Preghiere di Madeleine Delbrel

 

Serva di Dio Madeleine Delbrel  - Laica

Mussidan, Dordogna, Francia, 24.10. 1904 – Ivry-sur-Seine, Parigi, 13 10. 1964

( Biografia in: http://www.santiebeati.it/dettaglio/92984)

 

L'ESTASI DELLE TUE VOLONTA’

(Madeleine Delbrel)

 

Quando quelli che amiamo ci chiedono qualcosa,

noi li ringraziamo di avercelo chiesto.

 

Se a te piacesse, Signore, chiederci una sola cosa

in tutta la nostra vita,

noi ne rimarremmo meravigliati

e l'aver compiuto questa sola volta la tua volontà

sarebbe «l'avvenimento» dei nostro destino.

 

Ma poiché ogni giorno ogni ora ogni minuto

tu metti nelle nostre mani tanto onore,

noi lo troviamo così naturale da esserne stanchi,

da esserne annoiati.

 

Tuttavia, se comprendessimo quanto inscrutabile è il tuo mistero,

noi rimarremmo stupefatti

di poter captare queste scintille del tuo volere

che sono i nostri microscopici doveri.

 

Noi saremmo abbagliati nel conoscere,

in questa tenebra immensa che ci avvolge,

le innumerevoli

precise

personali

luci delle tue volontà.

 

Il giorno che noi comprendessimo questo

andremmo nella vita come profeti,

come veggenti delle tue piccole provvidenze,

come mediatori dei tuoi interventi.

 

Nulla sarebbe mediocre, perché tutto sarebbe voluto da te.

Nulla sarebbe troppo pesante, perché tutto avrebbe radice in te.

Nulla sarebbe triste, perché tutto sarebbe voluto da te.

Nulla sarebbe tedioso, perché tutto sarebbe amore di te.

Noi siamo tutti dei predestinati all'estasi,

tutti chiamati a uscire dai nostri poveri programmi

per approdare, di ora in ora, ai tuoi piani.

 

Noi non siamo mai dei miserabili lasciati a far numero,

ma dei felici eletti,

chiamati a sapere ciò che vuoi fare,

chiamati a sapere ciò che attendi, istante per istante, da noi.

 

Persone che ti sono un poco necessarie,

persone i cui gesti ti mancherebbero,

se rifiutassero di farli.

Il gomitolo di cotone per rammendare, la lettera da scrivere,

il bambino da alzare, il marito da rasserenare,

la porta da aprire, il microfono da staccare,

l'emicrania da sopportare:

altrettanti trampolini per l'estasi,

altrettanti ponti per passare dalla nostra povertà,

dalla nostra cattiva volontà

alla riva serena dei tuo beneplacito.

 

 

 

PREGHIERA PER RESTARE SVEGLI

(Madeleine Delbrel)

 

O Signore,

che continuamente c'incitasti

a star svegli

a scrutare l'aurora

a tenere i calzari

e le pantofole,

fa' che non ci appisoliamo

sulle nostre poltrone

nei nostri anfratti

nelle culle in cui ci dondola

questo mondo di pezza,

ma siamo sempre attenti a percepire

il mormorio della tua Voce,

che continuamente passa

tra fronde della vita

a portare frescura e novità.

Fa' che la nostra sonnolenza

non divenga giaciglio di morte

e - caso mai - dacci Tu un calcio

per star desti

e ripartire sempre.

 

 

LA  PASSIONE DELLE PAZIENZE

(di Madeleine Delbrêl)

 

 

La passione, la nostra passione, sì, noi l'attendiamo.

Noi sappiamo che deve venire, e naturalmente intendiamo

viverla con una certa grandezza.

Il sacrificio di noi stessi:

noi non aspettiamo altro che ne scocchi l'ora.

Come un ceppo nel fuoco,

così noi sappiamo di dover essere consumati.

Come un filo di lana tagliato dalle forbici,

così dobbiamo essere separati.

Come un giovane animale che viene sgozzato,

così dobbiamo essere uccisi.

La passione, noi l'attendiamo.

Noi l'attendiamo, ed essa non viene.

 

Vengono, invece, le pazienze.

