LA CONFERMAZIONE DEL BATTESIMO
(O CRESIMA)
(Pedron Lino)
Parliamo del
sacramento della confermazione del battesimo, detto
comunemente cresima. Il Concilio Vaticano II ci ha presentato la chiesa
che è innanzitutto una comunità, il popolo di Dio, in cui tutti ricevono lo
Spirito Santo e hanno responsabilità nella missione.
Di fronte a questa
presa di coscienza, che cosa significa per il laico
essere confermato? Che cosa significa nella chiesa il
fatto di celebrare la confermazione dei suoi battezzati? Nella confermazione
del battesimo, il battezzato è chiamato a prendere coscienza personalmente di
ciò che significa essere cristiano e degli impegni che deve vivere.
Qual è il senso
del sacramento della confermazione? Che cosa aggiunge
al battesimo?
Riassumiamo le
principali risposte date nel corso della storia:
-
"La confermazione è per il battesimo ciò che la crescita è per la
nascita" dice s. Tommaso d’Aquino;
-
è il sacramento dell’apostolato;
-
è il sacramento della forza, del coraggio, del martirio;
-
è il sacramento dello Spirito Santo, una nuova pentecoste. Il battesimo dona
già lo Spirito Santo, lo Spirito che fa vivere della vita di Dio. La
confermazione lo dà in pienezza: fa del battezzato un cristiano perfetto. Battesimo e confermazione: due tappe inseparabili di una stessa
santificazione;
-
è il sacramento della comunione ecclesiale. La presenza del vescovo o del suo
delegato esprime l’unità di tutti i cristiani, di cui il vescovo è il legame e
il garante.
La confermazione è
il sacramento che ci dona la pienezza dello Spirito, il sacramento della
pentecoste.
Che cosa produce in noi lo Spirito Santo? Leggiamo nella
lettera ai Galati: "Il frutto dello Spirito è
amore, gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di
sé" (Gal 5,22).
La confermazione è
la pentecoste continuata. È il segno che la pienezza dello Spirito Santo è data
a tutto il popolo di Dio.
"Effonderò
il mio spirito sopra ogni uomo" (Gl 3,1)
aveva promesso il Signore: ecco la confermazione. La confermazione è un
sacramento ben distinto, anche se non veramente separabile, dal battesimo e
dall’eucaristia.
Tutti i sacramenti
ci comunicano lo Spirito Santo. Ogni sacramento viene dalle tre persone divine;
ogni sacramento dà la vita, il perdono e lo Spirito. Ciò non impedisce che un
determinato sacramento sia "specializzato" al dono della vita, o del
perdono, o dello Spirito. Così ogni battesimo è immersione nello Spirito; ma è
la confermazione che ci dà il dono pieno dello Spirito.
Chi è lo Spirito
Santo?
Qui vorrei
ricordare un episodio che illustra in modo squisito quanto vogliamo dire dello
Spirito. È accaduto ad un missionario francescano, padre Cormac.
Un giorno comincia la primissima istruzione di un indiano della tribù dei navajos, analfabeta, che
chiede il battesimo. Non aveva ancor detto tre parole del "Padre
nostro" che il vecchio indiano lo interrompe e recita d’un
fiato tutta quella preghiera, nella sua lingua e senza errori. Il
missionario rimane stupito e gli chiede: "Chi ti ha insegnato questa bella
preghiera?". E il vecchio: "Ascolto il vento che parla!"; Ogni
domenica i navajos, radunati attorno a una radiolina nelle riserve dell’Arizona, ascoltavano, nel
più grande silenzio, il vento che parla".
"Il vento che
parla": meravigliosa immagine dell’inafferrabile Spirito Santo. A coloro che lo ascoltano egli insegna il "Padre nostro"
perché li rende pienamente figli di Dio, dall’interno, come dice san Paolo: "Tutti
quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, costoro sono figli di Dio... E
voi avete ricevuto uno spirito da figli adottivi per mezzo del quale gridiamo: Abbà, papà! Lo Spirito stesso attesta al
nostro spirito che siamo figli di Dio" (Rm
8,14-16).
Lo Spirito è una
persona senza volto. Gesù lo paragona al vento: "Il vento soffia dove
vuole e ne senti la voce, ma non sai di dove viene e dove va" (Gv 3,8). Lo Spirito è il vento che parla. Come il vento,
così gli altri simboli dello Spirito - l’acqua, il fuoco, l’aria, il respiro -
non comportano figura: evocano soprattutto l’irruzione di una presenza, una espansione profonda. Lo Spirito di Dio è uragano,
tempesta, potenza irresistibile, amore inarginabile.
