FIDANZAMENTO
E MATRIMONIO
(Pedron Lino)
La vocazione al
matrimonio
Il matrimonio è
prima una grazia che una scelta. In esso sono coinvolti il Padre, il Figlio
incarnato Gesù e lo Spirito Santo.
Nella visione
cristiana il matrimonio è un dono gratuito soprannaturale, un progetto eterno
di Dio che ci ha pensati uomini e donne in Cristo.
Il matrimonio
quindi non è vocazione per il fatto che il giovane sente un’inclinazione, una
spinta naturale , che lo porta verso l’altro sesso. All’origine di ogni
matrimonio cristiano sta un atto eterno di Dio che ci ha scelti in Cristo
prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati al suo cospetto
nella carità (Ef 1,4). Il matrimonio è quella relazione a due che
prende origine e si modella sull’alleanza che lega Gesù alla Chiesa: Cristo
ha amato
Il matrimonio,
modellato sull’alleanza di Cristo con la sua Chiesa, si uniforma a questo
mistero d’amore: il coniuge che entra nell’alleanza matrimoniale diventa
salvatore dell’altro, viene mandato in missione da Dio all’altro perché
entrambi diventino santi. Il rapporto è diventare salvatore dell’altro come
Cristo è Salvatore della Chiesa.
La scintilla della
vocazione al Matrimonio scaturisce da un atto d’amore di Dio che ci precede.
I due sono
pensati, amati e voluti da Dio come coppia, ossia due diventati uno, per
l’attuazione di un progetto che richiede la vita coniugata per essere
realizzato. Essi sono capaci di dirsi il sì reciproco e definitivo dell’amore
perché Gesù, il Figlio obbediente fino alla morte di croce (Fil 2,8) li rende
capaci con la grazia sacramentale del matrimonio. L’alleanza coniugale fonda le
sue radici nel cuore del Cristo Crocefisso, che ha dato se stesso per
Nella visione
cristiana il matrimonio è un libero ingresso nell’alleanza di Cristo con
Dire che il
matrimonio è un sacramento significa che la vita matrimoniale è resa capace di
contenere e di esprimere la vita di Gesù. Questo sacramento ci mostra quanta
trascendenza comporti il matrimonio cristiano rispetto all’esperienza puramente
umana dell’amore di coppia. Ma quale forma di vita matrimoniale è idonea a
esprimere la vita di Gesù? Evidentemente quella che unisce l’uomo e la donna in
una comunione profonda, fedele, indissolubile e feconda, come è l’unione di
Cristo con la sua Chiesa. Nella coppia cristiana Gesù non è presente solamente
come modello, ma soprattutto come Salvatore perché anche il matrimonio è stato
ferito dal peccato e gli sposi devono essere liberati da Cristo dalla durezza
del cuore, dall’egoismo, dall’incapacità di amare (Mt 19,8). Il matrimonio
chiama due persone a vivere una vita rinata, quella dell’uomo nuovo, che
è Gesù (2 Cor 5,17; Gal 6,15) e per questo occorre un cuore nuovo, ossia
la grazia di Dio che rende possibile un nuovo e forte impegno morale.
Questa esistenza
nuova è del tutto originale rispetto ai modelli proposti dalla mentalità del
mondo (Rm 12,2); è un’esistenza vissuta secondo Dio nella giustizia e nella
santità vera (Ef 4,24). Gli sposi, accettando la visione cristiana del
matrimonio, si espongono al rischio di non essere compresi da coloro che seguono
l’andazzo del mondo. Lo stare con Gesù e seguire gli insegnamenti del suo
vangelo comporta infatti il portare la croce, il vivere i suoi sentimenti (Fil
2,5) e il diventare testimoni della sua risurrezione. Anche gli sposi cristiani
dovranno, come Gesù nei riguardi della Chiesa, dare la vita l’uno per l’altro e
insieme per i figli e per il mondo intero.
