SESSUALITÀ
DONO DI DIO
(Pedron Lino)
Introduzione
Parliamo con
serenità e con serietà della sessualità che è un dono di Dio.
Non parliamo per
chi fonda la sua etica sessuale sugli slogans e sui mezzi
di comunicazione, sull’edonismo e sulla morale di massa. La massa non può
dettare legge all’uomo. Se l’uomo soggiace alla massa, perde la sua dignità di uomo. Parliamo invece per chi ha il coraggio di
confrontarsi anche in campo sessuale con le idee e gli insegnamenti di Gesù
Cristo.
Il cristiano deve
spazzar via con molta decisione un tabù: che la sessualità abbia qualcosa di
macchiato. Dice un teologo: "Nel mondo nulla è sporco; esiste solo un modo
sporco di usare le cose pulite. Il male è solo nel cuore dell’uomo".
Il problema della
sessualità è insozzato su larga scala dalla pornografia dilagante. Troppa gente
si sta accodando a questo costume disdicevole: oggi non sembra più possibile
parlare di sessualità senza che venga recepita come
qualcosa di poco pulito. Bisogna avere il coraggio di proclamare con tutte le
forze che la sessualità è una cosa sana, che è stata creata da Dio e perciò non
deve essere imbrattata da nessuno; che la sessualità è finalizzata
da Dio alla promozione dell’uomo, cioè alla sua realizzazione, alla sua
completezza. E non è solo una realtà sana dell’uomo: è
una realtà che eleva l’uomo verso Dio e quindi è una cosa santa.
Tutto ciò che
viene da Dio è santo e l’uomo non ha il diritto di inquinarlo: questa è la
prima contestazione che i cristiani devono fare. Chi non lo capisce, non ha
capito nulla della sessualità. Ecco come parla
L’amore ha
sempre l’A maiuscola
L’etica sessuale
ha il suo fondamento nella parola di Dio. Nella prima pagina della Bibbia Dio
dice: "Facciamo l’uomo a nostra immagine, a nostra somiglianza" ( Gen
1,26). L’uomo è modellato sulla bellezza di Dio. Quando parliamo di etica sessuale, dobbiamo sempre aver chiaro nella mente
questo principio: è il faro luminoso che rischiara tutta la problematica umana,
in tutti i campi. È un principio elementarissimo che
deve ispirare ogni filosofia sull’uomo. Allora partiamo da Dio per capire
l’uomo. Chi è Dio?
Il primo amore è
Dio. L’uomo è fatto anzitutto per amare il Primo Amore, Dio; poi per amare i
suoi fratelli. L’uomo è una scintilla di amore
scoccata dal cuore di Dio. Il nucleo centrale dell’Io umano
è l’amore. L’uomo esiste per amare e per essere amato. Quanti fiumi di amore attraversano la vita dell’uomo e la rendono più
bella: l’amore paterno, l’amore materno, l’amore filiale, l’amore di amicizia,
l’amore dei fidanzati, l’amore coniugale. Dio è la sorgente di tutte queste
forme di amore. L’uomo che non impara ad amare è un
essere impoverito nella sua essenza più profonda. L’uomo che non ama è una
profanazione del progetto di Dio. L’uomo che non ama è votato all’assurdo, alla
tristezza, al nulla; diventa uno sgorbio intollerabile a se stesso e a Dio.
"Quando al sesso si chiede soltanto il piacere,
si perde di vista l’amore. E ciò è distruggere con le nostre mani quanto di più
bello Dio ha progettato per noi" (G. Bosticco).
L’amore è
comunione
L’amore è
comunione. L’amore di una mamma è vivere per il suo bambino,
è comunione con la sua creatura. L’amore di due amici è condividere
tempo, affetti, gioie e pene.
Dio è amore. Ma l’amore è comunione. Dio allora è la più alta realtà di
comunione. Per questo
Anche l’uomo che ama è una realtà di comunione: comunione
con le cose, con le persone, con Dio.
La vita dell’uomo
è un cammino per imparare ad amare: prima i genitori, poi la famiglia, poi gli
amici, poi una persona in particolare. E attraverso questo esercizio
di comunione l’uomo matura verso la grande comunione con Dio che è il suo
destino supremo.
La sessualità
La sessualità
affonda le sue radici nella socialità dell’amore. Dio ha messo nelle profondità
dell’essere umano delle esigenze profonde di
comunione: porta l’uomo alla ricerca di Dio, fino alla comunione con lui.
