IL MATRIMONIO
NEL NUOVO TESTAMENTO
(Pedron Lino)
Nel NT ci troviamo di fronte alla parola di
Cristo che è definitiva: ha valore per sempre e per tutti. Il valore della sua
parola deriva dal fatto che Egli è il Figlio di Dio e ha vissuto la nostra
esperienza umana superandola nella più totale libertà dal peccato.
La sua parola è definitiva e determinante!
Gesù di Nazaret ha vissuto totalmente
l’esperienza dell’amore fino alle ultime conseguenze. Per ogni uomo, sposato o
no, è importante vivere quell’amore che Cristo ha insegnato e vissuto.
Nel NT non si parla molto della coppia e del
matrimonio.
Negli scritti del NT si parla molto di più
del regno di Dio, della misericordia, dell’amore, del Cristo morto e risorto,
della vita nuova nello Spirito, degli ultimi tempi.
Quando si parla dell’amore, il NT usa quasi
sempre la parola agape.
Soffermiamoci brevemente su tre parole che si
usavano nella lingua greca per indicare, l’amore: filìa, èros, agape.
Con filìa si designa l’amicizia (l’incontro,
l’accoglienza, il rispetto, l’ascolto).
Ogni persona ha bisogno di amicizie e di
relazioni che la arricchiscono. Nessuno può vivere da solo. L’amicizia ha un
valore e una bellezza sublimi soprattutto quando è disinteressata e si nutre
della comune ricerca della verità, della bellezza, della giustizia.
Questa è l’esperienza umana più comune che è
basilare anche nella coppia. Gli sposi prima di tutto devono essere amici e
amarsi come amici.
L’altro termine è èros. L’èros è guardare
l’altro nella sua bellezza, per le sue qualità, per arricchirsi di lui e con
lui.
È amare l’altro perché mi piace, perché vale
la pena di amarlo e perché mi aspetto di essere ricambiato con amore. L’èros è
il tipico amore umano, l’amore dell’uomo per la donna e viceversa.
È un amore intimamente legato al sesso, alla
forza e alla tenerezza espresse nella corporeità. È sessualità e tenerezza come
abbiamo visto nel Cantico dei cantici. L’èros non è amore gratuito, esige un
contraccambio.
È la spinta prepotente del desiderio verso la
persona amata per condividere il piacere sessuale e gratificare così l’esperienza
di unità profonda e di pienezza.
L’èros - se non è legato all’affettività e
alla tenerezza - può essere anche una forza negativa, carica di aggressività e
di egoismo, e può restare chiuso nelle pulsioni dell’istinto, deludendo così
l’altro nella sua legittima attesa di essere amato.
L’èros è fragile e sublime, è la natura umana
nella sua bellezza e ambiguità, fra la vita e la morte, tra il dono e il
possesso.
Nel NT non si parla di questo tipo di amore
poiché lo si suppone presente nell’uomo ed è un dono di Dio di cui si è già
parlato in misura sufficiente nell’AT.
Nel NT si parla soprattutto di agàpe. È
l’amore gratuito per l’altro senza chiedere ed esigere nulla per sé. È un amore
che va oltre la corporeità, il sesso, oltre l’innamoramento. È pura offerta di
sé, totalmente disinteressata. L’agàpe è prima di tutto l’amore di Dio per noi,
manifestato attraverso la croce di Gesù di Nazaret.
Il Padre ci ama con amore di misericordia.
Per mezzo dello Spirito anche a noi è dato di
partecipare a questo amore gratuito di Dio. L’agàpe dunque è l’amore che lo
Spirito Santo ci dona e che guarisce la fragilità di ogni amore umano, è
l’amore che libera dalla possessività e garantisce durata e fedeltà. È l’ultima
norma a cui bisogna fare riferimento.
Concretamente richiede sacrificio e rinuncia
per il bene dell’altro. Anche il matrimonio ha bisogno di questo amore casto:
Gesù lo propone come indispensabile per la realizzazione della persona e della
coppia. È quanto leggiamo nel NT (Mt 19,3-11).
Questo brano ci presenta Gesù in pieno
scontro con la mentalità e le usanze del suo tempo. Gesù non scenderà a patti
con la situazione allora vigente, non darà una nuova legge, ma riproporrà nella
sua integrità il progetto di Dio come era in principio.
V. 3: Allora si avvicinarono alcuni
farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: "È lecito ad un uomo
ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?"