Per capire questo
dono, per accogliere il matrimonio come mistero, per avvertirne tutta la
trascendenza, per goderne la ricchezza e gustarne la gioia occorre uno sguardo
contemplativo. Solo chi ne percepisce la grandezza reale può aprirsi alla lode
e al ringraziamento verso Dio che opera tali meraviglie.
Vivere la vita
coniugale come luogo della sequela e dell’imitazione di Cristo, come
celebrazione dell’alleanza, come reciproca salvezza ed educazione nella fede, è
opera dello Spirito Santo, sorgente di ogni vocazione.
La vocazione e la
missione della Chiesa è una sola, e ogni vocazione, anche quella coniugale,
inserisce il cristiano nella missione della Chiesa: A ciascuno è data una
manifestazione particolare dello Spirito per l’utilità comune (1 Cor 12,7).
Ogni vocazione è sempre per la missione e il servizio. Diventare marito e
moglie nel Signore è una chiamata a diventare coppia e famiglia, ma anche a mettersi
al servizio della Chiesa per la sua missione nel mondo.
La grazia del
fidanzamento
Sposi e genitori
non ci si improvvisa. Bisogna prepararsi seriamente al matrimonio. Sembra che
molti si trovino sposati senza averlo voluto realmente e che tanti si sposino
in Chiesa senza sapere che cosa fanno. Il fidanzamento va riscoperto e
presentato come un importante tirocinio della coppia per una maturazione
spirituale del rapporto affettivo. Esso è un tempo di grazia che trae forza dal
battesimo e dalla stessa vocazione coniugale che attende di essere
concretizzata. È un tempo di formazione caratterizzato da una propria
spiritualità. È un tempo di testimonianza e di azione ecclesiale che ha le
caratteristiche di una specifica solidarietà di coppia.
Il fidanzamento
non va vissuto solo come preparazione al matrimonio, ma anche come un tempo
importante in se stesso e da vivere come grazia e in particolare come un tempo
di ricerca vocazionale.
In questo periodo
di tempo i fidanzati sono tenuti a interrogarsi sulla stessa vocazione al
matrimonio e sulla reciproca scelta. Il fidanzamento è un tempo di conoscenza
di sé e delle proprie capacità nell’arte difficile dell’amare e del
comprendersi, superando a poco a poco il proprio egoismo e aiutando l’altro a
fare altrettanto.
Il fidanzamento
non è una stagione della vita da mettere tra parentesi perché ha le sue grazie,
la sua preghiera, le sue ricchezze e le sue povertà.
La preparazione
immediata al matrimonio
La pastorale dei
fidanzati si è finora quasi esclusivamente ridotta alla preparazione immediata
al sacramento del matrimonio. Essa deve essere una vera e propria
evangelizzazione degli adulti e spesso dei lontani. Essa avviene in un momento
particolare della loro vita, quando sono disponibili a cambiare anche l’orientamento
dell’esistenza perché affrontano il fatto di lasciare padre e madre e di
assumere responsabilità definitive, in rapporto affettuoso e intenso con
un’altra persona. Questo è dunque tempo di conversione e di grazia.
Molte coppie che
si rivolgono alla Chiesa per celebrare il loro matrimonio, di fatto non
chiedono alla Chiesa quello che essa vuole offrire loro e cioè l’incontro con
Gesù il salvatore, il compagno di viaggio, il modello, il Signore della loro
vita.
La pastorale
per le giovani coppie
Oltre al tempo del
fidanzamento vi è un altro tempo che merita un’attenzione speciale da parte
della Chiesa e nei riguardi del quale la pastorale della Chiesa appare ancora
inadeguata: il tempo dei primi anni del matrimonio.
Il matrimonio
introduce gli sposi nel mistero della grazia e della missione sponsale. I due
giovani sposi per primi sono chiamati a essere l’uno per l’altro guida in
questo cammino di scoperta della realtà umana e divina che li costituisce
coppia. Ma in questo cammino non possono essere lasciati soli: la comunità
ecclesiale, nella quale e per la quale sono diventati una carne sola nel
Signore, non li può abbandonare: essi hanno il diritto di essere accompagnati.