Le pazienze, queste briciole di passione,

che hanno lo scopo di ucciderci lentamente per la tua gloria,

di ucciderci senza la nostra gloria.

 

Fin dal mattino esse vengono davanti a noi:

sono i nostri nervi troppo scattanti o troppo lenti,

è l'autobus che passa affollato,

il latte che trabocca, gli spazzacamini che vengono,

i bambini che imbrogliano tutto.

Sono gl'invitati che nostro marito porta in casa

e quell'amico che, proprio lui, non viene;

è  il telefono che si scatena;

quelli che noi amiamo e non ci amano più;

è la voglia di tacere e il dover parlare,

è la voglia di parlare e la necessità di tacere;

è voler uscire quando si è chiusi

è rimanere in casa quando bisogna uscire;

è il marito al quale vorremmo appoggiarci

e che diventa il più fragile dei bambini;

è il disgusto della nostra parte quotidiana,

è il desiderio febbrile di quanto non ci appartiene.

 

Così vengono le nostro pazienze,

in ranghi serrati o in fila indiana,

e dimenticano sempre di dirci

che sono il martirio preparato per noi.

 

E noi le lasciamo passare con disprezzo,

aspettando – per dare la nostra vita –

un'occasione che ne valga la pena.

Perché abbiamo dimenticato che

come ci sono rami che si distruggono col fuoco,

così ci son tavole che i passi lentamente logorano

e che cadono in fine segatura.

Perché abbiamo dimenticato che

se ci son fili di lana tagliati netti dalle forbici,

ci son fili di maglia che giorno per giorno

si consumano sul dorso di quelli che l'indossano.

Ogni riscatto è un martirio,

ma non ogni martirio è sanguinoso:

ce ne sono di sgranati da un capo all'altro della vita.

 

E' la passione delle pazienze

 

 

LA GIOIA DI CREDERE

(Madeleine Delbrel)

 

Poiché le parole non sono fatte per rimanere inerti nei nostri libri,

ma per prenderci e correre il mondo in noi,

lascia, o Signore, che di quella lezione di felicità,

di quel fuoco di gioia che accendesti un giorno sul monte,

alcune scintille ci tocchino, ci mordano, c'investano, ci invadano.

Fa' che da essi penetrati come "faville nelle stoppie"

noi corriamo le strade di città accompagnando l'onda delle folle

contagiosi di beatitudine, contagiosi di gioia.

Perché ne abbiamo veramente abbastanza

di tutti i banditori di cattive notizie, di tristi notizie:

essi fan talmente rumore che la tua parola non risuona più.

Fa' esplodere nel loro frastuono il nostro silenzio che palpita del tuo messaggio.

 

 

AMO QUELLO CHE SARESTI

(Madeleine Delbrel)

Amo quello che saresti

il giorno in cui fossi Tu.

Aspetto quello che faresti

O Tu, che saresti te stesso.

 

Tu ben sai che, se ti amo,

è per scoprire te stesso

e che a me nulla importa di me.

 

Io posso attorno alla terra

incontrare il mondo intero;

rimarrei però solitaria

senza il Tu che Tu sei

e che vuoi dimenticare.

 

 

NOI DELLE STRADE (1938)

(Madeleine Delbrel)

 

Ci sono luoghi in cui soffia lo Spirito,

ma c'è uno Spirito che soffia in tutti i luoghi.

 

C'è gente che Dio prende e mette da parte.

Ma ce n'è altra che egli lascia nella moltitudine,

che non «ritira dal mondo».

E' gente che fa un lavoro ordinario,

che ha una famiglia ordinaria o che vive un'ordinaria vita da celibe.

Gente che ha malattie ordinarie, lutti ordinari.

Gente che ha una casa ordinaria, vestiti ordinari.

E' la gente della vita ordinaria.

Gente che s'incontra in una qualsiasi strada.

Costoro amano il loro uscio che si apre sulla via,

come i loro fratelli invisibili al mondo amano la porta

che si è rinchiusa definitivamente dietro di loro.

Noialtri, gente della strada, crediamo con tutte le nostre forze

che questa strada, che questo mondo dove Dio ci ha messi

è per noi il luogo della nostra santità.

Noi crediamo che niente di necessario ci manca,

perché se questo necessario ci mancasse Dio ce lo avrebbe già dato.