È il vento impetuoso che aleggiava sulle acque nel primo giorno della
creazione; è il soffio che scende sulla vergine Maria nel primo giorno della
redenzione: "Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua
ombra la potenza dell’Altissimo"
(Lc 1,35).
Su Gesù appena
battezzato scende lo Spirito (Mt 3,16). È lo Spirito
che lo conduce nel deserto per essere tentato dal diavolo, dove supera
vittoriosamente ogni specie di tentazione (Mt 4,1).
Gesù inizia la sua predicazione applicando a sé il passo di Isaia:
"Lo Spirito del Signore è sopra di me" (Is
61,1; Lc 4,18).
Lo Spirito di Dio
è forza e potenza d’amore perché Dio è amore. Leggiamo nel libro degli Atti
degli apostoli: "Dio consacrò in Spirito Santo e potenza Gesù di Nazaret, il quale passò beneficando e risanando
tutti coloro che stavano sotto il potere del
diavolo" (At 10,38).
Gesù comunicherà
questa potenza d’amore irresistibile a tutto il suo popolo: "Avrete
forza dallo Spirito Santo" (At 1,8). E lo Spirito produrrà in tutti uno straripamento di carismi profetici e creerà dei
cuori fedeli a Dio e amorevoli verso il prossimo.
Leggiamo nei
profeti: "Io effonderò il mio spirito sopra ogni uomo e diverranno
profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni, i
vostri giovani avranno visioni. Anche sopra gli schiavi
e sulle schiave, in quei giorni, effonderò il mio spirito" (Gl 3,1-2); "Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro
di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore
di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo i miei
statuti e vi farò osservare e mettere in pratica le mie leggi...; voi sarete il
mio popolo e io sarò il vostro Dio" (Ez
36,26-28).
Questa era la
promessa del Padre che si realizzò puntualmente a pentecoste.
Leggiamo nel libro
degli Atti degli apostoli: "Mentre il giorno di pentecoste stava per
finire, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo.
Venne all’improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte
gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano. Apparvero loro lingue come
di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono
tutti pieni di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue come lo
Spirito dava loro il potere di esprimersi" (At 2,1-4).
Gesù aveva detto:
"Avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete
testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria
e fino agli estremi confini della terra" (At 1,8).
La pentecoste è
veramente l’invio della chiesa ad "ogni nazione che è sotto il cielo"
(At 2,5). E non per parlare in latino o in lingue astruse, ma
in tutte le lingue e i dialetti, e in modo comprensibile.
Lo Spirito Santo,
che è amore, raduna le genti nella loro diversità, nella varietà delle lingue,
delle culture e dei paesi. La chiesa è universale, cattolica: in essa "ogni nazione che è sotto il cielo" vi si
trova a casa sua e ascolta la propria lingua. La forza dello Spirito Santo
rende i cristiani testimoni rinfrancati e sicuri. Lo aveva preannunciato
Gesù: "Non siete voi a parlare, ma è lo Spirito del Padre vostro che
parla in voi" (Mt 10,20); "Egli (lo
Spirito) vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto"
(Gv 14,26); "Egli vi guiderà alla verità
tutta intera" (Gv 16,13).
Lo Spirito Santo è
promessa del Padre e del Figlio, dono del Padre e del Figlio. Gesù aveva detto:
"Io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Consolatore perché
rimanga con voi per sempre, lo Spirito di verità che il mondo non può ricevere
perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete, perché egli dimora
presso di voi e sarà in voi" (Gv 14,16-17).
Un sacramento non
è mai una devozione privata: è un atto ecclesiale, cioè
della comunità universale. E deve essere un
"segno" per il mondo. La confermazione è il sacramento di quella
pentecoste che strappò i discepoli dal chiuso del loro cenacolo per gettarli
come testimoni in mezzo ad una folla di persone "di ogni
nazione che è sotto il cielo".
La confermazione è
un gesto di Cristo, nella sua chiesa, per il mondo. I sacramenti non sono
innanzitutto degli eventi spirituali nella storia personale di ciascuno; sono
invece degli eventi della storia della salvezza per il
popolo di Dio e per l’umanità. Tutti i sacramenti celebrano l’evento pasquale
di Gesù salvatore che è sorto sul mondo come un sole senza tramonto ed è
vivente nella chiesa.