Dunque la comunità
ecclesiale in tutte le sue espressioni e dimensioni deve sentirsi responsabile
delle giovani coppie. Il matrimonio è una realtà nuova, ricca di risorse e irta
di difficoltà interiori ed esteriori, spirituali e naturali. La maturazione
delle giovani coppie è segnata da autonomia nei confronti delle famiglie di
origine in vista di un percorso originale, unico e irripetibile. L’avvenire
della famiglia passa attraverso la coppia. L’avvenire dell’umanità passa
attraverso la famiglia (FC, 86).
I primi anni di
matrimonio sono il cammino che gli sposi percorrono per giungere a una vita
vissuta in coppia e con i figli. Questo esige che ciascuno esca da se stesso
per realizzare una comunione totale con il coniuge, per assumere con
responsabilità il ministero del dare la vita e per entrare nell’alleanza con
Dio divenendo pienamente responsabile della vita dell’altro. I giovani sposi
possono contare su risorse abbondanti di grazia e di natura per realizzare
questo progetto umano e divino insieme. È importante ricordare che l’educazione
non è riservata solo ai bambini. Tutti siamo inseriti in un cammino di
formazione permanente. Ogni persona mantiene, anche da adulta, una capacità di
cambiamento, di miglioramento o di peggioramento. Per questo ognuno deve
trafficare i talenti propri della sua stagione di vita. La responsabilità che
le giovani coppie sono chiamate ad assumersi devono rispettare un giusto
equilibrio tra le esigenze di presenza e di impegno all’interno della coppia e
della famiglia e quelle all’esterno nella professione e nella vita ecclesiale e
sociale. In caso di dubbio o di conflitto tra queste esigenze, gli sposi non
esitino a privilegiare il loro primo dovere che è quello di essere coppia e
famiglia.
La comunità
ecclesiale deve riconoscere che la coppia degli sposi ha una propria
originalità e dei propri ritmi di crescita che devono essere rispettati. Tutti
nella comunità devono essere consapevoli del fatto che un uomo e una donna
stanno costruendo un modo nuovo di vivere e una comunità di vita nuova. Per
questo bisogna apprezzare e accogliere il messaggio di vita e di speranza che è
in loro e rispettare i loro tempi di crescita senza intrusioni e senza
pretendere da essi servizi pastorali o sociali per i quali la coppia non è
ancora matura o che potrebbero in qualche modo mettere in pericolo la sua
compattezza reale. Per evitare questo, è bene che gli sposi lavorino in coppia
ogni volta che questo è possibile, almeno all’interno della comunità cristiana.
Per creare gruppi
di coppie che condividono gli ideali del matrimonio cristiano non basta
radunarle in qualche modo, ma bisogna offrire loro dei contenuti e delle
motivazioni validi e allettanti. E per fare loro delle offerte interessanti occorre
conoscerle, ascoltarle e comprendere il loro linguaggio e i loro problemi.
Occorre stabilire
con loro una comunicazione positiva e affettuosa. Si deve, in particolare,
riflettere con loro su ciò che è necessario per fare coppia affinché diventino
veramente salvatori uno dell’altro e responsabili dei figli che hanno messo al
mondo, educandoli secondo il vangelo, per costruire insieme con essi una piccola
chiesa domestica.
Una pastorale
seria e attenta della comunità ecclesiale non può trascurare le coppie dei
conviventi e degli sposati col solo rito civile, anzi deve predisporsi a
iniziare con loro un dialogo serio e rispettoso per avviare e sostenere un
cammino di fede che li conduca, senza indebite pressioni o ricatti, a una
scoperta del valore cristiano del matrimonio.