La socialità è
un’altra di queste esigenze profonde di comunione con i fratelli. Se si spegnesse nell’uomo il desiderio di dialogare con gli
altri, sarebbe uno dei segnali più funesti della sua disgregazione psichica.
La sessualità è
un’altra esigenza che porta l’uomo verso una comunione profondissima con un
"tu" particolare.
La sessualità
dunque è una forza voluta da Dio per il bene dell’uomo, per la sua maturazione a una comunione profonda, per realizzare un progetto di Dio.
Non è una forza cieca, è una tensione accesa da Dio, voluta da Dio; è un
sapiente progetto di amore per l’uomo. Sullo stelo
della sessualità deve sbocciare l’amore: è questa l’intenzione di Dio.
Questa forza che
spinge verso un "tu" particolare è un dono
sapiente di Dio, non è forza disordinata e cattiva. Perciò
va accolta, difesa, aiutata, purificata fino a maturarla in autentico amore.
Anche l’animale ha l’istinto sessuale. Che
differenza c’è tra la sessualità dell’uomo e quella dell’animale? La differenza
è questa: l’uomo è libero, fa delle scelte; l’animale non ha facoltà di
scegliere. Qui sta la grandezza dell’uomo: è libero anche di fronte alle sue
esigenze più profonde. L’uomo ha il potere di dirigere il suo istinto sessuale
e di disciplinarlo; ha il potere di razionalizzare e finalizzare
l’istinto; ha il potere di utilizzare l’istinto per orientarlo all’amore.
Quando l’istinto sessuale è cieco, l’uomo si degrada e
decompone la sua dignità. "Il peccato sessuale consiste nel separare la
sessualità dall’amore. L’uomo viene convogliato sulla
strada dell’egoismo che lo impoverisce e talvolta anche lo abbruttisce"
(G. Bosticco).
Un’intuizione
di Kafka
Il genio di Kafka è stato colpito da un grosso problema dell’uomo:
nell’istinto dell’uomo c’è qualcosa di rotto. Sì! Kakfa
ha ragione. La parola di Dio lo conferma. Nella storia dell’uomo, secondo
L’uomo ha bisogno
di un Salvatore: ha bisogno di luce per capire, per vederci chiaro; e forza per
camminare, per innalzarsi. Questa luce che lo illumina è una persona (cfr. Gv 1,9). Questa forza che lo sostiene è Gesù Cristo.
In Cristo l’uomo è salvato, recuperato, rafforzato, trasformato, rinnovato: in
lui trova una speranza nuova, orizzonti nuovi, immensi, che giungono fino alla
santità.
Il problema
dell’uomo è uno solo: accogliere Cristo, entrare nella sua vita, radicarsi in
lui. L’uomo ben piantato in Cristo non può essere travolto dal male.
Accogliere Cristo
È solo Cristo che
guarisce l’uomo e lo rafforza. È solo Cristo la luce vera dell’uomo e la
salvezza che non delude. Cristo è venuto per medicare le debolezze dell’uomo,
per aiutarlo a fare la scelta giusta, per dargli costanza nella lotta, per
camminare passo passo al suo fianco. Leggiamo nella
GS, n. 10: "
Scrive l’apostolo
Paolo: "Quanto alla fornicazione e a ogni specie
di impurità o cupidigia, neppure se ne parli tra voi, come si addice ai santi;
lo stesso si dica per le volgarità, insulsaggini, trivialità: cose tutte
sconvenienti. Si rendano invece azioni di grazie! Perché, sappiatelo bene, nessun fornicatore,
o impuro, o avaro - che è roba da idolatri - avrà parte al regno di Dio e di
Cristo. Nessuno vi inganni con vani
ragionamenti: per queste cose infatti piomba l’ira di Dio sopra coloro che gli
resistono. Non abbiate dunque niente in comune con loro. Se un tempo eravate tenebra, ora siete luce nel Signore. Comportatevi
perciò come i figli della luce..." (Ef 5,3-8).
"Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo che è in voi
e che avete da Dio, e che non appartenete a voi stessi? Infatti
siete stati comprati a caro prezzo. Glorificate Dio nel vostro corpo" (1Cor 6,19-20).
Formarsi
all’amore
È Cristo il grande maestro dell’amore, dell’amore vero, forte, costante.
Cristo è molto esigente in fatto di amore: lui ci ha
amati fino a dare la sua vita per noi. L’uomo che non sa formarsi all’amore non può risolvere i problemi della sua sessualità. Non
illudiamoci: la formazione all’amore è una scuola ardua, ma se ci fidiamo di
Cristo, lui saprà guidarci alla meta.