La chiesa ha avuto
origine da un evento fondamentale che si chiama Gesù Cristo; dalla sua vita, morte, risurrezione e ascensione al cielo da dove effonde lo
Spirito. La chiesa resta fondata, radicata in questo evento
che continua e si propaga come un’unica onda nella moltitudine di fratelli di
cui Gesù è il primogenito. "Egli è il capo del corpo, cioè della chiesa; il principio, il primogenito di coloro
che risuscitano dai morti" (Col 1,18). Perciò,
quando la chiesa "fa memoria" del mistero pasquale nella liturgia,
specialmente nei sacramenti, non vive di ricordi; vive di quell’evento
fondamentale come l’albero trae vita dalle sue radici. È come l’ultimo vagone
di un treno che avanza, qui e ora, per la trazione attuale della locomotiva che
pure è lontana e alla quale siamo uniti da duemila anni di celebrazione
ininterrotta del mistero pasquale nella storia della chiesa e del mondo. La
chiesa pone la comunità che celebra un sacramento in una situazione attuale di
salvezza; la colloca sul binario di Gesù Cristo, nell’orbita di Gesù Cristo,
che, davanti a noi, è "elevato da terra e attira tutti a sé" (Gv 12,32). Egli è sempre presente e attivo in questo
cammino in cui la chiesa e l’umanità intera mette i
passi nei suoi, ricalca le sue orme. La confermazione si riferisce a quell’evento preciso della storia della salvezza che è la
pentecoste e lo rende attuale.
La pentecoste è un
fatto della storia, ma trascende la storia di allora, si fa presente
dinamicamente in tutta la storia e si fermerà soltanto con la fine di questo
mondo.
"Facendo
memoria" della pentecoste nella confermazione, la chiesa significa dunque
di non essere una società umana, né una società religiosa, e neppure un
popolo di Dio, ma il popolo di Dio. Essa proclama di essere nata,
duemila anni fa, a Gerusalemme e di nascere costantemente dallo Spirito della
pentecoste. L’umanità in attesa, come la Vergine
dell’annunciazione, come l’abisso primordiale della creazione, riceve la sua
fecondità da questo soffio del Padre.
Celebrando la
confermazione, la chiesa significa, dunque, di essere una nuova creatura, una
comunità di uomini nuovi per costruire un mondo nuovo.
Essa significa, proclama, di non essere nata, di non nascere e di non poter
nascere neanche in futuro dal desiderio degli uomini, dall’azione degli uomini;
essa proclama di essere nata "non da sangue, né da volere di carne, né
da volere di uomo, ma da Dio" (Gv 1,13) e dallo Spirito che soffia dove vuole.
Non è inutile
ricordarlo: troppi cristiani, preoccupati di far progredire in modo efficientistico la chiesa, credono di essere
loro stessi artefici della propria giustificazione e della salvezza del mondo.
La chiesa della
pentecoste e della confermazione è essenzialmente il popolo sul quale è sceso lo Spirito Santo per rivestirlo in permanenza
di una funzione sacerdotale e profetica: proclamare la buona novella.
Quale buona
novella? Che Dio ama gli uomini e che questo amore è
una persona, lo Spirito Santo. Che questo Spirito agisce
incessantemente nel mondo, per la salvezza del mondo. La comunità
"confermata", cresimata, riceve la missione di aiutare gli uomini a
riconoscere la presenza dello Spirito che agisce in loro e nell’universo.
La grazia della
confermazione è la grazia della chiesa in ordine alla
sua missione nel mondo e all’annuncio della trasfigurazione del mondo. La
pentecoste è perciò la nascita della chiesa nel suo essere
"missionaria". Per mezzo della confermazione la chiesa è investita
dello Spirito Santo, e i battezzati sono mandati nel mondo per la santificazione
degli uomini, "finché Dio sia tutto in tutti" (1Cor 15,28).