Il sacerdote e
la famiglia
L’eucaristia è la
comunione con Gesù Cristo che dà se stesso, il proprio corpo e il proprio
sangue, per la salvezza di tutti. Il matrimonio è un’attuazione e
determinazione particolare di questa comunione. Il matrimonio cristiano è
considerato, secondo la proposta di san Paolo in Ef 5,25, soprattutto
nell’aspetto di donazione che gli è intrinseco. Nel dono reciproco i coniugi
cristiani esprimono e mettono in evidenza ciascuno la propria comunione al
Cristo dell’eucaristia, cioè al Cristo che dona se stesso per compiere la
salvezza degli altri. La stessa carità dell’eucaristia alimenta la carità del
matrimonio; la stessa grazia dell’eucaristia opera nel matrimonio; lo stesso
Spirito dell’eucaristia anima e vivifica il matrimonio. Per questo si vede
molto bene l’importanza decisiva della vita eucaristica per la spiritualità
coniugale e familiare e si coglie altrettanto bene il primo fondamentale legame
tra il ministero sacerdotale e la vita della coppia e della famiglia cristiana.
Il presidente della celebrazione eucaristica svolge un servizio specifico per
la vita matrimoniale: è il ministro del dono della comunione con Cristo per la
vita di comunione degli sposi.
La messa
domenicale e festiva è per eccellenza la convocazione delle famiglie per la
rinnovazione sacrificale dell’alleanza nuova, dalla quale si attinge la forza
della comunione all’interno della singola famiglia e delle famiglie cristiane
tra di loro.
Il sacerdote deve
essere suscitatore ed educatore di famiglie cristiane dove gli sposi, in forza
dei sacramenti ricevuti, sono testimoni e cooperatori della fecondità della
madre Chiesa (LG, 41).
Gli sposi devono
sapere che sono inviati da Dio in missione ad annunciare il vangelo l’uno
all’altro, e i genitori inviati in missione ai figli e i figli ai genitori. Poi
le famiglie cristiane devono sentirsi inviate in missione alle altre famiglie
per annunciare il vangelo della salvezza, testimoniando la propria felicità
familiare dovuta alla novità cristiana del loro matrimonio e prendendo parte
con i propri carismi e le proprie esperienze particolari alla pastorale
comunitaria della comunità.
Il compito del
sacerdote è quello di suscitare, coordinare e guidare l’esercizio di questi
compiti specifici della famiglia cristiana.
Il servizio del
sacerdote alla famiglia deve, infine, svolgersi sul piano della testimonianza
dell’amore misericordioso e dell’amore verginale.
Il sacerdote è il
ministro della riconciliazione (2 Cor 5,18-20). I coniugi devono poter vedere
nei loro preti la trasparenza della misericordia del Padre rivelata in Gesù venuto
non per giudicare, ma per salvare, intransigente con il male, ma misericordioso
verso i peccatori. Nelle loro difficoltà, i coniugi ritrovino sempre nella
parola e nel cuore del sacerdote l’eco della voce e dell’amore del Redentore
(HV, 29).
I sacerdoti vivono
il loro ministero con il carisma del celibato evangelico e perciò proclamano
agli sposi cristiani e alle famiglie il profondo significato spirituale e il
compimento futuro del matrimonio. Quanto al prete che vive lietamente e
gioiosamente il suo celibato sacerdotale, egli ha una grazia propria e una
libertà per aiutare le coppie, tutte le coppie, a costruire il loro amore e a
farlo sviluppare nelle linee del vangelo... Egli esperimenta, e con lui le
famiglie, quanto i sacramenti e i carismi vissuti nella chiesa siano
complementari e concorrano a edificare il corpo di Cristo e a riunire
nell’unità il popolo di Dio (Card. J. Suenens).
Il Vangelo
della carità per i chiamati al matrimonio
Nell’edificazione
di una comunità ecclesiale unita nella carità e nella verità di Cristo, è
fondamentale la testimonianza e la missione della famiglia cristiana.