 

 

IL SILENZIO

Madeleine Delbrel

 

Il silenzio non ci manca, perché lo abbiamo.

Il giorno in cui ci mancasse,

significherebbe che non abbiamo saputo prendercelo.

Tutti i rumori che ci circondano

fanno molto meno strepito di noi stessi.

Il vero rumore è l'eco che le cose hanno in noi.

Non è il parlare che rompe inevitabilmente il silenzio.

Il silenzio è la sede della Parola di Dio, e se, quando parliamo,

ci limitiamo a ripetere quella parola, non cessiamo di tacere.

I monasteri appaiono come i luoghi della lode

e come i luoghi del silenzio necessario alla lode.

Nella strada, stretti dalla folla,

noi disponiamo le nostre anime come altrettante cavità di silenzio d

ove la Parola di Dio può riposarsi e risuonare.

In certi ammassi umani dove l'odio, la cupidigia,

l'alcool segnano il peccato, conosciamo un silenzio da deserto

e il nostro cuore si raccoglie con una facilità estrema

perché Dio vi faccia risuonare il suo nome: «Vox clamans in deserto».

 

SOLITUDINE

(Madeleine Delbrel)

 

A noi gente della strada sembra

che la solitudine non sia l'assenza del mondo

ma la presenza di Dio.

E' l'incontrarlo dovunque che fa la nostra solitudine.

Essere veramente soli è, per noi,

partecipare alla solitudine di Dio.

Egli è così grande che non lascia posto a nessun altro,

se non in lui.

Il mondo intero è come un faccia a faccia con lui

dal quale non possiamo evadere.

Incontro della sua causalità viva

dove le strade si intersecano accese di movimento.

Incontro con la sua orma sulla terra.

Incontro della sua Provvidenza nelle leggi scientifiche.

Incontro del Cristo in tutti questi «piccoli che sono suoi»:

quelli che soffrono nel corpo, quelli che sono presi dal tedio,

quelli che si preoccupano, quelli che mancano di qualcosa.

Incontro con il Cristo respinto, nel peccato dai mille volti.

Come avremmo cuore di deriderli o di odiarli,

questi infiniti peccatori ai quali passiamo accanto?

Solitudine di Dio nella carità fraterna:

il Cristo che serve il Cristo; il Cristo in colui che serve,

il Cristo in colui che è servito.

L'apostolato come potrebbe essere per noi

 una dissipazione o uno strepito?

 

 

IL BALLO DELL’OBBEDIENZA
(Madeleine Delbrel)

 

“Noi abbiamo suonato il flauto e voi non avete danzato”

 

E' il 14 luglio.

Tutti si apprestano a danzare.

Dappertutto il mondo, dopo anni dopo mesi, danza.

Ondate di guerra, ondate di ballo.

 

C'è proprio molto rumore.

La gente seria è a letto.

I religiosi dicono il mattutino di sant'Enrico, re.

Ed io, penso

all'altro re.

Al re David che danzava davanti all'Arca.

 

Perché se ci sono molti santi che non amano danzare,

ce ne sono molti altri che hanno avuto bisogno di danzare,

tanto erano felici di vivere:

Santa Teresa con le sue nacchere,

San Giovanni della Croce con un Bambino Gesù tra le braccia,

e san Francesco, davanti al papa.

Se noi fossimo contenti di te, Signore,

non potremmo resistere

a questo bisogno di danzare che irrompe nel mondo,

e indovineremmo facilmente

quale danza ti piace farci danzare

facendo i passi che la tua Provvidenza ha segnato.

Perché io penso che tu forse ne abbia abbastanza

della gente che, sempre, parla di servirti col piglio da

condottiero,

di conoscerti con aria da professore,

di raggiungerti con regole sportive,

di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato.

 

Un giorno in cui avevi un po' voglia d'altro

hai inventato san Francesco,

e ne hai fatto il tuo giullare.

Lascia che noi inventiamo qualcosa

per essere gente allegra che danza la propria vita con te.

 

Per essere un buon danzatore, con te come con tutti,

non occorre sapere dove la danza conduce.

Basta seguire,

essere gioioso,

essere leggero,

e soprattutto non essere rigido.

Non occorre chiederti spiegazioni

sui passi che ti piace di segnare.

