LA
GIOIA CRISTIANA
(Pedron
Lino)
DOBBIAMO RIVESTIRCI DELLA GIOIA CRISTIANA
La gioia è il dono che il cristianesimo ha
fatto al mondo. Tutto il nostro essere è fatto per la gioia. "Non si
può trovare uno che non voglia essere felice" (s. Agostino).
"Norma suprema di condotta, criterio discriminante del bene e del male
è la felicità: uno fa bene quando tende alla felicità, fa male quando tende a
metterla in pericolo; ha diritto a tutto ciò che è necessario per arrivare alla
felicità ed ha il dovere di fare tutto quello che occorre a tale scopo"
(G. B. Guzzetti). Ma c’è anche un falso modo di
intendere la gioia. "Non è certo che tutti vogliano essere felici;
poiché chi non vuole avere gioia di Te, che sei la sola felicità, non vuole la
felicità" (s. Agostino).
Nonostante le deviazioni possibili e facili per l’uomo storico, la gioia è
richiesta dalla natura stessa dell’uomo, è un suo bisogno, è un suo diritto.
Quel che è vero per ogni uomo lo è a maggior ragione per il cristiano. Egli
deve avere la sua tipica gioia, ed essa è per lui un dovere. Deve cercarla con
impegno senza darsi per vinto finché non l’abbia trovata.
Il dovere della gioia nelle Scritture
"Possa tu
avere molta gioia!" è il saluto rivolto dall’angelo a Tobia (Tb 5,11). E il Siracide
aggiunge: "Non abbandonarti alla tristezza, non tormentarti con i tuoi
pensieri. La gioia del cuore è la vita per l’uomo, l’allegria
di un uomo è lunga vita! (Sir 30,22-23). "Dio ama chi dona con
gioia" (Sir 35,11; 2Cor 9,7).
Gesù insiste molto sulla gioia: "Questo vi ho detto perché la mia gioia
sia in voi e la vostra gioia sia piena" (Gv 15,11). Prega per i
suoi discepoli "perché abbiano in se stessi la pienezza della sua gioia"
(Gv 17,13). Si premura di assicurarli che la loro tristezza per la sua passione
e morte si cambierà in gioia quando lo vedranno risuscitato e glorioso: "Voi
sarete afflitti, ma la vostra afflizione si cambierà in gioia... Voi ora siete
nella tristezza; ma vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno
vi potrà togliere la vostra gioia" (Gv 16,20-23). Li esorta a pregare
il Padre per provare la gioia di essere esauditi: "Chiedete e otterrete,
perché la vostra gioia sia piena" (Gv 16,24). Gesù si esprime con
tenerezza e con forza perché chi lo segue comprenda che la proposta di vita
cristiana, che passa attraverso la croce, ha come sfondo e traguardo la gioia.
È terribilmente falsa la presentazione del cristianesimo come "nemico
della gioia" (Anatole France) o "maledizione
della vita" (Nietzsche). San Paolo esorta i
cristiani a conservare sempre e ovunque la gioia: "Fratelli miei, state
lieti nel Signore" (Fil 3,1); "Rallegratevi nel
Signore; ve lo ripeto ancora, rallegratevi. La vostra affabilità
sia nota a tutti gli uomini" (Fil 4,4-5); "Il regno di Dio...
è giustizia, pace, e gioia nello Spirito Santo" (Rm
14,17), E l’apostolo giustifica questa sua insistenza sulla gioia del
cristiano appellandosi proprio alla volontà di Dio: "State sempre
lieti, pregate incessantemente, in ogni cosa rendete grazie: questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù verso di voi"
(1Ts 5,18).
Il cristiano deve essere gioioso perché lo Spirito di Dio produce in lui la
gioia: "Il frutto dello Spirito è amore, gioia..."
(Gal 5,22). Illuminata dalla parola di Dio e dalla sua grazia, la vita dei
cristiani diventa una festa: essi sono davvero
La tradizione del pensiero cristiano
Gli Atti degli apostoli descrivono
così i primi cristiani: "Ogni giorno tutti insieme frequentavano il tempio
e spezzavano il pane a casa prendendo i pasti con letizia e semplicità di
cuore, lodando Dio e godendo la simpatia di tutto il popolo"
(At 2,46-47).
Tra i primi testi cristiani, il Pastore di Erma ci regala
questa stupenda pagina: "Caccia da te la tristezza perché è sorella del
dubbio e dell’ira. Tu sei un uomo senza discernimento se non
giungi a capire che la tristezza è la più malvagia di tutte le passioni e
dannosissima ai servi di Dio: essa rovina l’uomo e caccia da lui lo Spirito
Santo... Armati di gioia, che è sempre grata ed accetta a Dio, e deliziati in
essa. L’uomo allegro fa il bene, pensa il bene ed evita più che può la
tristezza. L’uomo triste, invece, opera sempre il male, prima di tutto perché
contrista lo Spirito Santo, fonte all’uomo non di mestizia ma di gioia: in
secondo luogo perché tralasciando di pregare e di lodare il Signore, commette
una colpa... Purificati, dunque da questa nefanda tristezza e vivrai in Dio. E vivranno in Dio quanti allontanano la tristezza e si rivestono di
ogni gioia" (Pastore di Erma. Decimo precetto).