I farisei vogliono sapere semplicemente le
motivazioni che autorizzavano l’uomo a ripudiare la moglie, ma consideravano scontata
la possibilità del divorzio. Al tempo di Gesù c’erano in Israele due scuole e
due insegnamenti su questo tema.
La scuola di rabbì Shammai insegnava che il
divorzio era permesso solo in caso di adulterio da parte della donna. La scuola
di rabbì Hillel ammetteva il divorzio per qualsiasi motivo.
I farisei volevano che Gesù prendesse
posizione fra queste due scuole e che dicesse i motivi validi per il divorzio.
Mai più si aspettavano la risposta che avrebbe stroncato per sempre scuole e
pareri, riportando il matrimonio alla sua piena integrità ed indissolubilità
come era stato voluto da Dio fin dal principio.
VV. 4-6: Ed egli rispose: "Non avete
letto che il Creatore da principio li creò maschio e femmina e disse: Per
questo l’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie e i due
saranno una carne sola? Così che non sono più due, ma una carne sola. Quello
dunque che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi".
Gesù, mettendo da parte mentalità, usanze e
leggi umane, fa riferimento direttamente al progetto originale di Dio sulla
coppia.
L’uomo e la donna sono uniti da Dio che ha
messo in loro l’attrazione dell’amore. Bisogna riconoscere e rispettare fino in
fondo questo mistero in tutte le sue implicanze e in tutto il suo dinamismo.
Il termine carne per gli ebrei indica
la persona umana nella sua totalità. Nel matrimonio l’uomo e la donna diventano
una sola carne, cioè un’unità, una persona sola. E la persona non può essere
divisa. Per Gesù questa parola di Dio ha valore sempre per tutte le coppie.
Egli si confronta con la parola di Dio e non con le usanze e le culture. Gesù
va oltre ogni questione giuridica umana. Forse ci vorranno delle prescrizioni,
ci vorrà un diritto matrimoniale, ma tutte queste cose saranno radicalmente
insufficienti a contenere e a evidenziare il mistero della coppia.
VV. 7-8: Gli obiettarono: "Perché
allora Mosè ha ordinato di darle l’atto di ripudio e di mandarla via?".
Rispose loro Gesù: "Per la durezza del vostro cuore Mosè ha permesso di
ripudiare le vostre mogli, ma da principio non fu così".
La legge ha messo in evidenza che il cuore
dell’uomo è malato e quindi incapace da solo di vivere il progetto di Dio.
Il vero problema è il cuore dell’uomo. Ci
vuole un cuore nuovo, capace di compiere la volontà di Dio, di vivere
integralmente il grande mistero della coppia.
Ci vuole la grazia di Dio, lo Spirito Santo
che dà all’uomo il cuore nuovo, capace di amare come Dio ama.
V. 9: Perciò io vi dico: Chiunque ripudia
la propria moglie, se non in caso di concubinato, e ne sposa un’altra, commette
adulterio
Gesù interviene con l’autorità di chi è
padrone della legge e propone un ideale assoluto, radicale, incondizionato.
V. 10: Gli dissero i discepoli: "Se
questa è la condizione dell’uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi".
I discepoli reagiscono e...proclamano lo
sciopero generale.
A queste condizioni non si sposerà più
nessuno! Effettivamente questo obbligo è troppo pesante e intollerabile per
l’uomo egoista, per colui che non è stato liberato da se stesso per mezzo della
grazia di Cristo. Ma ora la grazia c’è, il cuore nuovo è offerto a tutti:
quindi la fedeltà totale dell’uomo e della donna è possibile, anzi, è
obbligatoria.
V. 11: Egli rispose loro: "Non tutti
possono capirlo, ma coloro ai quali è stato concesso". Bisogna capire
che chi accoglie pienamente il Cristo e vive la novità del Regno riceve la
grazia di vivere nella fedeltà totale. Vivere nella fedeltà per tutta la vita è
un dono: "Ciò che è impossibile agli uomini è possibile a Dio"
(Mt 19,26).
Dio ci fa vincere le situazioni di peccato e
di morte come è avvenuto nella vita di Gesù. Con le sole forze umane non è
possibile né capire né vivere il grande valore della fedeltà, ma con la grazia
di Dio questo valore non solo non è un peso, ma diventa una gioia e una
elevazione a livelli umanamente insperabili.
Chi si sposa non può fare affidamento
solamente su se stesso o sull’altro. L’ideale al quale siamo chiamati è più
grande di noi e ci supera infinitamente.