Amare è voler
bene, è volere il vero bene ed è fare il vero bene della persona amata. Amare è elevare, mai abbassare; è rafforzare, mai indebolire; è
comunicare felicità, mai sprofondare la persona che si ama nella frustrazione e
nella colpa. Amare è medicare la fragilità di chi si ama, è colmare il
vuoto, è dare un ideale, è trasmettere fede e speranza.
Amare non è mai
cercare il proprio interesse, non è mai sfruttare, non è mai strumentalizzare
la persona amata. L’amore esige prima di tutto di vincere il proprio egoismo.
Amare è donarsi.
Piange il cuore al
vedere tanti fallimenti nell’amore, tanti matrimoni sfasciati, tante famiglie
distrutte. Perché succedono questi disastri? Per un
motivo molto semplice: all’origine di questi matrimoni non c’era sufficiente
formazione all’amore; c’era dell’attrazione, della simpatia, c’erano degli
interessi di vario genere e a vari livelli, ma il tutto era inquinato da una
dose più o meno grande di egoismo e di
strumentalizzazione dell’altro.
Amare è donarsi. Ma come può donarsi chi non si possiede, chi non sa
controllare e gradatamente diminuire, fino a farlo scomparire, il proprio
egoismo?
Donarsi è vivere per la persona amata, è sacrificarsi per la persona
amata.
L’amore che non è
eterno, non è amore.
L’amore che non è
esclusivo, non è amore.
L’amore che non è
puro, non è amore.
L’amore che non
impegna tutta la vita, non è amore.
Sono necessarie
due tappe nella formazione all’amore:
1) bisogna
formarsi nel dare;
2) bisogna
formarsi nel ricevere.
Bisogna formarsi a
dare senza impoverire, senza abbassare, senza regredire.
Bisogna formarsi a
ricevere, ad accogliere il dono dell’altro senza strumentalizzarlo,
senza defraudarlo, senza impoverirlo.
Bisogna imparare a
dare e a ricevere per progredire insieme nel dare e nel ricevere.
Formarsi alla
libertà
Finché uno è
schiavo di se stesso non è preparato per amare. Finché
predominano in lui la volgarità e la sensualità è
immaturo all’amore. Fino a quando uno non sa comandare a se
stesso non è capace di amare. Sono verità dolorose e doverose che bisogna ribadire con coraggio alla gente di ogni età, sesso e
vocazione. Gesù Cristo è esigente con la nostra formazione all’amore: per
questo è esigente con la nostra formazione alla libertà interiore. È alla sua
scuola che impariamo la vera libertà, quella interiore,
profonda.
Cristo parte dal cuore, dal pensiero, dal più profondo dell’uomo. Ci insegna che è lì che bisogna combattere la prima
battaglia della nostra libertà: "Avete inteso che fu detto: non commettere
adulterio. Ma io vi dico: chiunque guarda una donna
per desiderarla ha già commesso adulterio con lei nel suo cuore" (Mt
5,27). Il tradimento e la sensualità hanno un’origine profonda: non cominciano
dagli atti, ma dai pensieri, dal cuore. Dunque è lì la
prima libertà da conquistare: il dominio del proprio pensiero. Cristo l’ha
spiegato chiaramente: "Ciò che esce dall’uomo, questo sì contamina l’uomo.
Dal cuore degli uomini escono le intenzioni cattive: prostituzione, adulteri,
cupidigie, malvagità, impudicizie... Tutte queste cose cattive vengono fuori dal di dentro e contaminano l’uomo" (Mc 7,20-23).
La prima conquista
per la libertà è la pulizia nei pensieri. Piaccia o non piaccia, questo è l’insegnamento di Cristo. Chi è sporco nei pensieri non è un uomo libero. E
l’uomo che non è libero è immaturo per l’amore: cercherà sempre e soprattutto
se stesso.
Gesù condanna la
sensualità quando questa imprigiona la libertà dell’uomo. Ascoltiamo la parola
di Dio: "O non sapete che gli ingiusti non erediteranno il regno di Dio?
Non illudetevi: né immorali, né adulteri, né effeminati, né sodomiti, né ladri,
né avari, né ubriaconi, né maldicenti, né rapaci erediteranno il regno di
Dio" (1Cor 6,9-10). "Quanto alla
fornicazione, e a ogni specie di impurità o cupidigia,
neppure se ne parli tra di voi, come si addice ai santi" (Ef 5,3).