San’Ignazio di Antiochia in viaggio verso Roma
dove morì martire nel 107 d. C. scrive ai Romani: "È bello tramontare
al mondo per il Signore e risorgere in Lui... Scrivo a tutte le Chiese e
annunzio a tutti che io muoio volentieri per Dio... Potessi gioire delle bestie
per me preparate e mi auguro che mi si avventino subito".
Il vescovo san Policarpo (+155) nell’affrontare
il martirio "era pieno di coraggio e allegrezza e il suo volto
splendeva di gioia" (Martirio di Policarpo. XII, 1).
I Padri del deserto e i dottori della Chiesa d’Oriente ponevano come ottavo
vizio capitale la tristezza peccaminosa che è l’opposto della gioia cristiana.
San Nilo l’Antico scriveva: "La dolcezza dello spirito nasce dalla
gioia mentre la tristezza è come la bocca del leone che divora l’uomo malinconico"
(Detti dei padri del deserto).
La gioia è dunque un dovere per il cristiano: "È necessario che
chiunque voglia progredire abbia la gioia spirituale" (s. Tommaso
d’Aquino). Perciò è certo che il cristiano deve cercare la sua gioia, deve
possederla. Nel fare questo non solo non pecca, ma compie giustamente la
volontà di Dio. E appare nel mondo come l’uomo veramente realizzato mentre egli
stesso si accorge quanto sia beata la sua condizione paragonata a quella di
coloro che si dibattono disperatamente nella condizione del non-senso della
vita.
DOV’È
E CHE COS’È
La gioia dell’amore di Dio
"La gioia è causata
dall’amore" (s. Tommaso d’Aquino). Gioia e amore camminano insieme.
Chi non ama non può essere gioioso. La gioia è assente dove sono presenti
l’egoismo e l’odio. La disperazione nasce dall’assenza dell’amore.
La gioia cristiana è una ridondanza dell’amore di Dio: non è una virtù distinta
dall’amore, ma è un’effetto
dell’amore. Questa precisazione non è inutile, ma indispensabile e fondamentale
perché ci svela il motivo del fatto che molti cercano la gioia e non la
trovano. Essi la cercano invano perché pensano che essa sia reperibile per se
stessa. La gioia non ha consistenza in se stessa: ha la sua sorgente
nell’amore, è un raggio dell’amore. E la sorgente dell’amore è Dio: "Dio
è amore" (1Gv 4,8).
La gioia spirituale
"La gioia piena non è
carnale, ma spirituale" (s.
Agostino). Tutto ciò è verissimo perché la gioia cristiana è una gioia di Dio,
una gioia che è frutto dello Spirito di Dio che abita in noi (Gal 5,22).
Tuttavia la gioia cristiana afferra, promuove, illumina e intensifica le
diverse gioie dell’uomo. Così si hanno le gioie della verità, del cuore, della
bellezza, dei ricordi, delle attese, ecc. La gioia spirituale ha un riverbero
esteriore che illumina tutto l’essere umano, lo rende amabile e affascinante.
Fa del cristiano un bagliore visibile della Bellezza invisibile, una
manifestazione concreta dell’uomo risolto in positiva armonia, e una attrazione sicura per tutti coloro che ancora camminano
nel buio della tristezza e dell’inquietudine.
DIO È
La gioia di Dio nell’Antico Testamento
L’AT è un preludio alla gioia
cristiana. "Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel
mio Dio" (Is 61,10). Il pio israelita ha
motivi molteplici per esultare nel suo Dio.
1 - Il primo motivo viene dall’alleanza per cui Israele
è popolo eletto, scelto per un amore singolare, sicché sente Dio come il "suo
Dio" e si sente popolo appartenente a Lui: "Tu sei un popolo
consacrato al Signore tuo Dio; il Signore tuo Dio ti ha scelto per essere il
suo popolo privilegiato fra tutti i popoli che sono sulla terra. Il Signore si è legato a voi e vi
ha scelti, non perché siete più numerosi di tutti gli altri popoli -
siete infatti il più piccolo di tutti i popoli -, ma perché il Signore vi ama e
perché ha voluto mantenere il giuramento fatto ai vostri padri" (Dt 7,6-8). "Stabilirò la mia dimora in mezzo a voi, e non vi
respingerò. Camminerò in mezzo a voi, sarò vostro Dio e voi
sarete il mio popolo. Io sono il Signore vostro Dio, che vi
ho fatto uscire dal paese d’Egitto; ho spezzato il vostro giogo e vi ho fatto
camminare a testa alta" (Lv 26,11-13). Dio ama il suo popolo
"di un amore eterno" (Ger 31,3) di
un amore "forte come la morte" (Ct
8,6), di un amore tenerissimo come quello di una madre per il
suo bambino (Is 49,15) e come quello di
un padre verso il proprio figlio primogenito (Es 4,22). Da questa alleanza e da questo rapporto d’amore
scaturisce la gioia. "Esultino e gioiscano in te quanti ti
cercano" (Sal 40,17). "Acclamate al
Signore, voi tutti della terra, servite il Signore nella gioia, presentatevi a
lui con esultanza... Varcate le sue porte con inni di grazie, e i suoi atri con
canti di lode, lodatelo, benedite il suo nome; poiché buono è il Signore,
eterna la sua misericordia, la sua fedeltà per ogni generazione" (Sal 100). Dio stesso chiede al suo popolo di essere
gioioso: "Non vi rattristate, perché la gioia del Signore è la vostra
forza" (Ne 8,10). Il pio Israelita sente di
conseguenza l’enorme gioia che gli viene dal suo Signore e prova un’estatica
allegrezza, frutto della gioia di sentirsi amato.