Costituita dal sacramento del matrimonio "chiesa domestica", la
famiglia riceve la missione di custodire, rivelare e comunicare l’amore, quale
riflesso vivo e reale partecipazione dell’amore di Dio per l’umanità e
dell’amore di Cristo Signore per la sua Chiesa (FC, 17). Essa è il primo luogo in cui l’annuncio del
vangelo della carità può essere da tutti vissuto e verificato in maniera
semplice e spontanea: marito e moglie, genitori e figli, giovani e anziani. Il
rapporto di reciproca carità fra l’uomo e la donna, primo e originario segno
dell’amore trinitario di Dio, la fedeltà coniugale, la paternità e maternità
responsabile e generosa, l’educazione delle nuove generazioni all’autentica
libertà dei figli di Dio, l’accoglienza degli anziani e l’impegno di aiuto
verso le famiglie in difficoltà, se praticati con coerenza e dedizione, in un contesto
sociale spesso non disponibile e anche ostile, fanno della famiglia la prima
vivificante cellula da cui ripartire per tessere rapporti di autentica umanità
nella vita sociale.
La pastorale di
preparazione e formazione al matrimonio e la cura pastorale, morale e culturale
delle famiglie cristiane rappresenta un compito prioritario della pastorale.
Sottolineiamo tre
aspetti dell’identità cristiana del matrimonio che occorre far conoscere ai
fidanzati e agli sposi.
a) Vocazione
all’unità
La vocazione al
matrimonio è innanzitutto vocazione all’unità, perché i due formano una carne
sola, come il Cristo e la sua chiesa (Gen 2,24; Ef 5,31-32), per cui ciascuno è
chiamato ad amare l’altro come se stesso. Gli sposi devono mettere tutto in
comune, senza che nessuno dei due si senta proprietario dell’altro e si
comporti come tale. Ricercare l’unità spirituale giorno dopo giorno, resistendo
alla tentazione di ridurre l’altro a se stesso, strumento dei propri gusti,
piaceri, interessi, è la difficile ed esaltante ascesa della vita a due. Questo
richiede la preghiera comune, la castità coniugale e il coraggio del perdono
reciproco.
b) Vocazione al
dono della vita
La vocazione
matrimoniale è vocazione al dono responsabile della vita. La comunione
matrimoniale tende di natura sua a espandersi nella comunità familiare per cui
la coppia diventa famiglia con la generazione dei figli. Tutta la storia sacra
dell’alleanza è scritta dalle generazioni, da quella di Adamo a quella di
Abramo, da quella di Davide a quella di Maria. Questa storia sacra continua
nella chiesa attraverso le generazioni degli sposi cristiani. Questo aspetto
della verità rivelata è spesso ignorato e disatteso dalle coppie cristiane. Gli
sposi sono chiamati a far proseguire la storia sacra, la storia della Chiesa di
oggi. Nel mistero della concezione e della nascita di una persona umana, Dio
stesso è il protagonista, perché la vita originariamente dal suo amore
trinitario attraverso la sua parola creatrice, e gli sposi ne sono i
collaboratori, chiamati a partecipare a quella paternità e maternità divina di
cui ci parla
A questo riguardo
si deve dire apertamente che non poche di queste difficoltà sociali ed
economiche dipendono da precise responsabilità socio-politiche. Lo stato ha il
dovere di sviluppare una politica della casa e una politica demografica che
rendano accessibili a tutti la costituzione di nuovi nuclei familiari e
rispettino la libertà di chi crede in una famiglia numerosa. La famiglia viene
prima dello stato. Deve essere la verità della famiglia a ispirare le norme
statali e non il contrario. Lo stato non può decidere la natura della famiglia,
la deve rispettare e servire.
Le giovani coppie
hanno soprattutto bisogno di essere aiutate a scoprire il valore e la bellezza
della procreazione e quindi della paternità/maternità responsabili, reagendo
alla mentalità corrente che considera i figli come un peso. Il rifiuto
programmato del figlio o la subordinazione ad altro scopo che non sia lui
stesso - ogni figlio è un valore in sé e per sé, perché è persona umana, e come
tale va voluto, considerato e trattato - è la prima causa di una società
ingiusta e violenta, che non è più capace di rispettare ogni vita umana per se
stessa e in ogni momento della sua esistenza. Lo stesso problema della
vocazione alla vita sacerdotale o religiosa dipende dall’atteggiamento che le
giovani coppie tengono nei confronti dei figli, perché soltanto là dove vi è
questa visione cristiana della vita coniugale come dono generoso della vita, si
può essere pronti a donare a Dio un proprio figlio o figlia per il sacerdozio o
per la vita consacrata.
