altri lo dicono: “È pazzo!”.
Ma,
o Signore, lo sono loro.
SE LA NOTA DICESSE
(Michel Quoist)
Se
la nota dicesse: non è una nota che fa la musica …
non
ci sarebbero le sinfonie
Se
la parola dicesse: non è una parola che può fare una pagina …
non
ci sarebbero i libri
Se
la pietra dicesse: non è una pietra che può alzare un muro …
non
ci sarebbero le case
Se
la goccia d'acqua dicesse: non è una goccia d'acqua che può fare il fiume …
non
ci sarebbe l'oceano
Se
il chicco di grano dicesse: non è un chicco di grano che può seminare il campo
…
non
ci sarebbe il pane
Se
l'uomo dicesse: non è un gesto d'amore che può salvare l'umanità … non ci
sarebbero mai né giustizia né pace, né dignità né felicità nella terra degli
uomini
Come
la sinfonia ha bisogno di ogni nota
Come
il libro ha bisogno di ogni parola
Come
la casa ha bisogno di ogni pietra
Come
l'oceano ha bisogno di ogni goccia d'acqua
Come
la messe ha bisogno di ogni chicco
L'umanità
intera ha bisogno di te, qui dove sei, unico, e perciò insostituibile
NON HO TEMPO
(Michel Quoist)
Sono
uscito, o Signore. Fuori la gente usciva.
Andavano,
venivano, camminavano, correvano.
Correvano
i motorini. Correvano le macchine. Correvano i camion. Correva la strada.
Correva
la città. Correvano tutti. Correvano per non perdere tempo.
Correvano
dietro al tempo, per guadagnar tempo.
Arrivederci,
signore, scusi, non ho tempo.
Ripasserò,
non posso attendere, non ho tempo.
Termino
questa lettera, perché non ho tempo.
Avrei
voluto aiutarla, ma non ho tempo.
Non
posso accettare.. per mancanza di tempo.
Vorrei
pregare, ma non ho il tempo.
Il
bambino, gioca, non ha tempo subito... più tardi...
Lo
scolaro, deve fare i compiti, non ha tempo subito... più tardi...
L'universitario,
ha i suoi corsi e tanto lavoro, non ha tempo subito...più tardi...
Il
giovane, fa dello sport, non ha tempo subito... più tardi...
Il
padre di famiglia, ha i bambini, non ha tempo subito... più tardi...
I
nonni, hanno i nipotini, non hanno tempo subito... più tardi...
Sono
malati! Hanno le loro cure, non hanno tempo adesso... più tardi...
Sono
moribondi, non hanno... Troppo tardi!... non hanno più tempo!
Così
gli uomini corrono tutti dietro al tempo, o Signore.
Passano
sulla terra correndo, frettolosi, precipitosi.
E
non arrivano mai a tutto, perché manca loro tempo.
Signore,
sembra che Tu abbia fatto un errore di calcolo.
Le
ore sono troppo brevi! I giorni sono troppo brevi!
Le
vite sono troppo brevi! Ma Tu sai quello che fai.
Tu
non ti sbagli quando distribuisci il tempo agli uomini.
Tu
doni a ciascuno il tempo di fare quello che tu vuoi che egli faccia.
Ma
non bisogna perdere tempo, sprecare tempo, ammazzare il tempo.
Perché
il tempo è un regalo che tu ci fai, ma un regalo che non si conserva.
Signore,
io ho tempo. Tutto il tempo che tu mi dai.
Gli
anni della mia vita. Le giornate dei miei anni. Le ore delle mie giornate.
Sono
tutti miei. A me spetta riempirli, serenamente, con calma, ma riempirli tutti,
fino all'orlo,
Per
offrirteli, in modo che della loro acqua insipida Tu faccia un vino generoso,
come
facesti un tempo a Cana per le nozze umane.
Non
Ti chiedo questa sera, o Signore, il tempo di fare questo e poi ancora quello
che io voglio,
ti
chiedo la grazia di fare coscienziosamente, nel tempo che tu mi dai, quello che
tu vuoi ch'io faccia. In questo sta la
felicità.