2
- Un secondo motivo della gioia d’Israele è la potenza del suo Dio: "Tu
sei il Signore, il Dio d’ogni potere e d’ogni forza e non c’è altri fuori di
te, che possa proteggere la stirpe d’Israele" (Gdt
9,14). Questa potenza si manifesta in tutta la storia del popolo eletto ed esso
vi si abbandona, liberato da ogni paura e sicuro dell’aiuto divino. Perciò ne
gioisce (Es 15; Sal 126).
La potenza di Dio creatore fa esultare di gioia le sue
creature: "Mi rallegri, Signore, con le tue meraviglie, esulto per
l’opera delle tue mani. Come sono grandi le tue
opere, Signore, quanto profondi i tuoi pensieri!" (Sal 92,5-6).
I cantori ispirati del popolo eletto invitano tutta la creazione a partecipare
al loro stato d’animo: "Gioiscano i cieli, esulti la terra, frema il
mare e quanto racchiude; esultino i campi e quanto contengono, si rallegrino
gli alberi della foresta davanti al Signore che viene" (Sal 96,11-13).
La potenza del Signore è anche potenza che protegge il suo
popolo e provvede alle sue necessità: "Egli lo trovò in terra deserta,
in una landa di ululati solitari. Lo circondò, lo allevò, lo
custodì come pupilla del suo occhio. Come aquila che veglia la sua
nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le sue ali e lo prese, lo
sollevò sulle sue ali. Il Signore lo guidò da solo, non c’era con lui alcun dio
straniero. Lo fece montare sulle alture della terra e lo
nutrì con i prodotti della campagna; gli fece succhiare miele dalla rupe e olio
dai ciottoli della roccia; crema di mucca e latte di pecora insieme al grasso
di agnelli, arieti di Basan e capri, fior di farina
di frumento e sangue di uva, che bevvero spumeggiante" (Dt 32,10-14).
Per questo motivo Israele deve avere la gioia che Dio esige come segno
dell’amore corrisposto; altrimenti Dio metterà il suo popolo alla prova: "Poiché
non avrai servito il Signore tuo Dio con gioia e di buon cuore in mezzo
all’abbondanza di ogni cosa, servirai i tuoi nemici che il Signore manderà
contro di te, in mezzo alla fame, alla sete, alla nudità e alla mancanza
di ogni cosa" (Dt 28,47-48).
La potenza di Dio è anche una potenza che salva dalla schiavitù d’Egitto e in
tutti i momenti della storia successiva. L’amore salvante diviene un nuovo
incitamento a gioire: "Io gioirò nel Signore, esulterò in Dio mio
salvatore" (Ab 3,18). Una salvezza che non
solo afferra la storia, ma il cuore dell’uomo. Dio trasforma il loro cuore di
pietra in un cuore di carne (Ez 36,26) e così una
nuova gioia nascerà in loro: "Hai messo più gioia nel mio cuore di
quando abbondano vino e frumento" (Sal 4,8).
Infine la potenza di Dio è una potenza che perdona con
innamorata longanimità: "Egli perdona tutte le tue colpe... Non ci
tratta secondo i nostri peccati... Come dista l’oriente dall’occidente, così
allontana da noi le nostre colpe. Come un padre ha pietà dei suoi
figli, così il Signore ha pietà di chi lo teme. Perché egli
sa di che siamo plasmati, ricorda che noi siamo polvere" (Sal 103,3-14).
E la commozione di questa misericordia che perdona è
nuovo motivo di gioia per Israele: "Pietà di me, o Dio, secondo la tua
misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato.
Lavami da tutte le mie colpe, mondami dal mio peccato... Purificami con issopo
e sarò mondo; lavami e sarò più bianco della neve. Fammi
sentire gioia e letizia, esulteranno le ossa che hai spezzato... Rendimi la gioia
di essere salvato" (Sal 51,1-14).