Il sacramento del matrimonio ci dà la grazia
di partecipare alla stessa fedeltà di Dio manifestata in Cristo. E fedeltà
significa dono definitivo di se stesso al coniuge. Così ogni matrimonio che
persevera nella fedeltà diventa un segno per il mondo. Segno che con Dio tutto
è possibile, segno che la vera libertà dell’uomo si realizza nel dono
definitivo di sé.
Questo brano del vangelo non ci impone nuovi
pesi, non ci vincola con nuove catene, ma ci libera, ci realizza e ci dona la
vera gioia.
1 Cor, 7
Quanto poi alle
cose di cui mi avete scritto, è cosa buona per l’uomo non toccare donna;
2tuttavia, per il pericolo dell’incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie
e ogni donna il proprio marito.
3Il marito
compia il suo dovere verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito.
4La moglie non è arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito; allo stesso modo
anche il marito non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie. 5Non
astenetevi tra voi se non di comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi
alla preghiera, e poi ritornate a stare insieme, perché satana non vi tenti nei
momenti di passione. 6Questo però vi dico per concessione, non per comando.
7Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio dono da Dio, chi
in un modo, chi in un altro.
8Ai non sposati
e alle vedove dico: è cosa buona per loro rimanere come sono io; 9ma se non
sanno vivere in continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere.
10Agli sposati
poi ordino, non io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito _ 11e
qualora si separi, rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito _ e il
marito non ripudi la moglie.
12Agli altri
dico io, non il Signore: se un nostro fratello ha la moglie non credente e
questa consente a rimanere con lui, non la ripudi; 13e una donna che abbia il marito
non credente, se questi consente a rimanere con lei, non lo ripudi: 14perché il
marito non credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non
credente viene resa santa dal marito credente; altrimenti i vostri figli
sarebbero impuri, mentre invece sono santi. 15Ma se il non credente vuol
separarsi, si separi; in queste circostanze il fratello o la sorella non sono
soggetti a servitù; Dio vi ha chiamati alla pace! 16E che sai tu, donna, se
salverai il marito? O che ne sai tu, uomo, se salverai la moglie?
17Fuori di
questi casi, ciascuno continui a vivere secondo la condizione che gli ha
assegnato il Signore, così come Dio lo ha chiamato; così dispongo in tutte le
chiese. 18Qualcuno è stato chiamato quando era circonciso? Non lo nasconda! È stato
chiamato quando non era ancora circonciso? Non si faccia circoncidere! 19La
circoncisione non conta nulla, e la non circoncisione non conta nulla; conta
invece l’osservanza dei comandamenti di Dio. 20Ciascuno rimanga nella
condizione in cui era quando fu chiamato. 21Sei stato chiamato da schiavo? Non
ti preoccupare; ma anche se puoi diventare libero, profitta piuttosto della tua
condizione! 22Perché lo schiavo che è stato chiamato nel Signore, è un liberto
affrancato del Signore! Similmente chi è stato chiamato da libero, è schiavo di
Cristo. 23Siete stati comprati a caro prezzo: non fatevi schiavi degli uomini!
24Ciascuno, fratelli, rimanga davanti a Dio in quella condizione in cui era
quando è stato chiamato.
25Quanto alle
vergini, non ho alcun comando dal Signore, ma do un consiglio, come uno che ha
ottenuto misericordia dal Signore e merita fiducia. 26Penso dunque che sia bene
per l’uomo, a causa della presente necessità, di rimanere così. 27Ti trovi
legato a una donna? Non cercare di scioglierti. Sei sciolto da donna? Non
andare a cercarla. 28Però se ti sposi non fai peccato; e se la giovane prende
marito, non fa peccato. Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella carne, e io
vorrei risparmiarvele.
29Questo vi
dico, fratelli: il tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che
hanno moglie, vivano come se non l’avessero; 30coloro che piangono, come se non
piangessero e quelli che godono come se non godessero; quelli che comprano,
come se non possedessero; 31quelli che usano del mondo, come se non ne usassero
appieno: perché passa la scena di questo mondo! 32Io vorrei vedervi senza
preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come
possa piacere al Signore; 33chi è sposato invece si preoccupa delle cose del
mondo, come possa piacere alla moglie, 34e si trova diviso! Così la donna non
sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore, per essere santa
nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del
mondo, come possa piacere al marito. 35Questo poi lo dico per il vostro bene,
non per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene
uniti al Signore senza distrazioni.