IL TEMPO E’ UNO
STUPENDO REGALO
(Michel Quoist)
Il tempo è uno stupendo regalo che Dio ci fa. Egli ne domanderà il conto esatto. Ma non temere, Dio non è un cattivo padrone. Non ci dà nessun lavoro senza offrirci i mezzi per compierlo. Si ha sempre il tempo di fare ciò che Dio ci dà da fare.
Quando ti manca il tempo per eseguire tutto, fermati qualche istante e prega. Poi stabilisci l'impiego della tua giornata sotto lo sguardo di Dio. Tralascia ciò che lealmente sai di non poter portare a termine, anche se gli uomini vi insistono e non comprendono, perché Dio non te lo dà da fare. Tu non hai, quindi, mai troppo lavoro da compiere.
Quando hai scoperto ciò che Dio desidera vederti fare, allora lascia tutto e dedicati interamente a questo compito, Dio ti aspetta là, in quel momento, in quel posto e in nessun altro luogo.
SIGNORE, LIBERAMI DA
ME STESSO!
(Michel Quoist)
Signore,
mi senti?
Soffro
tremendamente. Asseragliato in me
stesso, prigioniero di me stesso. Non sento che la mia voce, non vedo che me stesso,
e dietro di me non v'è che sofferenza.
Signore,
mi senti?
Liberami
dal mio corpo, che è tutto brama, e tutto quello che tocca con i suoi
innumerevoli grandi occhi, con le sue mille mani tese, è solo per coglierlo e
cercare di calmare la sua insaziabile fame.
Signore,
mi senti?
Liberami
dal mio cuore, tutto gonfio di amore, ma, mentre credo di amare pazzamente,
intravvedo rabbioso che ancora amo me stesso nell'altro.
Signore,
mi senti?
Liberami
dal mio spirito, pieno di se stesso, delle sue idee, dei suoi giudizi; non sa
dialogare, perchè non lo colpisce altra parola fuorchè la sua.
Solo,
mi annoio, mi detesto, mi disgusto, e mi rigiro nella mia sudicia pelle come il
malato nel suo letto bruciante da cui vorrebbe scappare.
Tutto
mi sembra brutto, mostruoso, senza luce, ... perchè non posso veder nulla se
non attraverso me.
Mi
sento disposto ad odiare gli uomini ed il mondo intero, ... per dispetto,
perchè non li posso amare. Vorrei uscire, vorrei camminare, correre verso un
altro paese.
So
che esiste la GIOIA, l'ho vista raggiare sui volti.
So
che brilla la LUCE, l'ho vista illuminare gli sguardi.
Ma
Signore, non posso uscire, insieme amo e odio la mia prigione, perchè la mia
prigione sono io
Ed
io mi amo, mi amo, o Signore, e mi faccio ribrezzo.
Signore,
non trovo neppure più la porta di casa mia.
Mi
trascino tastoni, accecato, urto nelle mie stesse pareti, nei miei propri
limiti, mi ferisco.
Ho
male, Ho troppo male, e nessuno lo sa, perchè nessuno è entrato in casa mia.
Sono
solo, solo.
Signore,
Signore, mi senti?
Signore,
indicami la mia porta, prendi la mia mano, Apri
Indicami
la Via, la via della GIOIA, della LUCE.
...
Ma ...
Ma,
o Signore, mi senti Tu?
Figliuolo, Io ti ho
sentito. Mi fai compassione.
Da tanto tempo spio le
tue imposte chiuse, aprile, la Mia luce ti rischiarerà.
Da tanto tempo Io sono
davanti al tuo uscio sprangato, aprilo, mi troverai sulla soglia.
Io ti attendo, gli altri
ti attendono, ma bisogna aprire, ma bisogna uscire da te.
Perchè rimanere prigioniero di te stesso? Sei libero. Non ho chiuso Io la tua
porta, non posso riaprirla Io, ... perchè sei tu dall'interno a tenerla
solidamente sprangata.