3
- Un terzo motivo di gioia per Israele è la presenza di Dio nel tempio e la sua
legge. Dio stesso dice a Isaia: "Si godrà e si gioirà sempre di quello
che sto per creare, e farò di Gerusalemme una gioia, e del suo popolo un
gaudio" (Is 65,18). Gerusalemme infatti "è la gioia di tutta la terra"
(Sal 48,3), è la città dell’arca dell’alleanza e del
tempio, casa dell’Eterno, santa dimora di Dio che fa trasalire di gioia quanti
la amano: "Rallegratevi con Gerusalemme, esultate per essa quanti la
amate. Sfavillate di gioia con essa voi tutti che avete partecipato al suo
lutto. Così succhierete al suo petto e vi sazierete delle sue consolazioni;
succhierete, deliziandovi, all’abbondanza del suo seno. Poiché
così dice il Signore: "Ecco io farò scorrere verso di essa, come un fiume,
la prosperità; come un torrente in piena la ricchezza dei popoli; i suoi bimbi saranno portati in
braccio, sulle ginocchia saranno accarezzati. Come una madre consola un
figlio così io vi consolerò; in Gerusalemme sarete consolati. Voi lo vedrete e gioirà il vostro cuore, le vostre ossa saranno
rigogliose come erba fresca" (Is 66,10-14). Per gli ebrei non ci sarà
più gioia senza Gerusalemme. E la tristezza della lontananza da essa è
espressa meravigliosamente nel salmo 137.
Insieme con la gioia della città santa di Dio, scaturisce la gioia delle feste
che in essa si celebrano (Sal 100). La festività
religiosa che mette il popolo eletto in comunicazione particolare col suo Dio,
sarà sempre tripudio di gioia: "Gioirai davanti al Signore tuo Dio tu,
tuo figlio, tua figlia, il levita che sarà nelle tue città e l’orfano e la
vedova che saranno in mezzo a te" (Dt
16,11).
Israele canta la sua gioia per la legge del Signore: "Beato l’uomo...
che si compiace della legge del Signore e la sua legge medita giorno e
notte" (Sal 1,2). Il salmo 119 è un
grandioso elogio della legge divina: "Nel seguire i tuoi ordini è la
mia gioia più che in ogni altro bene" (v. 14); "Mia
eredità per sempre i tuoi comandamenti, sono essi la gioia del mio cuore"
(v. 111); "Io gioisco per la tua promessa, come uno che trova un grande
tesoro" (v. 162); "Desidero la tua salvezza, Signore, e la tua
legge è tutta la mia gioia" (v. 174).
Abbiamo accennati alcuni temi della gioia di Dio nell’AT. Giustamente il
salmista parla del "Dio della mia gioia e del mio giubilo"
(Sal 43,4) e canta: "Con voci di gioia ti
loderà la mia bocca... Esulto di gioia all’ombra delle tue ali"
(Sal 63,6-8). Veramente davanti al
volto di questo Dio il nostro gaudio deve risuonare costantemente: "Beato
il popolo che ti sa acclamare e cammina, o Signore, alla luce del tuo volto:
esulta tutto il giorno nel tuo nome, nella tua giustizia trova la sua
gloria" (Sal 89,16-17). È il Signore
che ci indica la via della gioia piena e della dolcezza senza fine: "Mi
indicherai il sentiero della vita, gioia piena nella tua presenza, dolcezza
senza fine alla tua destra" (Sal 16,11). Il timorato amante di Dio esorta tutti a lanciare grida di gioia
all’Eterno: "Acclami al Signore tutta la terra, gridate, esultate con
canti di gioia. Cantate inni al Signore
con l’arpa, con l’arpa e con suono del corno acclamate davanti al re, il
Signore. Frema il mare e quanto racchiude, il mondo e
i suoi abitanti. I fiumi battano le mani, esultino insieme le
montagne davanti al Signore che viene" (Sal 98,4-9).
Mirabile estasi di tutto Israele, del mondo e dei suoi abitanti per il Dio
della gioia!
La gioia di Dio nel Nuovo Testamento
Quello che abbiamo contemplato nella
storia d’Israele riguardo alla gioia, non è che l’ombra di ciò che è la gioia
di Dio nella vita cristiana.
Questa nuova gioia di Dio ha questi luminosi capisaldi:
1
- L’alleanza dell’AT cede il posto alla nuova alleanza nel sangue di Cristo per
cui Dio non stringe con noi solo un patto esterno, ma viene ad abitare dentro
di noi. E questo Dio è ormai, con esplicita e piena rivelazione, il Padre, il
Figlio e lo Spirito santo,
La nuova alleanza raggiunge così il più mirabile scambio dell’amore fra Dio e
noi sulla terra, la più intensa presenza di Colui che amiamo in noi. In questa
singolare presenza del nostro Bene infinito, l’esperienza dell’amore raggiunge
termini meravigliosi e la gioia nuova che ne scaturisce è inesprimibile. A
maggior ragione per il cristiano, rispetto al pio israelita, Dio è più
decisamente il "suo Dio". L’amore di Dio raggiunge la sua
pienezza nel farci "partecipi della natura divina" (2Pt 1,4) e
suoi figli adottivi (Gal 4,5) così che siamo chiamati
e siamo veramente figli di Dio (1Gv 3,1). Nessuno più di noi ha conosciuto il
cuore del Padre chino amorevolmente su di noi. Nessuno più di noi può conoscere
la gioia profonda che nasce da un simile patto nuovo per cui Dio è in noi e noi
in Dio. Perciò molto più a ragione che tutti i profeti e gli amici del Dio
dell’AT, san Paolo può dirci: "Rallegratevi nel Signore sempre; ve lo
ripeto ancora, rallegratevi" (Fil 4,4).