36Se però
qualcuno ritiene di non regolarsi convenientemente nei riguardi della sua
vergine, qualora essa sia oltre il fiore dell’età, e conviene che accada così,
faccia ciò che vuole: non pecca. Si sposino pure! 37Chi invece è fermamente
deciso in cuor suo, non avendo nessuna necessità, ma è arbitro della propria
volontà, ed ha deliberato in cuor suo di conservare la sua vergine, fa bene.
38In conclusione, colui che sposa la sua vergine fa bene e chi non la sposa fa
meglio.
39La moglie è
vincolata per tutto il tempo in cui vive il marito; ma se il marito muore è
libera di sposare chi vuole, purché ciò avvenga nel Signore. 40Ma se rimane
così, a mio parere è meglio; credo infatti di avere anch’io lo Spirito di Dio.
Nella comunità di Corinto il problema del
matrimonio e della libertà sessuale era molto sentito. C’erano esagerazioni
teoriche e pratiche in tutte le direzioni. Chi tendeva a vivere una sessualità
sfrenata, magari velata di religiosità (il tempio di Afrodite aveva più di
mille prostitute!). Chi, al contrario, era misogino e misogamico (contrario
alla donna e al matrimonio).
Quest’ultima categoria diffondeva un profondo
pessimismo sul matrimonio.
C’erano poi quelli talmente entusiasti della
vita cristiana che spesso e volentieri dimenticavano moglie e figli. Paolo non
approva né il permissivismo dei primi, né il pessimismo dei secondi. Risponde
alla loro lettera e alle loro domande con chiarezza ed energia.
VV. 1-2: Quanto poi alle cose che mi avete
scritto, è cosa buona per l’uomo non toccare donna; tuttavia, per il pericolo
dell’incontinenza, ciascuno abbia la propria moglie e ogni donna il proprio
marito.
Nel capitolo 6 Paolo aveva dichiarato che
frequentare le prostitute non è una liberazione ma una schiavitù. Per evitare
questo disordine morale è bene che ogni uomo abbia la propria moglie e ogni
donna abbia il proprio marito.
VV. 3-4: Il marito compia il suo dovere
verso la moglie; ugualmente anche la moglie verso il marito. La moglie non è
arbitra del proprio corpo, ma lo è il marito, allo stesso modo anche il marito
non è arbitro del proprio corpo, ma lo è la moglie.
Nella coppia cristiana ci deve essere una
perfetta reciprocità e parità di diritti e di doveri. Queste affermazioni,
almeno teoricamente, sono scontate per la nostra cultura, ma al tempo in cui
Paolo scriveva erano profetiche e dirompenti.
V. 5: Non astenetevi tra voi se non di
comune accordo e temporaneamente, per dedicarvi alla preghiera, e poi tornate a
stare insieme, perché satana non vi tenti nei momenti di passione.
Presso i rabbini ebraici c’era l’uso di
lasciare la casa e la moglie, per un certo tempo, per andare a studiare la
legge.
A Corinto qualcuno era talmente entusiasta e spirituale
da dimenticare la moglie per dedicarsi completamente alla causa del vangelo.
Paolo modera queste persone.
La castità è positiva, ma deve essere
raggiunta da ambedue i coniugi di comune accordo, e deve comunque essere la
castità di due sposati, non quella dei celibi e delle vergini. Paolo richiama
al realismo la coppia; ognuno è responsabile della situazione e dell’evoluzione
dell’altro.
VV. 6-7: Questo vi dico per concessione
non per comando. Vorrei che tutti fossero come me; ma ciascuno ha il proprio
dono da Dio, chi in un modo, chi in un altro.
Il celibato per Cristo è una grazia, il
matrimonio nel Signore è una grazia. Due grazie diverse, ma
complementari: ambedue vocazioni di Dio per crescere nella santità.
VV. 8-9: Ai non sposati e alle vedove
dico: è cosa buona per loro rimanere come sono; ma se non sanno vivere in
continenza, si sposino; è meglio sposarsi che ardere.
Paolo è felice di proporre la sua esperienza
di celibe, ma valutando la situazione e l’ambiente di Corinto conclude che
ognuno deve valutare bene le sue possibilità; non è facile vivere la castità
assoluta. Con il termine ardere Paolo si riferisce alla sessualità anarchica
e disordinata.
VV. 10-11: Agli sposati poi ordino, non
io, ma il Signore: la moglie non si separi dal marito, e qualora si separi,
rimanga senza sposarsi o si riconcili con il marito, e il marito non ripudi la
moglie.
È comando del Signore la fedeltà per tutta la
vita. Nessuno può passare a seconde nozze mentre è ancora in vita il coniuge.