I testi del Nuovo
Testamento ci presentano il battesimo e la confermazione come due sacramenti
distinti e nello stesso tempo collegati tra di loro. Leggiamo
negli Atti degli apostoli: "All’udire tutto questo si sentirono
trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: "Cosa dobbiamo fare, fratelli?". E
Pietro disse: "Pentitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome
di Gesù Cristo per la remissione dei peccati; dopo riceverete il dono dello
Spirito Santo"" (At 2,37-38). E Paolo scrive nella lettera a
Tito: "Anche noi un tempo eravamo insensati, disobbedienti, traviati,
schiavi d’ogni sorta di passioni e di piaceri, vivendo nella malvagità e
nell’invidia, degni di odio e odiandoci a vicenda.
Quando però si sono manifestati la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo
amore per gli uomini, egli ci ha salvati non in virtù
d’opere di giustizia da noi compiute, ma per sua misericordia mediante un
lavacro di rigenerazione e di rinnovamento nello Spirito Santo, effuso da lui
su di noi abbondantemente per mezzo di Gesù Cristo salvatore nostro, perché
giustificati dalla sua grazia diventassimo eredi, secondo la speranza, della
vita eterna" (Tt 3,3-7).
Concludiamo dicendo che battesimo e confermazione sono due
sacramenti distinti, due riti diversi per due grazie diverse, ma complementari.
Due facce della stessa medaglia.
Nel battesimo, al
gesto dell’immersione nell’acqua, segue un’unzione con l’olio santo, un tempo
su tutto il corpo, oggi solo sulla testa, per significare l’assimilazione del
nuovo cristiano a Cristo. Infatti, Cristo e cristiano vogliono
dire "unto", consacrato con l’unzione. Un’altra unzione costituisce
l’apice della confermazione.
Per noi oggi la
parola "unto" suona veramente male: unto, bisunto, sozzo, condimento
grasso, ecc... L’olio, poi, ha ormai solo sentore di cucina e di garage. Ma
nella medicina dell’antichità l’olio era uno dei medicinali più comuni: si
faceva bere l’olio, lo si applicava come lozione, come
unzione, come frizione, come impacco. L’unzione con l’olio veniva
adoperata come mezzo terapeutico per guarire le ferite, per lenire i dolori,
per regolare le funzioni organiche, per rinforzare le membra, ecc.: questo sarà
il significato dell’olio nel sacramento dell’unzione degli infermi.
Ma l’unzione è stata adoperata come gesto simbolico
capace di conferire alle persone qualità trascendentali. Perciò
in quasi tutti i tempi della storia si riscontrano unzioni religiose per
rendere fausti gli avvenimenti cruciali della vita: la nascita, le nozze, la
morte, l’incontro con i poteri sovrumani.
Anche Israele conobbe tali usi come, per esempio, nella
consacrazione degli oggetti destinati al culto (Gen
28,18; Lv 8,10-12), nell’investitura dei re (1Sam
16,13), dei sacerdoti (Es 29,7) e dei profeti (1Re
19,16). Il Messia è l’unto di Iahvè per eccellenza.
Riprenderemo fra qualche istante questo argomento.
Prima consideriamo il gesto dell’imposizione delle mani da parte del vescovo e dei sacerdoti presenti alla celebrazione del
sacramento. L’imposizione delle mani è un gesto biblico di benedizione o di
consacrazione. Gesù guarisce i malati e benedice i fanciulli
con l’imposizione delle mani attraverso le quali passa tutta la sua forza
divina. Con l’imposizione delle mani, poi, gli apostoli guariscono i malati,
consacrano i "presbiteri" e i "diaconi", danno lo Spirito
Santo alle nuove comunità. Il gesto infatti è adatto a
significare la presa di possesso di un essere da parte della potenza di Dio e
della pienezza dello Spirito, per investirlo di un potere spirituale, di una
capacità, in vista di una missione.
Il gesto è
accompagnato da una preghiera: "Dio misericordioso, guarda questi
battezzati sui quali imponiamo le mani: per mezzo del battesimo, tu li hai
liberati dal peccato, li hai fatti rinascere dall’acqua e dallo Spirito;
secondo la tua promessa, effondi ora su di essi il tuo
santo Spirito; dona loro in pienezza lo Spirito che era sul tuo Figlio Gesù:
spirito di sapienza e di intelligenza, spirito di consiglio e di fortezza,
spirito di conoscenza e di amore filiale; riempili di spirito di
adorazione...".
Sono questi i
sette santi doni dello Spirito che secondo il profeta Isaia (cap. 11) avrebbero caratterizzato il Cristo e che oggi caratterizzano
il cristiano confermato.