E perché si abbia
la luce per comprendere dal di dentro e la forza per volere e vivere questa
novità cristiana nei riguardi della vita e della generazione occorre tanta
preghiera personale e familiare.
c) Vocazione
alla santità
La vocazione
matrimoniale è vocazione alla santità, a cui tutti siamo chiamati. Marito e
moglie, proprio facendo gli sposi e i genitori, si santificano reciprocamente.
Non è facendo altro che si tende alla perfezione cristiana, ma vivendo ognuno
secondo Dio all’interno delle realtà e degli impegni quotidiani che
caratterizzano la propria vocazione.
Comportarsi in
maniera degna della propria vocazione (Ef 4,1-3) significa vivere nello Spirito
di Cristo la vita di fede, speranza e carità nello specifico della propria
condizione di vita.
L’essere una sola
cosa nello spirito e nel corpo, l’essere responsabili e generosi nel donare la
vita, colloca gli sposi in quel mistero di comunione tra i cristiani che
manifesta nella storia la comunione trinitaria e permette agli uomini di
riconoscere in Gesù di Nazaret il figlio inviato dal Padre, rivelatore del suo
ineffabile amore.
Gesù ha pregato: Come
tu, Padre, sei in me e io in te siano anche essi una cosa sola, perché il mondo
creda che tu mi hai mandato... Io in loro e tu in me, perché siano perfetti
nell’unità e il mondo sappia che tu mi hai mandato e li hai amati come hai
amato me (Gv 17,21-23).
Dunque, vivendo
l’unità sponsale nel dono totale dell’uno all’altro per donare la vita, gli sposi
si scoprano missionari: annunciano al mondo che Dio ama tutti come ama il
Figlio Gesù. È la dimensione missionaria intrinseca alla vocazione matrimoniale
e familiare che va ricordata ai fidanzati perché vi si preparino e agli sposi
perché la vivano. Essi devono sapere di essere protagonisti dell’annuncio
cristiano di salvezza, protagonisti nella chiesa, vivendo il loro essere chiesa
domestica, e, nella società, vivendo il loro essere famiglia, cellula
originaria della società. La nostra chiesa di oggi ha bisogno più che mai di
questa missionarietà perché vive in una società che accetta e diffonde
concezioni e modi di vita matrimoniali e familiari riduttivi e spesso negativi.
Gli sposi e i
genitori cristiani evangelizzano con il loro modo di vivere il matrimonio
cristiano come esperienza reale, possibile e piena di senso.
In questa
prospettiva essi sono inviati al servizio delle altre coppie collaborando alla
pastorale in loro favore, promuovendo incontri e gruppi familiari, organizzando
centri di ascolto per le famiglie in difficoltà, aprendo la loro casa
all’accoglienza, accettando esperienze di affido e di adozione, sostenendo i
consultori familiari e i centri per la regolazione naturale della fertilità,
partecipando all’impegno sociale più diretto perché politica ed economia, siano
più rispettose e attente ai diritti primari della persona e della famiglia.
E tutto questo è
possibile con l’aiuto della fede e della preghiera: Se avrete fede e non
dubiterete... anche se direte a questo monte: Levati di lì e gettati nel mare,
ciò avverrà. E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo
otterrete (Mt 21,21-22).
Preghiera degli
sposi
Ci hai
chiamati, Signore, a fondare insieme questa famiglia; dacci la forza d’animarla
del tuo amore il quale possa sostenere tutti quanti vivranno in essa.
Che la nostra
casa sia accogliente a quanti vorranno riscaldarsi. Insegnaci a progredire
nell’aiuto reciproco sotto il tuo sguardo, a fare la tua volontà tutti i giorni
della nostra vita, a manifestarti i nostri progetti, a offrirti le nostre gioie
e le nostre sofferenze, a portare a te i figli che ci vorrai dare.
Ti ringraziamo del
nostro amore, tu che sei l’amore, Signore.