L’immagine gioiosa del matrimonio usata nell’AT per esprimere la delicatezza e
l’intimità d’amore fra Israele e Dio, acquista nel NT un valore più
significativo e più consistente e introduce in forme impensate di intimità che
fanno scaturire gioie inimmaginabili. Così si esprimono i mistici feriti dalla
piaga d’amore del loro Dio che li abita e li trasforma. Quell’alleanza
inaugurata nell’AT che dava tanta gioia a Israele, approda, nel NT, al suo
termine definitivo. "Lo sposalizio di Dio con il genere umano si
realizza nello stesso essere di Gesù allorché, incarnandosi, il Verbo si fa
capo dell’umanità redenta... Il mistero dell’alleanza entrato nella storia
imperfettamente attraverso l’AT, diventa perfetto con l’Incarnazione e la sua
ultima conseguenza,
2 -
La gioia cristiana è ancora appoggiata alla potenza di Dio che nel NT manifesta
le sue opere più meravigliose. La potenza divina, che ha assistito tutta la
storia d’Israele, si manifesta maggiormente "nella pienezza dei tempi"
quando la "liberazione" acquisisce il senso interiore e
soprannaturale della redenzione attuata. Qui la nostra gioia scaturisce dal
senso della trasformazione operata in noi da Dio per Cristo, con Cristo e in
Cristo. Con tale trasformazione acquistiamo un modo nuovo di intendere e di
sperimentare la potenza di Dio. Siamo diventati in Cristo una nuova creatura
(2Cor 5,17), abbiamo rivestito l’uomo nuovo (Col 3,10): Dio che ci aveva così
mirabilmente creati, ci ha "ricreati" ancora più mirabilmente.
Di conseguenza abbiamo anche una nuova visione di tutta la creazione: "La
creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio... e
nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione,
per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio" (Rm 8,19-21). In tale visione delle cose c’è una nuova
ragione per essere sempre pieni di gioia. La potenza di Dio attua il disegno di
salvezza in Cristo e così il cristiano ha la gioia di sperimentare un amore che
si piega verso di lui fino a risolvere il dramma doloroso e triste della
solitudine dell’uomo: "È lui infatti che ci ha
liberati dal potere delle tenebre e ci ha trasferiti nel regno del suo Figlio
diletto per opera del quale abbiamo la redenzione, la remissione dei peccati"
(Col 1,13). Dio non ci libera solo da schiavitù esterne e da nemici esteriori,
ma dal Maligno e dal peccato. E il Padre compie tutto questo mandando il
Figlio, espressione massima dell’amore di Dio per noi: "Dio infatti ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio
unigenito, perché chiunque crede in lui non muoia, ma abbia la vita eterna. Dio non ha mandato il Figlio nel mondo per giudicare il mondo, ma
perché il mondo si salvi per mezzo di lui"
(Gv 3,16-17). Non c’è motivo più grande di questo per la
nostra gioia: scoprire la tenerezza dell’amore di Dio rivelatosi a noi in
Cristo.
Dio manifesta la sua onnipotenza soprattutto nel perdonare e nell’usare
misericordia. L’incarnazione del Verbo è la misura più impensabile della volontà
di perdono da parte di Dio. Il nome Gesù è un programma; significa "Dio
salva": "Egli infatti salverà il suo
popolo dai suoi peccati" (Mt 1,21).
3
- La gioia del NT ha infine la sua beatificante novità nella nuova presenza di
Dio-Amore in noi. Il tempio di Dio non è più Gerusalemme, ma l’uomo dove Egli
abita, in comunione di amore con lui. La nostra gioia è più reale, più intima,
più estasiante: "Noi siamo il tempio del Dio vivente" (2Cor
6,16). La prova più alta dell’amore di Dio sulla terra sta in questa
misteriosa, ma reale inabitazione. Dice
s. Agostino, commentando
Sull’antica legge perfezionata, spunta come culmine della novità cristiana, il
comandamento nuovo: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni
gli altri; come io vi ho amato, così amatevi anche voi gli uni gli altri"
(Gv 13,34). Il NT è tutto investito dall’amore, respira nell’amore e nell’amore
si risolve. Il frutto immediato della presenza di Dio nei giusti è, insieme
all’amore, la gioia (Gal 5,22). Di conseguenza si capisce la novità della gioia
della festa nel nuovo culto di Dio dopo la redenzione. La gioia non nasce più
da un tempio di pietre, ma nel comunicare con l’innamorante mistero della morte
e risurrezione di Cristo, con
La gioia attraverso
Cristo
La gioia cristiana, per essere tale,
deve passare attraverso Gesù Cristo. La gioia di Dio si ottiene per la
mediazione del Verbo incarnato: egli è la strada della nostra gioia. È lui che
ci fa conoscere più pienamente Dio; è lui che ci permette di gioire della
verità; è lui che ci comunica la vita divina. L’incarnazione è la più grande
rivelazione del mistero di Dio nascosto e invisibile. Così la gioia
dell’invisibile Dio passa per la gioia di Cristo, Dio fatto uomo e visibile ai
nostri occhi. "Noi vedemmo la sua gloria, gloria come di unigenito dal
Padre, pieno di grazia e di verità" (Gv 1,14); "Noi abbiamo
udito, noi abbiamo veduto con i nostri occhi, noi abbiamo contemplato e le
nostre mani hanno toccato il Verbo della vita," (1Gv
1,1). È attraverso l’umanità del Verbo incarnato che proviamo il giubilo della
gloria divina manifestata a noi. Per arrivare alla contemplazione di
Dio-Trinità dobbiamo passare attraverso la contemplazione insistente
dell’umanità di Gesù salvatore e delle sue santissime piaghe.