"Questa è la volontà di Dio, la vostra santificazione: che vi asteniate
dall’impudicizia, che ciascuno sappia mantenere il proprio corpo con santità e
rispetto, non come oggetto di passioni e libidine, come i pagani che non
conoscono Dio; che nessuno offenda e inganni in questa materia il proprio
fratello" (1Ts 4,3-6).
Il cristianesimo
non scende a patti con l’impurità e neppure con i compromessi del lassismo
sessuale. Il pensiero di Dio è chiaro a questo riguardo:
"Le opere della carne sono ben note: fornicazione, impurità,
libertinaggio, idolatrìa, stregonerie, inimicizie,
discordia, gelosia, dissensi, divisioni, fazioni, invidie, ubriachezze, orge e
cose del genere; circa queste cose vi preavviso, come già ho detto, che chi le
compie non erediterà il regno di Dio" (Gal 5,19-21).
La vita dell’uomo
deve spaziare in orizzonti diversi. Dio ha dettato con chiarezza il cammino per
l’uomo ragionevole: "Il corpo non è per l’impudicizia, ma per il Signore,
e il Signore è per il corpo. Non sapete che siete tempio
dello Spirito e che non appartenete a voi stessi?" (1Cor 6,13). Perciò Gesù Cristo dice no alla masturbazione quando è
colpevole, volontaria, cosciente, perché lede profondamente la libertà
dell’uomo. La masturbazione (anche la psicologia lo conferma) è lesiva della
personalità, è un ripiegamento egoistico, è una deturpazione della natura, è un
segno grave di immaturità.
L’impurità è una
devastazione grave della libertà. Noi pensiamo, parliamo, operiamo secondo
quello che siamo. L’istante in cui diventiamo schiavi
dell’impurità non siamo più liberi nel pensare, nel parlare e nell’agire.
La masturbazione
si può vincere. La sincerità con se stessi e la volontà decisa di correggersi
sono le prime condizioni richieste per la riuscita. Può essere di grande aiuto
il dialogo con un sacerdote o con altra persona degna della nostra fiducia:
essi possono insegnarci a lottare nel modo giusto e a non perderci d’animo per
gli eventuali insuccessi.
Chi
lotta con metodo e intelligenza, chi prega, chi celebra frequentemente e con
fede i sacramenti, può uscire in breve tempo da questa cattiva abitudine. È urgente cominciare subito, perché la masturbazione
è diseducazione all’amore e crea una psicologia egoistica, incapace di amare: fa evadere dalla realtà e butta in uno squallido
mondo di egoismo. Così parla
Formarsi al
sacro
È la mancanza di
formazione al senso del sacro ciò che manca maggiormente nell’etica sessuale. Quando si pensa che Dio ha legato all’atto sessuale il
miracolo della trasmissione della vita, non si può prendere con leggerezza il
problema sessuale. Chi profana la sessualità, compie un delitto, perché Dio
l’ha coordinata con tutto l’essere umano, l’ha legata al fisico, alla psiche,
al mondo affettivo: l’ha innestata alle ricchezze più profonde dell’essere.
Nel progetto di
Dio l’essere umano è un miracolo di sapienza, e la sessualità è uno degli
aspetti più nobili dell’uomo, perché Dio l’ha voluta come
mezzo per la trasmissione della vita umana.
L’atto sessuale è
un atto sacro perché Dio l’ha fatto sacro. Nella spiritualità indù, gli sposi
sono invitati a compiere l’atto coniugale come un rito sacro, nella
preparazione spirituale e nella preghiera. Se Dio stima così l’atto sessuale,
nessuno deve profanarlo o farlo oggetto di sfruttamento, di egoismo,
di volgarità. L’atto sessuale non è un gioco e tanto meno un atto di egoismo: può essere vero, umano, dignitoso e secondo la
volontà di Dio, solo se è un atto di amore.
Gli sposi
cristiani compiono l’atto sessuale come espressione di amore
a Dio, al coniuge e ai figli. Per arrivare a questo livello
di significato e di contenuti, bisogna pregare e purificarsi dai propri egoismi.
Vista in questa luce, la sessualità diventa esigente, bella e santa.
È per questo che
Risposte ad
alcune domande
1) Che male c’è?
Fanno tutti così!