TELEFONO
(Michel
Quoist)
Ho
appena riagganciato;
Perché
hai telefonato?
Ah!
Sì, Signore... ci sono.
Fatto
sta che ho parlato tanto e ascoltato ben poco.
Perdonami,
Signore, ho fatto un monologo e non ho dialogato.
Ho
imposto la mia idea e non ho scambiato.
Perché
non ho ascoltato, non ho imparato nulla;
Perché
non ho ascoltato, non ho portato nulla;
Perché
non ho ascoltato, non ho comunicato.
Perdonami,
Signore, perché ero in comunicazione,
Ed
ora siamo tagliati.
SIGNORE, AIUTAMI A
STUPIRMI ANCORA DI TE!
(Michel Quoist)
Fa',
o Signore, che non perda mai il senso del sorprendente.
Concedimi
il dono dello stupore! Donami occhi rispettosi del tuo creato, occhi attenti,
occhi riconoscenti. Signore, insegnami a fermarmi: l'anima vive di pause;
insegnami a tacere:solo nel silenzio si può capire ciò che è stato concepito in
silenzio.
Ovunque
hai scritto lettere: fa' che sappia leggere la tua firma dolce nell'erba
dell'aiuola pettinata, la tua firma forte nell'acqua del mare agitata. Hai lasciato le tue impronte digitali: fa'
che sappia vederle nei puntini delle
coccinelle, nel brillio delle stelle. Tutto è tempio, tutto è altare!
Rendimi,
Signore, disponibile alle sorprese: comprenderò la liturgia pura del sole, la
liturgia mite del fiore;sentirò che c'è un filo conduttore in tutte le cose......e salirà il voltaggio
dell'anima. Amen
SIGNORE
NON SONO CAPACE...
(Michel
Quoist)
Credo, Signore, che sarei capace di
compiere una volta, qualche atto straordinario. Un'azione che impegnerebbe
tutto me stesso, se fossi sconvolto da una sventura, colpito da un'ingiustizia, se uno dei mie cari fosse
in pericolo...
Ma ciò che mi umilia e spesso mi
scoraggia, e che non sono capace di donare la mia vita pezzo a pezzo, giorno
dopo giorno, ora dopo ora, minuto dopo
minuto, donare, sempre donare... e darmi!
Questo non posso farlo e tuttavia è
certamente ciò che tu mi chiedi...
Ogni giorno mille frammenti di vita da
donare, in mille possibili gesti d'amore, che più non si vedono tanto sono
abituali, e più non si notano tanto sono banali, ma di cui tu mi dici di aver
bisogno per mettere insieme un'offerta e perché un giorno io possa dire in verità:
Ai miei fratelli io ho donato tutta la
mia vita.
E ciò che desideri, Signore, ma non ne
sono capace... non posso farlo, lo so, ed ho paura.
Figliolo,
io non ti chiedo di riuscire sempre, ma di provarci sempre.
E
soprattutto ascoltami, ti chiedo di accettare i tuoi limiti, di
riconoscere la tua povertà e di farmene
dono, perché donare la propria vita non
vuol dire donare soltanto le proprie ricchezze, ma anche la propria povertà, i
propri peccati. Fa' questo, figliolo, e con i pezzi di vita sciupata,
da te
sottratti a tutti coloro che aspettano, colmerò i vuoti, dandoti in cambio la
durata, perché nelle mie mani la tua povertà offerta, diventerà ricchezza per
l'eternità.
VORREI
SALIRE IN ALTO
(Michel
Quoist)
Vorrei salire molto in alto, Signore, sopra
la mia città, sopra il mondo, sopra il tempo.
Vorrei purificare il mio sguardo e avere
i tuoi occhi.
Vedrei allora l'universo, l'umanità, la
storia, come li vede il Padre.
Vorrei la bella, eterna idea d'amore del
tuo Padre che si realizza progressivamente: tutto ricapitolare in te, le cose
del cielo e della terra.
E vedrei che, oggi come ieri, i minimi
particolari vi partecipano, ogni uomo al suo posto, ogni gruppo ed ogni
oggetto.