Gesù Cristo è veramente la strada obbligata della gioia cristiana.
La nostra gioia da Cristo
È veramente meraviglioso vedere come
Cristo genera in noi la sua gioia e come questa si espande dentro di noi: essa
è immediatamente sentita come qualcosa che promana da Lui. Ricordiamo alcune
testimonianze esplicite per capirlo. La prima epifania gioiosa del Cristo la si
ha quando il saluto di Maria, che porta il Salvatore nel suo seno, raggiunge
Elisabetta: Giovanni Battista esulta di gioia nel seno di lei (Lc 1,44).
Alla natività di Cristo l’angelo annunzia ai pastori "una grande
gioia" (Lc 2,10). Quando i Magi vedono
nuovamente la stella che li conduce a Cristo "provano una grandissima
gioia" (Mt 2,10). Zaccheo riceve Gesù nella
sua casa "pieno di gioia" (Lc 19,6).
Nel giorno dell’ingresso messianico in Gerusalemme "tutta la folla dei
discepoli, esultando, cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che
avevano veduto" (Lc 19,37). E questi sono
solamente alcuni degli episodi di gioia suscitata dalla presenza di Cristo nel
vangelo. Ma vogliamo segnalare distintamente le principali ragioni che
costituiscono la trama essenziale della nostra gioia riguardo al Redentore
divino, seguendo i misteri della sua vita sul dettato della rivelazione.
1
- C’è la gioia dell’attesa. Gli annunzi profetici del Salvatore sono carichi di
parole gioiose e di trasalimenti di felicità. "Il
popolo che camminava nelle tenebre vide una grande luce; su coloro che
abitavano in terra tenebrosa una luce rifulse. Hai moltiplicato
la gioia, hai aumentato la letizia. Gioiscono davanti a te come si gioisce
quando si miete e come si gioisce quando si spartisce la preda... Poiché un
bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio. Sulle sue
spalle è il segno della sovranità ed è chiamato: Consigliere ammirabile, Dio
potente, Padre per sempre, Principe della pace; grande sarà il suo dominio e la
pace non avrà fine" (Is
9,1-6; cfr. Mt 4,14-15 e liturgia del Natale). "Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila figlia di
Gerusalemme! Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e
vittorioso, umile, cavalca un asino, un puledro di asina. Farà
sparire i carri da Efraim e i cavalli da Gerusalemme,
l’arco di guerra sarà spezzato, annunzierà la pace alle genti, il suo dominio
sarà da mare a mare e dal fiume ai confini della terra" (Zc 9,9-10; cfr Mt 21,1-7).
Ma la gioia profetica è stata preceduta già dalla gioia dei patriarchi. E lo
dirà Gesù stesso: "Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di
vedere il mio giorno; lo vide e se ne rallegrò" (Gv 8,56).
2 -
C’è la gioia dell’Incarnazione e del Natale. Annunziata dall’angelo (Lc 2,10), scoperta dai pastori (Lc
2, 20) e dai magi (Mt 2,10), manifestata dal vecchio Simeone e dalla profetessa
Anna (Lc 2,25-38). La gioia per la venuta di Cristo
ha una molteplice motivazione. È innanzitutto la gioia per l’opera più grande
compiuta da Dio: l’unione della natura divina e della natura umana nell’unica
persona del Figlio di Dio. Per questo mirabile mistero san Giovanni Crisostomo ha detto: "Colui che è, viene nel mondo,
colui che è, diventa ciò che non era: essendo Dio, infatti, ecco che si fa
uomo, ma non cessa per questo di essere Dio, si fa uomo senza che la divinità
subisca mutamento, né è da credere che egli essendo uomo,
sia diventato Dio per successive approssimazioni. Si è fatto carne restando ciò
che era: il Verbo, e senza che la sua propria natura
si sia modificata". Come non essere nella gioia profonda considerando
questo singolarissimo avvenimento a cui ha preso parte tutta la santissima
Trinità, mostrando un amore infinito? Questo avvenimento è il centro di tutta
l’opera di Dio, ci fa vedere Dio con noi, che diventa uno di noi; rende visibile
l’Amore e
Gioia dell’amore, gioia dell’unione, altissime tenerezze del gaudio
sovrabbondante e luminosissimo!