È la coscienza
formata e bene informata che deve ispirare gli atti di ogni
uomo. E per il cristiano è la coscienza illuminata
dagli insegnamenti di Cristo. Il fatto che facciano tutti così o il contrario
di così non significa nulla: bisogna vedere se è giusto o sbagliato.
Dio vuole che
l’amore sia crescita, non distruzione. La sessualità senza
freno non fa crescere l’amore, ma lo indebolisce, perché è egoismo. È per questo che Dio ci chiede di dire no alle scelte
istintive di comodo: perché sono egoismo e non amore, perché ci fanno camminare
verso il basso e non verso l’alto.
I matrimoni che si
sfasciano sono quasi sempre cominciati male: erano
stati fondati su tante cose, ma non sull’amore, sul sacrificio, sul dominio di
sé. Fino a quando cerchiamo l’altro/a a motivo del
nostro egoismo, inquiniamo e distruggiamo il nostro amore e il suo. Se l’amore ha sempre bisogno di sensazioni, di divertimento,
di soddisfazioni sessuali, è un amore egoistico e immaturo. Meglio sarebbe dire
senza mezzi termini: non è amore.
Dio ci chiede un
amore che sappia reggere alle difficoltà della vita,
un amore che resista ai capricci del momento, un amore che cresce e si purifica
ogni giorno.
2) La castità è
possibile?
Sì, la castità è
possibile. Però è necessario che non sia l’egoismo la
realtà che ispira la vita. Cristo ha voluto che nella sua Chiesa esistessero
persone di ogni età disposte a vivere nella castità
perfetta per tutta la vita.
Nella Chiesa
esistono circa un milione di donne e un milione di uomini
(religiosi e preti) che si sono impegnati in nome di Gesù Cristo a vivere nella
castità totale e perfetta.
In tutte le grandi
religioni storiche (eccettuato forse l’Islam) esiste il culto della castità
perfetta. Questo dimostra che la castità è possibile all’uomo, anche la castità
perfetta che
3)
La masturbazione non fa male a nessuno. Perché
Non è
4)
Tutti gli psicologi consigliano i rapporti prematrimoniali. È vero?
Gli psicologi
onesti no. E gli psicologi cristiani ti diranno
sempre che i rapporti prematrimoniali ti fissano nell’immaturità e nella
falsità perché ti comporti da sposato senza esserlo. Erich
Fromm scrive: "La prima condizione dell’amore è
la libertà. Libertà nel senso di essere privi di
pastoie, di non essere legati e inceppati dalle cose e dal proprio io". La
schiavitù del sesso, il non saper comandare alle proprie passioni è una
prigione che non lascia liberi per pensare, fare e risolvere i tanti altri
problemi della vita. E chi non impara a comandare a se stesso durante il fidanzamento non saprà comandare a se stesso neppure nel
matrimonio; e così ci si trascina dietro per tutta la vita il problema.
5) Perché il
matrimonio in Chiesa? Cosa c’entra
Il matrimonio
cristiano è questo: Gesù Cristo che unisce un uomo e una donna e dà loro la
forza di amarsi fino alla morte, donandosi totalmente,
sfidando tutte le vicissitudini della vita, i momenti facili e difficili
dell’amore, le incomprensioni, le gelosie e gli egoismi.
Abbiamo bisogno di
Cristo che purifichi il nostro amore, che lo renda forte, costante, pronto ad
affrontare gli immancabili sacrifici. Ecco perché c’è un
sacramento, ecco perché Gesù vuol entrare nel matrimonio. Un uomo deve
sentire il bisogno di fare entrare Cristo nel suo matrimonio proprio perché ama
la sua donna, perché non la vuole deludere, perché non la vuole ingannare. E lei ha bisogno di Cristo per saper rispondere all’amore
del suo uomo in modo totale e per sempre. È questo il senso del sacramento del
matrimonio cristiano.
6) La castità è
difficile?
Sì, la castità è
una vetta altissima, è una parete di sesto grado: richiede allenamento e
attrezzatura per la scalata. Chi lascia allo stato brado i suoi istinti, non è
allenato alle vette. Chi accontenta se stesso in tutto, chi non ha il dominio
di sé, chi non sa mortificarsi e fare dei sacrifici, non riesce a essere casto. Scrive san Paolo: "Ogni atleta è
temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi
invece una incorruttibile. Io
dunque corro, ma non come chi batte l’aria, anzi tratto duramente il mio corpo
e lo trascino in schiavitù perché non succeda che dopo aver predicato agli
altri venga io stesso squalificato" (1Cor 9,25-27).