Vedrei la minima particella di materia e
il più piccolo palpito di vita; l'amore e l'odio, il peccato e la grazia.
Commosso, comprenderei che dinanzi a me
si svolge la grande avventura d'amore iniziata all'alba del mondo. Comprenderei
che tutto è unito insieme, che tutto non è che un minimo movimento
di tutta l'umanità e di tutto l'universo
verso la Trinità, in te e per te, Signore.
UN AMICO
(Michel
Quoist)
Ho stretto la mano dell'amico, Signore, e
improvvisamente, di fronte a quel volto triste e preoccupato, ho temuto la Tua
assenza nel suo cuore.
Sono impacciato come davanti ad un
tabernacolo chiuso quando ignoro se Tu vi abiti.
Se Tu non fossi presente, Signore, noi
saremmo separati.
Perché la sua mano nella mia non sarebbe
che carne su carne, e il suo cuore per il mio, cuore d'uomo per l'uomo. Voglio
la Tua vita per lui e per me insieme, perché voglio che il mio amico sia, per
Tuo merito, il mio fratello.
SIGNORE,
PERCHE’ MI HAI DETTO DI AMARE?
(Michel
Quoist)
Signore, perché mi hai detto di amare
tutti gli uomini, miei fratelli?
Ho cercato, ma torno a Te sgomento...
Signore, ero tanto tranquillo a casa mia,
avevo ordinato la mia vita, mi ero sistemato.
La mia casa era arredata e mi ci trovavo
bene.
Solo, andavo d'accordo con me stesso. Al
riparo dal vento, dalla pioggia, dal fango.
Sarei rimasto puro, chiuso nella mia
torre.
Ma nella mia fortezza, Signore, hai
scoperto una falla, mi hai costretto a socchiudere la porta,
Come una raffica d'acqua in viso, mi ha
destato il grido degli uomini;
Come un vento burrascoso, mi ha scosso
un'amicizia;
Come s'infiltra un raggio di sole, la Tua
grazia mi ha inquietato ...ed
imprudentemente ho lasciato socchiusa la porta.
Signore, ora son perduto! Fuori gli
uomini mi spiavano.
Non sapevo che fossero tanto vicini; in
questa casa, in questa via, in quest'ufficio; il vicino, il collega, l'amico.
Non appena ho socchiuso, li ho visti, con la mano tesa, lo sguardo teso,
l'anima tesa che chiedevano come mendicanti alle porte delle chiese.
I primi sono entrati in casa mia,
Signore. Vi era pure un po' di posto nel mio cuore.
Li ho accolti, li avrei curati, li avrei
accarezzati, le mie pecorelle, il mio piccolo gregge.
Saresti rimasto contento, Signore, ben
servito, ben onorato, con decoro, con finezza.
Fin lì, era ragionevole...
Ma quelli che seguivano, Signore, gli
altri uomini, non li avevo veduti; i primi li nascondevano.
Erano più numerosi, erano più miserabili,
mi hanno aggredito senza dar l'allarme.
È stato necessario restringersi, fare
posto in casa mia.
Ora, son venuti da ogni dove, a ondate
successive, che si sospingevano l'un l'altra,
si urtavano.
Son venuti da ogni dove, dalla città
tutta, dalla nazione, dal mondo; innumerabili, inesauribili.
Non son più isolati, ma a gruppi, in
catena, legati gli uni agli altri, mescolati, saldati, come pezzi di umanità.
Non son più soli, ma carichi di pesanti bagagli; bagagli d'ingiustizia, bagagli
di rancore e di odio, bagagli di sofferenza e di peccato... Trascinano il Mondo
alla loro sequela, con tutto il suo materiale arrugginito e contorto, o troppo
nuovo e mal messo, mal impiegato.
Signore, mi fanno male! Sono ingombranti,
sono invadenti.
Hanno troppa fame, mi divorano!
Non posso più far nulla; quanto più
entrano e tanto più spingono la porta e tanto più la porta si apre... Ah,
Signore! La mia porta è spalancata! Non ne posso più! E' troppo per me! Non è
più una vita! E la mia situazione? E la mia famiglia? E la mia tranquillità? E
la mia libertà?