3
- C’è la gioia pasquale. Essa tocca i vertici più alti e scoppia
definitivamente nella risurrezione, completamento indispensabile alla morte del
Signore e alla nostra salvezza. I vangeli sprizzano il fuoco beatificante della
gioia che passa dagli angeli a Maria Maddalena, agli apostoli, ai discepoli di Emmaus. Sulla fede sconcertata di tutti i suoi, Gesù getta
la luce della sua vita gloriosa, li illumina e li rallegra. "Abbandonato
in fretta il sepolcro, con timore e gioia grande, le donne corsero a dare
l’annunzio ai suoi discepoli" (Mt 28,8). "I discepoli gioirono
al vedere il Signore" (Gv 20,20).
La risurrezione dimostra la divinità di Cristo ed è spiegazione luminosa e
fondamento incrollabile della nostra fede in lui e della nostra novità
cristiana. Questo è il Cristo di cui siamo testimoni nel nostro tempo.
Nella notte di pasqua la chiesa esprime la sua gioia con il canto dell’ "Exultet",
dove cielo e terra, angeli e uomini, sono chiamati ad esultare per la vittoria
del re: "Esultino i cori degli angeli del cielo; si celebrino nel
gaudio i misteri divini e la tromba della salvezza annunci la vittoria del re.
Si rallegri anche la terra... goda pure la madre Chiesa..."
È l’impeto del gaudio pasquale.
4
- C’è la gioia dell’Ascensione e della Pentecoste. Dopo il fatto
dell’ascensione "essi tornarono a Gerusalemme con grande gioia"
(Lc 24,52). Salendo al cielo e sedendo alla destra
del Padre, Cristo è costituito Signore degli angeli, degli uomini e
dell’universo intero. Un uomo, uno di noi è assiso alla destra del Padre, in
piena uguaglianza con lui ed è Signore come lui. Gesù prima di lasciarci ci ha
fatto una promessa: "Io vado a prepararvi un posto; quando sarò andato
e vi avrò preparato un posto, ritornerò e vi porterò con me, perché siate anche
voi dove sono io" (Gv 14,2-3). Scrive Paolo: "Dio ricco di
misericordia, per il grande amore con il quale ci ha amati, da morti che
eravamo per i peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo: per grazia infatti siete stati salvati. Con lui ci ha
anche risuscitati e ci ha fatti sedere nei cieli, in Cristo, per
mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia mediante
la sua bontà verso di noi in Cristo Gesù" (Ef 2,4-7).
A quale altezza e perfezione Dio ha condotto l’uomo e il mondo intero! Quanto è
avvenuto al Redentore è modello e premessa di quanto accadrà a noi e
all’universo.
La gioia dell’Ascensione si fa preludio della gioia della Pentecoste. Gesù
aveva detto: "È bene per voi che io me ne vada, perché se non me ne
vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve
lo manderò" (Gv 16,7). Ci soffermeremo subito nelle pagine seguenti
a parlare più diffusamente della gioia cristiana, dono dello Spirito. Qui ci
basta ricordare che
La gioia cristiana
La radice della gioia di Cristo è
entrata in noi col battesimo e la confermazione e cresce quanto più viviamo del
suo amore e cresciamo in Lui. L’apostolo Paolo ci ammaestra a fare tutto con
Gesù: "Tutto quello che fate in parole e opere, tutto si compia nel
nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui grazie a Dio Padre" (Col
3,17). Dobbiamo compenetrarci in Lui fino a poter dire con tutta verità: "Sono
stato crocefisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in
me" (Gal 2,20); "Per me vivere è Cristo e morire un
guadagno" (Fil 1,21). Perché questo accada bisogna fare le scelte
coraggiose dell’apostolo: "Io ritenni di non sapere altro in mezzo a
voi se non Gesù Cristo, e questi crocefisso" (1Cor
2,2); "Quello che poteva essere per me un guadagno, l’ho considerato
una perdita a motivo di Gesù Cristo. Anzi, tutto ormai io
reputo una perdita di fronte alla sublimità della conoscenza di Cristo Gesù mio
Signore, per il quale ho lasciato perdere tutte queste cose e le considero come
spazzatura, al fine di guadagnare Cristo e di essere trovato in lui... E questo
perché io possa conoscere lui, la potenza della sua risurrezione, la
partecipazione alle sue sofferenze, diventandogli conforme nella morte, con la
speranza di giungere alla risurrezione dai morti" (Fil 3,7-11).
E quando né tribolazione, né angoscia, né fame, né nudità, né spada, né morte,
né vita, né alcunché di creato ci separeranno dall’amore di Cristo (Rm 8,35-38), allora la gioia sarà perfetta.
Così il cristiano si espande in Gesù e canta la tenerezza gioiosa di
sentirsi posseduto da lui.
Di conseguenza si comprende come il motivo più profondo della tristezza
dell’uomo è non conoscere Cristo, e soprattutto separarsi da lui e combatterlo.
Nel vangelo c’è una dimostrazione violenta della tenebra amara di chi non vuole
riconoscere il Redentore. È quella dei farisei che sono una terra d’ombra, un
punto di oscurità, un cumulo di livore, di amarezza, di disperato affanno. Come
per essi, così per tutti i contraddittori di Gesù, uscire da Lui "Luce
vera che illumina ogni uomo" (Gv 1,9) è trovare sempre tristissima
notte, senza alba e senza sole.