Bisogna essere come un prolungamento,

vivo ed agile, di te.

E ricevere da te la trasmissione del ritmo che l'orchestra

scandisce.

Non bisogna volere avanzare a tutti i costi,

ma accettare di tornare indietro, di andare di fianco.

Bisogna saper fermarsi e saper scivolare invece di

camminare.

Ma non sarebbero che passi da stupidi

se la musica non ne facesse un'armonia.

 

Ma noi dimentichiamo la musica del tuo Spirito,

e facciamo della nostra vita un esercizio di ginnastica:

dimentichiamo che fra le tue braccia la vita è danza,

che la tua Santa Volontà

è di una inconcepibile fantasia,

e che non c'è monotonia e noia

se non per le anime vecchie,

tappezzeria

nel ballo di gioia che è il tuo amore.

 

Signore, vieni ad invitarci.

Siamo pronti a danzarti questa corsa che dobbiamo fare,

questi conti, il pranzo da preparare, questa veglia in

cui avremo sonno.

Siamo pronti a danzarti la danza del lavoro,

quella del caldo, e quella del freddo, più tardi.

Se certe melodie sono spesso in minore, non ti diremo

che sono tristi;

Se altre ci fanno un poco ansimare, non ti diremo

che sono logoranti.

E se qualcuno per strada ci urta, gli sorrideremo:

anche questo è danza.

 

Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno

avviato fra te e noi,

il ballo della nostra obbedienza.

 

Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni:

in essa, quel che tu permetti

dà suoni strani

nella serenità di quel che tu vuoi.

Insegnaci a indossare ogni giorno

la nostra condizione umana

come un vestito da ballo, che ci farà amare di te

tutti i particolari. Come indispensabili gioielli.

 

Facci vivere la nostra vita,

non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato,

non come una partita dove tutto è difficile,

non come un teorema che ci rompa il capo,

ma come una festa senza fine dove il tuo incontro si

rinnovella,

come un ballo,

come una danza,

fra le braccia della tua grazia,

nella musica che riempie l'universo d'amore.

 

Signore, vieni ad invitarci.

 

 

 

 

LITURGIA LAICA

(Madeleine Delbrêl)

 

Tu ci hai condotto stanotte in questo bar che ha nome "chiaro di luna".

Volevi esserci Tu, in noi,

per qualche ora, stanotte. Tu hai voluto incontrare,

attraverso le nostre povere sembianze,

attraverso il nostro miope sguardo,

attraverso i nostri cuori che non sanno amare,

tutte queste persone venute ad ammazzare il tempo.

 

E poiché i Tuoi occhi si svegliano nei nostri

E il tuo Cuore si apre nel nostro cuore,

noi sentiamo il nostro labile amore aprirsi in noi

come una rosa espansa,

approfondirsi come un rifugio immenso e dolce

per tutte queste persone,

la cui vita palpita intorno a noi.

 

Allora il bar non è più un luogo profano,

quell'angolo di mondo che sembrava voltarti le spalle.

Sappiamo che, per mezzo di Te, noi siamo diventati

la cerniera di carne,

la cerniera di grazia,

che lo costringe a ruotare su di sé ,

a orientarsi suo malgrado

e in piena notte

verso il Padre di ogni vita.

 

In noi si realizza il sacramento del Tuo amore.

Ci leghiamo a Te

Con tutta la forza della nostra fede oscura,

ci leghiamo a loro

con la forza di questo cuore che batte per Te,

Ti amiamo,

li amiamo,

perché si faccia di noi tutti una cosa sola.

 

In noi, attira tutto a Te…

Attira il vecchio pianista,

dimentico del posto in cui si trova,

che suona soltanto per la gioia di suonare;

la violinista che ci disprezza e offre in vendita

ogni colpo d'archetto,

il chitarrista e il filarmonicista

che fan della musica senza saperci amare.

Attira quest'uomo triste, che ci racconta storie cosiddette gaie.

Attira il bevitore che scende barcollando

la scala del primo piano;

attira questi esseri accasciati, isolati dietro un tavolo

e che son qui soltanto per non essere altrove;

attirali in noi perché incontrino Te,

Te cui solo è il diritto di aver pietà.