VV. 12-16: Agli altri dico io, non il
Signore: se un nostro fratello ha la moglie non credente e questa consente a
rimanere con lui, non la ripudi; e una donna che abbia il marito non credente,
se questi consente a rimanere con lei, non lo ripudi: perché il marito non
credente viene reso santo dalla moglie credente e la moglie non credente viene
resa santa dal marito credente; altrimenti i vostri figli sarebbero impuri,
mentre invece sono santi. Ma se il non credente vuole separarsi, si separi; in
queste circostanze il fratello o la sorella non sono soggetti a servitù; Dio vi
ha chiamati alla pace! E sai tu donna se salverai il marito? O che ne sai tu,
uomo, se salverai la moglie?
Siamo di fronte a dei matrimoni preesistenti
alla conversione al cristianesimo di uno dei due coniugi. Se il coniuge che
rimane pagano non vuole più vivere con il coniuge diventato cristiano,
quest’ultimo non deve preferire il coniuge a Cristo lasciando il cristianesimo
per stare in pace con il coniuge: l’assoluto non è il matrimonio, ma Cristo.
San Paolo richiama lo scopo del matrimonio:
la santificazione attraverso l’altro.
VV. 25-28: Quanto alle vergini, non ho
alcun comando dal Signore, ma dò un consiglio, come uno che ha ottenuto
misericordia dal Signore e merita fiducia. Penso dunque che sia bene per
l’uomo, a causa della presente necessità, di rimanere così. Ti trovi legato ad
una donna? Non cercare di scioglierti. Sei sciolto da una donna? Non andare a
cercarla. Però se ti sposi non fai peccato, e se la giovane prende marito non
fa peccato. Tuttavia costoro avranno tribolazioni nella carne, e io vorrei
risparmiarvele.
Quando Paolo scrive questa lettera crede che
la seconda venuta del Signore sia imminente ed è per questo motivo che a volte
sembra che svaluti il matrimonio e proponga la superiorità del celibato. In
realtà anche in questi versetti Paolo lascia trasparire una concezione sana e
realistica della sessualità e del matrimonio.
VV. 29-31: Questo vi dico, fratelli: il
tempo ormai si è fatto breve; d’ora innanzi, quelli che hanno moglie, vivano
come se non l’avessero; coloro che piangono, come se non piangessero e quelli
che godono come se non godessero; quelli che comprano come se non possedessero;
quelli che usano del mondo, come se non ne usassero appieno; perché passa la
scena di questo mondo.
Ogni cosa va vissuta tenendo conto che la
vita è un soffio e che tutte le realtà di questo mondo, compreso il matrimonio,
sono realtà penultime. Tutto deve essere relativizzato, non per vivere nel
disimpegno e nell’indifferenza, ma perché al primo posto sia messo Cristo, che
è l’unico assoluto e definitivo della nostra vita. Tutto va rivisto e valutato
alla luce della risurrezione e della vita eterna.
VV. 32-35: Io vorrei vedervi senza
preoccupazioni: chi non è sposato si preoccupa delle cose del Signore, come
possa piacere al Signore; chi è sposato invece si preoccupa delle cose del
mondo, come possa piacere alla moglie, e si trova diviso! Così la donna non
sposata, come la vergine, si preoccupa delle cose del Signore per essere santa
nel corpo e nello spirito; la donna sposata invece si preoccupa delle cose del
mondo, come possa piacere al marito. Questo poi lo dico per il vostro bene, non
per gettarvi un laccio, ma per indirizzarvi a ciò che è degno e vi tiene uniti
al Signore senza distrazioni.
Questi versetti vanno sempre citati nel
contesto di quelli precedenti che invitano a vivere come se non, nella
prospettiva che la fine dei tempi è vicina. Lavorare per Cristo e per il Regno
a tempo pieno è la vocazione di ogni cristiano. Ognuno valuti se lo può fare
meglio sposandosi o vivendo celibe.
V. 39: La moglie è vincolata per tutto il
tempo in cui vive il marito; ma se il marito muore è libera di sposare chi
vuole, purché ciò avvenga nel Signore.
Il vedovo o la vedova cristiani possono
sposarsi di nuovo, ma solo con un partner che gli consenta di vivere il
matrimonio nel Signore, ossia da cristiano. Per i cristiani il solo
fatto nuovo del matrimonio era la fedeltà e l’amore insegnati da Cristo e
vissuti da cristiani.
Efesini 5,21-33
21Siate
sottomessi gli uni agli altri nel timore di Cristo.