A questa prima
imposizione delle mani segue il rito essenziale. Comprende un’altra imposizione
delle mani più personale: il vescovo posa la sua mano destra sul capo di ognuno
singolarmente. Nello stesso tempo traccia sulla fronte del battezzato il segno
della croce con il pollice intinto nel sacro crisma e dice: "N., ricevi il
sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono".
Riprendiamo, a
questo punto, quanto stavamo dicendo, qualche momento
fa, riguardo al significato dell’olio.
Il sacro crisma
usato nella confermazione è un olio di oliva profumato
con essenze balsamiche.
Come abbiamo già
detto, con l’olio, nella civiltà biblica, si curavano i malati, si consacravano i sacerdoti, i re e i profeti, si ungevano la
testa o i piedi dell’ospite che si voleva onorare. Come fece Maria Maddalena
con Gesù (Gv 12,1-8).
Gesù è detto
Messia, Cristo, Unto, consacrato con una unzione
spirituale interiore. Ciò significa che è invaso dallo Spirito Santo con il
quale forma un u
Al momento del suo
battesimo, quando inaugura la sua vita pubblica, Gesù riceve
in modo manifesto l’unzione dello Spirito che scende sopra di lui in forma di
colomba, mentre il Padre proclama: "Questi è il Figlio mio prediletto..."
Questa è l’unzione del Cristo solennemente ricordata all’inizio della sua
missione.
La pentecoste e la
confermazione sono l’unzione della chiesa e dei
confermati, per opera dello Spirito Santo, per la loro vita pubblica di messaggeri
della buona novella. Nella confermazione diventiamo pienamente
"cristiani", partecipiamo cioè all’unzione
del "Cristo" per continuare la sua missione. Siamo imbevuti,
penetrati, invasi da Cristo e dal suo Spirito al punto di essere
anche noi Dio per partecipazione: "partecipi della natura divina"
(1Pt 1,4), deificati, divinizzati.
Diventiamo così coloro che devono profumare il mondo intero (Gv 12,3). Scrive san Paolo: "Siano rese grazie a
Dio, il quale ci fa partecipare al suo trionfo in Cristo e diffonde per mezzo
nostro il profumo della sua conoscenza nel mondo intero! Noi siamo infatti dinanzi a Dio il profumo di Cristo" (2Cor
2,14-15).
L’unzione viene fatta in forma di croce. "I combattenti
portano l’insegna del loro capo" dice san Tommaso d’Aquino, e sulla fronte, nel posto più visibile. Questo
segno, questo marchio è indelebile come se fosse fatto con il ferro
incandescente.
Che cosa
significa, concretamente, per il battezzato il gesto
di Cristo e della chiesa che è la confermazione? Che
cosa realizza? Che cosa apporta in più rispetto al
battesimo?
Siamo immersi
nelle opere di Dio. Ora vediamo di capire come lavora Dio.
Dio è amore: le
tre persone operano in perfetta unione. Ma - come abbiamo detto parlando del
credo - la loro azione comune non si confonde: tutto comincia dal Padre, tutto
è realizzato dal Figlio mandato dal Padre, tutto viene
portato a compimento dallo Spirito Santo mandato dal Padre e dal Figlio.
Così il Padre crea
il mondo, lo crea per mezzo del Figlio, e lo Spirito Santo aleggia sulle acque
per farne sgorgare la vita. Sarà sempre così. Per usare
un’immagine, un’analogia tradizionale: il Padre è come il braccio da cui parte
la forza e il movimento; il Figlio è come la mano che esegue; lo Spirito è come
il dito che rifinisce e porta a termine. Così le persone divine formano
un tutt’uno, agiscono sempre insieme, fanno la stessa
cosa e nel medesimo ordine, ma a stadi diversi: il Padre progetta, il Figlio
realizza, lo Spirito perfeziona.
Lo Spirito Santo è
perciò l’artista che dà l’ultima mano alle opere d’amore del Padre e del
Figlio, esegue le rifiniture.
Così è per la
chiesa. La pentecoste è il compimento della pasqua. Alla risurrezione, i
discepoli riconoscono Cristo, credono in lui, sono "battezzati" da questo incontro personale con il Risorto; ma restano
limitati, paurosi, tappati dietro i loro muri. Il dito di Dio, lo Spirito
Santo, li metterà "a punto" con la
pentecoste. E questa "messa a punto"
continua oggi per noi attraverso la nostra pentecoste: la confermazione.