Dilataci il cuore, perché vi stiano tutti;

incidili in questo cuore,

perché vi rimangano scritti per sempre.

 

Tu fra poco ci condurrai

Sulla piazza ingombra di baracconi da fiera.

Sarà mezzanotte o più tardi.

Soli resteranno sul marciapiede

Quelli per cui la strada è il focolare,

quelli per cui la strada è la bottega.

Che i sussulti del Tuo cuore affondino i nostri

Più a fondo dei marciapiedi,

perché i loro tristi passi

camminino sul nostro amore

e il nostro amore

gl'impedisca di sprofondare più a fondo

nello spessore del male.

 

Resteranno, intorno alla piazza,

tutti i mercanti di illusioni,

venditori di false paure, di falsi sports,

di fase acrobazie, di false mostruosità.

Venderanno i loro falsi mezzi di uccidere la noia,

quella vera, che rende simili tutti i volti scuri.

Facci esultare nella Tua verità e sorridere loro

Un sorriso sincero di carità.

Più tardi saliremo sull'ultimo metrò.

Delle persone vi dormiranno.

Porteranno impresso su di sé

Un mistero di pena e di peccato.

Sulle banchine delle stazioni quasi deserte,

anziani operai,

deboli, disfatti, aspetteranno che i treni si fermino

per lavorare e riparare le vie sotterranee.

 

E i nostri cuori andranno sempre dilatandosi,

sempre più pesanti

del peso di molteplici incontri,

sempre più grevi del Tuo amore,

impastati di Te,

popolati dai nostri fratelli, gli uomini.

Perché il mondo

Non sempre è un ostacolo a pregare per il mondo.

Se certuni lo devono lasciare per trovarlo

E sollevarlo verso il cielo,

altri visi devono immergere

per levarsi

con lui

verso il medesimo cielo.

Nel cavo dei peccati del mondo

Tu fissi loro un appuntamento:

incollati al peccato,

con Te essi vivono

un cielo che li respinge e li attira.

Mentre Tu continui

A visitare in loro la nostra scura terra,

con Te essi scalano il cielo,

votati a un'assunzione pesante,

inguaiati nel fango, bruciati dal Tuo spirito,

legati a tutti,

legati a Te,

incaricati di respirare nella vita eterna,

come alberi con radici che affondano.

 

 

SPIRITUALITÀ DELLA BICICLETTA

(Madeleine Delbrêl)

 

“Andate...” dici a ogni svolta del Vangelo.

Per essere con Te sulla Tua strada occorre andare

anche quando la nostra pigrizia ci scongiura di sostare.

 

Tu ci hai scelto per essere in un equilibrio strano.

Un equilibrio che non può stabilirsi né tenersi

se non in movimento,

se non in uno slancio.

 

Un po’ come in bicicletta che non sta su senza girare,

una bicicletta che resta appoggiata contro un muro

finché qualcuno non la inforca

per farla correre veloce sulla strada.

 

La condizione che ci è data è un’insicurezza universale,

vertiginosa.

Non appena cominciamo a guardarla,

la nostra vita oscilla, sfugge.

 

Noi non possiamo star dritti se non per marciare,

se non per tuffarci,

in uno slancio di carità.

 

Tutti i santi che ci sono dati per modello,

o almeno molti,

erano sotto il regime delle Assicurazioni,

una specie di Società assicurativa spirituale che li garantiva

contro rischi e malattie,

che prendeva a suo carico anche i loro parti spirituali.

Avevano tempi ufficiali per pregare

e metodi per fare penitenza, tutto un codice di consigli

e di divieti.

 

Ma per noi

è in un liberalismo un poco pazzo

che gioca l’avventura della tua grazia.

Tu ti rifiuti di fornirci una carta stradale.

Il nostro cammino si fa di notte.

Ciascun atto da fare a suo turno s’illumina

come uno scatto di segnali.

Spesso la sola cosa garantita è questa fatica regolare

dello stesso lavoro ogni giorno da fare

della stessa vita da ricominciare

degli stessi difetti da correggere

delle stesse sciocchezze da non fare.

 

Ma al di là di questa garanzia

tutto il resto è lasciato alla tua fantasia

che vi si mette a suo agio con noi.

 

 

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