22Le mogli
siano sottomesse ai mariti come al Signore; 23il marito infatti è capo della
moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo
corpo. 24E come
25E voi,
mariti, amate le vostre mogli, come Cristo ha amato
Questo è un testo molto importante per capire
la realtà del matrimonio in tutta la sua ricchezza. Paolo e i primi cristiani
hanno assunto i codici familiari del loro tempo, cercando di viverli in modo
nuovo. La novità consiste nel vivere le leggi che regolavano la famiglia
secondo l’insegnamento e l’esempio di Cristo. I cristiani di ogni tempo devono
obbedire alle giuste leggi vigenti, cercando di superarle con la vita.
V. 21: Siate sottomessi gli uni agli altri
nel timore di Cristo.
Subito viene sottolineata la reciprocità.
Ognuno sarà sottomesso all’altro secondo il vangelo di Cristo. Viene eliminato
ogni atteggiamento di supremazia; nella famiglia tutti devono essere
reciprocamente sottomessi: tutti servi di tutti, nessuno padrone di nessuno.
VV. 22-24: Le mogli siano sottomesse ai
mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche
Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come
Il marito e la moglie riproducono nella
realtà di coppia lo stesso rapporto di Cristo con
V. 25: E voi, mariti, amate le vostre
mogli, come Cristo ha amato
Il marito deve amare come il Cristo e
quindi darà se stesso per la moglie. Questo amore di agàpe è l’opposto
di ogni egoismo, di ogni atteggiamento di superiorità o di asservimento. I
mariti devono dare se stessi ossia amare le proprie mogli fino a dare la vita
per loro, come ha fatto Cristo per la sua Chiesa.
VV. 28-30: Così anche i mariti hanno il
dovere di amare le mogli come il proprio corpo, perché chi ama la propria
moglie ama se stesso. Nessuno mai, infatti, ha preso in odio la propria carne;
al contrario la nutre e la cura, come fa Cristo con
La vita di coppia deve riprodurre negli sposi
la donazione di Cristo per
Ognuno farà dono di sé nell’altro, come
Cristo si dona alla Chiesa.
La coppia è manifestazione dell’amore di
Cristo proprio nel modo in cui gli sposi si amano.
VV. 31-32: Per questo l’uomo lascerà suo
padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne sola.
Questo mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa.
La citazione della Genesi ricorda che la
coppia è immagine e partecipazione dell’amore fecondo e creatore di Dio. Con
questa immagine si può capire il mistero dell’unione di Cristo con
Mistero significa: il piano di salvezza
realizzato da Cristo che continua a rivelarsi e a realizzarsi nel tempo per
mezzo della Chiesa. Così gli sposi continuano a rivelare e a realizzare nella
loro vita l’amore di Dio manifestato in Cristo Gesù.
La coppia e
Quando il matrimonio è vissuto in Cristo e
come Cristo, diventa un dono e un segno di speranza per il mondo. L’agàpe
aiuterà la coppia a vivere rapporti nuovi, amando come Cristo ama; a diventare
fratello e sorella perché figli dello stesso Padre; a testimoniare e rendere
credibile nel mondo la fraternità. Il matrimonio è la forma più completa di
incontro tra uomo e donna se in esso si realizza nella forma più completa
l’amore totale.
Ogni matrimonio, pur nella sua fragilità,
testimonia a tutti che la grande legge che salva e realizza è quella
dell’agàpe. Ogni coppia, vivendo il sacramento del matrimonio, che è partecipazione
alla morte e alla risurrezione di Cristo, deve annunciare con forza al mondo
che chi perde la propria vita per Cristo, la salverà (Lc 9,24). Ogni
persona ha una fame di amore smisurata, ognuno vuole essere amato, tutti hanno
voglia di ricevere, ma questo amore non ci libera dall’egoismo, non ci rende
fecondi. La fecondità è nell’amore di agàpe, nel dono gratuito e
disinteressato, nel non cercare il proprio utile, ma quello altrui. Solo
l’agàpe è feconda di creatività spirituale e di servizio concreto. Solo con
l’amore di Dio si può amare il prossimo come Cristo ha amato noi.
Ogni frutto della coppia (i figli, le opere
di bene, la testimonianza di amore a Dio e ai fratelli...) è e sarà il segno
che ognuno ha amato l’altro rinunciando a se stesso: questa è l’agàpe, l’amore
di Dio; questo è il traguardo a cui tendono insieme coloro che si sono sposati nel
Signore.