Gioia e amore sono due termini che si
richiamano sempre. Ed è perciò che nella gioia cristiana ha parte determinante
lo Spirito Santo, lo Spirito dell’Amore. Essa è un dono di Lui: "Frutto
dello Spirito è... la gioia" (Gal 5,22). Per questo gli Atti dicono
che "i discepoli erano pieni di gioia e di Spirito Santo" (At
13,52), e san Paolo scrive che i Tessalonicesi "avevano accolto la
parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande
tribolazione" (1Ts 1,6), perché "il regno di Dio non è
questione di cibo o di bevanda, ma è giustizia, pace e gioia nello Spirito
Santo" (Rm 14,17). Tutto questo non è parola
sonante, ma esatta realtà. "Lo Spirito Santo non è
oscuro o mesto: Egli è la gioia dell’amore. L’esistenza
stessa dello Spirito Santo proclama la forza della gioia d’amore e
l’inesauribile eternità di questa gioia" (Galot). Lo Spirito Santo Amore ha in sé
la fonte della gioia. E siccome ci è stato dato come dono supremo dell’amore
del Padre e del Figlio, è sempre attraverso di lui che, in definitiva, passa la
gioia di Cristo e di Dio.
Lo Spirito d’amore e di santificazione
L’AT ci annunzia la
promessa di Dio che vuole espandere il suo Spirito: "Vi darò un cuore
nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di
pietra e vi darò un cuore di carne.
Porrò il mio Spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei statuti e vi
farò osservare e mettere in pratica le mie leggi. Abiterete
nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il
vostro Dio" (Ez
36,26-28).
"L’ equivalenza che la profezia mette
tra Spirito e cuore ci fa capire meglio ciò che è l’effusione dello Spirito
divino. Quando Dio vuol mettere il suo Spirito negli uomini, si può dire che
Egli vuol donare loro il suo proprio cuore,
rimpiazzare il loro cuore con il Suo, o rifare loro un cuore ad immagine del
Suo. Lo Spirito Santo è il cuore di Dio. Il cuore divino del
Padre e del Figlio che comunicandosi agli uomini forma in essi un cuore nuovo" (Galot). Lo Spirito Santo è il cuore di
Dio che diventa il cuore dell’uomo. È l’Amore che ci investe, ci trasforma e ci
fa amare come Lui ama: da questa sinfonia di amore nasce la gioia. Lo Spirito
Santo è l’anello di congiunzione dello straordinario scambio d’amore fra Dio e
noi. La gioia cristiana dell’amore è perciò marcata dall’azione dello Spirito
Santo. "L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo
dello Spirito Santo che ci è stato dato" (Rm
5,5). Di conseguenza lo Spirito Santo ci rende "spirituali" e
"santi". È l’ospite divino che opera in noi affinché "Dio
sia tutto in tutti" (1Cor 15,28). È l’ospite dolce dell’anima che la
unisce sempre più a Cristo. È Lui "che attesta al nostro spirito
che siamo figli di Dio" (Rm 8,16) perché
"tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono
figli di Dio" (Rm 8, 14). Noi siamo il
tempio di Dio, e lo Spirito di Dio abita in noi (1Cor 3,17). Dio ci ha scelti
per la salvezza attraverso l’opera santificatrice dello Spirito e la fede nella
verità (2Ts 2,13). Lo Spirito è il principio della nostra vita divina: siamo
stati generati da Dio (Gv 1,13) nascendo dall’acqua e dallo Spirito (Gv 3,5).
Siamo stati lavati, santificati e giustificati nel nome del Signore Gesù Cristo
e nello Spirito del nostro Dio (1Cor 6,11). È infatti
lo Spirito che trasforma le nostre persone e produce in noi la
risurrezione e la vita eterna. "Se lo Spirito di Colui che ha risuscitato Gesù dai morti abita in voi, Colui che ha
risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali
per mezzo dello Spirito che abita in voi" (Rm
8,11). È Lui "che viene in aiuto alla nostra debolezza, perché nemmeno
sappiamo che cosa sia conveniente domandare, ma lo Spirito stesso intercede con
insistenza per noi con gemiti inesprimibili; e Colui che scruta i cuori sa
quali sono i desideri dello Spirito perché egli intercede per i credenti
secondo i disegni di Dio" (Rm 8,26-27).
Diceva Origene: "Se chi crede è munito della
forza dello Spirito Santo, è certo che ha sempre la pienezza della gioia e
della pace".
Conclusione
"State sempre lieti...:
questa è infatti la volontà di Dio in Cristo Gesù
verso di voi" (1Ts 5,18).
La gioia è un nostro dovere di uomini e di cristiani.
È la testimonianza più credibile e avvincente. La gioia che emana dal cristiano
non può essere un fatto eccezionale, come un abito che si indossa nelle feste
solenni: deve essere un fatto quotidiano, feriale, perché Dio, nostra gioia, è
con noi e dentro di noi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt 28,20).