Oltre questo allenamento continuo ed esigente, occorre
l’attrezzatura. L’attrezzatura fondamentale per la castità è la preghiera:
senza di essa la castità è impossibile. La preghiera è
la potenza di Dio che entra in noi e ci dà tutta la forza necessaria per
superare le difficoltà e le tentazioni: "Dio è fedele e non permetterà che
siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via
d’uscita e la forza per sopportarla" (1Cor
10,13). Ma bisogna imparare a pregare, bisogna essere
costanti nella preghiera. Non basta una preghiera appiccicata alla nostra vita
come un francobollo: occorre imparare a pregare e a migliorare e qualificare la
nostra preghiera. Chi impara a pregare, impara la strada della castità.
Poi c’è una
seconda attrezzatura: la vigilanza. Siamo fragili. Non dobbiamo peccare di ingenuità. Chi è presuntuoso e non ha paura della propria
debolezza, è difficile che si salvi dai tranelli della sessualità.
7)
Chi sceglie come ideale il celibato per tutta la vita, deve avere delle doti
eccezionali?
No! È semplicemente
uno chiamato da Dio e ha la grazia per rispondere a
questa chiamata. Chi sceglie il celibato e lo sa mantenere per tutta la vita,
non è un essere eccezionale; è un uomo in carne e ossa che lotta come tutti gli
altri contro i suoi istinti, che si sente debole come gli altri, ma che ha
trovato un segreto che lo rende forte: Cristo.
Normalmente non
basta un ideale alto e nobile per sorreggere la castità perfetta. Ci vuole una
forza che difficilmente viene dall’uomo, ma va implorata da Dio. Chi sceglie il
celibato "per il regno di Dio", si propone come ideale l’imitazione
di Cristo.
Ma è
indispensabile un’impostazione di vita che sorregga la
debolezza: normalmente è necessaria una vita comunitaria fervente e una vita di
preghiera profonda.
8)
Ma è necessaria una scelta simile? Perché
Se Gesù ha vissuto la castità perfetta, se l’ha chiesta
a coloro che lo volevano seguire più da vicino, è segno che per il mondo, per
Siamo così uniti
nel nostro destino che il peccato anche di uno solo fa scendere il livello di
tutta l’umanità. Viceversa un atto generoso e buono fa salire
il livello del bene nel mondo. Nel mondo c’è degradazione morale. Ma non dobbiamo essere pessimisti finché esistono uomini e
donne capaci di vivere con l’aiuto di Dio la castità perfetta: essi elevano il
mondo.
Poi, forse, c’è
un’altra ragione per cui Cristo ha scelto la vita di castità perfetta: per
dimostrare a tutti che è possibile vivere casti. A
coloro che obiettano che la castità è impossibile, credo che non serva
rispondere a parole che è possibile.
Questa
dichiarazione sbagliata ha bisogno di una confutazione lampante. La
confutazione che viene dalla testimonianza, spesso eroica, di migliaia di uomini e di donne che in nome di Cristo e per un servizio
generoso ai fratelli sono capaci di vivere nella castità per tutta la vita.
Gandhi diceva che il nerbo della Chiesa, ciò che dava vigore
al suo annuncio e copriva le sue macchie, era il celibato dei suoi preti. È un
eroismo la castità perfetta per tutta la vita! Cristo l’ha chiesta ai suoi
discepoli perché col loro dono rafforzassero la volontà di lotta di tutti i
loro fratelli.
9)
Che cosa bisogna chiedere a due ragazzi che si amano e vogliono prepararsi
seriamente al matrimonio?
Prima di tutto
bisogna chiedere loro che accettino la sfida di Dio, cioè
la sfida dell’amore. Il fidanzamento è la prova del loro amore. Ma senza castità non c’è prova. I fidanzati che non sanno
vivere casti vanno al matrimonio con questo rischio: di non aver provato
seriamente il loro amore.
Ecco un programma
di vita per le coppie che vogliono prepararsi seriamente al matrimonio:
a) Istruzione. Riscoprire la fede, rinnovarla,
fondarla su basi solide. È dalla testa che comincia la promozione della coppia. Occorrono una solida formazione
biblica, una cultura teologica e liturgica, una seria formazione alla preghiera
e, attraverso i gruppi di revisione di vita, un lungo
allenamento al dialogo.
b) Educazione
del cuore. I fidanzati devono
imparare ad amare soprattutto i propri familiari. Certi giovani non rispettano
i loro genitori, non li amano, non sanno fare alcun sacrificio per loro. Prima
di fondare una famiglia nuova, essi devono scoprire la propria famiglia di origine ed evitare tutte le ingiustizie, le durezze, le
pretese e i comportamenti errati verso di essa. Chi ha il cuore
duro verso i genitori avrà il cuore duro anche verso il proprio coniuge quando
saranno passati i primi momenti di poesia. Quando i
giovani avranno imparato a comportarsi bene con i genitori, allora sarà venuto
il tempo che ragazzo e ragazza, insieme, si diano alla carità fuori casa.