Con il battesimo entriamo a far parte della famiglia di Dio, "passiamo dalla
morte alla vita", diventiamo dei "viventi": è iniziata la
nostra risurrezione.
Con la confermazione lo Spirito ci rende "vivificanti",
diffusori di vita. In altri termini, il battesimo ci fa nascere da Dio, ci
rende figli del Padre in Gesù; la confermazione, con la testimonianza e la
diffusione di questa vita che è in noi, ci rende padri e madri spirituali, a imitazione di Maria, madre della chiesa.
Con il battesimo
siamo "chiamati" e giustificati, per essere glorificati (Rm 8,29-30); con la confermazione siamo "inviati"
ad ammaestrare tutte le nazioni (Mt 28,19) e a questo
scopo rivestiti di potenza (Lc 24,49).
Con il battesimo
diventiamo "discepoli", siamo la chiesa che ascolta la parola e la medita
nel suo cuore per metterla in pratica; con la confermazione, senza cessare di essere discepoli, siamo "profeti", siamo la
chiesa che parla, che annuncia Gesù Cristo, che catechizza, che raggiunge ai
loro posti, nelle loro lingue e nelle loro culture, tutte le nazioni che sono
sotto il cielo, tutti i popoli e innanzitutto i nostri ambienti di vita e di
lavoro, così diversi e così bisognosi di Dio.
In
quanto battezzati, la chiesa è per
noi una famiglia, una casa, dove siamo serviti, nutriti, istruiti, consolati
(coccolati), lavati, resi candidi e curati... con il rischio di restare dei
semplici consumatori; in quanto confermati, la chiesa diventa un campo di
lavoro, un’ assunzione di responsabilità: una comunità da animare, da
custodire, da allargare, da moltiplicare attivamente, ciascuno secondo le sue
possibilità e la grazia ricevuta.
Lo Spirito ci
rende membri attivi e responsabili della vita e della missione della chiesa e
della costruzione di una società più giusta e più fraterna.
Con
il battesimo "siamo rivestiti di Cristo" (Gal 3,27) perché
egli viva in noi. Con la
confermazione siamo diventati capaci di irradiarlo, come i santi, dai quali
usciva la potenza dello Spirito che beneficava tutti.
Infine, il battezzato professa la verità della fede, il confermato
la penetra. Gesù l’aveva predetto: "Quando verrà lo Spirito di verità,
egli vi guiderà alla verità tutta intera... e vi annunzierà le cose
future" (Gv 16,22; cfr.
Gv 14,26).
Diciamo ora due
cose da tener presenti e da vivere:
1 - come gli altri sacramenti, anche la confermazione
non è riducibile al rito, cioè non basta ricevere il
sacramento e tutto finisce lì. Essa apre una fonte perenne a cui è necessario
attingere e bere ogni momento della vita. Il soffio dello Spirito non cadrà, ma
è necessario rivolgergli la vela. Lo Spirito Santo,
amico e dolce ospite dell’anima non se ne andrà più,
ma è necessario non ridurlo al silenzio e lasciarlo agire con la sua forza
divina;
2 - confermare dei laici e non metterli in situazione
di responsabilità e di servizio nella chiesa significherebbe non sapere ciò che
si fa, non capire le conseguenze della confermazione. E non diciamo
sbrigativamente che non si trova un posto di lavoro e di servizio per tutti,
che non si sa cosa dar loro da fare. Il Signore
chiama, tutti i giorni e a tutte le ore, operai per la sua vigna (Mt 20,1-16). Chiama me che ti parlo e te che mi ascolti e
che forse ce ne stiamo tutto il giorno oziosi o
sottoccupati perché crediamo che nessuno ci abbia presi a giornata. Noi tutti
siamo ingaggiati dal giorno del nostro battesimo e della confermazione: non
aspettiamo un’altra chiamata, un altro contratto di lavoro perché aspetteremmo
invano. E giacché siamo sull’argomento non sarà
superfluo ricordare a tutti che il Signore ci chiama a lavorare, non ad
impicciare; a servire, non a dominare e a comandare.
Se qualcuno fosse perplesso o non si sentisse chiamato,
ricordi la frase di sant’Agostino: "Se non ti senti chiamato, datti da
fare perché il Signore ti chiami".
VEDI ANCHE
IL RITO della confermazione
Tratto da http://www.maranatha.it