Ed io?
Ah! Signore, ho perso tutto, non sono più
mio; non c'e più posto per me a casa mia.
Non temere
nulla, dice Dio, hai guadagnato TUTTO, perché mentre gli uomini entravano in
casa tua, Io tuo Padre, Io, tuo Dio, mi
sono infiltrato tra loro.
PECCARE
(Michel Quoist)
Sono caduto, Signore.
Ancora.
Non ne posso più, mai ce la farò.
Ho vergogna di me, non oso più guardarTi.
Pure, ho lottato, Signore, perché Ti
sapevo vicino a me, chino su di me, attento.
Ma la tentazione si è scatenata come una
tempesta, ed ho voltato il capo, e mi sono allontanato,
mentre Tu restavi, silenzioso e
dolorante, come un fidanzato tradito che vede il suo amore allontanarsi nelle
braccia del rivale.
Quand'è cessato il vento, caduto di colpo
come di colpo s'era scatenato, quando s'è spento il fulmine dopo aver
fieramente illuminato la penombra, in un momento, mi son ritrovato solo,
vergognoso, disgustato, con il mio peccato nelle mani.
Quel peccato che mi nausea, inutile
oggetto che vorrei gettar via; quel peccato che ho voluto e che non voglio più,
quel peccato che infine ho raggiunto allontanandoTi freddamente, Signore,
quel peccato che ho colto, poi consumato,
avido.
Ora lo posseggo, anzi mi possiede, come
la tela del ragno tiene prigioniero il moscerino.
E' mio, mi sta attaccato, è entrato in
me, non posso disfarmene.
Mi pare che si veda, ho vergogna di stare
in piedi, vorrei strisciare per sfuggire gli sguardi,
ho vergogna di comparire davanti al mio
amico, ho vergogna di comparire davanti a Te, o Signore,
perché Tu mi amavi ed io Ti ho
dimenticato. ti ho dimenticato perché ho pensato a me.
Signore, non guardarmi così. Perché sono
nudo, sono sporco, sono a terra, lacero, non ho più forze,
non oso più promettere nulla, non posso
che restare là, curvo, innanzi a Te.
Via,
piccolo, rialza il capo. Non è soprattutto il tuo orgoglio ferito?
Se mi
amassi, avresti dispiacere, ma avresti fiducia.
Credi che
l'amor di Dio abbia limiti? Credi che un solo momento Io abbia cessato di
amarti?
Ma fai
ancora affidamento su di te, piccolo, non devi fare affidamento che su di Me.
Chiedimi
perdono e poi rialzati vivamente, perché, vedi, la cosa più grave non è cadere,
ma restare a terra.
TUTTO
(Michel
Quoist)
Questa sera, o Signore, ho paura.
Ho paura, perché il tuo Vangelo è
tremendo.
E' facile sentirlo annunziare, ma è ben
difficile viverlo.
Ho paura di sbagliarmi, o Signore.
Ho paura di essere soddisfatto della mia
piccola vita discreta; ho paura di quello che do, che mi nasconde quello che
non dono.
Ho paura, o Signore, perché c'è gente più
povera di me, meno istruita di me, meno evoluta,
meno alloggiata, meno riscaldata, meno
pagata, meno nutrita, meno accarezzata, meno amata.
Ho paura, o Signore, perché non faccio
abbastanza per loro.
Non faccio tutto per loro. Bisognerebbe
che io dessi tutto, fino a cancellare ogni sofferenza, ogni miseria, ogni
peccato dal Mondo.
Allora, o Signore, bisognerebbe che io
dessi tutto, tutto il mio tempo.
Bisognerebbe che io dessi la vita.
Eppure non è vero, Signore, non è vero
per tutti, io esagero, bisogna essere ragionevoli.
Figliolo,
non v'è che un comandamento, per tutti: "Amerai con TUTTO il cuore, con
TUTTA l'anima, con TUTTE le forze".