Quanto c’è da fare! I campi della carità sono aperti a ogni forma di impegno: malati, poveri, emarginati,
drogati, alcolizzati...
Ai due fidanzati
bisogna proporre spesso queste situazioni perché non si perdano in sciocchezze
o in egoismi, ma crescano nello spirito di servizio.
Questa è la formazione all’amore!
c) Educazione
della volontà. Per formare una
famiglia occorre la formazione al sacrificio. Bisogna avere
il coraggio di proporsi una vera regola di povertà. Naturalmente tutto
questo può essere proposto solamente dopo che il giovane avrà
scoperto la preghiera e l’amore alla parola di Dio. Senza allenamento al
sacrificio non c’è preparazione seria al matrimonio.
d) Educazione
dell’affettività. Non è una cosa
semplice. È importante prima di tutto allenarsi a rendere l’affetto concreto e
profondo. L’affetto deve partire dal rinnegamento di se stessi. Se l’affetto
non è capace di fare dei sacrifici è solo
sentimentalismo, non è affetto vero. Questo va ribadito
con forza ai fidanzati. L’affetto è autentico quando si impara
a sacrificare i propri gusti, a perdere, a tacere, a dare, a rinunciare.
Ciò richiede prima
di tutto che essi imparino a smussare gli spigoli del
proprio carattere, a togliere dai propri atteggiamenti tutto ciò che,
ragionevolmente, non piace all’altro e agli altri. I comportamenti urtanti
pongono dei gravi condizionamenti al rapporto di coppia e ne mettono in serio
rischio la durata nel tempo.
Finché non si impara a vincere le storture del carattere, non si
costruisce la vita a due. L’offendersi con facilità, l’essere sospettosi,
ripiegati su se stessi, meschini, permalosi, gelosi oltre misura: tutti questi
difetti vanno curati in tempo, evitando di rimandare a domani le cose serie,
ossia dopo il matrimonio.
Per fare questo
bisogna allenarsi al dialogo e alla revisione di vita.
Molti non sanno dialogare perché non hanno imparato. Dialogare non è
chiacchierare molto e di tutto: è parlare seriamente centrando gli argomenti
utili e validi, e lasciando spazio anche agli altri di dire il loro parere
anche, e soprattutto, se è diverso dal nostro. I giovani che si allenano alla revisione di vita in gruppo, ogni settimana, fanno
un’esperienza eccezionale che servirà loro nel matrimonio per il dialogo di
coppia e con i figli.
e) La direzione spirituale basata su un’amicizia profonda
con una coppia di sposi veramente cristiani e con un sacerdote. Occorrono le due cose: nell’amicizia con una coppia
veramente cristiana i fidanzati riescono a entrare con
più facilità nelle problematiche future, a prevedere e a provvedere in tempo.
Nell’amicizia con il sacerdote cerchino soprattutto l’incontro con un uomo di
Dio.
f) Sognare. I fidanzati devono sognare cose grandi. Se non si sogna da fidanzati, si rischia di non sognare mai
più. La vita butterà giù qualcuno di questi sogni, ma resterà una grande generosità nell’affrontare i problemi della vita. Fortunate le coppie che vivono inserite in gruppi che stimolano
grandi ideali. Alcuni di questi sogni, di questi ideali, presto o tardi
diventano realtà. Le coppie che coltivano grandi ideali difficilmente saranno
chiuse nei loro egoismi.
La grandezza
del matrimonio
Trascriviamo una
pagina di Bonhoeffer sul matrimonio cristiano:
"Il matrimonio è più del vostro amore reciproco. Ha maggiore dignità e
maggiore potere. Finché siete solo voi ad amarvi, il
vostro sguardo si limita nel riquadro isolato della vostra coppia. Entrando nel
matrimonio siete invece un anello della catena di generazioni che Dio chiama al
suo regno. Nel vostro sentimento godete solo il cielo privato della vostra
felicità. Nel matrimonio, invece, venite collocati
attivamente nel mondo e ne diventate responsabili. Il sentimento del vostro
amore appartiene solo a voi. Il matrimonio invece è un’investitura, un ufficio.
Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia;
occorre che gli riconoscano l’incarico di regnare.
Così non è la
voglia di amarvi che vi stabilisce come strumenti della vita. È il matrimonio
che ve ne rende atti. Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio: è il
matrimonio che porta sulle spalle il vostro amore. Dio vi unisce in matrimonio:
non lo fate voi, è lui che lo fa. Dio protegge la vostra unità indissolubile di
fronte ad ogni pericolo che la minaccia dall’interno e dall’esterno.
Dio è il garante
dell’indissolubilità. È una gioiosa certezza sapere che nessuna potenza
terrena, nessuna tentazione, nessuna debolezza potranno
sciogliere ciò che Dio ha unito" (Resistenza e resa, Bompiani,
Milano, 1969, p. 86 ss.).
L’altra strada
L’amore è
inesauribile. L’amore cammina anche per un’altra strada: la strada della castità
per il regno di Dio. È una scelta impegnativa come la fedeltà matrimoniale.
Qualche volta è una scelta eroica fatta in nome di Cristo e con la forza che
solo Cristo può dare. È una scelta frutto d’amore: è solo per amore a Cristo e
ai fratelli che si può compiere questa scelta per
tutta la vita. È un dono di Dio capire la castità. Quando
Cristo ne parlò disse: "Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali
è stato concesso... Chi può capire, capisca" (Mt 19,11-22). È un dono di
Dio capirla, ma è un dono ancora più grande accettarla e portarla avanti tutta
la vita per amore a Dio e ai fratelli. La castità per il regno di Dio è mettere
a disposizione dei fratelli tutta la propria capacità di amare, a imitazione di Cristo.
Nella Chiesa gli
sposi e i fidanzati hanno bisogno di vedere e di stimare questo carisma della
castità assoluta per il regno di Dio: è un richiamo alla loro generosità
nell’amore, un invito alla purificazione e alla elevazione
continua del loro amore, è una ricchezza immensa della Chiesa per medicare ogni
debolezza umana dell’amore.
I rapporti
prematrimoniali
Veniamo subito al
nocciolo del problema: perché
Per un motivo
semplicissimo e importantissimo. Prima del matrimonio i due fidanzati non si
appartengono davanti a Dio perché egli non li ha ancora uniti in modo
indissolubile con la celebrazione del sacramento: non sono vincolati, non sono
coniugati. C’è un punto esatto in cui i due diventeranno l’uno dell’altro, si
apparterranno completamente, definitivamente. Questo momento solenne è sancito
da un atto sacramentale, cioè da un giuramento di
donazione davanti a Dio. È il passo decisivo che inaugura e impegna il futuro
della coppia davanti a Dio, alla Chiesa e alla società civile. Non è l’amore
reciproco che unisce i due, ma è Dio che li unisce: "Quello che Dio ha
congiunto, l’uomo non lo separi" (Mt 19,6). Per compiere l’atto
matrimoniale, che è un gesto che fonda la famiglia, bisogna che i due si
appartengano davanti a Dio, che siano stati uniti da
Dio.
L’atto
sacramentale non aumenta l’amore dei due né regala loro quelle virtù che prima
non avevano, ma riconosce ai due il diritto e li
investe della responsabilità di fondare una famiglia.
Ma perché questa severità della Chiesa?
Il rapporto
matrimoniale esprime una unione totale e definitiva,
ma i fidanzati sanno che potrebbero tornare indietro, anche se la loro
decisione di andare avanti è seria. Essi si comportano da marito e moglie senza
esserlo, esprimendo una donazione vicendevole che non c’è ancora. È un
atteggiamento falso. "Pongono il segno del matrimonio senza che vi sia il
matrimonio" (Doc. dell’Episcopato tedesco). Si
donano il corpo senza essersi donati la vita. E questa
è superficialità. È falsità.
Tutti i motivi che
abbiamo esposto non sono ancora sufficienti. Esiste una motivazione molto più forte che nessuno potrà mai negare se è sincero e
onesto: l’atto matrimoniale è un atto sacro perché ad esso Dio ha legato il
mistero della vita. Ci pare impossibile che una persona, quando ha capito il mistero
della vita, possa accostarsi al matrimonio con superficialità. Una famiglia che
nasce male è un guaio per tutti.